Operazioni straordinarie: come funzionano?

Che cosa si intende per operazioni straordinarie e in che modo possono influire sulla vita della tua impresa? 

Quali aspetti è necessario considerare prima di ricorrere ad un’operazione straordinaria? 

Ogni tipo di società è chiamata a rispondere a diverse esigenze, ha una propria forma e delle specifiche regole da seguire. 

Per raggiungere un’ottimale pianificazione e protezione del patrimonio sociale, è possibile modificare queste caratteristiche attraverso le c.d. operazioni straordinarie.  Queste in genere sono operazioni non sempre volontarie, che consentono all’impresa di mutare i propri caratteri per il raggiungimento di differenti scopi. 

E’ importante averne ben chiaro il funzionamento, sia per chi si trovi nelle condizioni previste dalla legge, sia per chi voglia modificare strategia imprenditoriale.

Infatti, si vuole essere più competitivi, più inerente alle esigenze di mercato e della società o se si ha bisogno di tutelare al meglio il patrimonio socialeè necessario anzitutto capire se gli strumenti che si hanno a disposizione sono quelli adatti o se è conveniente ricorrere ad un’operazione straordinaria per ottenere un’efficiente pianificazione (e quindi protezione) del patrimonio. 

Che cosa si intende per operazioni straordinarie e in che modo possono influire sulla vita della tua impresa? 

1. Che cosa sono e come si classificano le operazioni straordinarie?

Come suggerisce il nome, per operazioni straordinarie si intende una serie eterogenea di attività che non si realizza periodicamente, che prescinde dalla gestione c.d. ordinaria della società ed è volta allo scopo di: 

  • modificare la struttura o la forma giuridica dell’impresa; 
  •  trasferire la titolarità dell’azienda o il controllo dell’impresa;  
  • liquidare l’azienda per poi estinguere l’impresa. 

La peculiarità di queste operazioni sta nella loro facile intercambiabilità in base allo scopo da raggiungere, tant’è che è fondamentale compiere una corretta analisi preliminare degli obiettivi che si vogliono perseguire, per individuare l’operazione straordinaria più efficiente. Infatti la fase più delicata e rilevante dell’intera operazione sta proprio nella disamina attenta della realtà societaria e delle norme che disciplinano ogni operazione, per poter stimare i diversi effetti di ogni opzione alternativa.  

Se la capacità di modificare le proprie regole, e quindi le proprie caratteristiche, è una peculiarità apprezzabile in una società, poiché si presenta come strategica e volta all’efficienza, per compiere la scelta ottimale è necessario procedere con cautela e analizzare con attenzione le possibilità fornite dal legislatore, poiché ognuna di queste implica conseguenze diverse, sia a livello di mercato che in termini di governance. 

In base all’obiettivo che vuoi raggiungere e alle caratteristiche della tua impresa, potrai ricorrere a diverse tipologie di operazioni straordinarie che si distinguono tra quelle accessibili solo alle società e quelle accessibili a tutte le imprese. 

Vediamole insieme. 

2. Operazioni Straordinarie accessibili alle Società: 

2.1. Trasformazione  

Una delle operazioni straordinarie più importanti nella vita di una società è la trasformazione, espressamente disciplinata dagli artt. 2498 e ss. del Codice civile

Ha lo scopo di mutare la forma giuridica e la struttura sociale dell’impresa per renderla più adatta alle esigenze di mercato e di corporate governance.

Infatti, comporta una modifica della veste giuridica della società (che cambia forma e assetto organizzativo-giuridico) pur consentendo alla stessa di mantenere una continuità dell’attività di impresa e quindi conservare i diritti e gli obblighi che aveva in precedenza.

Oggetto di vivace discussione, sia in dottrina che in giurisprudenza, è la natura giuridica di questa particolare operazione. 

Per anni, infatti, si è sostenuto che la trasformazione della società fosse una sorta di “trasferimento” del patrimonio sociale. In realtà, oggi è dominante la teoria secondo cui la trasformazione (così come le altre operazioni straordinarie che saranno oggetto di disamina nei prossimi paragrafi) è un’evoluzione della società la quale decide di mutare il proprio assetto organizzativo. 

Una conferma di tutto ciò è facilmente rinvenibile nell’art. 2498 c.c  il quale espressamente dispone che: “con la trasformazione l’ente trasformato conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell’ente che ha effettuato la trasformazione”.  

Quest’opportunità implica una serie di vantaggi economici e fiscali derivanti anzitutto dall’evitata necessità di liquidare la società, per poterne costituire una nuova. 

I considerevoli vantaggi economico-fiscali, sebbene non abbiano portato il legislatore ad estenderne l’ambito applicativo al di fuori dell’identità del tipo societario, hanno implicato una dilatazione dell’istituto che non ha limiti espliciti nella sua applicazione.

Infatti, ai sensi dell’art. 2499 c.c. la trasformazione è consentita anche in pendenza ad una procedura concorsuale, sempre che sia compatibile con le sue finalità.  

Le trasformazioni possono essere eterogenee (laddove si abbia il passaggio da società di capitali a società con diverso scopo-fine o ad enti collettivi non societari ai sensi dell’art. 2500 e seguenti c.c.) oppure omogenee (laddove il cambiamento sociale non implichi una modifica dello scopo-fine, per es. da società di persone ad altra società di persone). 

Ancora, le trasformazioni possono essere progressive (laddove si abbia il passaggio da società di persone a società di capitali) oppure regressive (laddove si abbia il passaggio da società di capitali a società di persone). 

Un altro aspetto importante da considerare quando si parla di trasformazione è la presenza o meno di un prestito obbligazionario con o senza diritto di conversione in azioni. 

Infatti, in questi casi è necessario valutare se la società in cui ci si vuole trasformare possa emettere o meno un prestito obbligazionario semplice o un prestito obbligazionario convertibile. 

Nel caso in cui la società d’arrivo (ovvero la società trasformata) non possa emettere un prestito obbligazionario (si pensi, ad esempio ad una S.p.A che si trasforma in una S.n.c.) prima della delibera di trasformazione è necessario che la società estingua il prestito obbligazionario oppure lo novi, con consenso dei creditori, in un prestito semplice. 

A prescindere dalle singole norme relative alle specifiche trasformazioni, è comunque necessario il rispetto delle regole formali poichè la trasformazione deve risultare da atto pubblico contenente le indicazioni richieste dalla legge per la costituzione della società c.d. trasformata: deve essere seguito l’assetto normativo-giuridico previsto per la “nuova società” (art. 2500 c.c.).  

In conclusione, è bene precisare che in caso di trasformazione eterogenea l’operazione ha effetto, in deroga a quanto disposto dal terzo comma dell’art. 2500 c.c., dopo sessanta giorni dall’ultimo degli adempimenti pubblicati previsti dallo stesso articolo, salvo che consti il consenso dei creditori o il pagamento dei creditori che non hanno prestato il proprio consenso. 

2.2. Fusione 

Ha lo scopo di realizzare una c.d. concentrazione giuridica di imprese, e consente l’unificazione in una sola società di due o più società preesistenti, che si estinguono.

La società risultante dalla fusione assumerà i diritti e gli obblighi delle partecipanti proseguendo quindi in tutti i loro rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione (art. 2504-bis, comma 1. c.c.).

La fusione può essere c.d. in senso stretto (eseguita con l’unificazione di società preesistenti) o per incorporazione (in cui una società già operante incorpora una o più altre società) e può coinvolgere società diverse (eterogenea) o dello stesso tipo (omogenea). 

Prima di analizzare il procedimento da seguire per poter attuare la fusione tra due o più società, è bene precisare che anche in questo caso si ripropone il problema della natura giuridica. 

Anche in questo caso, si sosteneva la natura “traslativa” della fusione. In altre parole, prima della riforma del 2003 del diritto societario, sia in dottrina che in Giurisprudenza si riteneva che le società che si estinguevano a causa della fusione, in realtà, trasferivano il proprio patrimonio alla società risultante dalla fusione  (o alla società incorporante).

Il che voleva dire che agli atti di fusione trovavano applicazione tutte le norme in materia di atti traslativi

Tuttavia, anche in questo caso, la dottrina oggi prevalente ritiene che anche l’operazione di fusione, in realtà, sia una evoluzione dell’assetto societario, una sorta di evoluzione delle società coinvolte e non un trasferimento di patrimoni e ricchezze. 

Il procedimento di fusione prevede tre distinte fasi: il progetto, la delibera e l’atto di fusione. 

  • Il progetto di fusione indica le caratteristiche della proposta che verrà o meno approvata in assemblea, che deve necessariamente contenere quanto indicato dall’ art. 2501-ter cc (dati più rilevanti delle società coinvolte, atto costitutivo della società risultante e le regole di assegnazione delle partecipazioni). Uno degli elementi più importanti del progetto di fusione è il Rapporto di Cambio fissato dagli amministratori delle società. Grazie al rapporto di cambio, infatti, è possibile capire per i soci quale sarà la propria partecipazione societaria nella società risultante dalla fusione oppure nella società incorporante. A questo dovranno essere allegati la situazione patrimoniale, la relazione degli amministratori e la relazione degli esperti, per garantire ai soci un’informativa idonea al successivo esercizio di voto. Il progetto e i relativi allegati dovranno poi essere pubblicati o sul sito internet della società o sul registro delle imprese, dando modo ai soci di poterlo visionare garantendo loro un termine minimo di 30 giorni, ai sensi dell’art. 2501-ter commi 3 e 4. cc.  
  • La decisione avviene in assemblea con l’espressione del voto a maggioranza dei soci e può portare a delle modifiche del progetto di fusione iniziale, sempre che non incidano sui diritti dei soci o dei terzi ai sensi dell’art. 2502 comma 2 c.c. La deliberazione della fusione delle società previste dai capi V, VI, VII deve essere depositata per l’iscrizione nel Registro delle Imprese, insieme con i documenti indicati dall’art. 2501 septies c.c. Il deposito deve essere effettuato a norma dell’art. 2436 c.c. ove la società risultante dalla fusione o quella incorporante è regolata dai capi V, VI e VII.   È necessario altresì il consenso uti singuli (ovvero prestato singolarmente) dai soci che assumono una responsabilità illimitata a causa della fusione. 
  • L’atto di fusione deve essere sempre un atto pubblico che, entro trenta giorni dalla sua stipulazione, dovrà essere depositato presso il registro delle imprese dei luoghi dove è posta la società (art. 2504 cc). Tale iscrizione avrà efficacia costitutiva ai sensi dell’art. 2504-bis cc. 

Ai sensi dell’art. 2503 c.c. la fusione può essere attuata solo decorsi sessanta giorni dall’ultima delle iscrizioni previste dall’art. 2502 bis c.c. salvo che consti il consenso dei creditori delle società che vi partecipano anteriori all’iscrizione o alla pubblicazione prevista nel terzo comma dell’art. 2501 ter c.c. o il pagamento dei creditori che non hanno dato il consenso ovvero il deposito delle somme corrispondenti presso una banca, salvo che la relazione di cui all’articolo 2501 sexies c.c che la situazione patrimoniale e finanziaria delle società partecipanti alla fusione rende non necessarie garanzie a tutela dei suddetti creditori.

2.3. Scissione 

Ha lo scopo di riorganizzare patrimoni destinati all’esercizio d’impresa, attraverso un processo di ristrutturazione delle diverse compagini societarie.

Nello specifico la società assegna il proprio patrimonio ad una o più società beneficiarie, con una contestuale assegnazione delle quote della beneficiaria ai soci della società scissa in base ad un predeterminato rapporto di cambio (artt. 2506 e ss. c.c.). 

La peculiarità dell’operazione sta proprio nella continuità della titolarità delle quote in capo a soci della società scissa che comporta una riorganizzazione del patrimonio di natura oggettiva. 

La scissione può essere totale o parziale a seconda della quantità di patrimonio assegnata alle società beneficiarie. 

Il procedimento di scissione richiama espressamente quello di fusione nell’art. 2506-ter cc., infatti è necessario redigere un progetto di scissione che, però, ha dei contenuti molto più articolati rispetto a quello di fusione, poiché deve includere l’esatta descrizione degli elementi del patrimonio da assegnare ad ogni beneficiaria e i criteri di distribuzione delle quote.

Il progetto deve essere approvato e pubblicato secondo le medesime regole del procedimento di fusione e deve avere la forma dell’atto pubblico. 

Un’interessante novità legislativa ha di recente interessato l’istituto della scissione. Il legislatore, infatti, nel 2023 ha introdotto all’interno del Codice civile l’art. 2506. 1 il quale disciplina un particolare caso di scissione: la scissione mediante scorporo. 

Con la scissione mediante scorporo, recita la norma, la società assegna una parte del proprio patrimonio a una o più società di nuova costituzione (o società già esistenti) e a sé medesima le relative azioni o quote, continuando la propria attività.

In poche parole, in caso di scissione “tradizionale” la società scissa assegna parte (o tutto) il suo patrimonio a una società beneficiaria (o più società) e le quote o le azioni della beneficiaria vengono assegnate ai soci della scissa

Viceversa, in caso di scissione con scorporo non sono i soci della scissa ad acquistare la partecipazione sociale della beneficiaria bensì la scissa stessa. Ciò significa, in parole povere, che sarà la scissa a diventare socia della beneficiaria e non già i soci della scissa. 

3. Operazioni Straordinarie accessibili a tutte le imprese 

3.1. Cessione d’azienda  

Lo scopo di quest’operazione straordinaria è quello di consentire all’imprenditore di liberarsi della propria azienda ricevendo un prezzo adeguato al suo valore di mercato, derivante dalla sua patrimonialità e avviamento commerciale.  

Anzitutto, ai sensi dell’art. 2555 c.c., per azienda si intende il generico complesso di beni che l’imprenditore organizza per esercitare attività d’impresa, è quindi oggetto di diritti poiché include posizioni e vicende di carattere giuridico.

A differenza dei singoli beni aziendali, l’azienda nel suo complesso ha il valore aggiunto del c.d. avviamento commerciale che consiste nella gestione organizzata degli stessi singoli beni e quindi ha un valore maggiore rispetto alla loro sommatoria.  

Con la cessione d’azienda l’imprenditore, dietro pagamento del c.d. prezzo di cessione, cede ad un terzo la sua attività imprenditoriale o una parte di essa; infatti, pur avendo carattere economicamente unitario, non è obbligatorio cederla interamente.  

Avendo l’azienda un valore aggiunto rispetto ai singoli beni, è possibile ottenere un utile di cessione molto più alto con la sua vendita, piuttosto che con la vendita separata dei singoli beni; il prezzo di cessione infatti è individuato da un esperto ed è poi evidenziato in un bilancio straordinario di cessione: la differenza tra il prezzo di cessione e il valore contabile di attività e passività sarà l’utile di cessione (art. 2343 c.c.).  

Con la cessione d’azienda è garantita una continuazione dei rapporti giuridici in corso, poiché il cessionario subentra automaticamente nei contratti dell’azienda ceduta ai sensi dell’art. 2558 c.c. (anche in riferimento ai contratti di lavoro). Proprio in considerazione di questa continuazione, nell’ottica di tutela dell’acquirente, è statuito il suo diritto di recesso per giusta causa entro tre mesi dalla cessione, oltre che una responsabilità solidale dell’alienante in relazione ai debiti aziendali sorti prima della cessione, che siano stati evidenziati nelle scritture contabili (art. 2650 c.c.). 

Quanto alla forma dell’atto, l’art. 2556 c.c. impone che l’atto di cessione risulti da atto scritto (scrittura privata o atto pubblico) da iscriversi entro 30 giorni al registro delle imprese.  

3.2. Liquidazione volontaria 

Quest’operazione straordinaria, di carattere volontario, si contrappone alla c.d. liquidazione coatta amministrativa che appartiene al novero delle procedure concorsuali (e operazioni straordinarie) obbligatorie. A differenza della liquidazione coatta, con la liquidazione ordinaria è la stessa impresa che volontariamente decide di avviare la procedura per poter soddisfare i creditori, è l’imprenditore ad eseguire un calcolo di convenienza circa l’opportunità di proseguire o meno la sua attività. 

Con la liquidazione si ha l’interruzione della c.d. continuità aziendale, attraverso la cessione dell’attività produttiva, per garantire la conversione dei beni aziendali in denaro, al fine dell’estinzione dei debiti e della definizione di tutti i rapporti giuridici ancora pendenti. 

In buona sostanza durante la liquidazione l’azienda non è più qualificabile come complesso organizzato di beni funzionanti, ma diventa un insieme di beni da cedere (anche in blocco) al fine di concludere tutti i rapporti pendenti.  

A seconda della forma della tua impresa/società, sarà necessario consultare le relative norme codicistiche per comprendere i termini e le dettagliate modalità da seguire per la procedura, questa in generale si divide in tre fasi: 

  • la fase di scioglimento in cui l’amministratore dovrà depositare nel registro delle imprese una dichiarazione che accerti la causa e la volontà di scioglimento; in questa fase, fino al momento del passaggio di consegna al liquidatore, l’amministratore ha la responsabilità di gestire l’impresa ma solo al fine di conservare l’integrità e il valore del patrimonio; 
  • la fase di liquidazione è quella fase in cui la vita dell’impresa è finalizzata solo alla conservazione e alla trasformazione in liquidità dei valori aziendali, infatti non viene più esercitata alcuna attività imprenditoriale; 
  • l’estinzione è la fase in cui l’impresa cessa di esistere, con cancellazione della società dal registro delle imprese; 

4. Operazioni Straordinarie obbligatorie per legge 

La maggior parte delle operazioni straordinarie è frutto della volontà del titolare dell’impresa (o dei soci) di modificare delle caratteristiche oggettive e/o soggettive dell’impresa, in un’ottica di efficienza e di adattamento alle esigenze di mercato.  

A fianco delle scelte imprenditoriali volontarie, però, esistono delle specifiche operazioni straordinarie che sono previste dalla legge e che devono obbligatoriamente applicarsi in presenza di ben precise condizioni. La loro obbligatorietà è dettata da esigenze di protezione del mercato e dei soggetti che vi operano, in primis i creditori. Infatti le operazioni c.d. obbligate, che appartengono al novero delle procedure concorsuali, si attivano quando l’impresa, in presenza di specifici requisiti, si trovi in una condizione di insolvenza verso i suoi creditori e necessiti di un aiuto c.d. esterno per poter risolvere le sue problematiche debitorie.  

Tra queste rientrano, per esempio, il fallimento e la liquidazione coatta amministrativa

La caratteristica peculiare di queste operazioni straordinarie obbligatorie sta nell’estrema rilevanza dell’interesse pubblico di mercato e di soddisfazione creditizia che, entro certi limiti, prevale sull’interesse del privato imprenditore in stato di insolvenza.  

L’obiettivo è quello di garantire una quanto più possibile soddisfazione di tutti i soggetti operanti nel mercato attraverso un’efficiente gestione e protezione del patrimonio d’impresa, il che comporterà l’estinzione dei suoi rapporti giuridici pendenti. 

Per esempio pur avendo la liquidazione coatta amministrativa una finalità liquidativa come quella ordinaria, in ragione del preminente interesse pubblico, in questa sede si assiste ad una sovra-ordinazione dell’autorità amministrativa che è deputata alla sua gestione. Infatti è una procedura che si rivolge solo a soggetti che abbiano una rilevanza pubblica ed esistono delle specifiche procedure disciplinate da leggi speciali per la loro regolamentazione (ad esempio, il TUB per le banche, SIM, SGR, etc..).  

4.1. Riduzione del capitale per perdite 

Quando si parla di operazioni straordinarie obbligatorie non è possibile non fare un breve cenno anche alla riduzione del capitale obbligatorie per perdite. 

Più precisamente, in sede di società di capitali il legislatore ha previsto norme ad hoc che le società sono tenute ad osservare in caso di perdite “rilevanti”. 

L’art. 2446 c.c. in materia di S.p.a. stabilisce che se la società subisce una perdita superiore ad un terzo del capitale sociale è necessario convocare immediatamente l’assemblea a cui dovrà essere sottoposta una relazione patrimoniale aggiornata. 

In sede assembleare i soci possono decidere se adottare un opportuno provvedimento per far fronte alla perdita subita, ovvero, riduzione del capitale, aumento del capitale, versamenti in conto capitale oppure trasformare la società in un tipo societario diverso con un minimo legale più basso (o inesistente). 

Tuttavia, la società potrebbe anche decidere di non fare alcunché e di attendere il decorso del c.d. anno di grazia, sperando magari che la perdita possa assorbirsi

In caso contrario, in occasione dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio, è tenuta ad attuare un opportuno provvedimento. 

L’art. 2447 c.c. invece stabilisce che in caso di perdita superiore ad un terzo e che riduce il capitale al di sotto del minimo legale, è necessario convocare senza indugio l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale ed il contestuale aumento del medesimo ad una cifra non inferiore al di sotto del minimo oppure alla trasformazione della società. 

In sede di Società a responsabilità limitata, gli art. 2482 bis cc e 2482 ter c.c. ricalcano le norme sopra citate. 

5. Consulenza e assistenza legale per il tuo caso

In conclusione, pur non esistendo una chiara definizione di operazioni straordinarie, perché includono un insieme variegato di attività con obiettivi e regolamentazioni diverse, è possibile genericamente inquadrarle tra le operazioni che non appartengono alla gestione c.d. ordinaria dell’attività di impresa. 

E’ importante conoscerne il funzionamento e l’operatività perché possono portare a grandi risultati in termini di gestione e protezione del patrimonio d’impresa, sia in riferimento alle operazioni c.d. volontarie, che a quelle obbligatorie per legge. 

Nel caso in cui tu abbia bisogno di ulteriori informazioni, anche in riferimento alla situazione della tua impresa, ti invito a richiedere una consulenza compilando il relativo Modulo presente in questa pagina.  

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

CHIEDI UNA CONSULENZA
CONTATTACI

per richiedere la nostra assistenza







    Ho letto e accetto la Privacy Policy