Cessione d’azienda: come farla

Come avviene una cessione d’azienda? Cosa devo fare? Qual è il rapporto con i contratti precedentemente stipulati? Cosa avviene da un punto di vista fiscale?

Le domande che ruotano intorno alla cessione d’azienda sono molteplici e se ti trovi qui, molto probabilmente, anche tu ti stai ponendo i medesimi interrogativi.

Prima di tutto, però, dobbiamo soffermarci sulla nozione di cessione d’azienda e sulla tipologia di operazione che l’ordinamento giuridico ha previsto e disciplinato, come meglio vedremo di seguito.

Il concetto di cessione d’azienda

Con la locuzione “cessione d’azienda” si intende l’operazione straordinaria per mezzo della quale un imprenditore può decidere di cedere a soggetti terzi la propria attività o una parte di essa, previo pagamento di un corrispettivo.

Preliminare, occorre ricordare cosa ha voluto intendere il legislatore per “azienda”.

Al riguardo, si definisce azienda quel complesso dei beni, organizzati dallo stesso imprenditore, per l’esercizio dell’impresa.

La cessione d’azienda quindi altro non è che un’operazione di trasferimento di tutti i beni aziendali, organizzati in un contesto produttivo e volti all’espletamento delle attività imprenditoriali.

Essa si presenta come un’operazione unitaria, finalizzata al mantenimento in vita dell’azienda stessa, tramite una continuazione di terzi.

Come già precisato, possiamo trovarci davanti a una cessione intera o solamente a una parte di essa. In tal caso parleremo di cessione di ramo d’azienda.

Come avviene la cessione d’azienda? Qual è il ruolo del contratto di cessione? 

Rinfrescata la memoria circa il concetto di azienda e compreso l’istituto della cessione, almeno da un punto di vista nozionistico, possiamo dedicarci alla procedura di cessione e al ruolo ricoperto dall’annesso contratto, trattandosi pur sempre di un negozio giuridico tra due o più parti.

Al riguardo, come agilmente comprensibile dal termine stesso, con il contratto di cessione d’azienda, l’imprenditore uscente trasferisce al soggetto acquirente il complesso aziendale, dietro il pagamento di un corrispettivo.

Prendendo in considerazione da ora in poi solamente l’ipotesi di una cessione totale, è opportuno chiarire fin da subito il ruolo del predetto contratto.

Al riguardo, con esso l’azienda viene trasferita unitariamente, con gli annessi rapporti contrattuali preesistenti e in essere (ai sensi dell’art. 2558 del Codice Civile) nonché gli annessi ed eventuali rapporti di credito e debito.

Ciò posto, come meglio si vedrà, l’art. 2557 del Codice Civile, sancisce la possibilità di inserire nel negozio una clausola che preveda il divieto di concorrenza.

Ciò si presenta quale principale tutela per l’acquirente, affinché il soggetto alienante non agisca con una condotta assimilabile ai casi di concorrenza sleale, andando prima a cedere l’azienda e poi proseguendo la medesima attività con seconda azienda.

Anche sotto il profilo della forma, come meglio vedremo a breve, il legislatore ha voluto adeguatamente disciplinare tale rapporto negoziale.

Il contratto di cessione deve essere in forma scritta?

Secondo quando disposto dalla Legge n. 310 del 1993 e successive modifiche, la cessione d’azienda necessita di una sua forma scritta nonché dell’autenticazione delle firme.

Al riguardo, all’interno del contratto, dovranno indicarsi le seguenti informazioni:

  • il titolare dell’impresa e del complesso dei beni organizzati in azienda;
  • il tipo di attività che svolge l’azienda;
  • la manifesta volontà di voler cedere l’azienda;
  • l’identificazione dell’acquirente;
  • la manifesta volontà da parte dell’acquirente a subentrare all’alienante tramite l’acquisto.

Sulla tematica, l’art. 2556 del Codice Civile, rubricato “Imprese soggette a registrazione”, nell’interessarsi dei contratti aventi per oggetto il trasferimento d’azienda, effettua un’importante distinzione tra:

  • la forma necessaria per la validità del trasferimento e
  • la forma richiesta per finalità probatorie e opponibili a terzi. 

Al riguardo, si prevede che i contratti aventi ad oggetto il trasferimento della proprietà sono validi solo se stipulati nel rispetto di quanto sancito dalle norme per il trasferimento dei singoli beni aziendali.

Inoltre, in riferimento alle imprese soggette a registrazione, affinché il trasferimento possa essere opponibile a terzi è necessario che l’atto dispositivo sia provato per iscritto, per scrittura privata autentica o per atto pubblico.

Il prezzo

Altra importante questione sulla quale occorre soffermarci è sicuramente il prezzo.

Al riguardo, all’interno del contratto di cessione si dovrà indicare:

  • il prezzo complessivo pattuito per la cessione;
  • il prezzo “al dettaglio” relativo ai singoli beni mobili aziendali, all’avviamento, alla merce, nonché a tutte le ulteriori voci di spesa relative alla cessione d’azienda;
  • le modalità di pagamento.

Il divieto di concorrenza e la sua durata

Come anticipato precedentemente, con la cessione d’azienda solitamente viene a prevedersi un divieto di concorrenza. 

Esso si presenta come obbligo in capo al soggetto alienante di non agire in concorrenza con l’acquirente, onde evitare che quest’ultimo si trovi in una posizione svantaggiosa nella fase iniziale di avviamento.

Ciò non implica che il soggetto alienante non possa più agire nel settore in cui risulta collocata l’azienda.

Il citato divieto di concorrenza, infatti, è circoscritto ai cinque anni successivi, durante i quali il soggetto alienante non può avviare un’attività imprenditoriale analoga a quella ceduta con un’ubicazione o un bacino di utenza che possa concorrere con l’acquirente.

Il divieto di concorrenza è solitamente posto all’interno di specifica clausola del contratto di cessione.

Esso non è imperativo, motivo per cui può prevedersi una sua esclusione previo espresso accordo tra i contraenti.

Qual è il rapporto con i contratti in essere?

Altra questione sulla quale necessariamente dobbiamo soffermarci è riconducibile al rapporto tra la cessione d’azienda e i contratti in essere, precedentemente stipulati.

Al riguardo, con la conclusione del contratto di cessione e la produzione dei suoi effetti, il soggetto acquirente subentra in tutti i rapporti dell’azienda e in tutti i contratti aziendali precedentemente stipulati per l’espletamento delle proprie attività.

Esulano ovviamente dalla cessione d’azienda tutti quei contratti a carattere personale conclusi dall’alienante.

La cessione d’azienda e il contratto di locazione

Nel caso in cui l’azienda, nell’esercizio delle proprie attività, operi all’interno di una sede non di sua proprietà, la stessa, verosimilmente, si troverà in un rapporto di locazione.

La domanda da porsi, dunque, è attinente alle sorti del contratto di locazione e all’atteggiamento che dobbiamo assumere confronti del soggetto terzo (proprietario dell’immobile).

In riferimento a ciò, riprendendo quanto già detto, l’ordinamento ha previsto che in caso di cessione d’azienda vengano ceduti anche tutti i rapporti contrattuali, pertanto l’alienante potrà cedere all’acquirente anche il contratto di locazione in questione.

In tal caso, anche se non è richiesto di per sé il consenso del locatore, sarà comunque onere del cedente dare comunicazione dell’avvenuta cessione dell’azienda tramite raccomandata con avviso di ricevimento.

Qual è il rapporto con i dipendenti?

Altra questione attiene sicuramente al rapporto tra l’azienda e i propri dipendenti.

Al riguardo, detto rapporto è regolato dall’art. 2112 del Codice Civile ai sensi del quale si prevede che in caso di trasferimento di azienda, il lavoratore dipendente vede una conservazione dei propri diritti.

Pertanto, il cessionario subentrerà anche in tutti i rapporti contrattuali tra l’azienda e i propri dipendenti.

Ciò posto, la legge prevede altresì una responsabilità solidale fra il cedete e il cessionario per tutti gli eventuali crediti maturati dal lavoratore al tempo della cessione.

Cosa accade ai crediti e i debiti preesistenti alla cessione d’azienda?

Questione rilevante è certamente attinente al passaggio di debiti e crediti sorti antecedentemente alla cessione d’azienda.

Al riguardo, con la cessione, oltre ai diversi beni aziendali, anche i crediti della stessa vengono ceduti in favore del cessionario, il quale andrà a subentrare all’alienante prendendo la medesima posizione a godendo dei medesimi diritti.

Ai fini di una disciplina della materia, il legislatore ha comunque previsto che tale trasferimento dei crediti abbia efficacia dal momento dell’iscrizione dell’atto di cessione nel Registro delle Imprese.

Così facendo, è possibile offrire quella necessaria pubblicità e trasparenza informativa nei confronti di terzi.

Detto ciò, dobbiamo chiarire fin da ora che nell’eventualità in cui il debitore adempia, in buona fede, alla propria obbligazione, direttamente con il soggetto alienante, il primo sarà liberato dalla propria obbligazione di pagamento.

Per quanto attiene alle posizioni debitorie, invece, è necessario distinguere tra:

  • quei debiti contratti dall’alienante in prima persona (dei quali può liberarsi solo per mezzo di un’espressa dichiarazione da parte dei creditori)
  • e i debiti aziendali, presenti all’interno dei libri contabili, i quali andranno a trasferirsi in capo all’acquirente, insieme ai crediti.

Gli aspetti fiscali della cessione d’azienda

Giungiamo così all’ultima questione sulla quale dobbiamo necessariamente soffermarci, ossia cosa accade, da un punto di vista fiscale, in caso di cessione d’azienda.

Al riguardo, occorre precisare che tale operazione avviene a fronte di un corrispettivo, il quale può configurare una plusvalenza o una minusvalenza.

Sarà proprio tale operazione a incidere sotto il profilo delle imposte sui redditi, motivo per cui occorre spendere due parole al riguardo.

La plusvalenza in ottica fiscale

Quando parliamo di plusvalenza intendiamo la differenza, in positivo, tra il corrispettivo previsto per la cessione dell’azienda e il suo costo fiscalmente riconosciuto.

Il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (noto anche come TUIR) dedica alle plusvalenze derivanti dalla cessione d’azienda due importanti norme.

Al riguardo, ai sensi dell’art. 58 del TUIR, la cessione dell’azienda, di imprese individuali e società di persone, concorre alla formazione del reddito imponibile ai fini IRPEF, salvo il caso in cui il contribuente non scelga di avvalersi, ai sensi dell’art. 17 TUIR della tassazione separata.

A ciò si affianca l’art. 86 TUIR, il quale dispone, analogamente a quanto previsto in caso di cessione dei beni strumentali, che la plusvalenza dei beni dell’impresa concorre a formare reddito imponibile:

  • se realizzata mediante cessione a titolo oneroso;
  • ove derivante da un risarcimento, anche in forma assicurativa, per la perdita o danneggiamento dei beni;
  • nel caso in cui i beni vengano assegnati ai soci o destinati a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.

Cosa si intende per minusvalenza?

Della minusvalenza si interessa invece l’art. 101 TUIR.

Secondo tale norma, le minusvalenze di determinano usando gli stessi criteri delle plusvalenze, con la caratteristica che il risultato non determina una differenza in positivo bensì in negativo.

Conclusioni 

In conclusione, dunque, possiamo facilmente dire che la cessione d’azienda non è una pratica anomala o un’operazione illecita, anzi, trattasi di un’operazione organizzativa plausibile nell’ambito imprenditoriale.

Essa possiamo definirla quale operazione di trasferimento dell’intera azienda (o di suoi rami) e degli annessi beni aziendali, strumentali all’esercizio dell’attività, a un soggetto terzo, previo corresponsione di un prezzo pattuito, il quale potrà essere oggetto di specifica imposizione fiscale, nel caso venga a realizzarsi una plusvalenza.

Nel caso in cui avessi necessità di ulteriori approfondimenti, ti consiglio di approfondire i diversi aspetti insieme ad un professionista, con il quale puoi avere un contatto senza impegno attraverso il Modulo che trovi in questa pagina.

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