Diritto di credito: come farlo valere?
Clelia Tesone
Aggiornato il 3 Settembre 2021
 

Il diritto di credito è la fattispecie maggiormente rappresentativa della categoria paradigmatica dei diritti relativi. Nel quotidiano può capitare di rivestire talora il ruolo di creditore, talaltra di debitore. Eppure, in predetta situazione, accade di esser impreparati a far fronte alla necessità di repentino intervento, al fine di tutelare la propria posizione di diritto.

Il significato di credito è, forse, un concetto universalmente conosciuto e di immediata percezione per il comune cittadino, non avvezzo a masticare i termini del diritto. Tuttavia non di rado accade che il soggetto sia sprovvisto degli adeguati strumenti di interpretazione delle vicende che, poi, si realizzano in concreto.

Termini come diritto relativo o decreto ingiuntivo, sembrano formule misteriose, di oscura definizione.

Cerchiamo, allora, di fare un po’ di chiarezza su alcuni principi e rimedi a disposizione del cittadino.

1. Cosa si intende per diritto di credito?

Il diritto di credito, come già asserito, è un diritto relativo. Con ciò si vuole individuare quella particolare categoria di diritti il cui esercizio richiede, inevitabilmente, la collaborazione di un soggetto terzo. Si differenziano dai diritti assoluti, come i diritti reali, primo fra tutti la proprietà. La differenza, quindi, è abbastanza percepibile anche ad un profano della materia, il quale immediatamente può realizzare che, a differenza di quest’ultimo diritto citato, il credito non implica un potere autonomo di gestione della propria posizione giuridica.

Il diritto reale evoca una relazione tra persona e cosa, o un potere immediato su essa, che consente al soggetto di servirsene senza la collaborazione altrui. Mentre il diritto di credito, a ben ragione, viene definito come diritto relazionale.

Tuttavia, ad oggi, è opportuno segnalare che la distinzione tra diritti reali e diritti di credito non è più netta e nitida come in passato. Vi sono, infatti, specifiche figura, come peculiari tipologie di obbligazioni o gli oneri reali, che si inseriscono nell’area di confine tra queste due categorie.

Generalmente, il diritto di credito si sostanzia in una posizione attiva del creditore, il quale può vantare una pretesa all’adempimento di una prestazione nei suoi confronti, da parte del debitore. L’obbligazione, quale situazione giuridica connessa al credito, appartiene alla categoria dei doveri giuridici. Con ciò si intende un vincolo, in virtù del quale il debitore è tenuto al compimento di un comportamento attivo od omissivo.

Il rapporto intersoggettivo che si realizza dà vita ad un dovere giuridico quando l’insorgenza dell’obbligazione è riconducibile ad una delle fonti indicate dall’art. 1173 c.c., ossia contratto, fatto illecito od ogni altro atto o fatto idoneo.

Il rapporto creditorio è, inoltre, caratterizzato da due elementi fondamentali, i soggetti e la prestazione.

2. Chi sono i soggetti del rapporto obbligatorio?

Per quanto concerne i soggetti del rapporto obbligatorio, essi sono il creditore ed il debitore. Il primo è il titolare del diritto di credito, quindi colui che può esigere una determinata prestazione. Mentre il debitore è colui sul quale grava l’obbligo di eseguire tale prestazione.

I soggetti del rapporto devono essere determinati o determinabili, al tempo in cui sorge il vincolo, sebbene è possibile che siano in concreto individuati soltanto successivamente al sorgere del rapporto.

In relazione alla figura del debitore, può dirsi che l’obbligazione a suo carico esprime sia la situazione giuridica soggettiva di obbligo sia la soggezione dei suoi beni al soddisfacimento del creditore. Con tale ultimo elemento si suole intendere la c.d. responsabilità patrimoniale generica, in virtù della quale si assoggetta l’intero patrimonio del debitore alla garanzia del credito stesso. Il debitore, ai sensi dell’art. 2740 c.c. risponde del diritto di credito con tutti i suoi bene presenti e futuri.

3. Cos’è la prestazione?

Con prestazione si intende sia il comportamento che deve tenere il soggetto obbligato, sia il risultato pratico che deve esser conseguito. L’elemento in questione si caratterizza, allora, sia per una componente soggettiva, il comportamento tenuto dal debitore, sia oggettiva, ossia quanto in concreto conseguito dal creditore.

Il comportamento dovuto potrà estrinsecarsi sia in una condotta attiva, come nel caso di obbligazioni di dare e fare, che negativa, come le obbligazioni di non fare. La prestazione è, quindi, il bene o l’attività dovuta dal debitore.

L’art. 1346 c.c., disposizione contenuta nell’ambito del contratto, chiarisce quali sono i requisiti che deve presentare la prestazione, facendo riferimento all’oggetto stesso del contratto. La norma prevede che tale negozio debba essere possibile, lecito, determinato o determinabile. Similmente potrà dirsi per la prestazione.

Il requisito della possibilità attiene alla naturalistica o giuridica idoneità del comportamento ad essere realizzato. Mentre con liceità si suol far riferimento alla non contrarietà a norme imperative e ordine pubblico. Infine determinatezza o determinabilità della prestazione sono elementi che attengono alla concreta possibilità di individuare i contenuti essenziali. Questi possono essere sia espressamente palesati, oppure possono esser indicati solo i criteri per la loro individuazione.

Inoltre, altro elemento fondamentale della prestazione, affinché si possa parlare di diritto di credito, è il requisito della patrimonialità. L’art. 1174 c.c. dispone in modo chiaro che la prestazione deve essere suscettibile di valutazione economica. Il suddetto criterio funge da parametro per distinguere una vera e propria obbligazione da ogni altro obbligo giuridicamente imposto.

Ad esempio, sono piuttosto comuni molteplici altri doveri, imposti dallo stesso codice civile, che proprio per l’assenza di tale presupposto si distinguono da un’obbligazione. Tra questi ricordiamo tutti i doveri riconducibili all’ambito delle relazioni familiari, come l’obbligo di assistenza morale, o la fedeltà.

4. Come si fa valere un diritto di credito?

Stabilito cosa si intende per credito e quali sono i requisiti che costituiscono un’obbligazione, è opportuno verificare come si può procedere a far valere predetto diritto.

Generalmente, quando si parla di recupero credito, si suol far riferimento a tutte quelle azioni o condotte che il creditore può porre in essere per assicurarsi l’adempimento del debitore. Tali strumenti, i quali si distinguono in due categorie, sono gli uni preordinati agli altri, secondo il criterio di minor aggravio possibile, sia per la parte attiva che passiva.

Dapprima, il creditore procederà a porre in essere attività di tipo stragiudiziale, che prescindono dal ricorso all’autorità giudiziaria. Ove tali tentativi non giungano ad un risultato positivo, si intraprenderà la strada giudiziaria.

Tuttavia, l’accesso a tali azioni presuppone che il credito presenti tre caratteristiche, cioè esso è:

  • certo, il creditore deve aver preliminarmente provato il proprio diritto di credito, o possedere tutti gli elementi utili alla sua prova;
  • liquido, ossia determinato nel suo ammontare;
  • esigibile, non deve essere sottoposto a condizione, o, ove sottoposto a termine, questo sia decorso.

5. Gli strumenti stragiudiziali di tutela del diritto di credito

Il creditore può procedere in via stragiudiziale al recupero del credito, previa richiesta di pagamento. Nel nostro ordinamento, non sono previste forme particolari, purché sia garantita la prova dell’avvenuto invio della richiesta e della ricezione della stessa.

Sono usualmente considerati strumenti idonei per l’invio sia la raccomandata che la pec, non anche la posta elettronica ordinaria ed il fax, che non garantiscono la prova della consegna.

La richiesta di pagamento deve avere un contenuto minimo necessario. Infatti si ritiene che in esso debbano esser indicati:

  • il titolo del diritto di credito, ossia la fonte da cui il diritto ha tratto origine;
  • l’importo dovuto, con gli eventuali relativi interessi;
  • termine per il pagamento;
  • avvertenza circa l’intento di ricorrere all’autorità giudiziaria, ove non si procede al pagamento.

La diffida, ivi descritta, può essere realizzata anche autonomamente dal creditore. Tuttavia, ove a seguito di tale invito il debitore non adempiesse, è consigliabile ricorrere ad un legale professionista.

Dopo predetto invito bonario ad adempiere, se il creditore intende esperire l’azione giudiziaria, può tentare prima la conciliazione presso un organismo a ciò deputato. In alcune materie, il ricorso preventivo alla media conciliazione è obbligatorio, come nel caso di liti in materia di condominio, successione, contratti assicurativi, bancari o finanziari.

7. Gli strumenti giudiziari di tutela del diritto di credito

Se il creditore non riesce ad ottenere il soddisfacimento del proprio diritto in sede stragiudiziale, può ricorrere all’autorità giudiziaria. Egli, in tal modo, otterrà un provvedimento che accerta il diritto e che funge da titolo esecutivo per proceder all’esecuzione coatta.

In fase giudiziale, si suole distinguere due metodi per procedere all’attività di recupero, il ricorso per ingiunzione e l’atto di citazione, tramite i quali accedere al rito ordinario.

Il primo strumento presuppone l’adozione di un decreto ingiuntivo da parte del Giudice. Il creditore che abbia la prova certa del credito, presenta istanza, tramite il suo rappresentante, con ricorso depositato in cancelleria, al quale seguirà il decreto. Con questo, il debitore sarà invitato a pagare la somma dovuta, inoltre, è anche assegnato un termine di quaranta giorni per impugnare il decreto. Se il debitore non procede in tal senso, il decreto diviene titolo esecutivo, in caso contrario si apre il giudizio con rito ordinario.

Nel secondo caso, invece, il creditore, per il tramite del suo rappresentante, avvia direttamente il giudizio ordinario di cognizione. In tal contesto, egli sarà tenuto ad offrire la prova della fonte del suo diritto di credito e di aver eseguito la prestazione a suo carico.

Come avrai notato, la procedura prevista per riscuotere un diritto di credito è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

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