Indebito arricchimento e arricchimento senza causa: effetti
Arianna Polani - 20 Luglio 2020

Indebito arricchimento e arricchimento senza causa sono due istituti giuridici previsti dall’ordinamento italiano e disciplinati dal Codice Civile.

L’arricchimento senza causa, anche conosciuto come arricchimento ingiustificato, è disciplinato agli artt. 2041 e 2042 del Codice Civile.

Per introdurre l’argomento, possiamo dire che l’azione generale di arricchimento è stata concepita come valvola di sicurezza del sistema. Infatti, è capace di intervenire ed eliminare l’ingiustificato arricchimento di un soggetto a danno di un altro quando, per il particolare atteggiarsi della fattispecie concreta, al danneggiato non è data nessuna azione per tutelarsi e riequilibrare i due patrimoni.

In sostanza, l’azione di arricchimento ingiustificato ha natura sussidiaria, rispetto, ad esempio, all’azione di ripetizione dell’indebito che si può esercitare nel caso di indebito arricchimento, appunto.

Ovviamente la disciplina sottesa a queste azioni e a questi istituti è molto articolata e complessa.

A tal proposito,  se vuoi saperne di più, in questa guida verrà spiegata meglio la loro relazione e gli effetti che conseguono al loro esercizio.

1. Arricchimento senza causa: disciplina generale

Come accennato, l’arricchimento senza causa è disciplinato dal Codice Civile agli articoli 2041 e 2042.
In particolare, l’art. 2041 c.c. stabilisce che: «Chi senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un’altra persona è tenuto, nei limiti dell’arricchimento, a indennizzare quest’ultima della correlativa diminuzione patrimoniale. Qualora l’arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata colui che l’ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda».

L’arricchimento può derivare, ad esempio, dall’uso di un bene altrui fatto senza versare un corrispettivo.

La ratio della norma è chiara.

L’ordinamento giuridico italiano non può consentire che un soggetto riceva un vantaggio dal danno arrecato ad altri in assenza di una causa che giustifichi lo spostamento patrimoniale da un soggetto ad un altro.

Questo principio rimane così a cuore all’ordinamento italiano che viene poi meglio esplicitato anche in singole disposizioni, riproducendone, in sostanza, la regola.

Si pensi all’art. 822, comma 2, del Codice Civile secondo il quale chi ha diritto ai frutti del bene deve rimborsare le spese fatte per la loro produzione ed il loro raccolto.

Presupposti dell’azione generale di arricchimento

Dunque, possiamo indicare i presupposti dell’azione generale di arricchimento:

  • arricchimento di una persona;
  • depauperamento di un’altra;
  • mancanza di causa che giustifichi il pregiudizio subito;
  • il nesso causale tra diminuzione patrimoniale ed arricchimento.

Il nesso di causalità tra l’arricchimento e il depauperamento si intende nel senso di una relazione ben precisa. L’arricchimento di una parte deve essere causato direttamente dal depauperamento dell’altra e il fatto che ha causato l’arricchimento ingiusto deve essere unico

A tal proposito, infatti, si è espressa la Suprema Corte di Cassazione in una recente sentenza.

L’azione generale di arricchimento, di cui all’art. 2041 del Codice Civile, presuppone che l’arricchimento di un soggetto e la diminuzione patrimoniale a carico di altro soggetto siano provocati da un unico fatto costitutivo e siano entrambi mancanti di causa giustificatrice, potendo il medesimo arricchimento consistere anche in un risparmio di spesa, purché si tratti sempre di risparmio ingiustificato, nel senso che la spesa risparmiata dall’arricchito debba essere da altri sostenuta senza ragione giuridica (Cassazione, sentenza n. 16305/2018).

Sussidiarietà dell’azione

La sussidiarietà dell’azione di arricchimento, dunque, prevede che se il rimedio tipico esisteva e non sia più adoperabile (ad esempio, per prescrizione o decadenza dall’azione), la tutela perduta non potrà essere recuperata mediante lo strumento dell’ingiustificato arricchimento.

Ciò non impedisce che l’azione possa essere proposta in via subordinata rispetto ad una domanda principale (ad esempio, di adempimento), il che costituisce anzi prassi diffusa nelle aule giudiziarie. Tuttavia, come ben sottolineato da una recente decisione della Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 20871/ 2015), anche in tal caso la domanda risulterà ammissibile soltanto allorquando l’azione tipica dia esito negativo per carenza dell’azione stessa derivante da un difetto del titolo posto a suo fondamento.

Nel nostro ordinamento sono molte le azioni e gli strumenti che tutelano quanto disposto dall’art. 2041 del Codice Civile.

Il rimedio previsto dall’istituto dell’arricchimento senza causa serve a tutelare il soggetto che, nonostante la previsione delle numerose azioni, rimanga sprovvisto di tutela per la peculiarità del suo caso. Proprio per questo motivo, la legge ha pensato a un’azione generale di arricchimento (art. 2041 c.c.), ma l’ha resa esperibile solo se il danneggiato non può esercitare nessun’altra azione per farsi indennizzare del pregiudizio subito. Dunque, possiamo pacificamente sostenere che l’azione generale di arricchimento prevista dall’art. 2041 del Codice Civile ha natura sussidiaria, dunque può essere esercitata solo se nessun’altra azione è esperibile. Anche la Dottrina e la Giurisprudenza affermano costantemente questo dato, reso poi, tra l’altro, esplicito dall’art.  2042 del Codice Civile.

L’azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato può esercitare un’altra azione per farsi indennizzare dal pregiudizio subito.

Prescrizione dell’azione

A questo proposito il Codice Civile nulla prescrive.

Nel silenzio legislativo si dovrebbe ritenere utilizzato il termine di prescrizione ordinaria pari a dieci anni, che decorrono dal momento nel quale è avvenuta la condotta con la quale, una persona si è impoverita mentre l’altra si è arricchita, nello stesso momento.

In relazione a una tesi minoritaria, l’azione di arricchimento senza causa può essere esercitata anche quando al fine di fare ricorso vengono utilizzati altri elementi.

I dieci anni dovrebbero decorrere dal momento nel quale l’azione principale è stata prescritta.

Indennizzo previsto

In tema di arricchimento senza giusta causa, ai fini della quantificazione dell’obbligazione restitutoria deve farsi riferimento al minor valore tra il lucro conseguito e la perdita subita. Invero, l’indennizzo dovuto a chi si è arricchito senza giusta causa a danno di un’altra persona è soggetto ad un duplice limite: quello dell’arricchimento e quello della correlativa diminuzione patrimoniale.

Conseguentemente, non è l’intero arricchimento che la legge prende in considerazione, ma solo quello che corrisponde ad un danno o pregiudizio subito dall’altro soggetto; di contro, non è l’intero pregiudizio subito che può essere sempre risarcito, ma solo quello che corrisponde ad un profitto o vantaggio dell’arricchito.

Quindi, l’indennizzo deve essere contenuto nei limiti della locupletazione, se questa è inferiore all’altrui impoverimento, e nei limiti dell’impoverimento, anche se l’arricchimento sia maggiore.

Di qui, si può notare la differenza sostanziale tra l’indennizzo previsto dall’art. 2041 del Codice Civile e il risarcimento del danno ex art. 2043 del Codice Civile che prevede il ristoro del danno emergente e del lucro cessante.

Nel caso di prestazione svolta da un professionista a favore della P.a. sulla base di un incarico poi revocato, ci si chiede se il diritto all’indennizzo è subordinato al riconoscimento dell’utilità da parte della Pa.

Alla domanda risponde la Corte di Cassazione (sentenza n. 16793/2018) che ha statuito il principio di diritto secondo il quale “il riconoscimento dell’utilitas da parte dell’arricchito non costituisce requisito dell’azione di indebito arricchimento, sicché il depauperato che agisce nei confronti della P.a., ex art. 2041 c.c., ha il solo obbligo di provare il fatto oggettivo dell’arricchimento, senza che l’ente pubblico possa opporre il mancato riconoscimento dello stesso”.

2. Indebito arricchimento e arricchimento senza causa

Come visto, la sussidiarietà dell’azione di arricchimento ingiustificato consente di instaurare un parallelismo con l’istituto della ripetizione dell’indebito, nel caso di indebito arricchimento.

Il diritto italiano definisce pagamento dell’indebito “l’esecuzione di una prestazione non dovuta”.
Occorre subito tenere ben distinte due diverse figure di indebito.
Da un lato, la figura dell’indebito oggettivo che si verifica quando viene effettuato un pagamento anche se non esiste, in realtà, alcun debito (art. 2033 del Codice Civile).

L’indebito soggettivo, invece, si ha quando chi non è debitore, credendosi però erroneamente tale, paga al creditore quel che è dovuto a quest’ultimo da un terzo. Colui che paga si deve trovare in errore scusabile, altrimenti deve ritenersi che abbia inteso eseguire il pagamento in sostituzione del debitore (art. 2036 del Codice Civile).
In entrambi i casi chi ha eseguito il pagamento ha diritto di ripetere ciò che ha pagato.

La giurisprudenza

Chi ha eseguito il pagamento ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in mala fede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda (artt. 2033 e 2036 del Codice Civile).
In particolar modo, seconda la Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 31187/2018), per ottenere la corresponsione degli interessi legali, l’interessato è tenuto a effettuare una specifica richiesta.

La Suprema Corte afferma infatti che “pur avendo colui che ha eseguito un pagamento non dovuto diritto, oltre che alla restituzione delle somme pagate anche alla corresponsione degli interessi legali sulle somme stesse, tuttavia, quando l’interessato agisce in giudizio per la restituzione dell’indebito, non si può prescindere da una specifica richiesta degli interessi, non essendovi alcuna ragione che possa giustificare, a questo proposito, una deroga alla regola generale, secondo la quale il giudice non deve pronunciare oltre i limiti della domanda”.

Dunque, l’interessato deve fare appositamente richiesta degli interessi legali sulle somme pagate, in virtù di una delle regole più importanti del processo civile secondo cui il giudice non può pronunciarsi oltre i limiti della domanda.

Indebito arricchimento e arricchimento senza causa: conclusione

Per concludere, come avrai potuto notare, la disciplina relativa all’indebito arricchimento e arricchimento senza causa è tutt’altro che semplice.

Proprio per questo motivo, al fine di ottenere una consulenza su tale argomento, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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