Internazionalizzare un’impresa: rischi e opportunità?
Jacqueline Facconti
Aggiornato il 9 Settembre 2021
 

Internazionalizzare un’impresa è un’opportunità davvero interessante per ogni unità di business che voglia affrontare la concorrenza planetaria.

Espandere il proprio business nel mondo significa prendere decisioni strategiche ed operative davvero oculate meritevoli di attenzione.

Crescere e svilupparsi su mercati esteri e differenti da quello domestico significa conoscere e comprendere le dinamiche dei nuovi mercati che si desidera conquistare.

Oltre ai fattori di marketing, un’azienda che decide di imboccare la strada verso l’internazionalizzazione deve prendere in considerazione diversi fattori di rischio: cambio della valuta, rischio geopolitico, situazione economica del paese, PIL, le caratteristiche sociali e demografiche, i trend di sviluppo, il quadro normativo, gli scenari competitivi allo scopo di adeguare la propria strategia di business a un sistema differente da quello a cui si è abituati.

Internazionalizzare un’impresa comporta la necessità di pianificare dal punto di vista strategico ed operativo.

Internazionalizzare significa compenetrare il mercato del paese, entrare in sintonia con esso e adattare la propria strategia aziendale tenendo conto delle caratteristiche sociali, politiche, economiche, legali e fiscali del paese.

Internazionalizzare un’impresa: una scelta obbligata?

La globalizzazione dei mercati da tempo costituisce una delle dimensioni strutturali dell’attività economica di tutte le imprese, per le quali la proiezione internazionale è diventata una traiettoria di sviluppo oramai irrinunciabile.

In tempi più recenti, il fenomeno si è ulteriormente rafforzato e la via dell’internazionalizzazione ha assunto una nuova configurazione.

I fenomeni più recenti inducono a considerare l’internazionalizzazione come una scelta obbligata per tutte le imprese e non più come un’opzione, percorribile discrezionalmente solo da quelle imprese interessate all’attuazione di processi di sviluppo dimensionale e di espansione della loro area geografica di riferimento.

Nel contesto competitivo attuale, in cui perdono progressivamente significato i confini geografici che hanno delimitato i singoli mercati, l’internazionalizzazione sempre più spesso si propone come una costante dell’attività economica.

La conseguenza è il diffondersi e l’affermarsi di un’atmosfera internazionale, che coinvolge tutti gli attori economici e finisce con il condizionare anche i comportamenti delle imprese costrette a confrontarsi con un ambiente fortemente competitivo in cui agiscono nuovi attori, di diversa provenienza geografica.

La presenza di un forte stimolo concorrenziale fa sì che, anche a livello domestico, si manifesti una forte spinta verso lo sviluppo di una mentalità internazionale, la quale, induce le singole imprese a rivedere il proprio modus operandi e a ripensare nettamente alle loro scelte organizzative e strategiche, le quali devono essere rivisitate per essere adeguate alle sfide poste dalla nuova dimensione globale del business.

Ad essere coinvolte in tali percorsi di espansione internazionale non sono solo le imprese di grandi dimensioni a carattere multinazionale, ma anche le PMI.

Internazionalizzare un’impresa: quali sono i motivi?

Riguardo alla natura dei motivi all’origine della decisione delle imprese minori di dare avvio ai processi d’internazionalizzazione, sembra che prevalgano motivazioni di natura reattiva.

La scelta di internazionalizzarsi sarebbe vissuta dalle imprese di piccola dimensione come una modalità per reagire a situazioni di difficoltà incontrate sul mercato domestico: elevata competitività, limitate opportunità di sviluppo, di difficoltà di mantenimento delle performance, etc.

In tali condizioni, le piccole imprese, in quanto incapaci di affrontare il mercato domestico e di rafforzare la propria posizione competitiva internamente, preferiscono percorrere la via dell’internazionalizzazione, vissuta come una sorta di via d’uscita, che consente di riposizionarsi su un mercato nuovo, caratterizzato da minori difficoltà e maggiori opportunità di crescita.

Una conferma al prevalere di tale atteggiamento può essere rinvenuta nell’elevata mobilità geografica dei flussi di export realizzati dalle piccole imprese italiane, soprattutto in questa fase di stagnazione dei consumi italiani.

La scelta di espansione internazionale viene interpretata come frutto della consapevolezza, da parte dell’imprenditore, delle risorse e delle competenze possedute e della possibilità di utilizzarle per l’attuazione di processi di espansione internazionale, attraverso i quali consolidare la propria posizione competitiva ed ampliare le opportunità di profitto, espandendo l’area geografica.

Da questo punto di vista l’internazionalizzazione ha alla base motivazioni riconducibili all’approccio resource based view, che pone l’accento sull’insieme di risorse e competenze a disposizione dell’impresa, cui viene riconosciuto il ruolo di fattori propulsivi delle diverse possibili manifestazioni di sviluppo oltre il confine.

Uno dei punti centrali del modello è rappresentato dall’individuazione delle variabili in grado di esercitare tale ruolo di stimolo nei confronti dello sviluppo internazionale delle piccole imprese.

Si tratta delle stesse variabili in grado di condizionare il futuro andamento delle performance imprenditoriali, dal momento che, da esse, e dall’ utilizzo che l’impresa sarà in grado di farne, dipende il successo dell’azione strategica intrapresa.

Le variabili capaci di configurarsi come fattori di stimolo nei confronti dello sviluppo internazionale delle piccole imprese possono essere di origine sia interna che esterna all’impresa.

Variabili di origine esogena

Tra le variabili di origine esterna possono essere annoverate tutte quelle condizioni che concorrono a conferire una consistenza sovranazionale al tessuto economico-produttivo in cui l’impresa si colloca ed a diffondere una mentalità globale. In questo senso un ruolo determinante è giocato dalla mentalità internazionale che contraddistingue numerosi mercati locali, in ragione della loro intensa esposizione alla concorrenza estera.

È evidente come il diffondersi di un’atmosfera di questo tipo costituisca un importante fattore di stimolo verso l’apertura internazionale delle imprese.

Altrettanto importante è la presenza di network di profilo internazionale, che attraversano il tessuto economico-produttivo di appartenenza della singola impresa, coinvolgendo diversi attori economici collocati nella stessa area.

Si tratta di condizioni che amplificano lo spettro delle opportunità a disposizione della singola impresa anche di piccola dimensione alla quale viene offerta l’opportunità di farsi coinvolgere in una prospettiva di livello internazionale, pur non abbandonando le sue radici.

Nell’ambito delle variabili di origine esterna in grado di stimolare l’avvio dei processi di internazionalizzazione deve essere incluso l’insieme delle condizioni che agiscono nel favorire e supportare l’allargamento internazionale del business.

Tra queste si contempla la disponibilità dei servizi reali a sostegno dell’espansione internazionale.

Variabili di origine interna

Le variabili di origine interna attengono alla presenza, nel contesto aziendale, di condizioni e risorse, sia tangibili che intangibili, capaci di far scaturire un effetto di stimolo nei confronti di una scelta di espansione all’estero.

Particolarmente rilevante è l’effetto generato dalla dotazione di informazioni possedute dall’impresa riguardo alle opportunità di profitto esistenti sui mercati esteri, dalla disponibilità di capacità produttive ed organizzative necessarie per realizzare un’efficace ed efficiente sistema di offerta, coerente con le caratteristiche dei mercati esteri di destinazione.

Internazionalizzazione: quali sono le sfide da affrontare?

Affacciarsi per la prima volta sui mercati internazionali o rafforzare la propria presenza su quelli in cui si è già presenti richiede una fase di pianificazione strategica attenta e certosina.

Questo processo impegna costantemente risorse (umane, economiche e tecnologiche) ed assorbe una buona dose di tempo, costi ed investimenti.

Operare oltre i confini del mercato domestico comporta la necessità di operare su mercati differenti con normative e rischi di diversa natura (commerciale, finanziaria ed operativa).

Il percorso per internazionalizzarsi deve basarsi su informazioni solide e sulle necessarie competenze per comprendere e agire sui mercati internazionali.

I quesiti che ogni azienda deve porsi sono i seguenti:

  • I fabbisogni dei consumatori locali sono molto diversi?
  • Di quali competenze ho bisogno per operare
  • in quell’area geografica?
  • Quali sono le normative fiscali di quel paese?
  • Il mercato accetta un brand non locale?
  • Quali sono i rischi di natura politica ed economica?
  • Chi sono i competitors?
  • Quali sono i costi da sostenere per operare in quel mercato?

In particolare Il percorso di internazionalizzazione richiede l’attenta valutazione di alcuni rischi che rappresentano degli ostacoli.

Rischio economico

Determinato dalle continue fluttuazioni che caratterizzano il mercato target (domanda di beni, offerta di beni, prezzi), con trend incerti.

Rischio Paese

Si pensi, ad esempio, alla guerra dei dazi, alla politica e al Governo del sistema economico nazionale dei paesi esteri.

Rischio monetario

È rappresentato dalle oscillazioni dei tassi di cambio che possono subire apprezzamenti o deprezzamenti.

Rischio di mercato

È rappresentato da mutamenti nella domanda e nelle richieste dei clienti. È necessario saper valutare i bisogni espliciti, impliciti e latenti dei clienti.

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