Come difendersi dall’atto di precetto

Stai subendo un’esecuzione forzata e vuoi sapere come difenderti dall’atto di precetto?

In questa guida vedremo meglio la disciplina dell’atto di precetto e come a esso opporsi.

Saprai, infatti, che l’esecuzione forzata deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in forma esecutiva e del precetto, ai sensi dell’art. 479 del codice di procedura civile.

Atto di precetto

Innanzitutto, chiariamo subito che l’atto di precetto è un atto diverso dal titolo esecutivo, ma da quest’ultimo ne acquisisce il contenuto.

Precetto e titolo esecutivo possono essere notificati insieme, ma anche separatamente, purché la notifica sia fatta alla parte personalmente.

L’art. 480 del codice di procedura civile descrive l’atto di precetto, recitando testualmente:

 “Il precetto consiste nell’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un termine non minore di dieci giorni, salva l’autorizzazione di cui all’articolo 482, con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata.”

Dunque, si tratta di un atto di intimazione, di un invito ad adempiere ciò che risulta dal titolo esecutivo.

Un punto va immediatamente sottolineato: l’obbligato può adempiere entro un termine minimo di 10 giorni. Il termine può anche essere superiore, ma l’assegnazione di un termine minore sarà come non opposto.

Infatti, se il creditore inizia l’esecuzione prima della scadenza del termine di 10 giorni, allora tu, debitore, puoi far valere questo vizio con l’opposizione agli atti esecutivi che, a breve, tratteremo.

L’efficacia del precetto ha anche un termine di scadenza finale.

Se entro 90 giorni dalla sua notificazione non è iniziata l’esecuzione, l’atto diviene inefficace se non è stata proposta opposizione.

Il precetto deve contenere, a pena di nullità, informazioni importanti per la fissazione del giudice territorialmente competente, tra cui:

  • L’indicazione delle parti. Le parti del titolo esecutivo e del precetto coincideranno tranne se si sono avuti fenomeni successori.
  • Trascrizione integrale del titolo esecutivo quando è richiesta dalla legge (ad esempio se il titolo esecutivo consiste in un titolo di credito)
  • Indicazione della residenza o elezione di domicilio della parte istante nel comune in cui ha sede il giudice competente per l’ esecuzione.

Tali indicazioni, come già accennato, non sono condizioni di validità dell’atto.

Tipi di atto di precetto

Dal momento che l’esecuzione forzata ha inizio con la notifica del titolo esecutivo e del precetto, è lecito domandarsi per quali motivi l’ufficiale giudiziario ci notifica tali atti.

Puoi essere destinatario di tale notifica quando:

  • Sei debitore di una somma di denaro e il tuo creditore ti intima di pagargli quanto gli devi (esecuzione forzata dei crediti pecuniari, ossia espropriazione).
  • Se devi rilasciare un immobile, ad esempio in seguito a uno sfratto perché non hai corrisposto al tuo locatore dei canoni di locazione.
  • Devi fare o non fare una determinata azione. L’esecuzione relativa agli obblighi di fare e di non fare e agli obblighi di dare dà luogo all’esecuzione in forma specifica.

Difendersi dall’atto di precetto

Difendersi dall’atto di precetto è possibile attraverso determinati rimedi offerti dal nostro ordinamento giuridico.

In particolar modo menzioniamo l’opposizione all’esecuzione, l’opposizione agli atti esecutivi e, in ultimo, una transazione con il tuo creditore.

Opposizione all’esecuzione

L’opposizione all’esecuzione, disciplinata all’art. 615 del codice di procedura civile, contesta il diritto sostanziale del creditore. Questo può accadere per due ordini di motivi.

Può mancare il titolo esecutivo o, il titolo, originariamente valido, è venuto meno.

Ciò si può verificare se, ad esempio, il titolo esecutivo, ossia la sentenza, è di condanna generica (si contesta la natura esecutiva del titolo). Il titolo esecutivo invece è venuto meno, quando, ad esempio, la sentenza di condanna in primo grado è stata riformata in appello.

Oppure manca il diritto sostanziale rappresentato dal titolo ovvero il diritto si è in seguito estinto o modificato.

Si distingue, poi, tra l’opposizione proposta quando l’esecuzione non è iniziata e un’opposizione proposta dopo l’inizio dell’esecuzione.

Quella che ci interessa è la prima: in questo caso si parla di opposizione al precetto nella forma della citazione.

Tale opposizione si propone davanti al giudice competente per materia o valore e per territorio secondo i criteri fissati dall’art. 675 del codice di procedura civile.

Tale procedimento segue le regole del procedimento ordinario di cognizione iniziati con citazione.

Se l’opposizione all’esecuzione è accolta, il diritto sostanziale del creditore è insussistente.

Dunque, l’atto di precetto perderà la sua efficacia.

Opposizione agli atti esecutivi

L’opposizione agli atti esecutivi ha lo scopo di contestare la regolarità con cui l’opposizione è stata intrapresa.

Può concernere, oltre la forma del titolo esecutivo, anche la regolarità formale del precetto e la procedura di notificazione di titolo e precetto.

Di qui, una prima differenza: mentre con l’opposizione all’esecuzione si contestava il diritto sostanziale del creditore, qui si contestano gli aspetti di legalità formale dell’esecuzione.

Infatti, il giudice controlla il corretto svolgimento del procedimento correggendo i vizi rilevanti.

Come per l’art. 615, anche l’art. 617 che la disciplina distingue l’opposizione proposta prima dell’inizio dell’esecuzione dall’opposizione proposta nel corso dell’esecuzione.

In merito all’opposizione all’atto di precetto, le questioni riguardanti le regolarità formali del precetto sollevate prima che sia iniziata l’esecuzione si propongono davanti al tribunale competente per l’esecuzione entro 20 giorni dalla notificazione del precetto stesso.

Con ricorso al giudice dell’esecuzione, si propongono le opposizioni riguardanti la notificazione del precetto entro 20 giorni dal primo atto di esecuzione.

Scaduto il termine perentorio di 20 giorni, l’opposizione è inammissibile e non potrai più difenderti.

Un altro aspetto, però, è fondamentale: atti opponibili non sono solo quelli del creditore procedente o dell’ufficiale giudiziario, ma anche gli atti compiuti dagli altri creditori muniti di titolo esecutivo.

Opponibili sono anche i provvedimenti del giudice.

Decisione sull’opposizione agli atti esecutivi

L’opposizione agli atti è decisa con una sentenza che è qualificata dalla legge come non impugnabile.

Ma, ai sensi dell’art. 111 comma 7 della nostra Costituzione, è possibile proporre ricorso per Cassazione contro tali provvedimenti.

Dunque, una differenza importante: le sentenze rese sull’opposizione all’esecuzione possono essere appellate. Le sentenze rese su opposizione agli atti esecutivi sono ricorribili solo per cassazione.

Talvolta non è facile distinguere un’opposizione all’esecuzione da un’opposizione agli atti esecutivi.

La questione è stata risolta dalla Corte di Cassazione (sentenza n. 8979 del 05 Giugno 2012) secondo il criterio della qualificazione concretamente data all’opposizione da parte del giudice che la decide.

Se questo, anche sbagliando, l’ha qualificata come sentenza come opposizione agli atti esecutivi, la sentenza sarà ricorribile solo per cassazione. In caso contrario, sarà solo appellabile.

Non conta la vera natura dell’opposizione, ma l’etichetta data ad essa dal giudice che l’ha decisa.

Accordo con il creditore

In via transattiva, puoi trovare un accordo con il tuo creditore.

Questa è, ovviamente, una decisione da studiare attentamente con un professionista.

Proprio per questo motivo, ti invito a completare il Modulo che trovi in questa pagina  che ti consentirà di metterti in contatto con un esperto del settore.

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