Diffida ad adempiere: come farla
Francesco Fioravanti - 24 Luglio 2020

Cosa si intende per diffida ad adempiere? Quali sono i suoi presupposti? Quando e come posso farla?

La diffida ad adempiere, come meglio vedremo in seguito, è l’azione con la quale poter intimare un adempimento in forma scritta.

Per avere piena comprensione dell’istituto è però necessario rispondere agli interrogativi che ci siamo posti.

Al riguardo, infatti, per mezzo della disamina che affronteremo, sarà possibile comprendere a fondo tanto il concetto di diffida ad adempiere quanto il suo funzionamento.

Diffida ad adempiere: definizione

La diffida ad adempiere è disciplinata dall’art. 1454 c.c. e si può inquadrare come una particolare tipologia di tutela, rientrante tra gli atti unilaterali e ricettizi di autonomia privata

Ai sensi della citata norma si prevede, per il soggetto creditore, la facoltà di poter intimare per iscritto la parte inadempiente affinché, entro un congruo termine, adempia alla propria obbligazione.

A quel punto, in caso di persistente stato di inadempienza, il contratto si intenderà risolto.

Pertanto, com’è agilmente intuibile già dal suo nome, il predetto istituto permette l’intimazione ai fini dell’adempimento di uno specifico obbligo contrattuale, entro un termine definito.

Per una migliore comprensione possiamo prendere in esame il caso tipico di un contratto di fornitura di un bene o un servizio e l’annesso inadempimento da parte di uno dei due contraenti.

Precisamente, immaginiamo l’ipotesi di un reiterato ritardo nel pagamento del servizio fornito.

In tale ipotesi il destinatario del servizio, non avendo adempiuto a uno dei propri oneri contrattuali, si pone in una posizione di difetto, o debito, nei confronti della controparte.

Generalmente in tal caso il fornitore, creditore, appare legittimato al sollecito del pagamento, o per meglio dire, al sollecito dell’adempimento della prestazione in capo al destinatario.

Nell’eventualità in cui il destinatario, nonostante i ripetuti solleciti, dovesse persistere il proprio stato di inadempienze, il fornitore dovrà necessariamente agire in propria tutela, tanto nel richiedere la prestazione quanto nello svincolarsi dai propri obblighi contrattuali.

Per tale motivo questi sarà legittimato, in forza dell’art. 1454 c.c. a presentare all’altra parte un vero e proprio ultimatum all’adempimento della prestazione.

Qual è la ratio della norma?

Con tale istituto il legislatore ha voluto prevedere, per il contraente creditore, uno strumento di tutela dalla duplice funzionalità:

  • da un lato, infatti, la diffida ad adempiere consente di offrire un rapido strumento per svincolarsi da un contratto stipulato e dagli annessi oneri;
  • dall’altro lato, per mezzo dello stesso, è possibile sollecitare formalmente la controparte all’adempimento contrattuale, sotto la pressione dell’eventuale risoluzione.

Requisiti della diffida ad adempiere

Ora che abbiamo definito l’istituto della diffida ad adempiere, possiamo soffermarci sui suoi principali requisiti, quali forma e termine.

Come abbiamo già detto, infatti, la diffida ad adempiere consiste in una intimazione:

  • in forma scritta ed
  • entro un congruo termine.

Per quanto attiene al termine, è importate precisare che durante l’arco temporale fissato nella diffida, la parte inadempiente può adempiere alla propria prestazione, sanando la mora ed evitando la risoluzione.

Così facendo l’ordinamento ha previsto e concesso il caso dell’adempimento tardivo.

Il ruolo del termine

Com’è ormai chiaro, il legislatore ha voluto dare un ruolo centrale al termine.

Precisamente, infatti, la norma di riferimento prevede che anche alla controparte, inadempiente, venga dato un margine di manovra al fine di poter adempiere alla stessa prestazione.

Certamente parlando di “congruo termine” potrebbe sorgere il dubbio circa la sua durata minima, tenendo sempre presente che chi agisce con la diffida si trova in una posizione di credito da voler far valere il prima possibile.

Per tale ragione, la norma detta precise indicazioni circa la sua durata, stabilendo un margine minimo non inferiore a 15 giorni.

La recente giurisprudenza

Ciò posto, l’art. 1454 c.c. prevede anche che, in caso di diffida ad adempiere, l’eventuale assegnazione di un termine inferiore a 15 giorni non determina l’estinzione del rapporto costituito tra le parti.

Al riguardo, infatti, come affermato dalla Suprema Corte di Cassazione, deroghe al termine legale sono ammesse solamente nelle ipotesi previste dalla norma, difettando le quali il rapporto tra le parti non si risolve di diritto.

In caso di diffida ad adempiere con previsione di un termine inferiore a quello legale, appare infatti irrilevante sia il protrarsi dell’inadempimento, sia l’assenza di contestazioni debitorie sul termine o la condotta tenuta dal debitore stesso (Cass., I sez. Civile, sent. n. 8943/2020).

Il contenuto della diffida ad adempiere

A questo punto occorre soffermarci sul suo contenuto.

Al riguardo, premesso che la diffida ad adempiere deve essere inviata a mezzo PEC o Raccomandata con ricevuta di ritorno, la stessa deve contenere tre voci essenziali:

  • la formale intimazione ad adempiere;
  • la necessaria indicazione di un congruo termine entro cui adempiere;
  • l’avviso di risoluzione contrattuale in caso di inadempimento.

Circa quest’ultimo punto, dobbiamo tenere bene a mente che l’indicazione secondo cui, in caso di inadempimento il contratto si risolverà di diritto, deve essere chiara ed esplicita.

Questo è infatti l’elemento centrale che caratterizza e contraddistingue la diffida dalle altre tipologie di sollecito.

Ciò posto, rimane facoltà del richiedente, inserire altresì una dichiarazione di volontà a procedere con le opportune iniziative legali, per l’ottenimento di un risarcimento dell’eventuale danno subito, in caso di inadempimento.

Quando non ricorre la diffida ad adempiere?

Altra questione su cui soffermarsi è attinente alle ipotesi in cui non appare percorribile il ricorso alla diffida ad adempiere.

Al riguardo, molto brevemente, possiamo dire che la stessa non ricorre in due specifici casi:

  • quando non risulta possibile applicare disposizioni sulla messa in mora;
  • ove la prestazione non compiuta appaia ormai inutile per il creditore.

Conseguenze della diffida ad adempiere

A questo punto possiamo altresì soffermarci sulle conseguenze della diffida ad adempiere.

Certamente il comma 3 del citato art. 1454 c.c. ci consente di comprendere ampiamente l’intento del legislatore nel fornire la via di uscita, stragiudiziale, dal vincolo contrattuale.

La norma, infatti, chiarisce che: “decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risolto di diritto”.

Pertanto, rispettando il termine minino di 15 giorni da dover concedere alla parte inadempiente di porre in essere la prestazione in esame, in caso di scadenza senza esito, il contratto viene a considerarsi sciolto senza l’intervento del giudice.

La diffida ad adempiere, dunque, può generare la cosiddetta risoluzione per inadempimento anche senza ricorrere alla via giudiziale.

Ciò non significa che la controparte non abbia tutela alcuna.

La stessa, infatti, potrà sempre contestare la diffida e pretendere la prestazione dovuta.

In tal caso sarà necessario l’intervento del giudice, in qualità di organo terzo e imparziale chiamato a verificare la correttezza della diffida, dalla forma al termine alla notifica.

Inoltre, sarà cura del giudice verificare l’effettiva sussistenza di un inadempimento o di un suo ritardo e le reali conseguenze dello stesso.

La lettera di diffida ad adempiere

A questo punto, compreso cosa si intende per diffida ad adempiere e quali siano i caratteri fondamentali di tale istituto, dovrebbe essere abbastanza chiara l’importanza della lettera di diffida.

Essa si caratterizza per essere facilmente strutturabile in tre distinte sezioni, relative a:

  • destinatario;
  • motivazioni;
  • diffida.

Precisamente, la prima sezione della predetta lettera si compone di tutte le informazioni circa le generalità dei soggetti coinvolti.

Sarà necessario dunque definire tanto il mittente quanto il destinatario, nonché determinare l’oggetto della lettera.

Una volta determinati tali elementi possiamo passare alla seconda sezione attinente alle argomentazioni.

In altri termini sarà necessario esporre il contenuto della lettera e le motivazioni per cui si giunge all’invio di tale diffida, argomentando la decisione.

Nella terza e ultima parte della lettera verrà invece inserita la concreta diffida ad adempiere, ossia la richiesta diretta a un adempimento entro un dato arco temporale, non inferiore a 15 giorni.

Sempre in tale sezione, inoltre, si andrà ad avvisare il destinatario che in caso di mantenimento del difetto di adempimento una volta decorso il termine fissato, il contratto di intenderà risolto.

La differenza con la messa in mora

Arriviamo così all’ultima questione, attinente prevalentemente a una necessaria distinzione con un altro strumento previsto dal legislatore, all’interno dell’ordimento, a tutela di chi si trova in una posizione di credito.

Trattasi della messa in mora, il cui istituto è riconducibile all’art. 1219 c.c. rubricato “Costituzione in mora”.

L’istituto affianca la diffida ad adempiere, distinguendosi prevalentemente dallo scopo della comunicazione.

Premesso che anche la costituzione in mora viene a porsi, generalmente, con atto scritto, occorre precisare che, a differenza della diffida ad adempiere, non ha interesse alla risoluzione del contratto.

Ciò distingue la diffida ad adempiere dalla costituzione in mora.

Quest’ultima infatti non ha interesse alla risoluzione del contratto bensì all’adempimento della prestazione.

Per tale motivo, il termine fissato per l’adempimento non condizionerà il contratto e il suo esito, bensì sarà volto a fissare la “dead line” prima del ricorso in via giudiziale, al fine di vedere la controparte, debitrice, porre in essere la prestazione dovuta.

Conclusioni

In conclusione, possiamo dire che chi decide di inviare una diffida ad adempiere deve avere bene a mente lo scopo della stessa e gli effetti che produce.

Ciò infatti la distingue da ogni altra eventuale raccomandata volta al mero sollecito, volendo invece formalmente avvisare delle conseguenze in caso di persistente inadempimento.

Da ultimo, per ulteriori chiarimenti, ti consiglio di approfondire i diversi aspetti insieme ad un professionista, con il quale puoi avere un contatto senza impegno attraverso il Modulo che trovi in questa pagina


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