Contenzioso bancario: come funziona
Arianna Polani - 27 Agosto 2020

Il contenzioso bancario è uno degli strumenti più comunemente diffusi e utilizzati per importanti questioni da risolvere con gli istituti bancari.

Ad esempio, può essere utilizzato per risolvere problemi con i pagamenti, per ottenere risarcimenti danni per irregolarità contrattuali e costi illegittimi, per rinegoziare prestiti e finanziamenti, ristrutturare i debiti ed evitare le conseguenze di un’azione giudiziaria.

In sostanza, può essere uno strumento decisamente utile per varie finalità e conoscerne il funzionamento e la portata può essere sicuramente vantaggioso.

Proprio per questo motivo, ti consiglio di andare avanti con la lettura di questa guida.

Vedremo il funzionamento del contenzioso bancario nella sua interezza e come può essere utilizzato.

1. Contenzioso bancario: cos’è

In particolar modo, attraverso il contenzioso bancario, si giunge alla risoluzione delle controversie tra i risparmiatori e gli intermediari finanziari, nell’ambito di anomalie bancarie quali usura, anatocismo o interessi extra legali, ma non solo.

Il contenzioso bancario, infatti, comprende in se anche tutte le procedure giudiziali e stragiudiziali utili a risolvere le problematiche che nascono nell’ambito del rapporto tra le banche ed i propri clienti.

Si pensi all’ accordo di saldo e stralcio; gestione stragiudiziale del debito; piano di rientro concordato; consolidamento del debito.

Accanto ai tradizionali sistemi di tutela giudiziaria, infatti, sono sempre più diffusi in ambito bancario gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie.

Questi ultimi sono particolarmente vantaggiosi perché consentono di raggiungere una composizione bonaria del contenzioso.

Si giunge infatti a un accordo transattivo che soddisfi entrambe le parti con soluzioni concordate più rapide e meno dispendiose rispetto alle dispute davanti al giudice.

Cerchiamo di analizzare quali sono questi modi di risoluzione delle controversie in ambito bancario.

Modi di risoluzione delle controversie

La negoziazione è indubbiamente il primo strumento che deve essere considerato per giungere ad una risoluzione delle controversie, ma non è neanche l’unico. Tra i metodi più comunemente utilizzati nel contenzioso bancario si annoverano infatti:

  • Negoziazione stragiudiziale;
  • Conciliazione o Mediazione Civile Obbligatoria;
  • Arbitro Bancario Finanziario (ABF);
  • Arbitro per le Controversie Finanziarie (ACF);
  • Arbitrato;
  • Differenza tra il contenzioso attivo e passivo in ambito finanziario.

In particolar modo, il contenzioso passivo è una situazione in cui è il fruitore e titolare di un servizio che non rispetta gli accordi pattuiti. L’esempio più evidente si può avere con il mancato o ritardato pagamento di una o più rate, lo sconfinamento del fido accordato, ecc.

Inoltre, occorre considerare che si possono infine verificare delle situazioni limite, come nel caso delle procedure concorsuali, fino al fallimento.

In questa situazione, infatti, la certezza delle informazioni, e dei diritti che i vari soggetti coinvolti, diventa fondamentale per non perdere il diritto al rimborso.

Dunque, come si può facilmente evincere, si tratta di una procedura utilizzata soprattutto da imprenditori vessati dagli interessi bancari, spesso illegittimi, o da investitori di grande o media liquidità sottoposti a costi occulti.

In questo caso, il processo di contestazione è infatti piuttosto lungo e oneroso dal punto di vista economico.

Proprio per questo motivo, non è il metodo più consigliabile per il piccolo risparmiatore.

Infatti, spesso, viene restituita al correntista solo una percentuale del dovuto.

Ne deriva che, in realtà, questo tipo di contenzioso serve quindi a recuperare solo in parte il credito non dovuto all’istituto bancario, tramite una vera e propria causa in sede giudiziaria.

Causa che comporterà diversi oneri, tra cui quelli di natura economica.

2. Procedura di contenzioso bancario: attività preliminari

Prima di avviare una procedura di contenzioso è ovviamente necessario valutare la fattibilità della causa ed i possibili risultati economici.

Se il correntista non ne è più in possesso, potrà richiedere i documenti alla banca, che sarà obbligata a fornire il file completo entro 3 mesi massimi.

Occorre, però, prestare molta attenzione in merito.

Infatti, se il conto corrente oggetto di contestazione è stato chiuso più di 10 anni prima, la banca non sarà tenuta a fornire la documentazione al proprio ex cliente.

Se il caso rientra effettivamente nelle casistiche passibili di contenzioso, si passa ad una perizia dedita al controllo dell’ammontare effettivamente recuperabile dal cliente.

Se questo ammontare è troppo basso, inferiore ai costi di iscrizione a ruolo sommati a quelli dell’inserimento dati, la causa non avrà ragione d’essere: in questi casi infatti, si otterrebbe solo una perdita economica da parte del correntista danneggiato.

Dunque, in queste situazioni, si sconsiglia di porre in essere un contenzioso bancario.

Procedura di contenzioso bancario: i tentativi di conciliazione

Una volta verificata la fattibilità di un contenzioso, si avvia una procedura di trattativa diretta con l’istituto bancario interessato.

Purtroppo, però, sono pochi gli istituti bancari disposti ad una trattativa senza intermediario.

In caso di fallimento di questo tipo di trattativa, è obbligatorio per legge rivolgersi ad un organismo di mediazione competente.

Infatti, ai sensi del d.lgs. n. 28/2010, la mediazione è condizione di procedibilità della domanda anche laddove la controversia verta in materia di contratti bancari.

Ne consegue che se la mediazione non è esperita, la sua mancanza va eccepita dal convenuto a pena di decadenza o è rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima udienza. Il giudice, quindi, fissa un termine per il suo inizio e rinvia la causa.

Nel caso in cui la mediazione (che va condotta con la necessaria assistenza di un avvocato) si riveli positiva, sarà possibile ottenere un risarcimento e chiudere la posizione di contestazione senza necessità di ricorrere in Tribunale.

In caso contrario, invece, sarà necessario avviare la procedura di contestazione vera e propria, aprendo una causa ordinaria con il sostegno di propri legali esperti nel ramo bancario.

Naturalmente, come si può facilmente immaginare, il loro aiuto e consiglio sarà fondamentale per valutare l’eventuale fattibilità della causa ed evitare di incorrere in perdite di tempo e denaro.

3. Soluzioni alternative al contenzioso bancario: l’ACF

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie è un’ottima opportunità per tutti coloro i quali hanno subito comportamenti scorretti da parte degli istituti di credito, ma non desiderano o non possono avviare una causa vera e propria.

Questo organismo, nato a seguito della delibera Consob n. 19602 del 4 maggio 2016 e divenuto operativo a partire dal 9 gennaio 2017, punta a rendere più snella e rapida la procedura di mediazione tra investitori/correntisti ed istituti di credito.

La caratteristica più importante di questo strumento è che le procedure di mediazione vengono svolte quasi esclusivamente online.

Tramite il portale dell’ACF sarà possibile monitorare in tempo reale l’avanzamento della mediazione. Gli arbitrati, ovviamente, sono del tutto imparziali.

Già questo dato lascia presagire la comodità e la convenienza dell’avvalersi di questo strumento.

L’accesso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie è gratuito e proprio tale aspetto rende tale strumento adatto anche alle controversie che coinvolgono piccoli risparmiatori e investitori. Inoltre i termini per giungere alla decisione sono ridotti e corrispondono al massimo a 90 giorni dal completamento del fascicolo.

Così presentato, sembrerebbe lo strumento più conveniente e adatto in assoluto per la risoluzione di ogni tipo di controversia.

Naturalmente, come si può facilmente intuire, è proprio qui che occorre prestare attenzione.

Infatti, non tutte le controversie possono essere sottoposte all’ACF, in quanto questo si occupa solo di quelle inerenti alla violazione degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza, fino a un valore massimo di 500mila euro.

Dunque, la natura delle controversie e la soglia del valore di queste rappresentano un limite alla esperibilità della causa dinanzi questo organo.

Si segnala, infine, che utilizzando il servizio di mediazione ACF non si rinuncerà alla possibilità di ricorso in Tribunale.

Se si è insoddisfatti della delibera sarà comunque possibile avviare una procedura di contenzioso nel vero senso della parola.

4. Soluzioni alternative al contenzioso bancario: l’ABF

Per la risoluzione di controversie bancarie è anche possibile rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario, sebbene solo per cause antecedenti al primo gennaio 2009. Anche dinanzi ad esso, infatti, si aprono delle procedure più rapide ed economiche di quelle ordinarie.

La sua convenienza il più delle volte non è neanche ostacolata dal fatto che le decisioni assunte dall’ABF non sono giuridicamente vincolanti, in quanto generalmente le banche adempiono comunque a quanto da esso deciso.

Se si decide di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario è preliminarmente indispensabile presentare formalmente reclamo alla banca e, solo se neanche seguendo tale strada si è riusciti a comporre bonariamente la controversia, diviene possibile depositare il ricorso all’ABF, rivolgendosi al collegio territorialmente competente (Milano per il nord, Roma per il centro e Napoli per il sud) e versando 20 euro a titolo di spese di procedimento.

Le decisioni arrivano in circa 100 giorni o poco più.

5. Il contenzioso bancario: costi e modalità

Nel caso, infine, in cui si decida di portare la controversia in Tribunale, per l’iscrizione a ruolo di una causa di questo tipo l’ammontare da pagare a titolo di contributo varia da un minimo di 37 euro fino ad un massimo di 1466 euro, cifra influenzata dal valore della causa.

Per la trascrizione di tutti i documenti relativi al conto oggetto di contestazione il costo è considerevole: si parla di 5 centesimi di euro a rigo di documento, e considerando la quantità di documentazione solitamente presente in questo tipo di cause il costo potrebbe rivelarsi piuttosto elevato. Ovviamente a tali somme si aggiungono quelle di patrocinio legale.

Una volta aperta la causa vera e propria, tutto sarà nelle mani del giudice competente, che accerterà eventuali somme dovute dall’istituto di credito al correntista.

In sostanza, come avrai potuto intuire, non è semplice risolvere un contenzioso bancario.

Proprio per questo motivo, al fine di ottenere una migliore e completa consulenza in merito, ti consiglio di completare il Modulo di contatto presente in questa pagina.

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.


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