Accertamento induttivo: come difendersi
Daniela Colleoni - 26 Luglio 2020

Il Fisco svolge una serie di indagini per verificare che le dichiarazioni dei contribuenti corrispondano al vero. Per ottenere tutte le informazioni necessarie, nell’esercitare questi controlli può ricorrere a incisivi poteri istruttori.

L’accertamento c.d. induttivo si inserisce proprio tra il novero di controlli esercitati dall’Agenzia delle Entrate a fini fiscali.

Trattasi di una strategia impiegata dal Fisco per ricostruire i redditi derivanti da attività d’impresa e da lavoro autonomo; è un metodo di indagine utile sia alla verifica delle imposte dirette, che a fini IVA.

I soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili possono essere sottoposti, principalmente, a due generi di accertamenti. Questi variano in base all’attendibilità delle stesse scritture contabili e sono:

  •  accertamento analitico-induttivo: quando si riscontrano specifiche anomalie in scritture contabili generalmente attendibili;
  • accertamento induttivo c.d. puro: in presenza di gravi e specifiche violazioni nelle scritture contabili che si presentano quindi come inattendibili;

Se sei un imprenditore o un lavoratore autonomo e ti è stato notificato un avviso di accertamento, ti invito a proseguire la lettura di quest’articolo. Analizzeremo insieme la figura dell’accertamento induttivo puro e le strategie che hai a disposizione per difenderti.

1. Accertamento induttivo puro

Come accennato, è un metodo di verifica posto in essere dall’Agenzia delle Entrate, laddove sia riscontrata l’inattendibilità delle scritture contabili. Può essere utilizzato sia per le imposte sui redditi che per le imposte indirette a fini IVA.

A differenza degli altri metodi di accertamento come quello analitico, sintetico o analitico-induttivo richiede la presenza di precise condizioni per potersi applicare.

Questo accade perché il Fisco può compiere le indagini con minor rigore, in base a delle presunzioni semplicissime. Quindi la necessaria presenza di alcune condizioni limita l’accesso dell’Agenzia delle Entrate a questo metodo di indagine.

E’ definito come accertamento c.d. extra-contabile proprio perché non può fondarsi sulla contabilità (inattendibile) del contribuente. Infatti, implica una ricostruzione dei redditi del contribuente sulla base di indizi che vengono reperiti grazie all’impiego dei poteri istruttori del Fisco.

Anzitutto questo procedimento di verifica si suddivide in due fasi:

  • Fase di verifica della contabilità: è la fase in cui si verifica la presenza dei presupposti necessari per ricorrere all’accertamento induttivo. E’ fondamentale che le scritture contabili siano considerate inattendibili. I presupposti, infatti, sono definiti come c.d. prove certe di inattendibilità.
  • Fase di accertamento induttivo: si apre in presenza di una contabilità inattendibile ed è volta alla ricostruzione del reddito a prescindere dalle scritture contabili. L’Ufficio può avvalersi di dati comunque raccolti, anche presuntivi;

Vediamole insieme.

1.1. Fase di verifica della contabilità

E’ la fase c.d. preliminare dell’accertamento induttivo in cui l’Ufficio deve verificare la presenza di alcuni presupposti. La presenza di questi è fondamentale per consentire al Fisco di ricostruire il reddito del contribuente con accertamento induttivo.

Ai sensi dell’art. 39, comma 2, del D.P.R. n. 600/1973, è necessario che:

  • il contribuente non abbia risposto alle richieste di chiarimenti dell’Ufficio a seguito di un accertamento. Giurisprudenza ha comunque precisato che il lieve ritardo nella risposta non giustifichi il ricorso all’accertamento induttivo (Cass. 20461/2011);
  • non sia stato inserito in dichiarazione il reddito d’ impresa o da lavoro autonomo;
  • non tutte le scritture contabili siano state sottoposte a controllo, perché il contribuente le ha sottratte o perché sono andate distrutte;
  • Il contribuente non abbia presentato tutti i modelli integranti la dichiarazione (modelli ISA);
  • Le omissioni e falsità nelle scritture contabili siano così gravi, ripetute ed evidenti da renderle completamente inattendibili: per esempio quanto sia rinvenuta una seconda contabilità;

La presenza di questi presupposti consente all’Ufficio di ritenere certamente inattendibili le scritture contabili. E’ proprio a causa di questa certezza c.d. preventiva, che il Fisco può poi compiere delle indagini con minor rigore.

Infatti una volta che si è verificata la presenza dei presupposti, l’Ufficio è legittimato ad avviare la seconda fase delle indagini.

1.2. Fase di accertamento induttivo

In presenza dei presupposti, l’Agenzia delle Entrate può basare i controlli anche su dati e informazioni c.d. presuntive.

Nello specifico, l’Ufficio ricava una serie di dati e informazioni presunte circa i redditi del contribuente ricorrendo a dei criteri che variano in base alle sue caratteristiche. Tra questi vi sono per esempio il numero dei dipendenti e i consumi di materie prime, come il consumo di carta in una copisteria.

In questa fase delle indagini il Fisco può:

  • avvalersi dei dati e delle notizie comunque raccolti o venuti a sua conoscenza;
  • non considerare i risultati di bilancio, in tutto o in parte;
  • ricorrere anche a delle c.d. presunzioni semplicissime. La loro particolarità sta nel fatto che, a differenza di quelle dell’accertamento analitico-induttivo, non richiedono indizi gravi, precisi e concordanti. Tuttavia è necessario che siano una conseguenza logica e diretta di una premessa certa.

Le imprese che si siano dotate di apposita certificazione tributaria non possono essere sottoposte ad accertamento induttivo per l’anno a cui essa si riferisce.

Nello specifico caso delle imposte a fini IVA, invece, non ne è consentita la detrazione sugli acquisti.

E’ possibile detrarre solo i versamenti eventualmente eseguiti, l’imposta detraibile risultante dalle liquidazioni periodiche e il credito maturato nel precedente anno.

2. Avviso di accertamento

Quando, a seguito di queste verifiche, si riscontrino delle irregolarità il Fisco provvede ad emettere e notificare un avviso di accertamento.

Questo indica l’ammontare delle imposte evase, gli elementi su cui la verifica si fonda e le sanzioni a cui il contribuente è sottoposto.

L’accertamento induttivo è quello più complesso da contestare, proprio perché si basa su degli errori contabili certi preventivamente compiuti dal contribuente.

La strategia difensiva migliore sarebbe la corretta tenuta della contabilità, in modo da impedire al Fisco di ricorrere a questo genere di controlli.

Il contribuente può, infatti, premunirsi di certificazione tributaria da depositarsi con la dichiarazione. La certificazione viene rilasciata da revisori contabili iscritti da almeno 5 anni in appositi Albi. Con la certificazione, il revisore garantisce che il contribuente abbia tenuto regolarmente le scritture contabili.

Presentando la certificazione il Fisco non può procedere ad accertamento induttivo.

Tuttavia è possibile far cadere la legittimazione del Fisco che sia ricorso ad accertamento induttivo, anche con una strategia difensiva c.d. ex. post.

2.1. Strategie difensive del contribuente

Anche a seguito degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate è possibile tutelarsi con delle strategie difensive.

Infatti, è possibile impugnare l’avviso di accertamento con la presentazione di un ricorso. Con questo è necessario dimostrare l’attendibilità delle scritture contabili e, quindi, l’errore dell’Amministrazione Finanziaria.

Laddove si riesca a dimostrare che la contabilità è stata correttamente tenuta, viene a meno la legittimazione dell’Ufficio di utilizzare questo metodo.

Questa strategia difensiva può essere impiegata per far cadere ogni presupposto del metodo induttivo; per esempio dimostrando che l’Agenzia delle Entrate ha errato nel ritenere non dichiarato il reddito d’impresa o che non ha considerato la presentazione di tutta la documentazione necessaria.

Se questi errori del Fisco sono evidenti, non è necessario presentare un ricorso. In questi casi è sufficiente depositare una c.d. istanza di autotutela, con cui si indicano i palesi errori dell’Amministrazione, che provvederà ad un auto-correzione.

Al di fuori di questi casi, comunque, è possibile impugnare l’avviso di accertamento per i c.d. vizi di legittimità come l’assenza di un’adeguata motivazione o la mancata notifica dell’atto.

3. Conclusioni

Tra i metodi di accertamento dell’Agenzia delle Entrate quello induttivo è quello più difficile da contestare. Questo perché, potendosi fondare anche su presunzioni semplicissime, richiede delle prove certe di errori nella contabilità del contribuente.

Una volta accertata la presenza di questi errori, non servono prove stringenti circa la sua evasione. Sono sufficienti presunzioni, anche senza indizi gravi precisi e concordanti.

Proprio per questo è importante rivolgersi ad un professionista che sia in grado di identificare la strategia difensiva più adatta allo specifico avviso di accertamento notificato.

In certe situazioni può essere sufficiente il deposito di un’istanza di autotutela, mentre in altri casi è necessario avviare una difesa molto più articolata per la difesa del tuo patrimonio.

Se hai bisogno di maggiori informazioni circa l’istituto e le strategie difensive o hai bisogno di difenderti da un avviso di accertamento, ti invito a richiedere assistenza ai professionisti di ObiettivoProfitto.it, compilando il relativo Modulo che trovi in questa pagina.


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