Concordato fallimentare: come funziona?
Arianna Polani
Aggiornato il 1 Settembre 2021
 

Il concordato fallimentare è una particolare forma di cessazione della procedura di fallimento.

Infatti esso costituisce un mezzo attraverso il quale si attua il soddisfacimento dei creditori senza ricorrere alla liquidazione giudiziaria del patrimonio del fallito.

Dunque, può essere un ottimo strumento per porre fine alla procedura di fallimento, anticipando di gran lunga i tempi del soddisfacimento dei creditori rispetto alla procedura ordinaria.

Se sei il destinatario di una sentenza dichiarativa di fallimento e vuoi sapere di più su come poter fare un concordato fallimentare, questa guida potrebbe aiutarti.

Verrà spiegato cos’è un concordato fallimentare, come funziona, le condizioni necessarie per proporlo.

1. Disciplina generale del concordato fallimentare

Innanzitutto non va confuso con quegli accordi stragiudiziali con i quali il fallito può provvedere alla liquidazione del suo dissesto.

Questi accordi, infatti, perché conclusi con la generalità dei creditori concorrenti possono portare alla chiusura del fallimento, ma non costituiscono un concordato.

Il concordato è un atto decisamente complesso che richiede sia un accordo con i creditori sia un provvedimento giurisdizionale di omologazione.

A tale atto partecipano il fallito, i creditori e in vario modo gli organi del fallimento.

Il concordato presuppone una proposta che può essere presentata non soltanto dal fallito, ma anche da uno o più creditori e pure da un terzo.

La legge pone limiti cronologici alla presentazione della proposta da parte del fallito.

Dispone infatti che costui può proporre il concordato dopo il decorso di un anno dalla dichiarazione di fallimento.

A una condizione

Non devono essere decorsi due anni dal decreto che rende esecutivo lo stato passivo.

La proposta di concordato fallimentare

La proposta di concordato, per poter essere valutata, richiede necessariamente la conoscenza della situazione debitoria .

Dunque richiede che lo stato passivo sia stato reso esecutivo o almeno che si disponga di dati contabili idonei a consentire al curatore di sottoporre all’approvazione del giudice delegato un elenco provvisorio dei creditori del fallito.

Tale proposta deve contenere l’indicazione della misura e delle modalità con le quali verrebbero soddisfatti i creditori nonché delle garanzie offerte.

La legge si limita a richiedere che la proposta preveda la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti.

Lascia al proponente l’individuazione delle forme attraverso le quali addivenirvi tra cui vengono indicati la cessione dei beni, l’accollo e altre operazioni straordinarie.

Può essere offerto il pagamento di una percentuale o il pagamento dell’intero, ma dilazionato nel tempo.

Così come può essere offerta la cessione dei beni ai creditori o a un terzo che assuma l’esecuzione degli obblighi previsti nel concordato.

Ancora, possono essere offerte garanzie reali sui beni del fallimento o garanzie reali o personali di terzi.

Tra le diverse proposte assumono un particolare rilievo quella diretta a operare una suddivisione di creditori in classi secondo posizione giuridica e interessi economici omogenei.

Ciò è necessario al fine di sottoporre gli appartenenti a ciascuna di esse a un trattamento differenziato.

Assume importanza anche la proposta che prevede che i creditori muniti di diritto di prelazione non vengano soddisfatti integralmente, purchè non venga alterato l’ordine delle cause legittime di prelazione e in misura non inferiore al valore presumibile di realizzazione dei beni o dei diritti sui quali sussiste la prelazione.

Oggetto della proposta di concordato fallimentare

La proposta può avere ad oggetto le obbligazioni nascenti dal concordato assunte da un terzo con la liberazione immediata del fallito in cui vi sia cioè un assuntore del concordato .

In questa ipotesi la liberazione del fallito consegue alla omologazione del concordato.

L’effetto è che le vicende inerenti all’esecuzione delle obbligazioni nascenti dal concordato riguardano ormai esclusivamente l’assuntore del concordato e in nessun caso possono determinare la riapertura del fallimento.

Infatti quando la proposta è presentata da uno o più creditori o da un terzo, può prevedere la cessione non solo dei beni compresi nell’attivo fallimentare, ma anche delle azioni di pertinenza della massa già autorizzate dal giudice delegato e specificatamente indicate.

Il che soprattutto rileva per quanto concerne la possibilità della cessione delle azioni revocatorie.

Si sottolinea come la funzione del terzo assuntore si traduce in quella di un soggetto il quale assumendosene i rischi viene a svolgere i compiti liquidatori tipici della procedura fallimentare.

Procedimento

La proposta di concordato è presentata con ricorso al giudice delegato il quale acquisisce il parere del curatore e quello favorevole del comitato dei creditori.

Se sono previste condizioni differenziate per singole categorie di creditori la proposta il tribunale verifica la proposta in ordine alla correttezza dei criteri sulla cui base le classi medesime sono state formate.

Nel caso di pluralità di proposte è il comitato dei creditori a scegliere quella da sottoporre all’approvazione dei creditori.

Il giudice delegato può tuttavia ordinare su richiesta del curatore la comunicazione a costoro anche di proposte non scelte, ritenute particolarmente convenienti.

Espletati questi adempimenti preliminari, i creditori devono approvare la proposta di concordato.

Il concordato riguarda essenzialmente i creditori chirografari.

I creditori ipotecari, pignoratizi o privilegiati sono soddisfatti in via di principio per intero, nel qual caso non hanno diritto al voto.

Tuttavia nel caso in cui rinunzino al diritto di prelazione per una parte non inferiore al terzo del loro credito complessivo ovvero qualora la proposta ne preveda la soddisfazione non integrale essi sono assimilati ai creditori chirografari per la parte residua del credito e dunque ammessi a dare l’adesione al concordato e considerati nel calcolo della maggioranza.

Crediti considerati

Sono considerati ai fini del concordato tutti i creditori per i quali la proposta non preveda l’integrale pagamento anche se ammessi con riserva o provvisoriamente.

Ma per l’adesione al concordato non hanno diritto al voto coniuge, parenti, e affini del fallito, fino al quarto grado, cessionario o aggiudicatari da essi, acquirenti dei crediti verso il fallito successivamente alla dichiarazione di fallimento.

Non hanno altresì diritto le società controllanti, controllate, o sottoposte a comune controllo.

Per gli obbligazionisti come pure per i titolari di strumenti finanziari l’adesione è data attraverso il rappresentante comune sulla base della deliberazione dell’assemblea.

Perché possa ritenersi approvata, la proposta di concordato deve avere il voto favorevole dei creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al veto, e nel caso di differenti classi, quello dei creditori che rappresentino la maggioranza dei crediti ammessi al voto nella maggioranza delle classi medesime.

Qualora ai creditori siano sottoposte plurime proposte si considera approvata quella che ha ottenuto il maggior numero di consensi o, in caso di parità, quella presentata per prima.

Adesione alla proposta di concordato

Se la proposta trova l’adesione nella necessaria maggioranza, il giudice delegato dispone che ne sia data comunicazione al proponente.

Quest’ultimo può richiedere al Tribunale l’omologazione del concordato al fallito e ai creditori dissenzienti.

Si fissa un termine per la proposizione di eventuali opposizioni all’omologazione che peraltro qualunque interessato è legittimato ad avanzare.

In mancanza di opposizioni il Tribunale verificata la regolarità della procedura e l’esito della votazione omologa il concordato con decreto motivato non soggetto a gravame.

Altrimenti assume i mezzi istruttori richiesti dalle parti o disposti d’ufficio e provvede ugualmente con decreto motivato pubblicato.

In questo caso tale decreto che omologa il concordato è reclamabile dinanzi alla corte di appello.

Il termine previsto è di 30 giorni dalla sua notificazione ad opera della cancelleria del Tribunale.

Contro di esso è poi ammesso il ricorso per cassazione entro 30 giorni.

Se la proposta di concordato prevede la suddivisione dei creditori in classi, se un creditore appartenente a una classe dissenziente contesta la convenienza del concordato, il Tribunale può omologare quest’ultimo solo qualora ritenga che il credito dell’opponente possa risultare soddisfatto con il concordato in misura non inferiore rispetto alle alternative concretamente praticabili.

E dunque all’esito di un controllo che eccezionalmente ha ad oggetto il merito della proposta.

Potrebbe essere poi interessante condurre un parallelismo.

Nella disciplina originaria della legge fallimentare l’omologazione del Tribunale investiva comunque non soltanto la legittimità dell’atto ma la convenienza dello stesso, cosicchè l’omologazione poteva essere negata.

Nel sistema attuale, in coerenza con il più ampio ruolo riconosciuto agli interessi privati, rilevanti nel fallimento, la funzione del giudice si limita a un controllo della regolarità della procedura e dell’esito delle votazioni con cui i creditori hanno espresso il loro consenso.

Oggi tale provvedimento è adottato con decreto e non con sentenza come avveniva prima della riforma.

Effetti della proposta

Divenuto definitivo il decreto di omologazione essendo scaduti i termini per opporsi o esaurirsi i procedimenti di impugnazione, la proposta di concordato diviene efficace.

Il curatore rende conto della gestione e il Tribunale dichiara chiuso il fallimento.

Il giudice delegato e il comitato dei creditori continuano a svolgere una funzione di sorveglianza per quanto concerne l’adempimento del concordato, secondo le modalità stabilite nel decreto di omologazione.

Il concordato omologato è obbligatorio per tutti i creditori anteriori all’apertura del fallimento, abbiano o non abbiano presentato domanda di ammissione al passivo.

Ai creditori concorsuali ma non concorrenti non si estendono le garanzie date nel concordato da terzi.

I creditori conservano tutta la loro azione per l’intero credito nei confronti dei coobbligati e dei fideiussori del fallito come pure degli obbligati in via di regresso.

Se il concordato prevede il pagamento dei creditori in percentuali o mediante cessione dei beni il debitore è liberato con il pagamento della percentuale di concordato o con la cessione dei beni.

Invece, se le garanzie promesse non vengono costituite o se gli obblighi del concordato non sono adempiuti dal proponente il Tribunale, su richiesta di qualsiasi creditore da proporsi entro un anno dalla scadenza del termine per l’ultimo adempimento, pronuncia la risoluzione del concordato.

Si riapre, così, la procedura di fallimento.

Se risulta invece che il passivo è stato dolosamente esagerato o una parte rilevante dell’attivo è stata sottratta o dissimulata il curatore e i creditori possono chiedere l’annullamento del concordato.

La sentenza che annulla il concordato riapre il fallimento ed è provvisoriamente esecutiva.

Il ricorso per annullamento deve essere proposto nel termine di 6 mesi dalla scoperta del dolo e non oltre 2 anni dalla scadenza del termine dell’ultimo adempimento previsto.

Non è ammessa altra azione di nullità o di annullamento.

2. Riapertura del fallimento

La procedura di fallimento può essere riaperta.

In conseguenza della risoluzione o annullamento del concordato, se i creditori che non hanno trovato pieno soddisfacimento, sopravvengono nel patrimonio del fallito per attività che rendono utile il provvedimento o il debitore faccia offerta di pagare il 10 per cento a creditori vecchi e nuovi.

La riapertura del fallimento è consentita entro limiti di tempo determinati.

Nella prima ipotesi deriva dal tempo fissato per la ammissibilità della azione di risoluzione o di annullamento del concordato.

La sentenza che dispone la riapertura del fallimento richiama in funzione il giudice delegato o lo nomina di nuovo; fissa i termini per le domande di ammissione al passivo, eventualmente abbreviandoli fino alla metà.

In definitiva si ha una continuazione del precedente concorso, con una differenza.

Ad esso partecipano anche i creditori nuovi e cioè quelli le cui ragioni di credito siano sorte dopo la chiusura del fallimento.

3. Concordato fallimentare: in conclusione

Secondo la Corte di cassazione (sentenza n. 23271/2006) è inammissibile il ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost. avverso il decreto con cui il giudice delegato, durante l’esecuzione del concordato preventivo, impartisce direttive generali per una corretta gestione della procedura nella fase liquidatoria.

Infatti tale ricorso è inidoneo a pregiudicare in modo definitivo e con carattere decisorio i diritti soggettivi delle parti.

Una volta esauritasi, con la sentenza di omologazione, la procedura di concordato preventivo, tutte le questioni che hanno ad oggetto i diritti dei singoli creditori e che attengono all’esecuzione del concordato danno luogo a controversie del tutto sottratte al potere decisionale degli organi fallimentari.

Queste, infatti, sono materie oggetto di ordinario giudizio di cognizione.

Dunque, come avrai potuto intuire, la procedura del concordato fallimentare, per quanto utile, è molto complessa.

Da un lato, infatti, elimina la fase liquidatoria, dall’altro presuppone un procedimento ugualmente lungo e sicuramente insidioso.

Proprio per questo motivo, per avere una migliore e maggiore assistenza in difesa e protezione del tuo patrimonio ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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