Istanza di autotutela: come funziona

Ti è stato notificato un atto viziato dall’Agenzia delle Entrate e vuoi segnalarne le irregolarità? Come ottenere l’annullamento di un avviso di accertamento palesemente viziato?

Se ti stai ponendo queste domande probabilmente hai necessità di maggiori informazioni circa il tuo diritto di chiedere all’Amministrazione Finanziaria una correzione dei propri atti.

Ti invito a proseguire la lettura di quest’articolo per scoprire il funzionamento di questo importante strumento di tutela che hai a disposizione.

A fronte degli incisivi poteri di cui è titolare l’Agenzia delle Entrate, il legislatore garantisce diverse modalità attraverso cui il contribuente può proteggersi.

Infatti, a seconda del potere esercitato dal Fisco e delle conseguenze che ne derivano, sono molteplici gli strumenti di tutela a cui può accedere.

Tra questi si inserisce un particolare diritto del contribuente che prende il nome di autotutela.

In buona sostanza, con il suo esercizio il contribuente può chiedere all’Ufficio di correggere un atto viziato da palesi irregolarità.

In realtà sebbene l’autotutela rappresenti il diritto del contribuente di chiedere la correzione e/o l’annullamento di un atto viziato, questa ha una duplice natura. Infatti, a seconda del soggetto a cui si riferisce può qualificarsi come diritto o come potere.

In riferimento alla figura della Pubblica Amministrazione l’autotutela consiste con esercizio di potere. Questo accade perché con il suo esercizio l’Ufficio ha la possibilità di correggere i propri errori autonomamente, senza il coinvolgimento dell’organo giudicante.

D’altro canto però, come accennato, il ricorso a questo strumento è molto vantaggioso anche per lo stesso contribuente.

Infatti, questo ha la possibilità di veder annullati degli atti viziati semplicemente con il deposito di un’istanza. Non si rende necessaria l’impugnazione dell’atto di fronte alla Commissione Tributaria.

Vediamo insieme in che cosa consiste e quando può essere utile per il contribuente ricorrervi.

1. Autotutela come diritto del contribuente

Anche se viene riconosciuto come un potere di autocorrezione in capo al Fisco, in realtà l’autotutela può essere un utile strumento di difesa anche nei confronti del contribuente.

Infatti anzitutto questo ha la possibilità, in prima persona, di far valere le irregolarità dovute ad errori commessi dal Fisco.  

Laddove gli venga notificato un atto impositivo viziato, anziché sostenere i costi necessari per la presentazione di un ricorso di fronte alla Commissione Tributaria competente, può chiederne una correzione all’Ufficio.

Inoltre, in secondo luogo, può far sì che vengano corretti anche gli errori che lui stesso ha commesso nella dichiarazione.

Infatti, può essere che nella sua compilazione il contribuente abbia compiuto dei meri errori materiali. Per evitare che ne derivino conseguenze eccessivamente gravose, può farlo presente tempestivamente all’Ufficio ricorrendo all’autotutela.

Il ricorso a questo strumento, però, non è sempre consentito. Infatti questo assume rilevanza solo in presenza di atti con specifici vizi o irregolarità. Questi sono:

  • Errori materiali compiuti dal contribuente, di facile individuazione;
  • L’esistenza di una doppia imposizione. In questo caso il Fisco ha erroneamente conteggiato alcuni elementi della base imponibile, tassandoli due volte;
  • Errori di persona o di calcolo delle imposte;
  • Mancata valutazione dei pagamenti regolarmente eseguiti dal contribuente;
  • Il diniego ingiustificato di agevolazioni, in presenza dei requisiti;
  • Non considerazione di documentazione sanante le irregolarità della dichiarazione;

Vediamo come deve procedere il contribuente, in presenza di una di queste condizioni.

1.1. La segnalazione telefonica

Il contribuente può segnalare la presenza di alcuni particolari vizi nell’atto notificatogli, con una comunicazione telefonica.

Ai sensi della Circolare Ministeriale 11 luglio 2000 n. 143/E e della Circolare AE 6 dicembre 2001 n. 103/E, i call center dell’Agenzia delle Entrate sono da contattarsi al numero telefonico: 848.800.444. Gli operatori sono autorizzati ad annullare o a rettificare le comunicazioni inviate a seguito dell’automatico controllo formale sulle liquidazioni.

I vizi rilevanti ai fini di una segnalazione telefonica, infatti, sono quelli facilmente riconoscibili. Nello specifico:

  • Eccedenza d’imposta non confermata dal sistema informatico;
  • Correzione degli importi detraibili e deducibili;
  • Acquisizione di documentazione probatoria;
  • Avvenuti versamenti;

Al di fuori di queste ipotesi, o comunque nel caso in cui si voglia fare una segnalazione formale, il contribuente può presentare c.d. istanza di autotutela.

1.2. L’istanza di autotutela

Per far valere vizi ed evidenti irregolarità presenti nell’atto notificato, il contribuente può presentare fisicamente istanza di autotutela presso l’Ufficio che ha emesso l’atto o indirizzarla tramite l’invio di una raccomandata A.R.

La domanda può essere presentata in carta semplice, oppure con il ricorso ad un apposito modello messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

Con la presentazione dell’istanza il contribuente chiede all’Ufficio di riesaminare l’atto notificatogli perché deve essere corretto o annullato.

1.2.1. Le richieste del contribuente

Nello specifico il contribuente può chiederne:

  • l’annullamento: laddove vi siano dei vizi che compromettono la sua validità. L’annullamento dell’atto comporta il venir meno di tutte le pretese del Fisco nei suoi confronti.
  • la revoca: quando vengono a meno i presupposti su cui l’atto si fonda; sia in riferimento a presupposti di fatto, che di diritto. Per esempio quando viene notificato l’avviso di accertamento agli eredi di un soggetto, ma questi hanno rinunciato all’eredità.
  • La sospensione: in genere si chiede quando tra il contribuente e il Fisco è già in corso un contenzioso. Il contribuente può infatti chiedere la sospensione del nuovo atto in attesa della decisione del giudice; oppure ne chiede la sospensione perché ha intenzione di proporre nuovo ricorso. L’amministrazione Finanziaria può decidere di sospendere gli effetti dell’atto oppure notificarne uno nuovo, senza alcuna sospensione. A questo punto il contribuente può presentare ricorso, allegando il diniego del Fisco. 

Il deposito dell’istanza implica l’avvio di un procedimento che si aprirà con la preventiva valutazione della stessa da parte dell’Ufficio.

Questa potrà avere esito positivo, e quindi essere poi oggetto di correzione o annullamento; oppure potrà avere esito negativo, con un rigetto e conferma dell’atto notificato.

Non è previsto espressamente alcun obbligo giuridico dell’Ufficio di provvedere o comunque di informare il contribuente circa l’avvio dell’autotutela.

Tuttavia per motivi di correttezza, trasparenza e opportunità, quali principi fondanti l’attività della Pubblica Amministrazione, gli Uffici sono esortati a mantenere contatti con il contribuente.

Questo significa che sono invitati a comunicare al contribuente l’esito dell’esame dell’istanza e, nel caso in cui sia negativo, ad esprimerne succintamente le ragioni.

2. Rifiuto

Può essere che, nonostante il deposito dell’istanza da parte del contribuente, l’Amministrazione Finanziaria non riconosca l’autotutela. In questo caso opporrà rifiuto alla richiesta del contribuente.

Proprio perché non esiste un obbligo giuridico di risposta, può essere che il rifiuto venga a prodursi con il meccanismo del silenzio-assenso.

Infatti l’Ufficio può negare l’autotutela comunicandone al contribuente il diniego ed esponendone le minime ragioni fondanti, oppure può non rispondere.

E’ molto importante prestare attenzione alla mancata risposta dell’Amministrazione poiché la presentazione dell’istanza non sospende i termini per la presentazione del ricorso.

Questo significa che, dopo aver ricevuto l’atto impositivo, si hanno 60 giorni di tempo per impugnarlo; laddove il contribuente resti inerte in attesa di una risposta dell’Ufficio che non arriva, l’atto rischia di diventare definitivo se si assiste allo spirare del termine.

Infatti non è ben chiaro se, a seguito del rifiuto di autotutela, sia possibile procedere alla sua impugnazione. Diverse sono le decisioni della giurisprudenza in merito, spesso anche contrastanti.

Per questo è preferibile affidarsi ad un professionista che sia in grado di monitorare le tempistiche utili per l’impugnazione dell’atto al fine di ottenere la migliore difesa.

3. Accoglimento

Laddove invece l’esito della procedura sia positivo, il Fisco provvederà a comunicarlo al contribuente.

L’effetto dell’accoglimento dell’istanza consiste con la correzione dell’atto o con il suo annullamento.

L’annullamento dell’atto implica un’automatica nullità di tutti gli atti ad esso consequenziali. Per esempio, all’annullamento dell’avviso di accertamento consegue l’automatica nullità della preventiva cartella di pagamento.

Inoltre, laddove il contribuente abbia versato delle somme in base all’atto poi annullato, si configura il pieno diritto alla restituzione. Infatti esiste un c.d. obbligo restitutorio in capo all’Ufficio.

La restituzione di quanto indebitamente versato avverrà con l’avvio della procedura di rimborso.

3.1. Accoglimento parziale

Può essere che il Fisco riconosca la presenza di alcuni errori nell’atto impositivo, ma che comunque lo ritenga valido.

Infatti laddove i vizi non incidano sulla validità dell’atto, ad. esempio in presenza di un mero errore matematico, l’Ufficio procede ad una c.d. autotutela parziale.

Questa consiste con una semplice rettifica (o parziale annullamento) di un atto che continua a mantenere la sua validità e, quindi, i suoi effetti.

Anche in questo caso si producono dei vantaggi nei confronti del contribuente. Infatti la tendenza del legislatore è quella di garantire benefici in capo a chi decida di collaborare con l’Ufficio, anche segnalando la presenza di errori compiuti da questo.

Nel caso di autotutela parziale il contribuente ha diritto di accedere agli istituti di definizione agevolata delle sanzioni, sempre che rinunci alla presentazione del ricorso.

4. Autotutela come potere

L’esercizio di autotutela si qualifica anche come espressione di potere attribuito all’ Amministrazione Finanziaria. Infatti implica la possibilità di quest’ultima di intervenire, autonomamente o su istanza del contribuente, per correggere dei provvedimenti emessi in precedenza.

Con il suo esercizio gli errori dell’Ufficio non vengono sottoposti all’attenzione del giudice, qualificandosi quindi come autodifesa. Questa consente al Fisco di garantire il corretto svolgimento delle proprie funzioni.

Può essere definito come un potere derivante da quello attribuito genericamente alla Pubblica Amministrazione.

 Infatti è proprio dal generale potere di autotutela riconosciuto in capo ai funzionari della P.A. che deriva l’autotutela tributaria nella sua specifica declinazione. Questa è stata riconosciuta espressamente in capo all’Amministrazione Finanziaria con l’art. 2-quater del D.L. 564/1994, e successivamente specificata con il DM Attuativo n. 37/1997.

4.1. Effetti del potere di autotutela

Anche questo potere del Fisco è particolarmente stringente. Il suo esercizio può produrre importanti conseguenze nei confronti di un atto illegittimo o infondato. Infatti come abbiamo visto, a seguito di autotutela può prodursene:

  • L’annullamento;
  • La revoca;
  • La sospensione dei suoi effetti;
  • La rinuncia; in questo caso il Fisco rinuncia alla riscossione in considerazione della somma irrisoria che il contribuente deve versare. Infatti in presenza di un importo molto basso, l’Ufficio rischierebbe di dover sostenere ingenti spese giudiziarie, nel caso in cui il contribuente decidesse di procedere ad impugnazione. Da una valutazione in termini di costi l’Agenzia decide di rinunciare al credito.

Si precisa che, se per il contribuente l’autotutela è qualificabile in c.d. bonam partem e quindi è volta ad una rettifica in positivo della dichiarazione, per l’Ufficio questo potere è esercitabile anche in malam partem.

Ciò significa che, salvo casi eccezionali, può modificare atti precedentemente notificati integrandoli con nuovi accertamenti.

 Di fronte a quest’esercizio di potere, il contribuente ha comunque la possibilità di utilizzare gli ordinari mezzi di tutela. Per esempio impugnando l’atto ricevuto o tentando una conciliazione con il Fisco attraverso il c.d. accertamento con adesione.

5. Conclusioni

Con l’istanza di autotutela il contribuente ha la possibilità di ottenere l’annullamento di un atto impositivo, senza dover ricorrere al giudice. Questa può essere presentata solo in presenza di specifiche circostanze e richiede che il contribuente la indirizzi all’Ufficio che ha pronunciato l’atto.

Con l’istanza è possibile chiedere anche la sospensione degli effetti dell’atto notificato, laddove sia già in corso un contenzioso con l’Amministrazione Finanziaria.

E’ importante che il contribuente sia a conoscenza del preciso funzionamento del procedimento che ne segue e, soprattutto, che non è obbligatoria una risposta dell’Ufficio. Infatti, con il deposito dell’istanza di autotutela, continuano a decorrere i termini per l’impugnazione. Allo spirare di questi, l’atto diverrà definitivo e non sarà più possibile modificarlo.

Il ricorso al meccanismo di autotutela, in realtà, produce vantaggi anche allo stesso Fisco. Infatti questo è messo nella posizione di correggere autonomamente i propri errori senza essere giudicato dalla Commissione Tributaria.

Il legislatore incentiva il ricorso ai procedimenti che portino a delle soluzioni in via amministrativa e quindi in conciliazione con il Fisco. E’ proprio per questo che sono previsti dei benefici per i contribuenti che si dimostrino disponibili ad una collaborazione.

Infatti anche nel caso in esame, e anche laddove vi sia un accoglimento parziale della domanda, sono previsti dei vantaggi nei confronti del contribuente che anziché agire in giudizio chieda una correzione in via di autotutela.

La proposizione di un’istanza di questo genere potrebbe essere la soluzione ottimale per risolvere i tuoi problemi con l’Agenzia delle Entrate.

Se hai bisogno di maggiori informazioni circa l’istituto, anche in riferimento alla tua personale situazione, ti invito a chiedere una consulenza o la difesa dei Professionisti di ObiettivoProfitto.it compilando il relativo Modulo che trovi in questa pagina.

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