Come presentare istanza di fallimento?

L’istanza di fallimento è l’atto con cui si inizia la procedura fallimentare nei confronti di un imprenditore.

Dunque, il suo presupposto è lo stato di insolvenza del soggetto, e quindi l’incapacità patrimoniale dell’imprenditore.

Per insolvenza, infatti, si intende una situazione patrimoniale deficitaria in cui il passivo supera l’attivo.

A volte, in verità, può anche non esservi un deficit vero e proprio.

Ad esempio, infatti, si hanno investimenti e immobilizzazioni che non consentono di far fronte con regolarità ai pagamenti.

Se questa situazione appena descritta ti risulta familiare e non sei riuscito ad evitare il fallimento dell’impresa, allora sei nel posto giusto e ti consiglio di proseguire con questa lettura.

In tale guida verrà spiegato come presentare un’istanza di fallimento, quali sono i presupposti e gli effetti che ne discendono.

1. Iniziativa per l’istanza di fallimento: soggetti legittimati

I requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti per presentare istanza di fallimento sono contenuti nella Legge fallimentare (art. 1 e 5 del regio decreto 267/1942).

L’imprenditore deve possedere il carattere della commercialità, non deve essere un piccolo imprenditore e si deve trovare in stato di insolvenza.

L’iniziativa per la dichiarazione di fallimento che avviene con il deposito della relativa istanza compete al debitore.

Dunque compete all’imprenditore, o meglio, in capo a quest’ultimo vige un preciso obbligo.

Compete poi ai creditori e al Pubblico Ministero (nelle ipotesi previste dall’art. 6 e 7 della Legge fallimentare).

La Cassazione (sentenza n. 1521/2013), in tema di iniziativa per la dichiarazione di fallimento ha stabilito che se il fallimento è dichiarato, fra l’altro, su istanza di uno o più creditori, allora non è necessario un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l’esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all’esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell’istante.

Istanza del Pubblico Ministero

Il Pubblico Ministero può presentare l’istanza di fallimento solo nelle ipotesi indicate dall’art. 7 della Legge Fallimentare.

  • Quando l’insolvenza risulta nel corso di un procedimento penale, ovvero dalla fuga, dalla irreperibilità o dalla latitanza dell’imprenditore, dalla chiusura dei locali dell’impresa, dal trafugamento, dalla sostituzione o dalla diminuzione fraudolenta dell’attivo da parte dell’imprenditore.
  • Quando l’insolvenza risulta dalla segnalazione proveniente dal giudice che l’abbia rilevata nel corso di un procedimento civile.

Sul potere di iniziativa del Pubblico Ministero in merito all’istanza di fallimento si è di recente pronunciata la Corte di Cassazione (sentenza n. 8903 del 06/04/2017).

La Corte ha statuito che una volta venuta meno la possibilità di dichiarare il fallimento d’ufficio, è chiara la legittimazione del pubblico ministero alla presentazione della richiesta per dichiarazione di fallimento in tutti i casi nei quali l’organo abbia istituzionalmente appreso lo stato di insolvenza.

Istanza del debitore e dei creditori

La domanda di fallimento da parte del debitore e dei creditori si propone mediante ricorso, mentre la domanda di fallimento da parte del pm tramite richiesta.

La Cassazione (sentenza.n. 19983/2009) ha ribadito che il ricorso per la dichiarazione di fallimento del debitore, nel caso in cui si tratti di una società, deve essere presentato dall’amministratore, dotato del potere di rappresentanza legale, senza necessità della preventiva autorizzazione dell’assemblea o dei soci, non trattandosi di un atto negoziale né di un atto di straordinaria amministrazione.

Tale principio trova applicazione anche nel caso in cui l’amministratore sia stato nominato dal custode giudiziario della quota pari all’intero capitale sociale di cui il giudice per le indagini preliminari abbia disposto il sequestro.

Il ricorso può essere presentato personalmente in cancelleria dall’imprenditore o dai soci (in caso di società di persone), dall’amministratore appunto o, eventualmente dai liquidatori (per le società di capitali).

Se è l’imprenditore medesimo a chiedere il proprio fallimento, questi è obbligato, secondo il disposto di cui all’art. 14 della Legge Fallimentare, a depositare presso la cancelleria del Tribunale: l’istanza, le scritture contabili e fiscali obbligatorie degli ultimi tre esercizi precedenti o dell’intera esistenza dell’impresa, l’elenco nominativo dei creditori con l’indicazione dei crediti, l’elenco nominativo di coloro che vantano diritti reali e personali su cose in suo possesso, l’indicazione del titolo da cui sorge il diritto.

L’art. 217, comma primo, n. 4, l. fall. disciplina il reato di bancarotta semplice a carico dell’imprenditore che ha aggravato il proprio dissesto non chiedendo la dichiarazione di fallimento.

È importante sottolineare che l’art. 147, 4° comma, della Legge Fallimentare, prevede la particolare ipotesi di istanza di fallimento, a seguito della scoperta dell’esistenza di altri soci illimitatamente responsabili dopo la dichiarazione di fallimento della società.

Istanza del curatore o dei soci falliti

In tal caso, poiché il fallimento della società comporta automaticamente il fallimento di tutti i suoi soci illimitatamente responsabili, la legge prevede che sia il curatore che uno dei creditori ovvero uno dei soci falliti possano presentare istanza per la dichiarazione del fallimento dei soci prima sconosciuti.

Inoltre, non si può far luogo al fallimento, se l’ammontare dei debiti scaduti e non pagati, risultanti dagli atti dell’istruttoria prefallimentare, è inferiore complessivamente a 30.000 euro.

Ciò è previsto dall’ultimo comma dell’ art. 15 della Legge Fallimentare.

2. Forma e contenuto dell’istanza di fallimento

L’istanza deve innanzitutto contenere le prove a sostegno della richiesta e la sussistenza dei requisiti soggettivi ed oggettivi previsti per la dichiarazione di fallimento.

Al ricorso deve essere allegata tutta la documentazione necessaria affinché il Tribunale possa desumere lo stato di insolvenza in cui versa il fallendo.

Competente a dichiarare il fallimento è il tribunale del luogo ove l’imprenditore abbia la sede principale dell’impresa.

Se la sede principale dell’impresa è all’estero, la competenza è del tribunale del luogo della sede secondaria.

La documentazione  da  allegare all’istanza, in particolare, oltre alla nota di iscrizione a ruolo e alla ricevuta di versamento del contributo unificato è la seguente: visura aggiornata della Camera di Commercio; eventuale certificato camerale sui protesti; copia dell’ultimo bilancio o situazione patrimoniale aggiornata; titolo esecutivo a fondamento del credito, in originale o in copia conforme (decreto ingiuntivo, atto di pignoramento, fatture, ecc.).

Nel caso in cui il ricorso riguardi una società di persone bisogna allegare un certificato contestuale (residenza e cittadinanza) dei soci.

3. La procedura

Il procedimento si svolge con le modalità della camera di consiglio.

Una volta depositato il ricorso, il Tribunale provvederà a convocare, con decreto apposto in calce all’atto introduttivo, il debitore, i creditori istanti.

Laddove ne abbia assunto l’iniziativa, sarà convocato anche il Pubblico Ministero.

Il decreto contiene l’indicazione che il procedimento è volto all’accertamento dei presupposti per la dichiarazione di fallimento.

Quest’ultimo concede un termine per la presentazione di memorie e il deposito di documenti o relazioni tecniche.

Il D.L n. 179 del 18/10/2012 ha innovato l’art. 15 della L.F. 267/1942.

In base a tale legge, vi è la possibilità di notificare il ricorso e il decreto di convocazione all’indirizzo di posta elettronica certificata del debitore risultante dal registro delle imprese.

Stabilisce altresì che:

“Quando, per qualsiasi ragione, la notificazione non risulta possibile o non ha esito positivo, la notifica, a cura del ricorrente, del ricorso e del decreto si esegue esclusivamente di persona presso la sede risultante dal registro delle imprese. Quando la notificazione non può’ essere compiuta con queste modalità’, si esegue con il deposito dell’atto nella casa comunale della sede che risulta iscritta nel registro delle imprese e si perfeziona nel momento del deposito stesso.

L’udienza è fissata entro 45 giorni dal deposito del ricorso, e non prima che siano decorsi 15 giorni tra la data di deposito e quella di comunicazione o notificazione del decreto. 

Per ragioni di urgenza può essere abbreviato con decreto motivato del Presidente del Tribunale.

In questo caso ricorso e decreto possono essere portati a conoscenza delle parti con ogni mezzo ritenuto idoneo.

Naturalmente risulta esclusa ogni formalità non indispensabile alla conoscenza degli stessi.

Deve fissare un termine non inferiore a 7 giorni prima dell’udienza, per consentire la presentazione di memorie e il deposito di documenti e relazioni tecniche. 

Sentenza dichiarativa di fallimento

Il Tribunale in composizione collegiara dichiara il fallimento con sentenza.

Nomina il giudice delegato e il curatore; ordina al fallito il deposito dei documenti obbligatori; stabilisce il luogo, il giorno e l’ora dell’adunanza in cui si procederà all’esame dello stato passivo; assegna ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali o personali su cose in possesso del fallito, un termine per presentare le domande di insinuazione.

La sentenza che dichiara il fallimento è notificata al debitore e comunicata al pubblico ministero, al curatore e al richiedente il fallimento. La stessa viene annotata anche presso l’ufficio del registro delle imprese dove l’imprenditore ha la sede legale e produce i suoi effetti dalla data della pubblicazione e, con riguardo ai terzi, dalla data di iscrizione nello stesso registro delle imprese.

4. La rinuncia all’istanza di fallimento

L’istanza presentata da uno o più creditori, trattandosi di un ricorso tramite il quale si esercita il diritto di tutela del credito, è rinunciabile.

È possibile, infatti, presentare apposita dichiarazione di “desistenza”, a seguito della quale il giudice non potrà proseguire d’ufficio all’accertamento dei requisiti necessari per dichiarare il fallimento, procedendo, quindi, con decreto, all’archiviazione del procedimento.

Come avrai notato, la procedura per presentare istanza di fallimento è decisamente complessa poichè occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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