Lite temeraria: come difendersi

La lite temeraria è un illecito civile, definito all’art. 96 c.p.c., che per lungo tempo è stato oggetto di trattazione nelle aule di tribunale, ove non di rado si assiste ad abusi dello strumento processuale.

La sovrabbondanza di ricorsi all’autorità giudiziaria ha causato, soprattutto in tempi relativamente recenti, il delinearsi di una peculiare figura di illecito, la c.d. lite temeraria. Con ciò generalmente si intende un’azione legale esperita in mala fede, ossia con la consapevolezza della sua infondatezza o del possibile esito negativo. Le cause, dietro un tal tipo di condotta, possono essere molteplici, sebbene sovente la parte attrice agisce con meri intenti dilatatori o defatigatori.

Disciplinata all’art. 96 c.p.c., esso può produrre ingenti danni, soprattutto di natura patrimoniale, a carico del soggetto del convenuto. Tuttavia, riconoscere tale prassi, quindi azionare i relativi strumenti di tutela, non sembra sempre di facile intuizione.

1. Cosa si intende per lite temeraria?

L’art. 96 c.p.c. disciplina una peculiare forma di responsabilità civile aggravata. In specie, con essa il legislatore ha inteso reprimere due forme di abuso del mezzo processuale, al fine di prevenire, non solo danni alla controparte processuale, ma tutelare l’interesse generale al buon andamento della macchina giudiziaria. Infatti, il ricorso a processi infruttuosi, non solo implica un dispendio di risorse economiche, ma causa un ingiustificato impasse dell’attività di amministrazione di giustizia, provocando un allungamento dei tempi processuali.

Le tipologie di condotte represse dalla norma in questioni sono, quindi, due:

  • il comma 1 disciplina la condotta di chi agisce in giudizio nella consapevolezza, o versando in uno stato di ignoranza ingiustificato, dell’infondatezza della propria pretese;
  • il comma 2, invece, prevede l’ipotesi in cui la parte sia ricorsa a strumenti cautelari, senza valutare l’azione con la normale prudenza.

Le fattispecie, così descritte, determinano l’insorgere di una responsabilità civile, per l’appunto aggravata, a carico del soggetto che pone in essere la lite temeraria.

2. Gli elementi costitutivi della lite temeraria

La fattispecie della lite temeraria, come più volte già asserito, costituisce un’ipotesi di illecito civile, la quale, quindi, deve presentare gli ordinari elementi contemplati all’art. 2043 c.c., al fine di garantire il risarcimento danni. E’, però, opportuno sottolineare che la disciplina è espressamente rintracciabile nell’art. 96 c.p.c., che non concorre con la norma predetta e da essa si differenzia per alcuni specifici elementi.

Nel nostro ordinamento, invero, vige il principio in base al quale ognuno è tenuto dall’astenersi da condotte, siano esse attive od omissive, tali che possano pregiudicare un interesse altrui. Questa regola è contenuta proprio nell’art. 2043 c.c., il quale sanziona ogni condotta riprovevole, volontaria o dettata da negligenza, imprudenza od imperizia, che violi una regola di convivenza civile e i principi dell’ordinamento.

Da ciò consegue che, i presupposti per far valere l’illecito sono essenzialmente desumibili dalla stessa disciplina sulla responsabilità civile, come disciplinata all’art. 96 c.p.c.. La condanna, in questo caso aggravata, presuppone preliminarmente l’elemento soggettivo, del dolo o della colpa grave, dell’agente. Differentemente da quanto disposto dall’art. 2043 c.c., è esclusa la responsabilità ove sia rintracciabile colpa lieve.

Sarà, allora, necessario fornire la prova sia del danno, sia dell’elemento psicologico. La persona pregiudicata è tenuta ad accertamento della lesione patita, nonché del pregiudizio, patrimoniale o non patrimoniale, conseguente la condotta illecita. Inoltre, per quanto attiene all’elemento soggettivo, dovrà inequivocabilmente trasparire la consapevolezza o dell’ignoranza colpevole circa l’esito negativo del giudizio temerario.

Ultimo elemento, che la parte lesa è tenuta a provare, è il nesso di causalità. Il risarcimento danni è, infatti, accordato ove sia espressamente affermato che il danno sia stato causato dalla condotta del presunto autore dell’illecito.

3. Competenza e sede del giudizio

L’istanza risarcitoria per lite temeraria deve essere presentata allo stesso giudice di merito, innanzi al quale pende il giudizio, presuntivamente infondato. Quindi, la decisione sul danno deve essere presa dall’ambito del medesimo procedimento, causativo dello stesso.

Il giudice non potrà procedere ad una generica condanna, ma alla specifica liquidazione. Ove correttamente motivato, la decisione non può essere impugnata o passibile di giudizio di legittimità.

La richiesta di risarcimento potrebbe esser presentata per la prima volta anche direttamente in Cassazione.

L’art. 96 c.p.c., che disciplina interamente la vicenda civilistica, ammette la proponibilità dell’istanza anche nelle fasi incidentali del giudizio, purché possa concludersi con una decisione e con condanna alle spese. Sono esclusi, di conseguenza, tutti quei giudizi che presuppongono un mero accertamento.

La norma trova applicazione, ad esempio, nel procedimento fallimentare, laddove si concluda con revoca della stessa procedura. Mentre non troverà attuazione nei procedimento per il risarcimento del danno, derivante da sequestro penale.

4. Liquidazione del danno da lite temeraria

Offerta la prova del danno, il giudice dovrà procedere alla relativa liquidazione.

L’ autorità giudiziaria è chiamata ad individuare l’ammontare effettivo del pregiudizio, tenendo conto di alcuni specifici elementi, già oggetto di prova. Egli constaterà preliminarmente la gravità dell’abuso perpetrato, l’intensità del dolo e l’incidenza della condotta sulla durata del processo.

Ai sensi dell’art. 96 c.p.c. il giudice potrà poi decidere di quantificare il danno in via equitativa, ove questo non sia provato nell’effettivo ammontare e rispetto ad ogni sua voce. In tal modo l’autorità eseguirà un giudizio di valutazione, al fine di vagliare ogni elemento, secondo le nozioni e le massime di comune esperienza.

5. Chi è tenuto al risarcimento?

In primis è tenuto al risarcimento l’autore della condotta illecita. Tuttavia recente giurisprudenza ha ampliato il novero dei soggetti chiamati a reintegrare la persona lesa (Cass. Ord., setenza n. 15209 del 12 giugno 2018).

Secondo la giurisprudenza, infatti, anche il rappresentante legale è responsabile dell’illecito ex art. 96 c.p.c., in quanto allo stesso è devoluto il “sacro” compito di tutelare il buon andamento dell’amministrazione della giustizia. Il professionista forense dovrebbe operare un bilanciamento degli interessi concorrenti, ossia quello del proprio assistito e l’interesse del sistema giudiziario in quanto tale. Ciò è richiesto anche a costo di ridimensionare l’azione difensiva, andando anche a discapito di un proprio personale tornaconto economico.

In tal contesto, la Cassazione ha, evidenziato, la natura anche punitiva dell’illecito per lite temeraria. Invero, il nostro ordinamento non accoglie espressamente predetta funzione sanzionatoria dell’illecito civile. Tuttavia, a detta dell’interprete, essa non è ontologicamente incompatibile con il sistema nazionale, potendo ragionevolmente convivere con la funzione compensativa.

Quindi, al fine di creare strumenti dissuasivi, che disincentivino il proliferare di fenomeni distorsivi, la giurisprudenza ammette la responsabilità anche del professionista forense.

Sostiene, allora, la Corte che una condotta connivente dell’intento deflattivo dell’attore, può esser desunta da ricorsi basati su motivi manifestamente incoerenti, non autosufficienti o contenenti una mera richiesta di rivalutazione nel merito.

6. Chi può esser risarcito?

Ovviamente destinatario del risarcimento è lo stesso convenuto del giudizio temerario, il quale ha subito l’illecito. Tuttavia anche sul punto è stato ampliato l’elenco dei soggetti risarcibili, in questo caso, proprio ad opera del legislatore.

Come poc’anzi specificato, la condotta lesiva produce un rilevante pregiudizio, non solo a carico del soggetto contro cui è stata esercitata l’azione, ma anche ai danni della giustizia. Con ciò, invero, si fa riferimento agli effetti distorsivi prodotti sulla macchina giudiziaria. L’allungamento dei tempi di un procedimento conduce a rilevanti conseguenze sia in termini economici, sia di gestione stessa del carico lavoro.

La lite temeraria genera, per l’appunto, proprio quel fenomeno di ingolfamento del sistema giustizia, che si intende prevenire.

Con il DDL n. 1662 del 2019, che ha ad oggetto la riforma del processo civile, il legislatore ha espressamente previsto la possibilità di risarcire i danni anche all’amministrazione della Giustizia. La norma, contemplata nell’articolo che disciplina la collaborazione dei terzi, prevede la condanna al risarcimento danni a favore della Cassa ammende. Sono, altresì, previste, sanzioni pecuniarie per chi rifiuta, senza giusta causa, di consentire l’ispezione di cui all’articolo 118 c.p.c., nonché per coloro che non adempiono all’ordine di esibizione di cui all’articolo 210 c.p.c.

7. Come si ottiene il risarcimento?

Come poc’anzi asserito, l’istanza di risarcimento danni per lite temeraria deve esser necessariamente fatta valere nel medesimo giudizio di merito, instaurato ai danni del convenuto. Sembra, allora, indispensabile che sussista l’iniziativa della stessa parte lese, al fine di far valere un proprio diritto.

Tuttavia, è ormai pacifico che il giudice, in sede di liquidazione delle spese, può condannare d’ufficio la parte soccombente al pagamento di una somma determinata in via equitativa. Questa sarà imputata come risarcimento del danno derivante dalla controversia, in linea con quanto disposto all’art. 91 c.p.c..

Tale voce costituisce, invero, una sanzione pubblicistica autonoma ed indipendente da quella prevista all’art. 96 c.p.c., da questa differenziandosi per gli elementi costitutivi. Infatti, non sarà necessaria la prova dell’elemento soggettivo, ma semplicemente del carattere pretestuoso dell’azione giudiziaria. Ove, il giudice riscontri che l’agente non potesse vantare alcuna plausibile ragione a sostegno della propria posizione attorea, procede a predetta condanna.

La norma di cui all’art. 96 c.p.c. sembra prevedere una retribuzione per l’oggettiva esistenza dell’abuso del processo, fornendo, da un lato, ulteriore ristoro alla parte, dall’altro garantendo uno strumento per disincentivare distorsioni e alterazioni del procedimento ordinario di cognizione.

Come avrai notato, la procedura prevista per ottenere il risarcimento in caso di lite temeraria è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

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