Esercizio del diritto di opzione: conseguenze
Francesco Fioravanti - 30 Luglio 2020

Cos’è il diritto di opzione? Come si esercita? Quali sono le conseguenze del diritto di opzione?

All’interno di un rapporto societario è solito l’incremento di capitale, motivo per cui se ti stai ponendo tali interrogativi probabilmente ti trovi davanti a un bivio: esercitare o meno il diritto di opzione.

Al riguardo, tale diritto presenta una serie di peculiarità che andremo a vedere di seguito, prima però sarà necessario soffermarci sul concetto stesso di opzione.

Solo successivamente ci soffermeremo sulle diverse sfaccettature dell’istituto dell’esercizio del diritto di opzione.

Il concetto di opzione

La prima questione su cui dobbiamo necessariamente soffermarci è il concetto di opzione.

Al riguardo, da un punto di vista giuridico, il significato della locuzione in questione è assai ampio.

Ciò posto, in via generale, con esso si vuole indicare il diritto di scelta spettante a un solo soggetto nell’ambito di un rapporto giuridico.

Diritto di scelta che può determinare in modo significativo una particolare situazione giuridica, andando a incidere nella sua costituzione, modificazione o estinzione.

In ottica privatistica, l’opzione ha un ruolo fondamentale all’interno di un contratto, potendo attribuire, a una delle parti, il diritto di scelta circa l’addivenire o meno alla stipulazione di un contratto.

Circostanza, tra l’altro, alla quale dover affiancare l’annesso impegno dell’altro contraente a mantenere ferma la propria dichiarazione in funzione del vincolo contrattuale.

Al riguardo, avendo introdotto la questione, possiamo dire che tali attribuzioni possono derivare da specifica clausola contrattuale o da un apposito accordo bilaterale, salvo ipotesi di attribuzione legale.

In altri termini, l’opzione può presentarsi da un lato quale accordo o patto bilaterale di natura negoziale (opzione contrattuale) e dall’altro lato quale attribuzione prevista dalla legge (opzione legale).

Ciò posto, il diritto di opzione ricopre un ruolo cardine nell’ottica degli assetti societari e nel rapporto tra i diversi soci, nonché nella loro partecipazione sociale.

Il diritto di opzione: definizione

Ora che abbiamo compreso che per opzione si intende, in linea generale, un diritto di scelta.

Atteso il suo ruolo all’interno di un rapporto contrattuale, possiamo a questo punto, addentrarci maggiormente nella materia, soffermandoci sul diritto di opzione.

Preliminarmente, possiamo dire che il diritto di opzione si presenta all’interno degli assetti societari per quanto concerne il rapporto tra i soci.

Detto ciò, possiamo definirlo quale diritto degli attuali soci ad essere preferiti a terzi nell’ambito della sottoscrizione dell’aumento di capitale sociale a pagamento, come meglio definito dall’art. 2441 c.c. di cui parleremo.

Tale diritto ricopre, dunque, la funzione di mantenere inalterata la partecipazione di ciascun socio all’interno della società.

Partecipazione che viene ad esternarsi per mezzo del diritto di voto, il quale incide direttamente sulla funzione amministrativa della società, andando a interessare la formazione della volontà sociale.

Contestualmente, una seconda funzione ricoperta dal diritto di opzione appare essere di natura patrimoniale.

Essa attiene al mantenimento, in modo inalterato, del reale valore della partecipazione azionaria nel rispetto delle riserve accumulate.

Al riguardo, infatti, il valore della partecipazione azionaria di ciascun socio tenderebbe a diminuire in caso di sottoscrizione di azioni da parte di terzi (specie se a un prezzo inferiore rispetto al valore effettivo di quelle già emesse e in circolazione).

La natura giuridica del diritto di opzione: art. 2441 c.c.

A questo punto, al fine di addentrarci maggiormente nella materia, possiamo soffermarci sulla sua natura giuridica, osservando quanto espresso nell’art. 2441 c.c. rubricato, per l’appunto, “Diritto di opzione”.

Esso infatti si inquadra quale diritto, da parte dei soci attuali, di sottoscrivere, in proporzione al numero delle azioni possedute, le azioni emesse in sede di aumento di capitale sociale a pagamento.

Per mezzo dell’esercizio di un diritto di scelta, ciascun socio, può agire al fine di mantenere inalterata la proporzione nella partecipazione al capitale e al patrimonio sociale, non alterando altresì la formazione della volontà sociale.

Oggetto del diritto di opzione

Il diritto di opzione presenta le caratteristiche dell’opzione (di cui abbiamo parlando anticipatamente), da dover adattare però al particolare all’ambito societario. 

Quando un socio esercita il diritto di opzione, infatti, questi attua un diritto potestativo nei confronti della società.

Oggetto di opzione sono le azioni di nuova emissione.

Soggetti legittimati all’esercizio di tale diritto sono i soci di ogni categoria.

A proposito dei soci di categoria, dobbiamo precisare che in caso di aumento di capitale oneroso, la società può emettere anche azioni di diverse categorie rispetto a quelle in circolazione. 

Come esercito il diritto di opzione?

Ora che abbiamo chiarito cosa sia il diritto di opzione, dobbiamo rispondere a un ulteriore interrogativo, attinente per l’appunto alle sue modalità di esercizio.

Al riguardo, può certamente aiutarci il citato art. 2441 c.c. al suo comma 2, il quale si interessa di disciplinare l’offerta di opzione.

Essa deve essere depositata presso l’ufficio del Registro delle Imprese e contestualmente resa nota mediante un avviso.

Avviso da pubblicare sul sito internet della società o, nel caso non fosse possibile tale ipotesi, da depositare presso la sede legale della società.

Le modalità di deposito devono risultare idonee a garantire:

  • sicurezza del sito della società;
  • autenticità dei documenti;
  • certezza della data di pubblicazione o del deposito presso la sede della società.

Per quanto concerne i termini per l’esercizio del diritto di opzione, possiamo altresì precisare che gli stessi non possono essere inferiori a 15 giorni dalla data di pubblicazione dell’offerta.

Pubblicazione che, congiuntamente con la fissazione del termine, si prevede nell’interesse dei soci.

Questi possono sempre rinunciare tanto al termine quanto all’adempimento delle diverse formalità, purché la predetta rinuncia risulti unanime.

Cosa accade alle azioni non optate?

Ulteriore questione attiene alle azioni non optate, di cui si interessa il successivo comma 3 del citato art. 2441, per mezzo dell’introduzione della prelazione.

Precisamente, il legislatore ha voluto prevedere un diritto di prelazione (tipico nella vendita di immobili), per l’eventuale acquisto di tutte le azioni non optate, in capo ai soci interessati che ne facciano specifica richiesta (proporzionalmente alla partecipazione sociale).

La norma dispone, dunque, un diritto di prelazione, autonomo e distinto rispetto all’opzione, da poter esercitare per tutte quelle azioni risultanti non optate.

Al riguardo, in tali casi, si prevede in capo all’amministratore (o agli amministratori ove vi fosse un numero maggiore di uno) l’onere di allocarle nel mercato, purché avvenga nel rispetto della normativa di settore.

Precisamente, ad esempio, ove dovessimo trovarci davanti a una società non quotata in borsa, per le azioni non optate il diritto di prelazione spetterà agli stessi soci che hanno esercitato il diritto di opzione.

In caso di società quotate, invece, sarà necessario immettere sul mercato azionario i diritti di opzione rimanenti, il cui ricavato dall’acquisto, andrà ad incrementare il patrimonio sociale.

Da ultimo, in caso di mancato esercizio di opzione e di mancato acquisto sul mercato, le azioni di nuova emissione potranno essere allocate liberamente.

Il diritto di opzione può escludersi?

Altra questione che spesso può sorgere nell’ambito del diritto di opzione attiene alla sua possibile esclusione.

Al riguardo, in alcuni casi l’interrogativo in questione ha risposta positiva.

Infatti, il diritto di opzione non risulta esercitabile per le azioni di nuova emissione che necessitano di conferimenti in natura (nel rispetto di quanto sancito nella eventuale deliberazione di aumento del capitale).

Inoltre, per le società quotate in mercati regolamentati, il diritto di opzione può essere escluso anche dallo statuto.

In tal caso l’esclusione può ammettersi, nei limiti del 10% del capitale sociale preesistente. Purché il prezzo di emissione corrisponda al valore di mercato delle azioni.

Ciò deve essere altresì confermato da specifica relazione redatta da una revisione o da una società di revisione legale. 

Altra ipotesi di esclusione può incorrere in quei casi in cui sia la stessa società a esigerlo.

Le conseguenze del diritto di opzione

Arriviamo così all’ultima questione, sotto alcuni aspetti, anche la più rilevante, attinente alle conseguenze dell’esercizio del diritto di azione.

Al riguardo, in linea di massima l’esercizio del predetto diritto si presenta quale opportunità per gli azionisti di una società di vedere aumentare la propria partecipazione, incrementando la propria esposizione.

Ciò determina una serie di conseguenze che possono essere lette tanto in modo positivo quanto negativo.

L’esercizio del diritto di opzione, infatti, tutela sotto alcuni aspetti l’azionista andando a proteggere il proprio investimento da eventuali diluizioni determinabili con l’emissione di nuove azioni.

Diluizione che potrebbe verificarsi, ad esempio, con la libera vendita sul mercato delle azioni emesse, a causa del plausibile incremento di offerta.

D’altro canto, però, l’esercizio del diritto di opzione potrebbe anche rappresentare un rischio, in tutte le circostanze in cui la crescita aziendale appare rallentata.

Gli azionisti infatti, in tal caso, potrebbero tradurre in un “alert” tale scelta societaria.

Così facendo, potrebbero prediligere una vendita delle stesse e l’annessa riduzione del prezzo, con un’incidenza negativa sul valore di mercato della società.

Detto ciò, nel caso in cui avessi necessità di ulteriori approfondimenti, ti consiglio di approfondire i diversi aspetti insieme ad un professionista.

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