Fondo patrimoniale: come funziona e vantaggi
Clelia Tesone
Aggiornato il 10 Dicembre 2021
 

Il fondo patrimoniale è uno strumento, impiegato dalle famiglie, per garantire la tutela del patrimonio e per assolvere specifici scopi, connessi alle dinamiche della vita quotidiana.

I coniugi, nel momento in cui sorge il vincolo nuziale o successivamente, possono stabilire il regime patrimoniale con il quale desiderano gestire i propri beni.

Tuttavia entrambi, o ciascuno di essi, possono decidere di creare un fondo in cui, generalmente, la proprietà viene data a ciascuna delle parti e i beni contenuti possono essere utilizzati per far fronte ai bisogni della famiglia.

È vantaggioso creare un fondo di patrimoniale? Ti consente di mettere al sicuro i beni necessari al sostentamento della famiglia da eventuali creditori?

La funzione del fondo patrimoniale è quello di finalizzare i beni ad un determinato scopo, proteggendoli da tutto ciò che gli può succedere, consentendo alla famiglia di avere sempre a disposizione un patrimonio da poter utilizzare all’evenienza.

Ecco cos’è il fondo patrimoniale, come si costituisce e quali vantaggi comporta per chi lo sceglie.

Laddove fossi interessato ti invitiamo nella prosecuzione della lettura. Con il presente articolo intendiamo offrirti una breve descrizione della disciplina del fondo patrimoniale.

1. Cos’è il fondo patrimoniale?

È un istituto che è stato introdotto nel 1975 con la riforma del diritto di famiglia, cambiando la disciplina precedente. Oggi è regolamentato dall’art. 167 c.c..

Il fondo patrimoniale è un patrimonio destinato ad uno scopo ben definito, quello di far fronte ai bisogni della famiglia.

Come mai i coniugi decidono di aprire questo particolare fondo?

In primis per proteggere i beni dai creditori garantendo sempre un piccolo sostentamento alla famiglia. In realtà, nemmeno i coniugi possono utilizzare questi beni per scopi diversi da quelli per i quali sono stati vincolati.

Quindi, i beni che rientrano dentro al fondo patrimoniale sono sottoposti ad un vincolo e, a meno che non venga stabilito nulla di diverso dall’atto costitutivo, la proprietà spetta ad entrambi i coniugi.

Si tratta di un atto a titolo gratuito che riceve una propria disciplina all’interno del codice civile. La sua costituzione può avvenire da parte di un solo coniuge, di entrambi oppure di un soggetto terzo.

Vediamolo nello specifico.

2. Costituzione del fondo patrimoniale

Questo si desume direttamente dal testo dell’art. 167 c.c.:“Ciascuno o ambedue i coniugi, per atto pubblico, o un terzo, anche per testamento, possono costituire un fondo patrimoniale, destinando determinati beni, immobili o mobili iscritti in pubblici registri o titoli di credito, a far fronte ai bisogni della famiglia. La costituzione del fondo patrimoniale per atto tra vivi, effettuata dal terzo, si perfeziona con l’accettazione dei coniugi. L’accettazione può essere fatta con atto pubblico posteriore. La costituzione può essere fatta anche durante il matrimonio. I titoli di credito devono essere vincolati rendendoli nominativi con annotazione del vincolo o in altro modo idoneo”.

A costituirlo, in sintesi, possono essere:

  • Un coniuge
  • Entrambi i coniugi
  • Un terzo con atto pubblico, ed accettazione degli sposi, o per testamento

Il fondo si può costituire durante la celebrazione del matrimonio oppure in data antecedente, in vista di un matrimonio futuro. Anche in questo caso esistono più persone che possono realizzarlo:

  • Uno dei due futuri coniugi
  • Un terzo in favore dei futuri sposi, con la loro accettazione

Per entrambe le due forme, l’efficacia è chiaramente subordinata all’effettiva celebrazione del matrimonio.

2.1. Adempimenti

Una volta costituito il fondo patrimoniale è necessario procedere all’annotazione a margine dell’atto di matrimonio. 

Suddetta annotazione è prevista con l’intento di rendere il fondo patrimoniale opponibile ai terzi, assolvendo quindi ad una forma di pubblicità con effetti costitutivi.

Inoltre, laddove il fondo patrimoniale abbia per oggetto dei beni immobili, è necessario procedere anche alla trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari. Similmente accade anche per i mobili registrati.

Invece, riguarda ai titoli di credito, il vincolo costitutivo deve esser annotato sull’atto stesso.

2.2. Quali beni entrano nel fondo patrimoniale?

Come abbiamo appena letto dal primo comma dell’articolo, a rientrare dentro al fondo patrimoniale sono sostanzialmente tre tipologie di beni:

  • Beni mobili registrati;
  • Beni immobili;
  • Titoli di credito.

Decidere di inserire questi beni all’interno del fondo significa vincolarli al soddisfacimento dei beni della famiglia. Quindi, dopo averli inseriti in questo fondo, non ne potrai più disporre a tuo piacimento.

2.3. Di chi è la proprietà dei beni?

In base a quanto stabilito dall’atto costitutivo, la proprietà può essere divisa nel seguente modo:

  • Può essere costituita in capo ad entrambi i coniugi;
  • Ciascun coniuge può mantenere la proprietà esclusiva dei beni che decide di destinare al fondo.

2.4. Come viene amministrato il fondo patrimoniale?

Sulla base del motivo per cui decidi di utilizzare i beni racchiusi nel fondo patrimoniale, l’amministrazione subisce delle modifiche:

  • In caso di amministrazione ordinaria, i coniugi possono amministrare disgiuntamente i beni;
  • In caso di straordinaria amministrazione, i coniugi devono amministrare i beni in modo congiunto; 
  • Se ci sono figli minori, oltre all’amministrazione congiunta è necessaria anche l’autorizzazione del giudice al fine di valutare se i beni vengono effettivamente utilizzati per scopi destinati al benessere del minore o che, in ogni caso, non lo ledano.

2.5. Cosa si intende per “Bisogni di famiglia”?

L’art. 170 c.c. espressamente stabilisce che: “l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può avere luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia“.

Ma cosa si intende per “bisogni di famiglia”?

La nozione di “bisogni della famiglia” è stata oggetto di interpretazione ampia. Essa, infatti, compre sia esigenze di carattere essenziale per il nucleo familiare, ma anche esigenze di diversa natura, che non presentino il carattere di necessità. Non solo con tale terminologia, allora, ci si riferisce, a tutto ciò che è indispensabile alla vita della famiglia, bensì anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia.

Con bisogni di famiglia si possono intendere anche tutte quelle esigenze volte ad accrescere le capacità lavorativa. Non sono, invece, ricomprese le esigenze “voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi”, come stabilito dalla giurisprudenza di Cassazione (Cass. 7 gennaio 1984, n. 134).

Tra i bisogni della famiglia vanno ricompresi anche le complesse e varie esigenze del nucleo familiare considerato anche sotto il profilo dinamico e teleologico. Con ciò l’interprete ha voluto affermare che il fondo patrimoniale può essere utilizzato anche per accrescere il patrimonio familiare, quindi con scopi “lucrativi”.

3. Chi può costituire il fondo?

Il fondo patrimoniale a differenza di altri istituti affini non può essere costituito da chiunque. Infatti la costituzione del fondo è stata riservata alle sole coppie unite in matrimonio.

Tuttavia possiamo interrogarci circa la possibilità di estendere l’adozione dell’istituto anche ad altre ipotesi.

In particolare, con la riforma del 2016 sulle unioni civili e le convivenze di fatto sono state introdotte alcune interessanti novità. Invero è stata riconosciuta la possibilità di costituire un fondo anche alle coppie dello stesso sesso che abbiano registrato un’unione civile .

Per espressa previsione normativa, infatti, le parti dell’unione civili sono state equiparate nei diritti e, in parte, nei doveri ai coniugi.

Tale istituto, invero, è assimilabile per moltissimi aspetti al matrimonio. La nuova legge (Legge 20 maggio 2016, n.76) stabilisce espressamente che: “le disposizioni contenenti le parole «coniuge», «coniugi», «marito» e «moglie», ovunque ricorrano nelle leggi, nei regolamenti, negli atti amministrativi e nei contratti collettivi, trovino applicazione anche alla parte della unione civile tra persone dello stesso sesso”, ad eccezione di  quelle del codice civile non richiamate dalla legge e quelle sull’adozione.

In sintesi non potranno ricorrere al fondo patrimoniale:

  • le coppie non sposate, anche laddove esse abbiano figli;
  • i conviventi di fatto, nonostante abbiano regolarmente registrato la loro convivenza.

La costituzione da parte di un terzo

La costituzione del fondo patrimoniale come poc’anzi asserito può essere realizzata da: uno solo dei coniugi, entrambi i coniugi o un terzo.

In quest’ultimo caso se la costituzione è fatta con atto pubblico tra vivi, essa si perfeziona con l’accettazione dei coniugi (o dei partners dell’Unione civile). Questa può realizzarsi anche tramite un atto pubblico successivo.

Tuttavia, in tal caso è piuttosto frequente l’esercizio della possibile di costituire con testamento.

Se la costituzione da parte del terzo è fatta in favore di una coppia non ancora sposata (o unita civilmente). Tuttavia l’atto non potrà esser considerato immediatamente perfetto, esso si realizza solo con la accettazione delle parti.

Mentre sarà integrata efficacia solo dopo la celebrazione del matrimonio o la registrazione dell’unione civile.

4. Le coppie di fatto

Per espressa decisione del legislatore, invero, si è inteso limitare l’equiparazione tra le convivenze di fatto e il matrimonio. La  stessa legge del 2016 ha esclusivamente previsto la facoltà di scegliere il solo regime patrimoniale della comunione di beni nel caso in cui abbiano deciso di stipulare un contratto di convivenza.

Ciò in quanto si intendeva venir incontro ad una richiesta di intervento ben diversa da quella che, invece, paventavano i sostenitori dell’Unione civile. In quest’ultima ipotesi vi era la necessità di realizzare un’equiparazione sostanziale tra le posizioni dei coniugi e quella dei membri dell’unione.

Mentre nel caso in esame vi era proprio l’intenzione opposta, ossia mantenere ben distinte la figura del matrimonio da quella della convivenza, sebbene tale operazione di riconduzione è stata poi effettuata dalla giurisprudenza stessa.

Tali diverse realtà familiari, dovranno semmai ricorrere a diversi  strumenti di tutela del patrimonio.

Vediamo quali sono quelle maggiormente utili allo scopo.

Strumenti a disposizioni delle coppie di fatto

Le coppie di fatto quindi non possono ricorrere al fondo patrimoniale, ciò ovviamente non esclude la possibilità di ricorrere ad istituti affini che producano un effetto equivalente o, sicuramente, similiare.

Primo istituto fra tutti a cui si può ricorrere è il vincolo di destinazione. Come ben sappiamo la figura di cui all’art. 2645 ter c.c. trova proprio nel fondo patrimoniale il suo immediato precursore.

Il vincolo di destinazione può esser realizzato tramite atto pubblico, inserendo come oggetto beni immobili o beni mobili registrati e dunque iscritti nei pubblici registri.  Similmente al fondo, esso produce l’effetto di segregazione patrimoniale sulla massa destinata.
Inoltre, può essere funzionalizzato al perseguimento di un interesse meritevole di tutela. Questo può ragionevolmente identificarsi con il soddisfacimento dei bisogni e delle esigenze della coppia.

Oltre al predetto istituto, e le sue molte declinazioni, tra cui il trust, è sicuramente pratica piuttosto comune quella di ricorrere alle polizze assicurative.

In particolare, è piuttosto comune la pratica di stipulare una polizza vita e Fondo pensione per destinazione del TFR , che ha come beneficiario il convivente.

Sia con la polizza vita che con il fondo pensione a favore del compagno, si intende compensare la mancanza di diritti ereditari e previdenziali. Inoltre, similmente a quanto accade per il fondo patrimoniale, la polizza vita e il fondo pensione sono insequestrabili e impignorabili e questo tutela l’aggressione da parte di terzi a titolo di responsabilità.

Potrebbe anche essere stipulata una polizza Temporanea Caso Morte (TCM) a favore del convivente. In tal modo si potrà mettere a disposizione del convivente di fatto la somma necessaria al pagamento delle imposte di successione.

5. Effetti del fondo patrimoniale

L’effetto principale che deriva dalla costituzione di un fondo patrimoniale è la segregazione patrimoniale.

La separazione del patrimonio da quello personale dei coniugi determina l’insorgere di una limitazione sulla responsabilità patrimoniale generica. I beni che fanno parte del patrimonio separato sono destinati esclusivamente alla soddisfazione di obbligazioni sorte in dipendenza della finalità, perseguita dai coniugi.

I beni confluiti nel fondo, dunque,  non possono essere soggetti a esecuzione forzata per debiti che il creditore sapeva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

5.1. Effetto di segregazione patrimoniale

Il principale scopo del fondo patrimoniale si realizza attraverso l’effetto di segregazione patrimoniale, prodotto dal vincolo di destinazione che grava sui beni. Questi ultimi, infatti, costituiscono una massa separata dal resto del patrimonio del beneficiario. Ciò implica che i creditori di quest’ultimo non possono rivalersi su tali beni. Essi potranno essere oggetto di aggressione solo da parte di quei creditori, il cui diritto sia collegato alla realizzazione della finalità di destinazione.

Il fondo patrimoniale deroga quindi ad uno dei principi fondamentali dell’ordinamento civilistico, ossia la responsabilità patrimoniale generica di cui all’art. 2740 c.c.. Il tenoro letterale della norma, poi, induce a ritenere che oggetto della responsabilità patrimoniale sia l’universalità dei beni del patrimonio del soggetto, anche laddove si trattino di beni futuri, rispetto all’insorgenza del credito. Il principio di universalità è, inoltre, rafforzato al co 2 dell’art. 2740 c.c., dove dove si fa divieto al debitore di escludere determinati beni dalla garanzia.

Tramite il fondo patrimoniale quindi si costituisce una forma peculiare di garanzia. I beni confluiti in gestione vanno a realizzare un patrimonio vincolato allo scopo dedotto nel negozio o in favore di un determinato soggetto.

L’esito principale dell’effetto segregativo è che predetta massa patrimoniale è tutelata da eventuali aggressioni creditori dei coniugi, a meno che il credito non sia sorto in dipendenza della gestione o dello scopo.

5.2. Cosa succede se ci sono dei creditori?

Il fine per il quale viene costituito il fondo patrimoniale, quindi questo patrimonio separato, è proprio quello di proteggere i beni dall’aggressione dei debitori. Tuttavia, è necessario fare delle precisazioni.

Il creditore non può aggredire il fondo patrimoniale se il debito che è stato contratto dal debitore non è legato ai bisogni della famiglia.

Il limite in questione, tuttavia, opera solo se il creditore sapeva che l’obbligazione contratta era estranea ai bisogni della famiglia. Tale elemento deve essere oggetto di onere probatorio, che rimane a carico del debitore, il quale procederà ad opposizione all’esecuzione del bene.

Tuttavia, se il debito è stato contratto in data antecedente rispetto al fondo e quest’ultimo è stato creato con l’unico obiettivo di sottrarre i beni alla soddisfazione dei creditori, allora si innescano dinamiche diverse.

Il creditore può trascrivere il pignoramento nei pubblici registri entro un anno dalla costituzione del fondo oppure, se passa più tempo, può agire con azione revocatoria dimostrando che il debitore ha creato il fondo per sottrarre i beni. 

5.3. Azione revocatoria

Tramite l’azione revocatoria è possibile procedere alla dichiarazione d’inefficacia del fondo patrimoniale. L’azione in questione è soggetta al termine breve di prescrizione di cinque anni dalla data dell’atto, in quanto atto posto in essere a favore della posizione creditoria.

Il termine in questione decorrere dal giorno in cui l’atto diviene opponibile ai terzi, e non dalla data della stipula della convenzione. Infatti è solo da quel momento che il diritto può essere fatto valere.

Tuttavia, al fine di valutare la proponibilità dell’azione revocatoria, uno tra i presupposti, che devono esser riscontrati, è la volontà o consapevolezza di nuocere l’altrui diritto. L’intento di pregiudicare le ragioni del creditore deve sussistere alla data dell’effettiva stipulazione.

A tal proposito, troverà applicazione le norme per le convenzioni matrimoniali di cui all’art. 162 c.c., le quali divengono opponibili ai terzi dopo l’annotazione a margine dell’atto di matrimonio.

Quindi oltre alla trascrizione dell’atto nei pubblici registri immobiliari, ai sensi dell’art. 2647 c.c., è necessaria l’annotazione nei registri dello stato civile, previsione che non ammette deroghe. Non rileva nel senso di sanare il difetto di annotazione, la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo.

5.4. Art. 2929 bis c.c. e fondo patrimoniale

Il legislatore con la L. 83/2015 ha introdotto l’art. 2929 bis c.c. ha introdotto un nuovo strumento di tutela per il creditore. La norma prevede la possibilità per quest’ultimo, qualora il fondo sia stato costituito successivamente alla nascita del credito, di procedere direttamente ad esecuzione, a condizione di trascrivere il pignoramento entro un anno dall’annotazione a margine dell’atto di matrimonio della costituzione del fondo stesso.

La fattispecie dispone che con riferimento agli atti di disposizione del patrimonio posti in essere dal debitore, prevede che  “il creditore può domandare che siano resi inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio coi quali il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni”.

Il pignoramento ai sensi dell’art. 2929 bis c.c. non pregiudica i diritti acquistati a titolo oneroso da terzi, salvo che questo sia stato trascritto prima della trascrizione del terzo. La norma parla solo dell’acquisto di diritti dal contraente immediato, sebbene la norma è soggetta a interpretazione estensiva.

Un problema che si può porre rispetto al fondo patrimoniale è che questo prevede la doppia pubblicità dell’atto costitutivo e di dotazione del fondo. Infatti il fondo è soggetto ad annotamento di cui all art. 162 c.c. e a trascrizione ex art. 2647 c.c.. Quindi si è ritenuto di dover far riferimento all’annotazione da cui derivano gli effetti principali, al fine di individuare il giorno da cui decorre il termine di un anno. La trascrizione, infatti, è intesa come mero atto di notorità.

6. Cessazione del fondo patrimoniale

Abbiamo visto che il fondo patrimoniale è irrimediabilmente legato al matrimonio.

Ma quando termina?

Solo tre le cause per cui si può porre fine al fondo patrimoniale:

  • Scioglimento;
  • Annullamento;
  • Cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Tuttavia, se ci sono dei figli minori, il fondo rimane costituito in loro favore fino al raggiungimento della maggiore età.

La creazione di questo patrimonio destinato è stata una grande innovazione perché ha permesso alle famiglie di avere una massa di beni distinta, posta da parte per far fronte a qualsiasi evenienza, sia dei coniugi stessi che dei figli.

Ora hai tutti gli elementi a disposizione per giudicare se il fondo patrimoniale si dimostra la scelta migliore per fornire una base economica e sicura alla tua famiglia oppure se prediligi altre soluzioni proposte dalle banche o da altri istituti di credito.

6.1. Lo scioglimento

L’effetto del fondo patrimoniale cessa a seguito dell’estinzione del vincolo coniugale di cui all’art. 171 c.c.. Tuttavia, se ci sono figli minori, il vincolo non si estingue, fin quanto questi non siano divenuti maggiorenni, come detto poc’anzi.

In tal ipotesi, sarà il Tribunale attribuisce la gestione e amministrazione al coniuge affidatario, oppure assegna la proprietà od anche il godimento ai figli stessi.

Le cause di scioglimento sono individuate dal legislatore in quelle che portano al dissolvimento del matrimonio. Tuttavia, si è discussa la possibili di prevedere anche lo scioglimento consensuale.

Sul punto, la giurisprudenza (Cassazione, sentenza n. 17811/2014) ha affermato che le cause di scioglimento di cui all’art. 171 c.c. non possono considerarsi tassative. Quindi in mancanza di figli, lo scioglimento del fondo patrimoniale può intervenire anche sulla base del consenso, espresso dai coniugi.

Predetta evenienza, invece, non è ammessa in presenza di figli. Ciò in quanto le motivazioni che sorreggono l’istituzione del fondo patrimoniale attengono alla creazione di un vincolo di destinazione per il soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Quindi è posto in essere anche in favori dei figli minori, che sono i componenti deboli della famiglia, in quanto tali devono essere destinatari di una peculiare tutela.

Ne consegue, che per lo scioglimento è necessario il consenso dei figli minori, per il tramite di un curatore speciale autorizzato dal Tribunale, che adempia al dovere di tutelare la loro posizione, soprattutto ove dovessero sorgere conflitti di interesse derivante dalla disposizione sui beni del fondo.

Medesima disciplina si applica anche ai figli non ancora nati.

7. Profili fiscali

Un ultimo aspetto, di sicuro interesse laddove volessi costituire un fondo patrimoniale, è quello fiscale. Brevemente cercheremo di darti un quadro, il più possibile preciso, sia della fiscalità diretta che indiretta.

7.1. Imposta dirette

Per quanto attiene la disciplina in materie di imposte dirette, con riferimento al Fondo patrimoniale, è indispensabile un’analisi dell’art. 4 del T.U.I.R., il quale prevede che: “i redditi dei beni che formano oggetto del fondo patrimoniale di cui agli articoli e seguenti del codice civile sono imputati per metà del loro ammontare netto a ciascuno dei coniugi. Nelle ipotesi previste nell’articolo  del detto codice i redditi dei beni che rimangano destinati al fondo sono imputati per l’intero ammontare al coniuge superstite o al coniuge cui sia stata esclusivamente attribuita l’amministrazione del fondo”.

La norma quindi dispone l’attribuzione dei redditi relativi ai beni facenti parte del fondo in misura paritaria tra i coniugi, stabilendo che sono imputati per metà del loro ammontare netto a ciascuno di essi.

Sulla base del dato letterale della norma, possiamo asserire che, non sia rilevante l’effettiva titolarità dei beni, confluiti nel fondo, ma è, invece, determinate l’effettivo  potere di amministrarli e gestirli. Questo, come avrai capito, spetta ad entrambi i coniugi.

Il fondo patrimoniale, dunque, non costituisce una propria entità autonoma, cioè un soggetto passivo di imposta. Ciò implica che non è necessario presentare alcuna dichiarazione fiscale.

Questa sua caratteristica vale a distinguerlo da altri istituti affini che, pur producendo effetti similari, come la segregazione patrimoniale, sono considerati soggetti passibili di imposta. Questo ad esempio accade con il trust.

7.2. Imposte indirette

L’atto di costituzione del fondo patrimoniale, invece, comporta il pagamento di imposte indirette sui redditi, ossia quelle previsioni fiscali rispetto ad atti, che per la loro natura fanno desumere la disponibilità di reddito. Tra queste rientrano l’imposta di successione, l’imposta di registro e l’imposta ipotecaria e catastale.

L’atto con costitutivo del fondo è soggetto all’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni, laddove ci sia un trasferimento di beni:

  • se il vincolo di destinazione è stato costituito tramite atto a causa di morte, cioè testamento, trova applicazione l’imposta sulle successioni;
  • se, invece, il vincolo di destinazione è stato posto in essere per il tramite di atto tra vivi, sarà applicata l’imposta di donazione.

L’imposta di successione, tuttavia, presuppone il trasferimento di beni, affinché sia applicabile, quindi, è necessario che la costituzione produca un effetto traslativo.

Ai fini dell’applicazione dell’imposta di registro si distinguono due ipotesi:

  • se la costituzione del fondo abbia comportato il trasferimento della proprietà o di altro diritto reale ai coniugi;
  • se l’atto costitutivo ha costituito un vincolo di destinazione, senza modificare la titolarità dei beni stessi.

Ove l’atto costitutivo del fondo non produca alcuna attribuzione patrimoniale, trova applicazione l’art. 11 della tariffa allegata al D.P.R. 26 aprile 1986, n. 131, che prevede l’imposizione in misura fissa. In tal caso l’imposta di registro in misura proporzionale è dovuta soltanto nel caso di trasferimento di un diritto reale, di proprietà o di godimento.

8. Fondo patrimoniale e diritti di credito tributario

Come abbiamo fin ora evidenziato, il fondo patrimoniale svolge una duplice funzione:

  • garantire adeguato sostentamento alle esigenze della famiglia;
  • creare un vincolo di destinzione.

In particolare per quanto attiene al secondo profilo abbiamo ben evidenziato cosa accade ove siano compromessi i diritti del creditore. Come sopra accennato, infatti, tale istituto non può essere utilizzato con il precipuo scopo di pregiudicare le posizioni creditorie.

Pertanto, appare di fondamentale rilevanza per i creditori quanto disposto all’art. 170 c.c.. Ivi la norma contempla una limitazione al diritto di esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Ciò significa, che i beni compresi nel fondo patrimoniale, costituendo una sorta di proprietà finalizzata al perseguimento delle esigenze di famiglia  , non possono essere oggetto di aggressione per coprire debiti maturati nell’attività imprenditoriale ovvero professionale.

Si pone allora un divieto di esercizio di azioni esecutive da parte dei creditori, purché la costituzione del fondo stesso non abbia finalità fraudolente.

Tuttavia questa disciplina pone un’evidente interrogativo. Fin dove si spinge l’effetto segregativo?

Con ciò vogliamo interrogarci sulla possibile esistenza di diritti di credito che eventualmente sfuggano a suddetta previsione, oltre alle eccezioni previste nei precedenti paragrafi.

8.1. Diritto di credito tributari

In particolare, ci possiamo interrogare circa la riferibilità di suddetta eccezione ai diritti di credito tributari.

Ci si è interrogati, allora, sul fatto che tale previsione normativa escluda l’esercizio dell’azione esecutiva e cautelare posta in essere dagli agenti della riscossione (ex concessionari).

In particolare ci si è chiesti se i beni facenti parte del fondo patrimoniale siano suscettibili di ipoteca, ex art. 77, D.P.R.29.9.1973, n. 602, e/o di pignoramento immobiliare, disciplinato dagli artt. 49 e segg., D.P.R.602/1973 e dalle disposizioni contenute nel libro III c.p.c. applicabili in quanto non derogate e nei limiti della loro compatibilità.

Sul punto il criterio per giungere ad una soluzione è il medesimo, ossia l’inerenza del diritto di credito alla tutela e al soddisfacimento delle esigenze del nucleo familiare. Di modo che sul punto si è detto che non sussiste un rapporto di inerenza immediata tra lo scopo del fondo e diritto di credito tributari.

Ciò, in sintesi, ha condotto a rispondere in senso negativo la domanda che ci siamo inizialmente posti. Tuttavia, secondo la tendenza accreditatasi nell’ambito delle commissioni tributarie, è opportuno equiparare le azioni esecutive a quelle cautelari. Quindi sia le une che le altre sono sostanzialmente escluse.

Si è infatti detto: “ il termine dell’esecuzione non può essere interpretato in senso stretto, vale a dire essere limitato alla sola fase espropriativa. Se è vero che l’ipoteca non costituisce un atto esecutivo in senso stretto, risulta, però, essere un atto prodromico all’esecuzione, che comporta un vincolo di indisponibilità del bene finalizzato alla conservazione della garanzia in vista di una futura espropriazione forzata. Ne consegue che non è possibile procedere all’apposizione di tale vincolo, poiché sarebbe in contrasto con la volontà legislativa di conservare i beni del fondo patrimoniale alle necessità familiari” (CTR Piemonte, Sent. 56/6/09).

8.2. Fondo patrimoniale e obbligazione risarcitoria

Un ulteriore interrogativo sulle possibili eccezione al c.d. effetto segregativo può esser paventato con riferimento alle obbligazioni risarcitorie da fatto illecito.

Anche in questo caso adottiamo, invero, sempre il medesimo criterio di valutazione, cioè il collegamento diretto con i bisogni familiari.

A tal proposito si è detto che rispetto alle obbligazioni risarcitorie potrebbe sussistere tale nesso, in ragione del quale non si escluderebbero azioni esecutive sui beni costituenti il fondo patrimoniale.

Si sostiene, ad esempio, che, nel caso di danno cagionato da cose facenti parte del fondo o da figli minori (art. 2048 c.c.), l’obbligazione risultante dalla condotta illecita risulta presentare il nesso e collegamento funzionale con la destinazione del fondo.

Il nesso comunque andrà accuratamente verificato ad opera dell’interprete, il quale è sempre chiamato a distinguere a seconda che tali obbligazioni riguardino e in qualche modo avvantaggino il nucleo familiare oppure no.

Ad esempio, questo parametro risulta sicuramente funzionale rispetto al credito risarcitorio sorto a fronte di una lesione della libertà contrattuale. ciò implica che in questo ipotesi la massa patrimoniale può essere legittimamente oggetto di aggressione da parte del titolare del diritto di credito. Tuttavia, questo potrà rivalersi solo nel limite del vantaggio conseguito dalla famiglia

E’ altresì richiesto che siano entrambi i coniugi debitori di suddetta prestazione risarcitoria, come appunto nel caso del danno arrecato dal figlio degli stessi. In questo caso si deroga al requisito della conoscenza del creditore, non ponendosi in queste ipotesi un problema di affidamento dello stesso creditore.

9. Conclusioni

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione alla figura del fondo patrimoniale è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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