Consulenza patrimoniale: a chi rivolgersi

La consulenza patrimoniale è un’attività che, ad oggi, si presta a molteplici declinazioni. E’ spesso necessario ricorrere ad un esperto per la gestione di grandi patrimoni.

Il consulente patrimoniale consente di risolvere questioni e prendere decisioni soprattutto in ambiti caratterizzati da una forte specializzazione e che implicano conoscenze tecniche notevoli.

 La sua attività si distingue da quella del consulente finanziario. Egli, infatti, non affronterà solamente problematiche connesse all’attività di investimento.

La sua principale funzione, dunque, è quello di conoscere ogni dettaglio relativo al tuo nucleo familiare, alla pianificazione dei tuoi risparmi. Il consulente si occupa della gestione delle tue entrate e delle tue uscite, alla pianificazione previdenziale, alla tutela della tua persona e della tua famiglia 

A tale scopo predisporrà un piano di gestione dei risparmi, che in alcuni contesti, potrebbe essere essenziale per la sopravvivenza di un’impressa o, più semplicemente, per tutelare il patrimonio familiare e personale.

Laddove fosse interessato ti invitiamo nella prosecuzione della lettura. Con il presente articolo intendiamo offriti una descrizione puntuale del ruolo e delle funzioni del consulente patrimoniale.

1. Chi è il consulente patrimoniale?

La scelta del consulente patrimoniale è dettata da diversi fattori che possono influire, di natura più o meno professionale. Infatti, sicuramente un elemento che diviene fondamentale in questo settore è il rapporto con la clientela.

La consulenza patrimoniale è un settore dove l’elemento fiduciario e quello di fidelizzazione possono divenire fattori determinanti. Tuttavia, non solo il fattore umano, per quanto rilevante, è sufficiente. Un consulente patrimoniale diventa il tuo unico interlocutore di fiducia in grado di fornirti i migliori consigli al fine di ridurre al massimo i rischi relativi a tutta una moltitudine di imprevisti normalmente difficili da individuare da soli.

1.1. Quali sono i rischi che la consulenza patrimoniale intende prevenire?

I rischi che possono minacciare il patrimonio sono molteplici e di varia natura. Semplificando, potremmo raggrupparli in quattro categorie di rischi di:

  • natura professionale: i rischi connessi all’assunzione di responsabilità nello svolgimento di un’attività professionale, riguardano chiunque svolga la libera professione, 
  • specifici imprenditoriali: in particolare ove si tratti di gestione di impresa i rischi in cui il patrimonio può incorrere, attengono alla rete di incertezza generata da tutte quelle decisioni imprenditoriali che accompagnano il naturale esistere di una ditta, di un’industria o di un’impresa. Tali decisioni, infatti, produrranno dei risultati che possono essere tanto positivi quanto negativi per l’imprenditore. Nel caso in cui una particolare decisione dovesse risultare azzeccata, l’impresa genererà un profitto.
  • coniugali: la conclusione di un rapporto coniugale può comportare notevoli conseguenze sul piano patrimoniale. Numerose sono le ripercussioni e conseguenze, sul patrimonio almeno di uno dei due coniugi, a causa conti correnti in comune, casa, risparmi, comunione legale e conseguenze patrimoniali proprie del divorzio o separazione, per quanto riguarda gli oneri di mantenimento.
  • legati all’inasprimento fiscale.

Tramite la consulenza patrimoniale si potranno, quindi, anche prevenire fasi patologiche della vita di un’impresa come la crisi di liquidità, nonché tutelare il patrimonio da eventuali aggressioni da parte di creditori e gestire le risorse economiche in considerazione delle esigenze personali e familiari.

1.2. Come scegliere un consulente patrimoniale?

La consulenza patrimoniale è un’attività che necessita di esperienza e formazione. Non è una scelta di poco conto quella di attribuire la gestione del tuo patrimonio ad società o liberi professionisti. Il consulente potrà, infatti, influenzare le principali strategie economiche che adotterai in futuro.

Nella scelta del consulente più adatto alle tue esigenze sarà determinante individuare un professionista che abbia una certa competenza e conoscenza del settore, sia teorica che pratica.

Ovviamente un elemento che dovrai necessariamente tenere in considerazione è la formazione sul campo. Uno degli fattori fondamentali nel processo di crescita e formazione è l’esperienza in uno studio legale oppure in una società di consulenza patrimoniale.

Il percorso formativo è un passaggio fondamentale del profilo del professionista, per quanto questo debba essere completato dalle competenze sviluppate sul campo.

Questi sono, quindi, alcuni elementi che dovrai tenere in considerazione, nel valutare il professionista che avrai di fronte. E’, dunque, importante una prima fase di scrutinio del curriculum, in cui andrai ad analizzare la formazione del legale nel settore tributario.

Ovviamente è di non poco momento l’esperienza sul campo. Un professionista si forma principalmente con la pratica, gli errore e i successi che contraddistinguono una carriera dall’ampio respiro, anche a vocazione multidisciplinare.

Soprattutto in un settore come la consulenza patrimoniale, la crescita professionale si matura sia nella gestione di impresa che in quello più propriamente tipico del counseling finanziario.

La notorietà dei contesti lavorativi dove lo specialista ha avuto l’opportunità di crescere è un elemento da tenere sicuramente in considerazione.

In particolare potrebbe essere un elemento da tenere in considerazione anche l’aver lavorato in contesti multiculturali e in Paesi esteri, dove si ha l’opportunità di acquisire, oltre che a conoscenze del settore, anche esperienze di amministrazione e organizzazione del lavoro, secondo modalità flessibili ed innovative.

1.3. Cosa fa il consulente patrimoniale?

La consulenza patrimoniale è un’attività complessa e variegata che comporta una serie di competenze e conoscenze teorico pratiche. Gli ambiti di intervento sono numerosi, dalla tutela del patrimonio familiare a quella della gestione e organizzazione di imprese.

Tale aspetto verrà adeguatamente trattato nel successivo paragrafo. Qui, invece, intendiamo individuare quella che in concreto può essere l’esperienza e il rapporto con un consulente.

Il lavoro del consulente è quello di veicolare messaggi importanti e allo stesso tempo renderli interessanti. Il presupposto principale è che tutto sia semplice, perché per comunicare ed essere efficaci occorre semplificare.

L’attività del consulente deve essere allora improntato ad alcuni specifici obiettivi, che dovrà sempre tener in mente nell’espletamento delle loro funzioni:

  • rendere chiaro e comprensibile l’attività svolta e il messaggio che si vuole trasferire;
  • entrare in sintonia con il cliente;
  • rendere accessibili anche quei concetti che a noi appartengono al bagaglio conoscitivo del cliente, anche se possono sembrano banali e scontati.

Quindi l’attività principale del consulente patrimoniale è quello di aiutarti a capire quali sono le potenzialità economiche del tuo patrimonio, come sfruttarle e come tutelarle.

Il professionista può aiutarti a capire quali sono i tuoi obiettivi, ad agire con consapevolezza e razionalità. Un consulente ti permette valutare i rischi e a limitarne le conseguenze, oltre che a sfruttare al meglio le possibilità che ti si presentano.

2. Consulenza patrimoniale: in cosa consiste?

Nei precedenti paragrafi abbiamo cercato di delineare la figura del consulente patrimoniale, indicando i criteri e parametri che possono esser utili per al fine di scegliere il professionista più adatto alle tue esigenze.

Tuttavia, è forse opportuno descrivere brevemente anche gli ambiti di competenza del consulente e le situazione concrete di intervento, dove l’attività di consulenza patrimoniale può esserti particolarmente utile.

Il consulente patrimoniale va oltre l’aspetto puramente finanziario. Il focus è l’intero patrimonio che comprende:

  • parte finanziaria;
  • immobili;
  • terreni;
  • partecipazioni aziendali;
  • beni di lusso;
  • elementi non tangibili ma estremamente importanti come le relazioni affettive

La consulenza patrimoniale, quindi, si estende in molteplici settori trasversali, quali ad esempio:

  • tutela del patrimonio personale e familiare;
  • passaggio generazionale di azienda;
  • pianificazione successoria.

2.1. Tutela del patrimonio personale e familiare

Gli scambi economici , anche quotidiani, che il cittadino è tenuto a porre in essere nell’ambito delle proprie relazioni sociali ed economiche presentano non pochi rischi.

Egli, di fronte alle possibili difficoltà che potrà esser chiamato ad affrontare, sembra sprovvisto degli adeguati strumenti di tutela del patrimonio. Eppure, soprattutto nell’ultimo decennio, l’esigenza di proteggere i propri risparmi è divenuta sempre più sentita.

In considerazione anche del rischio crescente di essere esposti a peculiari eventi lesivi, come la crisi di impresa, improvvisa precarietà lavorativa, ma anche inaspettati eventi di natura familiare o personale, si è sviluppata la tendenza a ricercare idonee strumenti cautelativi.

La famiglia è, infatti, un’istituzione che trova riconoscimento nella stessa Costituzione all’art. 29, oltre ad essere disciplinata compiutamente e in modo approfondito dal codice civile.

Da ciò si desume l’espressa volontà di introdurre una normativa garantista dell’interesse alla protezione della famiglia. Quest’ultimo, invero, non si estrinseca nella mera previsione di diritti e doveri, in particolare in capo ai coniugi, ma presuppone anche strumenti volti a preservare il patrimonio dei suoi membri.

Proprio per tali ragioni, che l’attività di consulenza patrimoniale può essere in questi settori di particolare rilevanza, al fine di consentire una maggior tutela del tuo patrimonio.

2.2. Strumenti a tutela del patrimonio personale e familiare

La tutela del patrimonio può esser realizzata ricorrendo ad una serie di istituti disciplinati dal codice civile:

  • atti di destinazione, disciplinato all’art. 2465 ter c.c. consente di costituire un vincolo, individuando determinati beni del patrimonio personale, in modo che tu possa destinarli al fine per cui l’atto è stato realizzato;
  • trust, il quale è una particolare tipologia di vincolo di destinazione, tramite il quale un soggetto, detto disponente, attribuisce una serie di beni al trustee, affinché li gestisca in favore di un beneficiario o per il perseguimento di uno scopo;
  • fondazione di famiglia,  è costituita da una persona fisica o giuridica, la quale destina una massa patrimoniale ad uno scopo, lecito e, in genere, di utilità sociale, che nel caso di specie è volta a soddisfare esigenze di della famiglia o un membro dello stesso;
  • fondo patrimoniale , costituito dai coniugi o da un terzo in costanza del matrimonio, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia;
  • polizze assicurative, gli atti negoziali connotati, oltre che dalla necessaria alea economica, anche da un’alea giuridica, tramite le quali si prevedono rendite o indennizzi subordinati ad eventi futuri od incerti.

2.3. Passaggio generazionale di azienda

Anche rispetto al passaggio generazionale di aziende, l’attività di consulenza patrimoniale assume peculiare rilevanza.

Il passaggio generazionale è quella fase della vita di ciascuna impresa in cui una generazione di amministratori subentra alla precedente, nella gestione organizzativa e strutturale dell’impresa.

In genere, questa si realizza con la successione da padre a figlio, ciò comporta non poche problematiche:

  • con riferimento ai rapporti con gli altri legittimi successori. Il passaggio generazionale può essere occasione di conflitti familiari che inevitabilmente pregiudicano l’amministrazione di un’azienda;
  • rapporti interni, con gli altri dirigenti e direttori esecutivi. Soprattutto nelle società ad ampia organizzazione, infatti, la gestione si fonda sul rapporto fiduciario tra i componenti amministrativi. L’eventuale introduzione di un soggetto terzo può compromettere l’equilibrio e l’assetto operativo interno;
  • in termini di know how aziendale. Con ciò si intende l’insieme di conoscenze e capacità di impresa, che, ovviamente, differisce da una generazione all’altra.

Il passaggio generazionale si divide in quattro casi di estrinsecazione del predetto fenomeno:

  • drastico, se il passaggio è volontario, cioè il fondatore decide di ritirarsi e lasciare l’azienda agli eredi;
  • flessibile, se il ricambio generazionale ha base meritocratica, cioè è influenzato dai successi ottenuti dall’erede all’interno dell’azienda;
  •  inaspettato, a seguito di eventi, come il decesso, che conducono ad un repentino cambio di gestione;
  • incerto il passaggio quando il fondatore e gli eredi non giungono ad un rapido accordo e si susseguono continui rimpalli.

2.4. Pianificazione successoria

La consulenza patrimoniale può anche essere funzionalizzata alla pianificazione successoria. Il nostro ordinamento attribuisce la possibilità di determinare anticipatamente, in un mandato precauzionale, cosa debba essere regolamentato in caso di propria incapacità di discernimento. Inoltre la successione legale non sempre corrisponde alle proprie idee, o alle esigenze della tua impresa.

La pianificazione successoria implica un assetto di conoscenze considerevoli, corredata da doti organizzative o di gestione, soprattutto se il patrimonio è considerevole.

Tramite la collaborazione di un consulente è possibile:

  • decidere come e a chi destinare i propri beni;
  • tutelare i propri cari;
  • evitare le liti ereditarie;
  • ottimizzare la fiscalità successoria ed evitare oneri a carico degli eredi.

Tale attività di pianificazione può esser posta in essere tramite una serie di istituti, che incontrano tuttavia il limite del divieto di patti successori. Infatti, il codice civile esclude espressamente la possibilità di accordarsi con i futuri eredi e disporre del proprio patrimonio in via pattizia.

Gli strumenti a disposizione per la pianificazione successoria sono, quindi, essenzialmente due:

  • il testamento disciplinato all’art. 687 c.c., è un atto giuridico unilaterale, con il quale l’autore stabilisce come disporre dei propri beni per il momento in cui non sarà più in vita;
  • patto di famiglia  un contratto a titolo gratuito concluso tra vivi, cioè non a causa di morte. Con essi si pone in essere un patto stipulato dall’imprenditore con i propri discendenti, che prendono il nome di legittimari, per trasferire l’azienda in capo taluno di loro, quando si trova ancora in vita.

3. Conclusioni

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione alla consulenza patrimoniale è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di Proteggere e Difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

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