Azioni per l’adempimento contrattuale

Come agire quando la controparte di un contratto non adempie alla propria prestazione o non adempie nel modo corretto? La parte creditrice può proporre delle azioni per l’adempimento contrattuale?

Innanzitutto, i contratti interessati da questa potenziale problematica sono i contratti a prestazioni corrispettive, cioè rapporti nei quali le parti coinvolte siano tenute ad adempiere ognuna alla propria obbligazione.

Si pensi ad esempio ad una compravendita, all’obbligo di pagamento del prezzo corrisponderà l’obbligo di consegna della merce, oppure, nel caso di un contratto di locazione, alla cui firma dovrà seguire la consegna delle chiavi per accedere all’immobile.

Cosa fare se il venditore non consegni i prodotti o il proprietario dell’immobile non consegni le chiavi?

Molto dipende dal ritardo del quale si sta parlando e dall’interesse della controparte a che il contratto abbia esecuzione o meno.

Il Codice civile, all’art. 1453, prevede due differenti strade: agire in giudizio per ottenere l’adempimento della prestazione (non avvenuto spontaneamente), oppure chiedere la risoluzione del contratto. In entrambi i casi, il creditore sarà altresì legittimato a proporre la domanda di risarcimento del danno.

Inadempimento e rimedi

Per fornire un quadro completo delle possibili scelte in presenza di un contratto a prestazioni corrispettive (detto anche sinallagmatico) e di fronte all’inadempimento di una parte, la controparte potrà difendersi usando diverse strategie:

  • Rifiuto di adempiere alla propria prestazione, attraverso l’eccezione di inadempimento prevista dall’art. 1460 c.c.;
  • Agire in giudizio per chiedere la risoluzione del contratto, quando ovviamente la prestazione non sia più possibile o non si abbia più interesse ad ottenere l’esecuzione del contratto (art. 1453 c.c.).
  • Ottenere l’adempimento della prestazione, attraverso l’azione di manutenzione del contratto (art. 1453);
  • Risarcimento del danno in forma specifica (art.2058 c.c.).

1. L’eccezione di inadempimento, art. 1460 cc

Il contratto che prevede l’adempimento di prestazioni reciproche, obbliga anche al rispetto di una corrispettività temporale.

Di conseguenza, il non aver osservato il termine fissato o l’aver adempiuto in modo inesatto può giustificare l’attivazione di un meccanismo di autotutela che consiste nel rifiuto di adempiere alla propria prestazione fino a quando l’altra parte non adempia o non offra di adempiervi. Ovviamente, tale rifiuto non deve essere contrario alla buona fede.

Questo è quanto disposto dall’art. 1460 c.c. sull’eccezione di inadempimento, applicabile sia nel corso di un giudizio che al di fuori .

Si tratta di una soluzione finalizzata a mantenere in vita il contratto, in quanto la parte sospende momentaneamente l’esecuzione.

2. Risoluzione del contratto e gravità dell’inadempimento

Il rimedio della risoluzione è finalizzato ad ottenere lo scioglimento del rapporto contrattuale attraverso una sentenza di natura costitutiva emessa dal giudice. In aggiunta, sarà presentata contestualmente la richiesta del risarcimento del danno, in funzione del danno subito per il mancato ricevimento della prestazione.

Quando si opta per la risoluzione vuol dire sostanzialmente che la prestazione non è più eseguibile per l’inadempimento della controparte o che, a seguito del ritardo nell’esecuzione, la parte ha perso interesse ad ottenere l’esecuzione dello stesso.

Per evitare che una tale azione così incisiva sia abusata dalle parti, il Codice civile ha previsto un limite alla gravità dell’inadempimento. In base all’art. 1455 c.c., non può essere richiesta la risoluzione del contratto se l’inadempimento è di scarsa importanza (ad esempio un ritardo nella consegna di qualche ora).

Di conseguenza, tutte le volte in cui l’inadempimento non sia così grave. e laddove possibile, la parte è ancora in tempo per agire affinchè il contratto sia eseguito correttamente.

C’è da dire che, sempre per evitare il ricorso al giudice, sono disponibili delle soluzioni stragiudiziali, inserite nel contratto, in base alle quali il contratto può essere risolto di diritto.

Si tratta del rimedio della diffida ad adempiere, con la quale viene fissato un termine entro il quale la parte in ritardo possa ancora eseguire la propria prestazione, decorso il quale il contratto si riterrà risolto.

Si trovano spesso anche contratti nei quali sia inserita la clausola risolutiva espressa, mediante il quale si stabilisce a priori che al verificarsi di un certo inadempimento il contratto si considererà risolto.

Caparra confirmatoria, che consiste nel versare una somma di denaro (o beni mobili), la quale sarà trattenuta o restituita nel caso di inadempimento. È considerata una forma di liquidazione anticipata del danno per inadempimento. 

3. Azione di adempimento

L’azione di manutenzione del contratto è finalizzata alla conservazione del rapporto giuridico e consiste in una domanda giudiziale di condanna all’esecuzione della prestazione.

Con la sentenza di condanna all’esito di tale giudizio, il creditore avrà titolo per ottenere quanto dovuto (che può consistere nel dare un qualcosa, fare o non fare una certa azione) e contestualmente potrà richiedere il risarcimento del danno per il ritardo dell’adempimento.

Ovviamente, la parte vittoriosa sarà tenuta a ricevere quanto dovuto oltre a dover adempiere alla propria obbligazione, qualora non avesse già provveduto.

3.1. Quando può essere proposta?

In sintesi, l’azione di adempimento viene richiesta quando sussistono i seguenti presupposti: contratto a prestazioni corrispettive, ritardo nell’adempimento e possibilità di adempiere ancora alla prestazione. Qualora invece vi sia un ritardo consistente al punto da giustificare la perdita d’interesse ad ottenere l’esecuzione della controprestazione, si potrebbe optare per la richiesta di scioglimento del contratto con l’azione di risoluzione.

L’azione di adempimento può essere esercitata in due casi:

  • mancata esecuzione della prestazione;
  • inesatto adempimento sotto il profilo qualitativo o quantitativo.

L’inadempimento o l’inesatto adempimento sono già di per sé degli eventi lesivi, al quale si aggiunge un danno ulteriore rispetto alla mancata esecuzione della prestazione. Per tale ragione si giustifica la tutela risarcitoria, in alternativa o in aggiunta all’azione di adempimento del contratto.

L’azione di adempimento riconosce una tutela satisfattoria del creditore, in quanto egli riceve la comunque la prestazione a lui dovuta in virtù del contratto sottoscritto, come già accennato, solo quando l’adempimento sia ancora possibile.

Non è consentito proporre tale azione quando il ritardo dell’inadempimento non sia imputabile al debitore (art. 1256 c.c.) o nel caso in cui non sia ancora esigibile (non è ancora scaduto il termine previsto per l’adempimento del debitore).

La sentenza di condanna ottenuta è anche titolo esecutivo idoneo a procedere con l’esecuzione forzata nei confronti del debitore, qualora l’inadempimento persista.

Nonostante il richiamo all’art. 1453 C.c. sia riferito all’inadempimento contrattuale, è pacifico che possa essere proposta azione di adempimento anche quando si tratti di obbligazioni non nascenti da un vero e proprio contratto, purchè ovviamente si fondino sul vincolo della reciprocità.

3.2. Rapporto tra azione di adempimento e risoluzione

Il contraente adempiente ha la facoltà di scegliere quale delle due azioni proporre.

Il comma 2 dell’art. 1453 precisa che, la richiesta in giudizio della condanna all’adempimento non impedisce nel corso del processo di sostituire a tale pretesa la domanda di risoluzione del contratto. Ciò può avvenire nel limite in cui il mutamento della domanda riguarda i medesimi fatti costitutivi posti a fondamento della precedente domanda, e non anche inadempimento diverso da quello originario.

All’opposto, l’azione di risoluzione nega al creditore di modificare la domanda in azione di adempimento.

Una tale differenza è giustificata dal fatto che quando si agisce per ottenere lo scioglimento del contratto, da quel momento la parte inadempiente non può più eseguire la propria prestazione.

A ciò consegue che una volta avviato il giudizio per ottenere lo scioglimento del contratto, anche se sopraggiungano fatti diversi, la parte creditrice non avrà la facoltà di mutare la domanda di risoluzione in azione di adempimento.

4. Il risarcimento del danno in forma specifica

L’art. 2058 c.c. prevede la reintegrazione in forma specifica, come forma di tutela risarcitoria.

Lo scopo di una tale azione è consentire la riparazione in natura del danno arrecato alla controparte. Ciò avviene ovviamente quando la prestazione sia tutta o in parte ancora possibile e purchè la parte abbia ancora interesse.

Se confrontata con l’azione di adempimento prevista dall’art. 1453 c.c., possono sembrare molto simili, ma si tratta di una coincidenza che riguarda soltanto gli effetti, avendo presupposti differenti.

Trattandosi di un sottotipo di risarcimento è da intendersi come obbligazione secondaria, infatti può essere richiesta in relazione all’azione di responsabilità extracontrattuale, art. 2043 c.c. (secondo la giurisprudenza anche alla responsabilità contrattuale) come ristoro del danno patito.

Per quanto possa sembrare poco coerente o irragionevole ottenere all’esito di un giudizio la prestazione, ciò è giustificato dal fatto che l’oggetto della stessa può essere unico o raro in quanto eseguibile soltanto da determinati soggetti (ad esempio un bene particolare prodotto solo da uno specifico fornitore). Seppur non più possibile perchè superato il termine per l’adempimento, si può ottenere comunque la medesima obbligazione

È un’azione alternativa al risarcimento del danno per equivalente, il quale invece consiste in una somma di denaro corrispondente al valore della prestazione. Una tale scelta si giustifica quando la reintegrazione in forma specifica sia troppo onerosa da realizzare per il debitore.

4.1. Differenza con l’azione di adempimento

Come accennato, l’azione di adempimento è orientata alla conservazione del rapporto giuridico, diversamente dalla reintegrazione in forma specifica rientra nell’ambito della tutela risarcitoria successiva. Tuttavia, la coincidenza o meno con l’azione di adempimento è una questione tuttora aperta in dottrina e in giurisprudenza.

L’azione di adempimento è meno frequente di quanto si immagini, proprio perché nel Codice civile non è disciplinata in modo chiaro e intuitivo. L’unico richiamo è presente nell’art. 1453 c.c. in relazione all’inadempimento di un contratto a prestazioni corrispettive e come alternativa alla risoluzione del contratto.

5. Come prevenire e agire contro l’inadempimento?

Il consiglio migliore per scongiurare o affrontare al meglio ipotesi di inadempimento è sempre quello di prevedere a priori nel contratto soluzioni da attivare quando sia necessario.

Si tratta di inserire clausole apposite, la cui presenza è in grado di esercitare una coazione psicologica nei riguardi delle parti in modo da prevenire l’inadempimento. Si potranno prevedere ad esempio una clausola risolutiva espressa, un termine essenziale o una caparra confirmatoria, ecc.

Laddove ciò non fosse possibile, ed in coerenza con la natura del contratto in questione, è sempre consigliabile mantenere in vita l’accordo e fare tutto il possibile per evitare lo scioglimento. Ciò è realizzabile anche in presenza di una controparte che si renda disponibile a sanare il proprio inadempimento o comunque di porre rimedio in qualche modo.

L’azione di manutenzione del contratto è un rimedio (come accennato) poco utilizzato ma dal grande valore.

Se ti trovi in una situazione di incertezza, prima di agire in via autonoma fatti consigliare da un esperto. Le soluzioni proposte hanno un valore informativo ed orientativo, in quanto il primo passo è interpretare correttamente il contratto soprattutto quando sia atipico.

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