Diritto di recesso dal contratto: come esercitarlo

Hai sottoscritto un contratto ma hai deciso di liberarti dal vincolo? In quali casi è possibile sciogliere l’accordo?

Stiamo parlando del diritto di recesso, grazie al quale una delle parti ha la facoltà di svincolarsi unilateralmente dal rapporto giuridico.

Non esiste una disciplina unitaria in ordine al recesso, infatti i presupposti e le modalità variano a seconda delle circostanze e del tipo di contratto interessato.

1. Che cos’è il diritto di recesso?

Tale diritto ha la funzione di far venir meno gli effetti del contratto per una delle parti che decide di esercitarlo.

Solitamente, trova applicazione per i contratti di durata, come la locazione, affitto, rapporti di lavoro, appalto, ecc. In questi casi è proprio la legge che prevede ipotesi nelle quali è possibile recedere, proprio a tutela di quei vincoli a durata indeterminata.

Il recesso può essere:

  • legale: quando è la legge a prevederlo in presenza di precise circostanze;
  • volontario (o convenzionale): quando sono le stesse parti a stabilire le cause e modalità con un’apposita clausola inserita nel corpo del contratto.

La disciplina generale in materia di recesso unilaterale è prevista dall’art. 1373 del Codice civile. Si tratta di una disciplina scarna, la quale va sempre integrata con le previsioni legislative previste per i singoli contratti. Anche la giurisprudenza e la dottrina hanno in diverse occasioni contribuito a definirne i contorni.

La norma opera una prima distinzione:

Il comma 1, si riferisce all’ipotesi di recesso dai contratti ad esecuzione immediata e differita, il quale può essere esercitato prima che si abbia un principio di esecuzione (ad. esempio la vendita, cessione del contratto, ecc.).

Al comma 2, vi è un riferimento ai contratti ad esecuzione continuata o periodica. La parte recedente può azionare tale diritto anche successivamente, senza che si producano effetti per le prestazioni già eseguite (ad esempio il contratto di locazione).

2. Come si esercita il recesso?

Come accennato, la funzione del recesso è quella di consentire alle parti di svincolarsi dal rapporto giuridico, in particolare nei contratti che abbiano durata “indeterminata”.

Il recesso produce effetti nel momento in cui viene esercitato (effetti ex nunc). Ciò vuol dire che non ha effetto retroattivo poiché non investe le prestazioni già eseguite, ma riguarda il futuro.

Il recesso deve essere comunicato alla controparte mediante lettera raccomandata con ricevuta di ritorno e si considera efficace nel momento in cui perviene a conoscenza della parte interessata.

Nei casi di recesso convenzionale, le parti potranno specificare nella relativa clausola ulteriori modalità e circostanze, anche in riferimento agli effetti prodotti.

2.1. Termine di preavviso

Di regola, l’esercizio del diritto è subordinato al rispetto di un termine di preavviso, la quale durata può essere determinata dalle parti inserendo una clausola nel contratto. Il mancato rispetto del termine implica in capo alla parte recedente un obbligo di “indennizzo”.

Un esempio pratico può essere il contratto di locazione ad uso abitativo, per il quale è previsto un termine di preavviso di 6 mesi che il conduttore sarà tenuto ad osservare. L’inosservanza del detto termine farà sorgere in capo al conduttore un obbligo di “risarcimento”: lo scopo è di tutelare il proprietario dell’immobile dal mancato guadagno.

2.2. Corrispettivo a seguito del recesso

Il comma 3 dell’art. 1373 c.c., dispone che può essere fissato un corrispettivo per l’esercizio del diritto di recesso. Ciò è posto a tutela della controparte che subisce una lesione per il venir meno del rapporto contrattuale.

A tal proposito le forme di corrispettivo possono assumere diverse forme:

1.Multa penitenziale (prevista proprio al comma 3), con la funzione di indennizzare la controparte per la lesione;

2.Caparra penitenziale: si tratta di una somma versata al momento della sottoscrizione del contratto, che viene trattenuta come prezzo di un eventuale recesso;

3.Caparra confirmatoria: consiste in una liquidazione convenzionale e anticipata del danno da inadempimento. Si tratta di una ipotesi di recesso legale a seguito di inadempimento di una delle parti.

In pratica, una parte versa in anticipo una somma di denaro, di conseguenza se sarà essa stessa ad essere inadempiente l’altra parte potrà recedere e trattenere la somma.

Se invece sarà inadempiente la parte che ha ricevuto la somma, la parte che l’ha versata potrà recedere ed eventualmente esigere anche il doppio di quanto versato.

3. Esempi di recesso

Contratti a distanza

Come accennato, il diritto di recesso non trova applicazione solo ed esclusivamente per i contratti di durata. Una categoria interessata a tal proposito è quella dei contratti a distanza.

Un’ipotesi tipica riguarda i contratti conclusi dal consumatore a distanza e al di fuori dei locali commerciali, finalizzati all’acquisto di beni o servizi per uso personale. Un esempio potrebbe essere una compravendita tramite e-commerce (piattaforme on-line).

In taluni casi si applicherà l’art. 52 del Codice del consumo, che consente il cd. recesso del consumatore.

La tutela è rivolta al consumatore, inteso come parte debole rispetto al professionista, al quale è consentito recedere entro 14 giorni dalla conclusione del contratto, senza che siano necessari motivi specifici.

Attraverso una dichiarazione, il consumatore potrà ricevere indietro quanto versato e contestualmente restituire il prodotto acquistato.

Anche per i contratti relativi ai servizi finanziari (assicurazione, servizi bancari, investimento, ecc.) il consumatore può recedere entro 14 giorni dalla conclusione dell’accordo o dal momento in cui ha ricevuto le condizioni contrattuali.

Non si applica a casi specifici come: le polizze assicurative di viaggi o bagagli  o a quelle di durata inferiore ad un mese; contratti di RC auto se si verifica l’evento assicurato, ecc.

Contratto di appalto

Le parti interessate dal diritto di recesso sono il committente e l’appaltatore, in virtù del rapporto di fiducia che vi è alla base.

Il committente può recedere liberamente senza preavviso, e anche se è iniziata l’esecuzione dell’opera, corrispondendo un indennizzo all’appaltatore.

Quest’ultimo potrà recedere nel caso di variazioni apportate dal committente.

Contratti aventi ad oggetto pacchetti turistici

Qualora siano modificate le condizioni di viaggio o di partenza, è possibile recedere entro due giorni senza che sia versata alcuna penale.

4. Com’è consigliabile agire?

Il diritto di recesso rappresenta una via d’uscita da vincoli che possono risultare scomodi, soprattutto se a durata indeterminata.

In sede di redazione di contratto, laddove possibile, è sempre opportuno inserire un’apposita clausola che disciplini l’esercizio del recesso. La determinazione volontaria del termine e modalità di esercizio è sicuramente più sicura rispetto al caso in cui nel contratto non ne sia fatta espressa menzione.

Riuscire a far valere il proprio diritto di recesso in talune ipotesi può essere più complicato, ovviamente nei contratti con una controparte più forte oppure nei casi di recesso legale. Si raccomanda quindi di rivolgersi sempre ad un esperto in materia.

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