Conviene fare causa alla banca?

Quanto costa fare causa a una banca? Conviene farla? Quali sono i casi in cui posso ricorrere davanti a un giudice?

Se ti stai ponendo queste domande molto probabilmente ti trovi davanti a una controversia con la tua banca.

Spesso le cause più frequenti sono relative all’anatocismo o all’usura, motivo per cui sarà opportuno dedicargli parte del nostro tempo, al fine di averne piena contezza.

Preliminarmente, però, mi sento di dirti che ogni controversia risolta in via giudiziale ha il suo costo e la sua convenienza è di per sé variabile a seconda del suo valore.

Detto ciò, nei prossimi paragrafi vedremo quando fare causa alla banca e quali sono i costi che sicuramente si dovranno sostenere.

Il caso dell’anatocismo. Un motivo per fare causa alla banca?

Uno dei motivi per i quali è possibile domandarsi se fare, o meno, causa alla banca è sicuramente riconducibile all’anatocismo.

Con tale termine intendiamo un’operazione bancaria con la quale vengono a capitalizzarsi gli interessi maturati sul saldo del cliente debitore.

Si tratta quindi di un calcolo degli interessi sugli interessi.

Questi sono oggetto di interesse dello stesso Codice Civile, il quale, nell’art. 1283, sancisce il divieto di produrre interessi sugli interessi dovuti, salvo specifiche eccezioni, quali gli interessi moratori.

Sulla falsa riga di quanto sancito dal Codice, con il D. M. del 3 agosto 2018, è stato ribadito il detto divieto, ad eccezione degli interessi di mora.

Che documenti servono? 

Per intentare una causa contro una banca per anatocismo è necessario avere l’adeguata documentazione al fine di dimostrare la fondatezza dell’accusa di un’azione illegittima. 

Affinché ciò si possibile conviene richiedere alla stessa banca tutte le informazioni sul proprio conto corrente e tutti gli estratti conto trimestrali (compresivi di riepilogo delle competenze), al fine di sottoporle a un consulente tecnico o altra figura esperta.

Tieni presente che è un tuo diritto richiedere tale documentazione alla tua banca, la quale ha il dovere di adempiere, sia se si è davanti a un conto ancora aperto sia se lo stesso dovesse risultare chiuso.

Ovviamente in caso di conto chiuso dovrai sempre tenere a mente i termini decennali di mantenimento dei dati.

Sarà poi utile poter fornire anche la documentazione attinente al contratto bancario con il quale è stato aperto o rimodulato il conto corrente in questione (al riguardo presta sempre attenzione alle clausole vessatorie).

Gli interessi usurai

Una seconda ipotesi è sicuramente data dall’usura e dall’applicazione di quei tassi di interesse “troppo elevati”.

Si tratta di una condotta illecita disciplinata dall’art. 644 del Codice Penale, ai sensi del quale è penalmente perseguibile chiunque, in corrispettivo di una prestazione in denaro, si fa dare o promettere, per sé o per altri, interessi o vantaggi usurai.

Al riguardo, la norma citata distingue due tipologie di usura:

  • usura presunta (sussiste quando viene applicato un tasso di interesse oltre soglia);
  • usura concreta (si determina in tutti i casi in cui l’applicazione di tassi di interesse oltre soglia, e la sproporzione delle prestazioni, sono condizionate da uno stato di bisogno del richiedente).

Molto semplicemente, possiamo trovarci davanti a una situazione di interessi usurai in tutti quei casi in cui l’istituto creditizio decide di concedere il finanziamento richiesto dal cliente, applicandovi un tasso superiore alla soglia di limite.

Solitamente tale condotta è caratterizzata da una disparità di posizione tra le parti, causata da un forte stato di bisogno del richiedente, tale da accettare ogni condizione.

Sono diversi dagli interessi moratori?

Di diversa concezione sono gli interessi moratori.

Questi non si pongono quale strumento speculativo bensì possono definirsi una conseguenza dello stato inadempiente del cliente debitore nei confronti dell’obbligazione pecuniaria contratta.

Previsti dallo stesso ordinamento, gli interessi di mora sono una maggiorazione del costo di rimborso del credito in caso di inadempienza.

Si tratta, quindi, di interessi che sorgono nel momento in cui il debitore, non rimborsando il finanziamento richiesto nei modi e nei tempi previsti dal contratto, viene formalmente sollecitato al pagamento con annessa messa in mora.

Come fare causa alla banca

Ora che abbiamo inquadrato le eventuali fattispecie che identificano condotte bancarie illecite o illegittime, possiamo soffermarci sulle diverse tutele previste dal nostro ordinamento.

Come per qualsiasi controversia, anche nei rapporti con la banca, è possibile sceglie tra la via giudiziale o extra-giudiziale.

Al riguardo, solitamente il cliente danneggiato può procedere con una diffida, con la quale far valere le proprie pretese alla banca, avvisandola dell’intenzione di procedere in via giudiziale.

Con tale azione si potrà tentare di trovare un accordo immediato, cercando, tramite una transazione, di velocizzare l’iter e contestualmente risparmiare i diversi costi di un processo.

In caso contrario si potrà procedere con il ricorso in via giudiziale, a partire dalla mediazione. 

La mediazione. Il tentativo obbligatorio previsto dall’ordinamento

Se la via extra-giudiziale non dovesse sortire l’effetto desiderato, si potrà optare per l’avvio di una causa alla banca.

Come pocanzi anticipato, però, la stessa prevede una fase preliminare obbligatoria, rappresentata dalla mediazione.

Essa si presenta come strumento pratico per provare a trovare un’intesa davanti a un soggetto terzo, ossia il mediatore.

Detto ciò, anche se obbligatoria, la mediazione non necessariamente deve dare buon esito.

Infatti, può accadere che le parti in causa non manifestino interesse alla stessa o non trovino un accordo soddisfacente.

In questi casi, inevitabilmente, si procedere con la causa davanti al Tribunale competente.

Al fine di fare causa alla banca, infatti, è necessario rispettare il requisito della tentata mediazione.

A questo punto il giudizio si avvierà davanti all’organo preposto, nel rispetto delle competenze di valor, materia e territorio previste per il processo ordinario.

Sarà dunque possibile agire in un processo a cognizione piena, al cui termine il giudice si pronuncerà con sentenza. 

Al riguardo, però, devi sapere fin da ora, che il cliente, in qualità di attore, sarà tenuto ad anticipare una serie di costi, tra i quali si annoverano:

  • il contributo unificato;
  • le spese di notifica;
  • i bolli.

Alle stesse si affiancheranno poi i diversi costi di un processo, comprese ovviamente le spettanze per l’assistenza legale o alle consulenze tecniche di parte.

Il ricorso all’Arbitro Bancario Finanziario

Accanto all’ipotesi giudiziale, l’ordinamento ha istituito l’Arbitro Bancario Finanziario, il quale si presenta come strumento di risoluzione alternativa.

L’Arbitro si presenta come un organo collegiale autonomo e imparziale, chiamato a decidere su controversie coinvolgenti clienti consumatori e banche o altri intermediari finanziari.

Si tratta, dunque, di una figura chiamata a sostituirsi al giudice nella valutazione del singolo caso concreto.

Rispetto al Tribunale, l’arbitro ha sicuramente costi più bassi e tempistiche più brevi.

Detto ciò, dobbiamo sempre tenere a mente che si tratta di un organo dalla decisione non vincolante.

Quando posso ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario? 

Molto brevemente, possiamo dire che si può ricorrere all’Arbitro ogni volta che ci troviamo davanti a una problematica (quale la violazione di un diritto da parte di una banca) attinente a un rapporto contrattuale con un intermediario finanziario in essere o giù concluso.

Ad esempio, è possibile ricorrere a tale organo in tutti quei casi in cui la controversia riguardi un conto corrente, un prestito personale o un mutuo (di un valore non superiore a €100.000,00).

In conclusione, quando conviene fare causa alla banca?

Possiamo a questo punto rispondere all’interrogativo iniziale, ossia in quali casi conviene fare causa a una banca.

Al riguardo, come agilmente compreso, è possibile fare causa alla banca ogni qualvolta vi sia una condotta illecita o illegittima, lesiva dei diritti e interessi del cliente, purché si abbia un’adeguata documentazione con la quale dimostrare quel nesso causale tra il danno subito e l’azione posta in essere.

Detto ciò, ove fossi interessato a intentare una causa alla banca, ti consiglio di approfondire tutti gli aspetti di cui hai appena letto insieme ad un professionista, con il quale puoi avere un contatto senza impegno attraverso il modulo che trovi sulla pagina.

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