Cause di risoluzione del contratto di appalto
Arianna Polani
Aggiornato il 6 Settembre 2021
 

L’appalto è un contratto disciplinato all’art. 1655 del Codice Civile e, come ogni altro contratto, può essere sciolto tramite lo strumento della risoluzione del contratto di appalto.

La risoluzione del contratto, infatti, che può avvenire giudizialmente o di diritto, costituisce la prima causa di estinzione del contratto ed è disciplinata all’articolo 1453 del Codice Civile.

Quali sono i motivi che potrebbero portare, allora, i contraenti a chiedere la risoluzione del contratto di appalto?

In questo articolo cercheremo di illustrarli.

1. Cos’è il contratto di appalto

Il contratto di appalto è disciplinato, come accennato, all’art. 1655 del Codice civile ed è così descritto.

L’appalto è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in danaro.

Da tale norma si evince che il contratto di appalto è un contratto a prestazioni corrispettive a effetti obbligatori e si distingue dalla vendita perche non ha ad oggetto un dare, ma un fare.

Altresì, non è un contratto di lavoro autonomo perché l’appaltatore deve essere un imprenditore dotato di appositi mezzi. Organizza i mezzi necessari e sopporta il rischio. Su di lui grava un’obbligazione di risultato oltre che la realizzazione dell’opera.

Si distingue tra appalto d’opera e di servizi: il primo concerne, ad esempio, la costruzione di un ospedale, il secondo il servizio di catering prestato agli aerei o treni.

2. Cause di risoluzione del contratto di appalto

Le cause che portano alla risoluzione del contratto di appalto sono molteplici.

È bene analizzarle singolarmente.

2.1. Risoluzione del contratto di appalto per inadempimento

La regola generale della risoluzione del contratto è dettata all’art. 1453 del codice civile.

Nei contratti con prestazioni corrispettive, quando uno dei contraenti non adempie le sue obbligazioni, l’altro può a sua scelta chiedere l’adempimento o la risoluzione del contratto, salvo, in ogni caso, il risarcimento del danno.

Dunque, essendo il contratto di appalto a prestazioni corrispettive, questo può essere sciolto per inadempimento.

Abbiamo detto che la risoluzione può essere giudiziale o di diritto.

Quella descritta dalla norma è di natura giudiziale, mentre, se si inserisce nel contratto una clausola risolutiva espressa, allora la risoluzione del contratto avviene di diritto.

Un’altra causa di risoluzione di diritto del contratto è disciplinata all’art. 1457 del codice civile.

Infatti, se il termine fissato per la prestazione di una delle parti deve considerarsi essenziale nell’interesse dell’altra e se quest’ultima non esige l’esecuzione della prestazione nonostante la scadenza del termine, il contratto è risolto di diritto.

Come si desume dall’art. 1455 del codice civile, l’inadempimento non deve essere di scarsa importanza. Dunque deve essere grave in riferimento all’interesse della controparte.

L’inadempimento può poi riguardare l’appaltatore o il committente.

Inadempimento del committente

Innanzitutto, come si può facilmente intuire, il committente è tenuto al pagamento dell’opera commissionata all’appaltatore così come stabilito nel contratto.

Ovviamente, nel caso in cui il committente non adempisse alla sua obbligazione principale, l’appaltatore può agire in giudizio per chiedere il pagamento del corrispettivo dimostrando che l’esecuzione dell’opera è avvenuta conformemente a quanto pattuito nel contratto.

In questo caso la risoluzione del contratto può essere chiesta solo quando il mancato pagamento comporta un effettivo pregiudizio all’appaltatore.

Inadempimento dell’appaltatore

L’art. 1662 del codice civile disciplina la prima forma di inadempimento dell’appaltatore.

Infatti, il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e se si accerta che l’esecuzione dell’appaltatore non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto, il committente fissa un termine entro il quale l’appaltatore deve conformarsi a tali regole.

In sostanza, il committente può intimare all’appaltatore una diffida ad adempiere.

In tema di diffida ad adempiere, la Corte di Cassazione (sentenza n.15052 dell’11/06/2018), precisa che si tratta di uno strumento offerto dal diritto italiano per una celere risoluzione del contratto cosicchè il contraente adempiente possa provvedere con altri mezzi alla realizzazione del suo interesse negoziale.

Se non avviene, il contratto è risolto.

La risoluzione del contratto di appalto può anche avvenire se si verifica la condizione prevista dall’art. 1668 del codice civile.

A norma di tale articolo, il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell’appaltatore oppure che il prezzo sia proporzionalmente diminuito.

Se però le difformità e i vizi rendono l’opera del tutto inadatta alla sua destinazione, il committente può chiedere la risoluzione del contratto.

Altre ipotesi di inadempimento dell’appaltatore sono, ad esempio, la mancata esecuzione dell’opera, il realizzo parziale o tardivo, il rifiuto della consegna.

Tali casi differiscono dalle fattispecie appena analizzata che richiede, infatti, che l’esecuzione dell’opera sia portata a termine.

Ovviamente, sarà il committente a dover fornire le prove dei vizi e delle difformità poste a fondamento della sua richiesta di risolvere il contratto.

Un’altra causa di risoluzione del contratto per inadempimento si ha nel caso di mancato rispetto delle tempistiche di esecuzione dei lavori.

In questo caso la domanda giudiziale di risoluzione deve essere presentata in corso d’opera e non quando quest’ultima sia portata a compimento.

2.2. La risoluzione del contratto d’appalto per impossibilità sopravvenuta

L’art. 1672 del Codice civile disciplina l’ipotesi di risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta.

La prestazione diventa impossibile da eseguire in conseguenza di una causa non imputabile ad alcuna delle parti. In verità, tale norma del codice civile tratta di una impossibilità parziale. Si legge infatti che “il committente deve pagare la parte dell’opera già compiuta , nei limiti in cui è per lui utile, in proporzione del prezzo pattuito per l’opera intera”.

Il concetto di utilità di cui parla la norma va inteso in senso relativo, poiché, naturalmente, si fa riferimento all’utilità propria di quel committente contraente e non un’utilità valida in maniera oggettiva per qualsiasi contraente.

2.3. Risoluzione del contratto d’appalto per fallimento di una delle parti

L’articolo 81 della legge fallimentare prevede un’ulteriore causa di risoluzione del contratto di appalto.

“Il contratto di appalto si scioglie per il fallimento di una delle parti, se il curatore, previa autorizzazione del comitato dei creditori non dichiara di voler subentrare nel rapporto dandone comunicazione all’altra parte nel termine di giorni sessanta dalla dichiarazione di fallimento ed offrendo idonee garanzie”.

Si tratta di un’ ipotesi di risoluzione di diritto che opera automaticamente all’emanazione della dichiarazione di fallimento.

Non dà vita ad alcun tipo di risarcimento delle parti ed ha efficacia ex nunc, dunque non è retroattiva.

Dopo l’esecuzione della procedura concorsuale, le parti possono pattuire, comunque, un nuovo accordo.

Se al momento della dichiarazione di fallimento erano già state proposte domande di adempimento o di risarcimento del danno queste diventeranno improcedibili per via ordinaria e dovranno essere ammesse al passivo della procedura concorsuale.

2.4. Morte dell’appaltatore

L’articolo 1674 del codice civile stabilisce che il contratto d’appalto si risolve quando muore l’appaltatore, a una condizione.

 “La considerazione della sua persona deve essere motivo determinante del contratto”.

Significa dunque che ad esempio il contratto si risolve perche l’opera era stata affidata a una persona fisica piuttosto che ad un’impresa o ad una società, le quali possono continuare nell’esecuzione dell’opera.

Se il contratto si risolve per tale causa, tuttavia, il committente deve corrispondere agli eredi dell’appaltatore un’indennità e un rimborso spese

 La prima dev’essere pari al valore delle opere eseguite (secondo il prezzo pattuito) e il secondo riguarda le spese sostenute per l’esecuzione del rimanente, ma solo nei limiti in cui le opere eseguite e le spese sostenute gli sono utili.

3. Effetti della risoluzione

La regole generale sugli effetti della risoluzione del contratto è posta innanzitutto dall’articolo 1458 del codice civile.

Questo stabilisce la retroattività della risoluzione per inadempimento.

Nel contratto d’appalto dunque, la risoluzione, sia richiesta giudizialmente sia avvenuta di diritto, ha efficacia retroattiva fra le parti.

L’appalto è un contratto ad esecuzione prolungata e non continuata o periodica, dunque tale effetto si verifica.

C’è tuttavia un’eccezione.

Si considerino i contratti d’appalto ad esecuzione continuata o periodica.

Lo afferma il primo comma dell’articolo 1458“salvo il caso di contratti ad esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l’effetto della risoluzione non si estende alle prestazioni già eseguite”.

Altro effetto della risoluzione del contratto è il seguente.

Se la risoluzione deriva da inadempimento dell’appaltatore il committente non sarà più obbligato a pagare il prezzo e avrà, invece, diritto a chiedere la ripetizione delle somme già pagate con gli interessi.

Potrà chiedere anche la restituzione dei materiali forniti all’appaltatore per realizzare l’opera, se da lui stesso procurati, nella stessa forma e qualità.

Gli effetti della risoluzione dell’appalto in base al tipo di opera

Gli effetti della risoluzione del contratto si distinguono a seconda che l’opera data in appalto sia mobile o immobile.

Se l’opera data in appalto è mobile, l’appaltatore che l’ha già eseguita ne rimane proprietario.

Se l’appaltatore aveva già dato in consegna al committente l’opera data in appalto, quest’ultimo gliela deve restituire.

Il committente che aveva dato in appalto un bene immobile ha due possibilità.

Può scegliere, quando chiede la risoluzione, di demolire l’opera, se già eseguita, oppure di diventarne proprietario per accessione, istituto disciplinato all’art. 934 del Codice Civile.

Come avrai potuto intuire, la materia è decisamente ostica.

Non sarà certamente facile decidere le sorti del proprio interesse negoziale; la risoluzione del contratto di appalto, infatti, origina effetti considerevoli.

Proprio per questo motivo, al fine di valutare bene la strada migliore da intraprendere, ti consiglio di compilare il Modulo che trovi in questa pagina.

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