Controllo formale 36-ter: come difendersi
Daniela Colleoni - 28 Luglio 2020

Hai ricevuto una cartella di pagamento? Hai commesso un errore nella dichiarazione dei redditi e non sai come comportarti? Esistono degli strumenti di tutela del contribuente?

Se ti stai ponendo queste domande probabilmente la tua dichiarazione è stata oggetto di controllo formale da parte del Fisco.

Ti invito a proseguire la lettura di quest’articolo in cui analizzeremo l’istituto e gli strumenti che hai a disposizione per difenderti.

L’Agenzia delle Entrate esercita diversi controlli per verificare l’attendibilità delle dichiarazioni dei contribuenti.

 Alcuni di questi sono automatici e vengono compiuti nei confronti di tutte le dichiarazioni; altri invece sono mirati a specifici soggetti. In alcuni casi è richiesta la collaborazione del contribuente, in altri casi il Fisco può procedere anche senza avviare il contraddittorio.

La tipologia di controllo impiegata dall’Agenzia delle Entrate implica l’utilizzo di differenti poteri da parte del Fisco, in alcuni casi anche molto invasivi.

Il primo genere di controlli che viene esercitato sulle dichiarazioni è documentale e prende il nome di controllo formale.

1. Il controllo formale

Una forma di controllo che viene rivolta alle dichiarazioni di tutti i contribuenti è il controllo formale circa la liquidazione delle imposte. Ai sensi dell’art. 36-bis del DPR 600/1973, con questo preliminare controllo automatico si accerta la correttezza circa il versamento delle imposte da parte del contribuente.

Trattasi di verifica mirata ad un controllo sull’esattezza numerica dei dati dichiarati. Se l’importo autoliquidato risulta inferiore rispetto a quello dovuto, l’Ufficio procede direttamente alla sua riscossione.

A fianco di questo controllo automatico è prevista la possibilità di ricorrere ad un eventuale controllo più invasivo in capo ai contribuenti.

Infatti, l’art. 36-ter prescrive un c.d. controllo formale delle dichiarazioni. Questo può eventualmente seguire il controllo sulle liquidazioni ed è rivolto solamente ad alcuni specifici contribuenti.

Il controllo formale di cui all’art. 36-ter richiede una collaborazione attiva; infatti, per portare a termine l’accertamento il contribuente deve fornire delle documentazioni.

Laddove non vi sia collaborazione o questa non sia giustificativa delle imposte evase, il Fisco può utilizzare ampi poteri nei confronti del contribuente, spingendosi fino all’esecuzione forzata.

Vediamo di cosa si tratta.

2. Controllo formale ai sensi dell’art. 36-ter DPR 600/1973

A differenza del controllo sulla liquidazione, questo non è automaticamente compiuto sulle dichiarazioni di tutti i contribuenti.

Infatti, è un’attività che viene esercitata solo nei confronti di alcune dichiarazioni individuate secondo dei criteri selettivi approvati dal Direttore dell’Agenzia delle Entrate.

 Nello specifico, in base alle risultanze di alcune voci contenute in dichiarazione, il contribuente sarà selezionato per essere sottoposto a controllo formale.

Un criterio di selezione delle dichiarazioni, per esempio, può essere l’indicazione in dichiarazione di oneri deducibili e/o detraibili. Ad esempio l’indicazione di premi assicurativi.

Il controllo formale di cui all’art. 36-ter richiede la collaborazione del contribuente. Questo, infatti, riceverà dall’Ufficio una comunicazione con cui lo si invita a rendere dei chiarimenti circa la sua dichiarazione, anche con la trasmissione di alcune documentazioni.

Già in questa fase di c.d. contraddittorio documentale, il contribuente ha la possibilità di difendersi. Infatti, può dimostrare la regolarità della propria dichiarazione presentando elementi e prove giustificative a sostegno di quanto indicato.

2.1. La rettifica della dichiarazione

Laddove le documentazioni presentate dal contribuente non fossero sufficienti per giustificare l’imponibile dichiarato, l’Ufficio procede alla c.d. rettifica della dichiarazione.

Infatti, una volta ricevuta ed esaminata la documentazione l’Ufficio può:

  • Correggere eventuali errori riscontrati, come escludere detrazioni o deduzioni non giustificate;
  • Quantificare nuovi crediti d’imposta precedentemente non inseriti;
  • Correggere errori di calcolo;

L’eventuale rettifica della dichiarazione e le relative sanzioni vengono comunicate al contribuente, con l’indicazione dei relativi motivi. Vengono inoltre segnalate le maggiori imposte da pagare o i minori crediti spettanti.

Entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione, il contribuente ha la facoltà di segnalare eventuali dati ed elementi non considerati o erroneamente valutati dall’Ufficio.

 La segnalazione equivale ad un’istanza di autotutela nel caso di controllo sostanziale. Infatti, si chiede la correzione di errori evidenti circa l’atto di rettifica.

A contrario, laddove il contribuente non intenda opporsi, può ottenere il beneficio della riduzione di due terzi della sanzione pagando entro trenta giorni la somma contestata.

Laddove il contribuente non si opponga e non paghi entro trenta giorni, l’Agenzia delle Entrate provvederà alla riscossione delle somme accertate tramite ruolo e cartella di pagamento.

La cartella di pagamento notificata senza preventivo contraddittorio documentale è nulla.

3. Ruolo e Cartella di pagamento

Il ruolo è un elenco a cui sono iscritti sia tutti i contribuenti che siano debitori del Fisco, che le somme oggetto dei debiti.

In base all’atto impositivo si forma il ruolo che viene poi notificato al contribuente tramite cartella di pagamento.

Questo è il primo atto formale con cui l’Amministrazione Finanziaria contesta una violazione al contribuente e dichiara le sue intenzioni di procedere all’esecuzione.

La cartella, a pena di nullità, deve contenere:

  • L’indicazione del responsabile del procedimento;
  • La data di quando l’atto è diventato esecutivo;
  • L’intimazione ad adempiere entro 60 giorni dalla notifica, con l’avvertenza che in mancanza si procederà ad esecuzione forzata;

Decorso inutilmente il termine di 60 giorni, iniziano a calcolarsi gli interessi di mora dalla data della notifica fino a quella del pagamento. Il Fisco può procedere ad esecuzione forzata.

Il legislatore ha previsto diversi strumenti per evitare l’avvio dell’esecuzione forzosa in capo al contribuente, vediamo quali.

4. Difesa del contribuente

A seconda della sua posizione, il contribuente può decidere di tutelarsi in modi diversi.

Anzitutto laddove ritenga di aver ingiustificatamente ricevuto la cartella di pagamento, può far valere le proprie ragioni con la presentazione di un ricorso. Questo va depositato presso la Commissione Tributaria Provinciale competente.

Con il ricorso il contribuente impugna la cartella di pagamento, chiedendone la cancellazione. I motivi che possono portare ad un’impugnazione possono essere sostanziali o formali.

Infatti è possibile presentare ricorso anche laddove non siano state rispettate formalità come la regolare notificazione o il preventivo contraddittorio documentale con il contribuente.

Può essere che, invece, il contribuente non voglia opporsi. Il mancato pagamento, infatti, potrebbe dipendere dalla mancata disponibilità dell’intera somma liquidata.

Per evitare che l’Ufficio proceda ed esecuzione forzata, il contribuente può chiedere all’Ufficio una rateazione del pagamento.

  • Se il contribuente si trova in una situazione di temporanea difficoltà, può chiedere una rateazione c.d. ordinaria. Questa prevede una rateazione dell’importo fino ad un massimo di 72 rate mensili;
  • Se il contribuente è in gravi difficoltà economiche a lui non imputabili, può ricorrere alla rateazione straordinaria. Il massimo di rate previste è pari a 120 mensili;

Il contribuente, in realtà, può tutelarsi ancora prima di ricevere qualunque esito del controllo.

Infatti, se a seguito della richiesta dell’Amministrazione finanziaria ex art. 36 ter si accorga di aver commesso errori nella compilazione della dichiarazione può, prima di ricevere il relativo esito, procedere a versare il dovuto beneficiando di una sanzione ridotta.

 In questo caso il contribuente che spontaneamente regolarizzi degli errori versando il tributo non pagato, compie il c.d. ravvedimento operoso.

5. Conclusioni

A fronte degli incisivi poteri istruttori a disposizione dell’Agenzia delle Entrate, esistono diversi strumenti di tutela del contribuente.

Questo infatti ha la possibilità di correggere tempestivamente la propria dichiarazione, laddove ravvisi degli errori; ha diritto di impugnare la cartella di pagamento notificatagli, presentando ricorso; può richiedere una rateazione dell’importo dovuto qualora si trovi in difficoltà economiche.

A seconda delle specifiche esigenze del contribuente, può agire in un modo o nell’altro.

E’ molto importante rivolgersi ad un professionista che sia in grado di individuare tempestivamente la soluzione più adatta al caso in esame. La corretta individuazione della strategia ottimale potrà contenere, o addirittura evitare, gli interventi del Fisco sul patrimonio del contribuente. Per questo, se hai ricevuto un avviso di pagamento, ti invito a richiedere una consulenza o la difesa tributaria ai professionisti di ObiettivoProfitto.it compilando il relativo Modulo che trovi in questa pagina.


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