Class action: come aderire?

La class action è un’ azione processuale prevista dal legislatore nella consapevolezza di dover innalzare i livelli di tutela interna e per conformarsi ai principi stabiliti dall’ordinamento comunitario.

Mediante questa azione, infatti, si rende più efficace la giustiziabilità delle situazioni giuridiche a carattere multi-individuale, legate alla sfera della protezione dei consumatori.

In sostanza, è un mezzo per far valere in via giudiziaria la tutela di uno o più specifici diritti del consumatore.

Essa può essere promossa, nei confronti dell’impresa, sia dal singolo consumatore che dalle associazioni dei consumatori e dai comitati.

Più nello specifico, la class action può essere esercitata tanto nei confronti delle imprese private tanto nei confronti delle pubbliche amministrazioni inefficienti.

Dunque, se sei interessato a capire come aderire a una class action poiché ritieni che un tuo diritto a protezione dei consumatori sia stato leso, sei nel posto giusto.

In questa guida ti spiegherò cosa si intende per class action e quali sono i presupposti per aderirvi.

1. La class action: disciplina generale

La class action, altrimenti denominata azione collettiva risarcitoria, è stata introdotta nel nostro ordinamento con la Legge 24 dicembre 2007 n. 244 ed entrata in vigore solo il 1 gennaio 2009, poi oggetto di modifiche ad opera del decreto Crescitalia del 2012.

Tali modifiche erano destinate a rendere più efficace questo istituto che dovrebbe rappresentare, almeno teoricamente, il completamento e la chiusura di un sistema processuale di azioni collettive.

Tra queste, l’azione inibitoria, disciplinata all’art. 140 del Codice del Consumo che rappresenta senza dubbio un baluardo preposto alla tutela di situazioni a carattere multi-individuale.

Infatti, l’azione inibitoria ha natura preventiva poiché il danno al consumatore non si è ancora verificato e può essere promossa solo dalle associazioni dei consumatori. Essa è volta, appunto, a impedire atti e comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti, ma non ristora il consumatore dal danno subito.

La caratteristica della class action, invece, è che può essere utilizzata per ottenere il risarcimento.

A seguito della riforma del 2019, la class action, da ottobre 2020, non sarà più disciplinata dal Codice del Consumo, bensì dal Codice di procedura civile.

Come si può dedurre dal nome, la class action è un istituto che prende origine negli ordinamenti anglosassoni ed è difficilmente adattabile al di fuori delle prassi giudiziarie di quei Paesi.

Proprio per questo motivo, la recente novella legislativa ha tentato di adattarlo al nostro ordinamento e di restituire all’azione di classe risarcitoria la natura propria di rimedio azionabile dal singolo.

Ovviamente non si esclude che l’azione possa essere esercitata tramite un comitato o un’associazione a cui lo stesso conferisce il mandato.

2. Class action: legittimazione ad agire

La legittimazione ad agire viene attribuita a determinati soggetti per richiedere al Tribunale del capoluogo di regione in cui ha sede l’impresa l’accertamento della responsabilità e il risarcimento del danno.

La legge prevede comunque delle deroghe al principio generale riportato. Si pensi, ad esempio, alla Valle d’Aosta per cui è competente il Tribunale di Torino ecc.

I consumatori o gli utenti possono agire singolarmente,  facendosi rappresentare da associazioni di consumatori oppure  tramite comitati.

Omogeneità del diritto

Le somme rilevanti spettanti ai singoli consumatori o utenti nell’ambito di rapporti giuridici sono relative a varie tipologie di diritti omogenei.

  • Innanzitutto, diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti.
  • Poi, diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale.
  • Indfine, diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.

A tal proposito è importante soffermarsi sulla nozione di omogeneità del diritto, nel senso di identità del diritto in parola.

Prendiamo ad esempio il fallimento di una banca d’affari. Ogni consumatore, avendo sottoscritto titoli in tempi diversi e somme diverse, dovrebbe essere considerato titolare di una situazione soggettiva unica e irripetibile, non identica, appunto, ma omogenea a quella di altri investitori.

In questo senso, allora, è importante parlare di omogeneità del diritto.

Non solo.

L’omogeneità del diritto è fondamentale anche per un altro aspetto.

Infatti, la domanda per proporre azione collettiva risarcitoria è dichiarata inammissibile, oltre che in determinati casi che analizzeremo meglio in seguito, anche se il giudice non ravvisa l’omogeneità dei diritti individuali tutelabili.

3. Chi può aderire alla class action

Come già accennato, la class action può essere intrapresa da chiunque rivesta la qualità di consumatore o di utente. Si parla di utente quando un soggetto privato si è rivolto a un’impresa o pubblica amministrazione per la fruizione di servizi. Si parla, invece, di consumatore quando il soggetto privato abbia acquistato da un’impresa determinati prodotto per uso personale.

Quindi non può agire il professionista nell’acquisto di un bene per la propria attività lavorativa, e così l’imprenditore, la società o professionisti e imprenditori individuali, però, possono aderire alla class action solo se hanno concluso il contratto per esigenze personali e non lavorative.

In ogni caso è pacifico che chi aderisce all’azione di classe risarcitoria deve vantare un interesse specifico, assumendo in tal modo la qualifica di parte del processo.

Sicuramente il modo meno costoso e più comodo per il consumatore di prendere parte ad una class action è quello di aderirvi dando mandato ad un’associazione posta a tutela dei diritti dei consumatori.

Questo si spiega in ragion del fatto che un’associazione dei consumatori sarebbe in grado di mobilitare migliaia di persone fornendo loro un’assistenza legale qualificata con la possibilità di avere un’adesione molto ampia.

Da questo modo di procedere potrebbero derivare vari vantaggi, tra cui il fatto che il consumatore che ha preso parte all’azione può registrarsi al sito dell’associazione ed essere aggiornato sugli sviluppi dell’azione giudiziaria stessa.

4. Quando è possibile aderire all’azione di classe

L’attuale procedura di adesione all’azione di classe prevede che l’adesione possa essere effettuata sia prima che dopo la sentenza che accoglie la class action

Se il Tribunale pronuncia l’ordinanza che ammette l’azione di classe, si fissa un termine perentorio, non inferiore a 60 giorni e non superiore a 150 giorni dalla data di pubblicazione dell’ordinanza  per l’adesione all’azione medesima da parte dei soggetti portatori di diritti individuali omogenei.

Interessante è esaminare la figura dell’aderente all’azione di classe.

L’aderente non assume la qualità di parte e ha diritto ad accedere al fascicolo informatico e a ricevere tutte le comunicazioni a cura della cancelleria. 

Come accennato, si parla di procedura di adesione anche quando il giudice pronuncia la sentenza che accoglie la domanda.

Anche in tal caso viene fissato il termine perentorio (analogo al precedente) affinché i soggetti portatori di diritti individuali omogenei possano aderire, ad esempio per l’eventuale integrazione degli atti o per il compimento delle attività.

Come visto in precedenza, il termine decorre dalla data di pubblicazione della sentenza nell’area pubblica del portale dei servizi telematici. 

Naturalmente, con la sentenza, inoltre, si provvede anche a nominare a il giudice delegato per la procedura di adesione.

5. Il procedimento

La class action ha inizio come qualsiasi altro procedimento, ossia con la notifica di un atto di citazione.

Questo atto va notificato non solo all’impresa convenuta, ma anche al Pubblico Ministero presso il Tribunale competente.

Il P.M. infatti potrà intervenire solo per la verifica dei requisiti di ammissibilità.

Nella prima udienza il Tribunale deve esclusivamente valutare l’ammissibilità della domanda, dunque la sua fondatezza, sulla base degli atti, dopo aver ascoltato le parti e dopo aver assunto, se necessario, sommarie informazioni.

In pratica il Tribunale verifica se vi sia stata effettivamente una lesione ai diritti o interessi del consumatore.

Se il Tribunale dichiara ammissibile la domanda, invece, ammette l’azione con un’ordinanza e contestualmente procede con ulteriori attività.

  • Fissa i termini e le modalità più opportune per la pubblicità dell’azione allo scopo di permettere ai soggetti interessati di aderirvi.
  • Determina il corso della procedura.
  • Regola l’istruzione probatoria e disciplina ogni altra questione di rito.

Inammissibilità della domanda

La domanda è dichiarata inammissibile in determinati casi.

  • Se è manifestamente infondata.
  • Quando il Tribunale non ravvisa omogeneità dei diritti individuali tutelabili, come sopra spiegato.
  • Se il ricorrente versa in stato di conflitto di interessi nei confronti del resistente.
  • Quando il ricorrente non appare in grado di curare adeguatamente i diritti individuali omogenei fatti valere in giudizio.

Se l’istanza è dichiarata inammissibile il ricorrente potrà riproporre l’azione di classe qualora si verifichino mutamenti delle circostanze o vengano dedotte nuove ragioni di fatto o di diritto.

In conclusione, come avrai potuto capire, non è sempre facile proporre una class action o aderire ad essa.

Proprio per questo motivo, al fine di difendere e proteggere al meglio il Tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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