Internazionalizzare un’impresa: rischi e opportunità?

Internazionalizzare un’impresa è un’opportunità davvero interessante per ogni unità di business chevoglia affrontare la concorrenza planetaria.

Espandere il proprio business nel mondo significa prendere decisioni strategiche ed operative davvero oculate meritevoli di attenzione.

Crescere e svilupparsi su mercati esteri e differenti da quello domestico significa conoscere e comprendere le dinamiche dei nuovi mercati che si desidera conquistare.

Oltre ai fattori di marketing, un’azienda che decide di imboccare la strada verso l’internazionalizzazione deve prendere in considerazione diversi fattori di rischio: cambio della valuta, rischio geopolitico, situazione economica del paese, PIL, le caratteristiche sociali e demografiche, i trend di sviluppo, il quadro normativo, gli scenari competitivi allo scopo di adeguare la propria strategia di business a un sistema differente da quello a cui si è abituati.

Internazionalizzare un’impresa comporta la necessità di pianificare dal punto di vista strategico ed operativo.

Invero, Internazionalizzare significa anche compenetrare il mercato del paese, entrare in sintonia con esso e adattare la propria strategia aziendale tenendo conto delle caratteristiche sociali, politiche, economiche, legali e fiscali del paese.

Laddove fossi interessato a come internazionalizzare un’impresa, ti invitiamo nella prosecuzione della lettura. Con il presente contributo intendiamo offrirti un contributo completo e una prospettiva nuova del fenomeno in esame.

1. Internazionalizzare un’impresa: una scelta obbligata?

La globalizzazione dei mercati da tempo costituisce una delle dimensioni strutturali dell’attività economica di tutte le imprese, per le quali la proiezione internazionale è diventata una traiettoria di sviluppo oramai irrinunciabile.

In tempi più recenti, il fenomeno si è ulteriormente rafforzato e la via dell’internazionalizzazione ha assunto una nuova configurazione.

I fenomeni più recenti inducono a considerare l’internazionalizzazione come una scelta obbligata per tutte le imprese e non più come un’opzione, percorribile discrezionalmente solo da quelle imprese interessate all’attuazione di processi di sviluppo dimensionale e di espansione della loro area geografica di riferimento.

Nel contesto competitivo attuale, in cui perdono progressivamente significato i confini geografici che hanno delimitato i singoli mercati, l’internazionalizzazione sempre più spesso si propone come una costante dell’attività economica.

La conseguenza è il diffondersi e l’affermarsi di un’atmosfera internazionale, che coinvolge tutti gli attori economici e finisce con il condizionare anche i comportamenti delle imprese costrette a confrontarsi con un ambiente fortemente competitivo in cui agiscono nuovi attori, di diversa provenienza geografica.

La presenza di un forte stimolo concorrenziale fa sì che, anche a livello domestico, si manifesti una forte spinta verso lo sviluppo di una mentalità internazionale, la quale, induce le singole imprese a rivedere il proprio modus operandi e a ripensare nettamente alle loro scelte organizzative e strategiche, le quali devono essere rivisitate per essere adeguate alle sfide poste dalla nuova dimensione globale del business.

Ad essere coinvolte in tali percorsi di espansione internazionale non sono solo le imprese di grandi dimensioni a carattere multinazionale, ma anche le PMI.

2. Internazionalizzare un’impresa: quali sono i motivi?

Riguardo alla natura dei motivi all’origine della decisione delle imprese minori di dare avvio ai processi d’internazionalizzazione, sembra che prevalgano motivazioni di natura reattiva.

La scelta di internazionalizzarsi sarebbe vissuta dalle imprese di piccola dimensione come una modalità per reagire a situazioni di difficoltà incontrate sul mercato domestico: elevata competitività, limitate opportunità di sviluppo, di difficoltà di mantenimento delle performance, etc.

In tali condizioni, le piccole imprese, in quanto incapaci di affrontare il mercato domestico e di rafforzare la propria posizione competitiva internamente, preferiscono percorrere la via dell’internazionalizzazione, vissuta come una sorta di via d’uscita, che consente di riposizionarsi su un mercato nuovo, caratterizzato da minori difficoltà e maggiori opportunità di crescita.

Una conferma al prevalere di tale atteggiamento può essere rinvenuta nell’elevata mobilità geografica dei flussi di export realizzati dalle piccole imprese italiane, soprattutto in questa fase di stagnazione dei consumi italiani.

La scelta di espansione internazionale viene interpretata come frutto della consapevolezza, da parte dell’imprenditore, delle risorse e delle competenze possedute e della possibilità di utilizzarle per l’attuazione di processi di espansione internazionale, attraverso i quali consolidare la propria posizione competitiva ed ampliare le opportunità di profitto, espandendo l’area geografica.

Da questo punto di vista l’internazionalizzazione ha alla base motivazioni riconducibili all’approccio resource based view, che pone l’accento sull’insieme di risorse e competenze a disposizione dell’impresa, cui viene riconosciuto il ruolo di fattori propulsivi delle diverse possibili manifestazioni di sviluppo oltre il confine.

3. Variabili e stimoli allo sviluppo delle piccole imprese

Uno dei punti centrali del regime per internazionalizzare un’impresa è rappresentato dall’individuazione delle variabili in grado di esercitare tale ruolo di stimolo nei confronti dello sviluppo internazionale delle piccole imprese.

Si tratta delle stesse variabili in grado di condizionare il futuro andamento delle performance imprenditoriali, dal momento che, da esse, e dall’ utilizzo che l’impresa sarà in grado di farne, dipende il successo dell’azione strategica intrapresa.

Le variabili capaci di configurarsi come fattori di stimolo nei confronti dello sviluppo internazionale delle piccole imprese possono essere di origine sia interna che esterna all’impresa.

3.1. Variabili di origine esogena

Tra le variabili di origine esterna possono essere annoverate tutte quelle condizioni che concorrono a conferire una consistenza sovranazionale al tessuto economico-produttivo in cui l’impresa si colloca ed a diffondere una mentalità globale. In questo senso un ruolo determinante è giocato dalla mentalità internazionale che contraddistingue numerosi mercati locali, in ragione della loro intensa esposizione alla concorrenza estera.

È evidente come il diffondersi di un’atmosfera di questo tipo costituisca un importante fattore di stimolo verso l’apertura internazionale delle imprese.

Altrettanto importante è la presenza di network di profilo internazionale, che attraversano il tessuto economico-produttivo di appartenenza della singola impresa, coinvolgendo diversi attori economici collocati nella stessa area.

Si tratta di condizioni che amplificano lo spettro delle opportunità a disposizione della singola impresa anche di piccola dimensione alla quale viene offerta l’opportunità di farsi coinvolgere in una prospettiva di livello internazionale, pur non abbandonando le sue radici.

Nell’ambito delle variabili di origine esterna in grado di stimolare l’avvio dei processi di internazionalizzazione deve essere incluso l’insieme delle condizioni che agiscono nel favorire e supportare l’allargamento internazionale del business.

Tra queste si contempla la disponibilità dei servizi reali a sostegno dell’espansione internazionale.

3.2. Variabili di origine interna

Le variabili di origine interna attengono alla presenza, nel contesto aziendale, di condizioni e risorse, sia tangibili che intangibili, capaci di far scaturire un effetto di stimolo nei confronti di una scelta di espansione all’estero.

Particolarmente rilevante è l’effetto generato dalla dotazione di informazioni possedute dall’impresa riguardo alle opportunità di profitto esistenti sui mercati esteri, dalla disponibilità di capacità produttive ed organizzative necessarie per realizzare un’efficace ed efficiente sistema di offerta, coerente con le caratteristiche dei mercati esteri di destinazione.

4. Internazionalizzazione: quali sono le sfide da affrontare?

Affacciarsi per la prima volta sui mercati internazionali o rafforzare la propria presenza su quelli in cui si è già presenti richiede una fase di pianificazione strategica attenta e certosina.

Questo processo impegna costantemente risorse (umane, economiche e tecnologiche) ed assorbe una buona dose di tempo, costi ed investimenti.

Operare oltre i confini del mercato domestico comporta la necessità di operare su mercati differenti con normative e rischi di diversa natura (commerciale, finanziaria ed operativa).

Il percorso per internazionalizzarsi deve basarsi su informazioni solide e sulle necessarie competenze per comprendere e agire sui mercati internazionali.

I quesiti che ogni azienda deve porsi sono i seguenti:

  • I fabbisogni dei consumatori locali sono molto diversi?
  • Di quali competenze ho bisogno per operare
  • in quell’area geografica?
  • Quali sono le normative fiscali di quel paese?
  • Il mercato accetta un brand non locale?
  • Quali sono i rischi di natura politica ed economica?
  • Chi sono i competitors?
  • Quali sono i costi da sostenere per operare in quel mercato?

In particolare Il percorso di internazionalizzazione richiede l’attenta valutazione di alcuni rischi che rappresentano degli ostacoli

4.1. Rischio Paese

Si pensi, ad esempio, alla guerra dei dazi, alla politica e al Governo del sistema economico nazionale dei paesi esteri.

L’insieme di questi rischi configura il rischio paese o country risk.

Questo, rispetto alle categorie di rischio che esamineremo di seguito, individua un concetto molto ampio, per il quale non esiste ancora una disciplina unitaria.

Può essere definito come il complesso dei rischi che emergono nel momento in cui si effettua un investimento in un paese estero, prevalentemente imputabili alle differenze di tipo politico, economico e sociale esistenti tra il paese originario dell’investitore e il paese in cui viene effettuato l’investimento.

E’, quindi, inevitabile che il rischio paese abbia una natura multidimensionale.

Rientrano in tale categoria tutte le fonti di potenziale difficoltà che non emergerebbero operando nel mercato domestico.

4.2. Rischio monetario

È rappresentato dalle oscillazioni dei tassi di cambio che possono subire apprezzamenti o deprezzamenti.

 Il rischio monetario è comunemente identificato con il caso di inflazione.

Quest’ultimo si realizza ove il valore economico dei cespiti reali tende teoricamente ad aumentare rispetto al loro valore di libro (costo storico) accolto in contabilità.

L’effetto di questa variazione sono le plusvalenze da rivalutazione monetaria, suscettibili di essere o meno espresse contabilmente in funzione del calcolo di adeguati saldi di rivalutazione.

Sulle attività finanziarie l’impatto della fluttuazione è, invece, diametralmente opposto. Queste ultime subiscono, in termini reali, una svalutazione pari al tasso d’inflazione.

4.3. Rischio di mercato

È rappresentato da mutamenti nella domanda e nelle richieste dei clienti. È necessario saper valutare i bisogni espliciti, impliciti e latenti dei clienti.

Il rischio di mercato può essere conseguenza di una serie di fattori variabili.

Con esso si intende il rischio prodotto da imprevisti che impattano sul valore delle attività. Detta altrimenti, è il rischio di ottenere un ritorno commerciale inferiore rispetto a quello atteso.

Le componenti di questo rischio sono molteplici.

Generalmente, le c.d. fluttuazioni di tassi di interesse o dell’inflazione sono una costante ineliminabile che ciascun imprenditore deve tenere in considerazione.

Il rischio legato alla variazione dei tassi d’interesse emerge nei casi di asset il cui valore è sensibile alle modifiche inerenti all’entità dei tassi o la scadenza di un titolo.

Gli investimenti a lungo termine possono, infatti, risentire di variazioni considerevoli dei tassi in esame.

Nei traffici trasnazionali, bisognerà, inoltre, tener conto del rischio di cambio.

Quest’ultimo è legato alla variazione nei rapporti di forza tra due valute. Il valore di un bene, infatti, è determinato anche dalla valuta in cui è espresso.

L’imprenditore può risentire anche di considerevoli perdite nel momento in cui si converte il valore del bene in altre valute. Non dipende dalla nazionalità dell’investitore ma solo dalla valuta in cui sono denominate le transazioni.

4.4. Rischio sistemico

Il rischio sistemico è il rischio che l’insolvenza o il fallimento di uno o più intermediari determini generalizzati fenomeni d’insolvenza o fallimenti a catena di altri intermediari.

Le cause che portano a eventi sistemici risiedono principalmente nell’influenza che i vari soggetti del network hanno gli uni con gli altri.

Il sistema bancario e finanziario caratterizzato da forte interconnessione è esposto agli effetti negativi del rischio sistemico.

5. Come internazionalizzare un’impresa?

Per realizzare un progetto di internazionalizzazione non è sufficiente procedere ad una valutazione del rischio. Dopo aver proceduto a tale operazione è, invece, necessario programmare come perseguire l’obiettivo di internazionalizzazione.

L’internazionalizzazione è una procedura che può essere posta in essere se sussistono una serie di prerequisiti.

prerequisiti fondamentali per l’internazionalizzazione d’impresa sono:

  • solidarietà economico-finanziaria
  • prodotti di qualità e, soprattutto, adatti ai mercati-obiettivo
  • prezzi competitivi
  • un sistema d’informazione affidabile
  • risorse (tempo, denaro, personale) da investire
  • Il più importante: avere degli interlocutori e controparti estere affidabili, in quanto questo riduce notevolmente i rischi connessi ai pagamenti, al trasporto delle merci, agli investimenti, etc.

Ciò posto, dovranno esser posti in essere una serie di step.

5.1. Autoanalisi aziendale

Il primo step per internazionalizzare un’impresa riguarda un’auto-analisi aziendale.

Tramite suddetto procedimento si può giungere a stabilire le possibilità produttive nel breve e medio periodo (in caso di aziende di produzione) e determinare le risorse da destinare ai mercati esteri.

Tale operazione è necessaria per conoscere quali sono i punti forti e deboli del tuo business personale.

Solo in tal modo potrai individuare le opportunità e le minacce esistenti a livello interno (immagine di marca, layout del negozio, gestione delle reti sociali e presenza online, soddisfazione della clientela, stato dello stock, organizzazione del magazzino) ed esterno.

L’autonalisi aziendale serve anche per individuare il tuo “cliente ideale”, dunque, il mercato economico che meglio si presta alle caratteristiche della tua impresa.

5.2. Business plan

Il Business Plan serve per realizzare i giusti investimenti e non trovarsi a gestire dei costi inutili.

Tale documento è molto utile, infatti non si limita a documentare i contenuti e i progetti di un’attività imprenditoriale, ma è proprio l’elemento che lo rende concreto e “fattibile”.

Potrai trarne non pochi vantaggi. Anzitutto, all’interno della società, la stesura di un Business Plan efficiente consente ai manager di comprendere e avere ben chiari, gli obiettivi e la strategia da seguire per la realizzazione dell’attività imprenditoriale.

Esso è una sorta di fotografia dei caratteri dell’impresa e di quali siano gli obiettivi che questa raggiungerà nel medio-lungo periodo.

Il documento è composto da due parti.

La prima è la parte descrittiva, all’interno della quale devono essere compiutamente spiegati il progetto, l’organizzazione dell’impresa, il prodotto, lo studio del mercato e le strategie.

La seconda parte, invece, è quella numerica che fa riferimento all’investimento vero e proprio. Qui vengono fatte le proiezioni finanziarie e patrimoniali relative ai risultati che si pensa di raggiungere nel lasso di tempo preso in considerazione.

5.3. Ricerca informazioni

Un terzo step per internazionalizzare un’impresa è quella di ricercare informazioni sul territorio in cui si intende investire.

Potrebbe essere di particolare rilevanza andare a ricercare informazioni sulla situazione politica e sociale dello Stato in cui si vuole investire.

Come ben saprai, avere adeguata conoscenza dei rischi a cui si è esposti, è il primo punto di partenza per individuare la sede migliore dei propri affare.

Tra i dati che dovrai valutare, sussistono anche altri fattori, oltre a quelli politici. Ad esempio, potremmo citare i fattori geografici e demografici, oltre che culturali.

Per tale ragione dovrai procedere ad un’analisi accurata del mercato.

5.4. Trovare un partner

Svolgere un’attività di impresa in uno Stato diverso da quello di origine è sicuramente rischioso. Proprio per tale ragione che potrebbe essere conveniente dividere predetto rischio con un partner.

Si avverte, dunque, l’esigenza di trovare partner, il quale fungerà da spalla per l’attività che intenderai svolgere.

Una scelta oculata consentirà di sviluppare il tuo business, consentendoti di conseguire anche un supporto di tipo linguistico e/o logistico. Potrebbe essere anche conveniente richiedere il sostegno ad operatori pubblici quali: ICE, camere di commercio, ambasciate, etc.

Come dovrai, allora, scegliere il tuo partner?

In primo luogo, dovrai valutare attentamente lo stato di “salute” del business imprenditoriale svolta dai potenziali partner.

A tal proposito possiamo suggerirti di accedere ad una visura camerale per Partita Iva anche online.

In tal modo, potrai ottenere un quadro completo dell’attività svolta. Le visure infatti hanno tutte le informazioni più importanti sull’azienda, che devi necessariamente conoscere quando stai valutando come potenziale partner, così da avere una panoramica chiara sul suo bilancio e sulla sua salute finanziaria.

Dovrai, poi selezionare il partner che meglio si addice alle tue esigenze. Potresti, infatti, essere alla ricerca di un partener verticale, ossia un’azienda in grado di intervenire laddove la vostra società è carente, come nel marketing o alla contabilità.

In questo caso, dovrai scegliere un’impresa che sia in grado di coprire ogni aspetto in cui sei meno strutturato.

Nel caso dei partner orizzontali, invece, l’attenzione si sposta verso aziende operanti nel vostro medesimo settore, in grado di fornire idee e strutture, e di collaborare con la vostra impresa ad un medesimo livello.

Un altro aspetto che non dovrai sottovalutare è quello umano, inteso sia come approccio all’attività imprenditoriale, ma anche al rapporto con i dipendenti.

5.5. Richiesta di consulenza

E’ necessario per inquadrare tutti i dettagli sostanziali per procedere ad internazionalizzare un’impresa.

Per tale scopo potrebbe essere essenziale ricorrere ad una consulenza, in modo tale da prevenire eventuali errori di valutazione.

Ciò che è opportuno tener conto sono le inevitabili implicazioni fiscali. Dovrai essere, infatti, molto attento nel non incidere in violazioni fiscali, che condurrebbero a forme di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Potresti, invero, incorrere in azioni per recuperare le imposte evase, a cui avrebbe certamente seguito l’applicazione delle sanzioni da parte dell’amministrazione finanziaria.

Proprio per tale ragione che potrebbe essere fondamentale ricorrere ad un consulente. A tal scopo, non sarà sufficiente la conoscenza, seppur approfondita, del diritto nostrano, ma dovrai sicuramente rivolgerti ad un esperto del diritto fiscale internazionale.

L’esperto a cui dovrai rivolgerti, invero, dovrà essere esperto anche di contrattualistica internazionale. Saranno conoscenze, sicuramente utili nel momento in cui sarai chiamato a concludere un accordo con altre imprese estere.

6. Internazionalizzare un’impresa in epoca post covid

Laddove fossi interessato ad investire nel breve periodo, dovrai tener in considerazione i molti cambiamenti nello scenario internazionale, in epoca post covid.

Molti i cambiamenti che hanno interessato sia il mercato economico che le relazioni politiche e commerciale.

La crisi ha, infatti, inciso duramente sull’economia di molti Stati.
Tuttavia, timidi segnali di ripresa diventano di giorno in giorno più evidenti.

I mercati maggiormente reattivi in questa fase post pandemia, secondo il Rapporto ICE-Prometeia, sono quelli dell’area nord-americana.

Invero, sorprendentemente, anche quelli dei paesi asiatici hanno reagito molto bene in questa fase post pandemica.

In particolare, in quest’area è stato rilevante anche l’accordo RCEP di libero scambio (il più grande accordo mai siglato in quest’area, che raccoglie 15 firmatari).

L’atto ha individuato i presupposti per successivi accordi commerciali a lungo termine.

Forse non saprai, ma per l’Italia questi mercati sono un’opportunità di incremento dei flussi presenti, che rappresentano l’8% dell’export e si prevedono in aumento già a partire dal 2021.

Per altro, la crisi pandemica ha avuto come conseguenze, talvolta, anche profittevoli.

Proprio la necessaria ripresa economica è stata essenziale per avviare il processo di digitalizzazione, il quale dovrebbe contribuire alla crescita dei sistemi commerciali e dei mercati interni.

Le opportunità che l’internazionalizzazione offre sono di non poco conto.

In un mercato come quello attuale, globalizzato e sempre più digitalizzato, gli ostacoli all’accesso ai mercati esteri sembrano essere molto meno insormontabili che in passato.

7. Conclusioni

Come avrai notato, la disciplina prevista per internazionalizzare un’impresa è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

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