Associazione in partecipazione: come farla?
Arianna Polani - 14 Settembre 2020

Con il contratto di Associazione in partecipazione due soggetti possono esercitare congiuntamente una attività di impresa o uno specifico affare, condividendo utili e perdite in base al risultato.

È importante sottolineare da subito che, dunque, due soggetti possono fare ciò senza dover instaurare un vincolo giuridico definitivo, come può essere quello societario.

Introduciamo l’argomento stabilendo che il contratto di associazione in partecipazione è disciplinato all’ art. 2549 del Codice Civile ed è un contratto con il quale un soggetto offre un determinato apporto a un’impresa, in relazione a uno o più affari, in cambio della partecipazione agli utili.

Si tratta di un negozio giuridico di indubbio interesse dal momento che più volte ha subito modifiche da parte del legislatore.

Ciò è accaduto poiché lo scopo è sempre stato quello di evitare che il contratto di associazione in partecipazione fosse utilizzato per nascondere un’effettiva prestazione di lavoro subordinato.

Non è un caso ,infatti, che in seguito all’entrata in vigore della riforma c.d. Jobs Act, del 2015, l’apporto dell’associato non può consistere nemmeno in parte in una prestazione lavorativa nel caso in cui costui sia una persona fisica.

1. Associazione in partecipazione: disciplina

Come accennato, l’Associazione in partecipazione è disciplinata dal Codice civile con gli articoli dal 2549 al 2554. Per la sua struttura, è facile evincere che questo tipo di contratto sia stato largamente utilizzato in quanto permette a due o più soggetti di svolgere congiuntamente una attività di impresa o uno specifico affare anche per un tempo limitato.

Abbiamo visto però che ragioni legate a un utilizzo a volte abusivo della forma contrattuale (si pensi ai vantaggi fiscali derivanti da tale contratto) hanno indotto il legislatore a intervenire radicalmente su questa forma contrattuale.

Brevi cenni storici dell’istituto

Rammentiamo come nel 2012 la c.d. riforma Fornero avesse già impattato radicalmente sull’istituto, stabilendo che i lavoratori persone fisiche che potevano partecipare all’affare inquadrato nel contratto di associazione in partecipazione non potessero essere in numero superiore a tre, escludendo da tale conteggio però il coniuge, i parenti e gli affini. In caso contrario, il rapporto sarebbe stato considerato subordinato, in maniera presuntiva. La disciplina tracciata dalla riforma Fornero è stata superata da quella legata al Jobs Act.

Come detto, la disciplina introdotta nel 2012, oggi non più in vigore, trova tuttora applicazione per tutti quei contratti ancora in essere, stipulati fino all’entrata in vigore della legge attuativa del Jobs Act del 2015.

La Legge Fornero (Legge 92/2012), dunque, in caso di mancanza di specifiche condizioni,  assimilava l’Associazione in partecipazione al lavoro subordinato.

Pochi anni dopo, il Jobs Act (D.Lgs 81/2015) esclude la possibilità, per le persone fisiche, di instaurare Associazioni in partecipazione con apporto, anche parziale, in forma di lavoro.

Si comprendono bene, dunque, le motivazioni che hanno indotto il legislatore a inasprire le condizioni dell’utilizzo di un tale schema contrattuale, ma, d’altro canto, è facile anche immaginare come la libertà d’iniziativa economica sia stata in qualche modo compromessa.

Si consideri, infatti, che i limiti imposti all’utilizzo del contratto di associazione in partecipazioni non consentono più ai soggetti di poter utilizzare questo contratto tanto quanto come un tempo.

2. Associazione in partecipazione: caratteristiche

L’Associazione in partecipazione è definita dall’art. 2549 comma 1 del Codice Civile come quel contratto tipico con il quale “l’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno o più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto”.

A tal proposito, occorre analizzare quali sono gli elementi che identificano questa tipologia contrattuale.

  • La condivisione del rischio d’impresa da parte dell’associato che può partecipare, oltre che agli utili dell’impresa, anche alle eventuali perdite (nel limite del suo apporto);
  • Il diritto dell’associato a controllare l’attività dell’impresa dell’associante o dell’affare;
  • Il conferimento da parte dell’associato di un apporto che può essere di varia natura);
  • Il diritto dell’associato di percepire una quota di utili.

Come già visto, la caratteristica tipica e che meglio descrive questa forma contrattuale è il fatto che non si costituisce un nuovo soggetto giuridico.

Alla luce infatti del dettato normativo, associato e associante sono legati da un vincolo contrattuale non spendibile nei confronti dei terzi, che può essere sia a tempo determinato che a tempo indeterminato. In ogni caso è escluso un vincolo di subordinazione.

L’associante dovrà essere una persona, fisica o giuridica, che esercita attività di impresa, in forma individuale o collettiva. L’associato invece, può essere una persona giuridica o una persona fisica, esercente o meno attività di impresa.

3. Le tipologie di apporto

L’apporto è l’elemento che meglio caratterizza questa tipologia contrattuale: senza questo elemento il contratto, semplicemente, non potrebbe esistere. In base all’accordo delle parti, l’associato può apportare in azienda denaro, beni, servizi o lavoro. A seconda della tipologia di apporto, distinguiamo un contratto di Associazione in partecipazione in base al diverso trattamento fiscale.

  • con apporto di (solo) lavoro;
  • apporto di (solo) capitale;
  • con apporto misto (lavoro e capitale).

Come accennato, a decorrere dal 25 giugno 2015, per disposizione del Jobs act (D.Lgs 81/2015), non è più possibile stipulare contratti di Associazione in partecipazione con apporto di solo lavoro o misto, nel caso in cui l’associato sia una persona fisica.

Al contrario, invece, la possibilità rimane per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Quindi oggi l’Associazione in partecipazione è possibile:

  • per le persone fisiche: con apporto di solo capitale;
  • per i soggetti diversi dalle persone fisiche: con apporto di solo lavoro, solo capitale o miste.

4. Obblighi e diritti delle parti

Il controllo e la gestione dell’impresa così come l’affare per cui è stata contratta un’associazione in partecipazione spetta all’associato.

Al contrario, invece, non spetta all’associato il diritto di veto, neppure sulle operazioni straordinarie.

All’associato spetta il rendiconto dell’affare compiuto o quello annuale della gestione, se questa si protrae per più anni.

Il rendiconto in parola assume la forma di un conto economico, dell’impresa o dell’affare, redatto secondo le regole della contabilità ordinaria o semplificata (a seconda della tipologia dell’azienda), e dovrà essere datato e firmato da entrambi i contraenti.

All’associato spetta, al termine del contratto, la restituzione dell’apporto o del suo valore (a seconda della tipologia dell’apporto), al valore nominale (diminuito delle eventuali perdite).

La restituzione dell’apporto spetta anche in caso di apporto di lavoro, ma solo se quantizzato monetariamente dalle parti in sede di stipula contrattuale.

La specifica modalità ed entità della partecipazione agli utili è definita dalle parti in sede di stipula contrattuale, in base all’apporto dell’associato.

La partecipazione agli utili può essere una percentuale fissa o variabile; da prassi, è possibile prevedere una partecipazione, in percentuale, ai ricavi invece che agli utili.

In base all’articolo 2553 del Codice civile, l’associato oltre che agli utili può partecipare anche alle eventuali perdite, ma solo nei limiti del suo apporto; ma la partecipazione alle perdite, da parte dell’associato, può essere esclusa per accordo contrattuale tra le parti.

Il contratto di Associazione in partecipazione non richiede forme particolari, ma ai fini probatori, si richiede la forma di scrittura privata registrata o autenticata o di atto pubblico.

5. Divieto prestazioni lavorative

Come accennato, secondo la disciplina vigente, è precluso, per l’associato persona fisica, apportare il proprio lavoro ad uno o più affari dell’impresa. Da quanto sopra ne deriva che l’associazione, se persona fisica, può apportare solamente un conferimento in denaro o una fornitura di beni che siano strumentali all’attività di impresa.

Tale limitazione non vale invece per le persone giuridiche, che potranno pertanto ben continuare ad offrire all’associante dei servizi lavorativi.

In verità, però, anche questa novità legislativa non sembra però scongiurare il rischio potenziale che dietro un contratto di associazione in partecipazione si celi in realtà un rapporto di lavoro subordinato.

Non sfugge, infatti, che in realtà le persone giuridiche che prestano servizi lavorativi potrebbero essere ditte individuali o società uni personali.

La conseguenza è chiara: infatti, a questo punto, spetterà all’interprete, volta per volta, verificare se effettivamente la “forma” dell’associazione in partecipazione sia quella più corretta, soffermandosi in particolar modo sulla sussistenza del rischio di impresa in capo all’associato.

Partecipazione agli utili

La partecipazione agli utili dell’associato comporta la necessità che si faccia correlativamente carico delle eventuali perdite subite negli affari che costituiscono oggetto di controllo. È tuttavia fatto salvo ogni patto contrario. In ogni caso, le perdite subite dall’associato non devono superare il valore del suo apporto.

Si consideri poi che la partecipazione dell’associato all’affare dell’impresa non fornisce alcun diritto a costui di influenzare la gestione dello stesso. L’associato può naturalmente pretendere il rendiconto finale della sua attività, o il rendiconto annuale se l’affare si protrae per più di un esercizio.

Associazione in partecipazione: in conclusione

In sostanza, come avrai potuto notare, il contratto di associazione in partecipazione è un contratto che potrebbe rivelarsi molto utile negli affari per la mancanza del vincolo societario e di un tempo preciso correlato a tale vincolo.

D’altro canto, però, sono ormai molteplici i limiti posti dal legislatore a questo schema contrattuale.

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