Opposizione al decreto ingiuntivo: come farla

Mi è stato notificato un decreto ingiuntivo, come mi devo comportare? Quali sono i termini per l’opposizione a decreto ingiuntivo? Come avviene? Posso oppormi fuori termine?

Che tu sia un imprenditore o un consumatore, se ti trovi qui probabilmente ti è stato notificato un decreto ingiuntivo e vuoi conoscere quali siano le tutele del caso.

Ai fini di una piena comprensione della materia, però, occorre partire da una breve disamina dell’intero istituto giuridico e delle norme attinenti al decreto ingiuntivo.

Decreto ingiuntivo: nozione

L’ordinamento italiano qualifica il decreto ingiuntivo, o per meglio dire il ricorso al decreto ingiuntivo (di cui si interessano gli artt. 633 e seguenti del c.p.c.), quale procedimento speciale tramite cui consentire, al creditore, di ottenere un ordine di pagamento direttamente davanti al giudice, senza l’iniziale presenza del debitore.

Si tratta quindi di un procedimento sommario decisorio avente la caratteristica di poter dar luogo a un provvedimento a seguito di sommaria cognizione del giudice.

Ciò non implica che i principi del giusto processo civile non vengano rispettati.

Motivo per cui, nella prima fase, il giudice è comunque tenuto a verificare attentamente l’istanza del creditore proponente e di tutte le prove dallo stesso fornite.

Se l’istanza presenta tutte le condizioni di ammissibilità (sancite dallo stesso art. 633 c.p.c.) e la specifica documentazione richiesta al fine di adempiere all’onere probatorio, il giudice, entro 30 giorni dal deposito del ricorso, può emettere decreto motivato con il quale disporre al destinatario l’adempimento della specifica obbligazione.

Proprio per la sua peculiarità, quindi, un giudice può emettere decreto ingiuntivo solo se il richiedente sia in grado di fornire prove documentali del credito.

In ogni caso l’iter previsto per l’ottenimento del decreto è abbastanza semplice. 

Molto brevemente, una volta presentato il ricorso davanti al Giudice competente, questi sarà chiamato a valutarne l’ammissibilità e in caso positivo emetterà il decreto.

Con quest’ultimo si potrà ingiungere al debitore il pagamento entro 40 giorni dal ricevimento della notifica, salvo provvisoria esecuzione.

Provvisoria esecuzione: cos’è e quando un giudice può emetterla?

Il provvedimento con il quale si ingiunge al debitore può essere caratterizzato da una sua provvisoria esecutività, consistente in una drastica riduzione dei termini.

La provvisoria esecuzione, infatti, sussiste quando il provvedimento obbliga il debitore al pagamento immediato, già alla sua notifica, facendo così decadere l’ordinario termine di 40 giorni.

Detto ciò, dobbiamo ricordare che il creditore che richiede un decreto ingiuntivo con provvisoria esecutività deve comunque notificare, contestualmente o immediatamente dopo il decreto ingiuntivo, l’atto di precetto. Un passaggio che permette al debitore di poter intervenire entro 10 giorni e quindi, di riflesso, di provvedere all’adempimento entro tale arco temporale.

Compreso cosa si intenda per provvisoria esecuzione, dobbiamo soffermarci obbligatoriamente sull’art. 642 c.c. il quale prevede che il detto decreto possa essere emesso solo in specifiche condizioni:

  • in caso di credito fondato su assegna bancario o circolare, su atto da pubblico ufficiale autorizzato o da notaio;
  • di comprovata ammissione di debito sottoscritta, per l’appunto, dal debitore;
  • in presenza di gravi pregiudizi;
  • se è la legge stessa a prevederlo, come per la materia di crediti condominiali.

Ciò nonostante, che si tratti di ordinario decreto ingiuntivo o di decreto con provvisoria esecuzione, l’ingiunto può sempre intervenire con opposizione.

Opposizione al decreto ingiuntivo. Quando posso oppormi?

Possiamo a questo punto soffermarci sul cuore dell’argomento, ossia l’opposizione al decreto ingiuntivo, di cui si interessa l’art. 645 c.p.c, che lo considera lo strumento tramite cui l’ingiunto può impugnare il decreto emesso nei suoi confronti.

I termini per l’opposizione sono fissati in 40 giorni dalla notifica del decreto e l’impugnazione avviene con atto di citazione davanti al medesimo ufficio giudiziario che lo ha emesso.

L’opposizione deve essere notificata al ricorrente presso la sua residenza o nel luogo in cui ha eletto domicilio. Ove la costituzione non fosse avvenuta di persona, la citazione deve essere notificata presso il procuratore.

Indipendentemente da ciò, dobbiamo ricordarci che l’opposizione al decreto ingiuntivo deve essere motivata e deve contenere in modo chiaro le ragioni per le quali si ritenga insussistente la pretesa di pagamento.

Instaurazione di giudizio ordinario a seguito di opposizione 

Con l’opposizione al decreto ingiuntivo si conclude l’iter speciale che ha caratterizzato la prima fase e si passa a un giudizio ordinario, con l’instaurazione di un contraddittorio e una decisione fondata su un giudizio a cognizione piena.

Elemento rilevante dell’opposizione, pertanto, è il passaggio da una cognizione sommaria a una cognizione piena.

Ciò implica che nel momento in cui l’ingiunto propone opposizione, viene meno l’acquisizione della definitività del decreto e, al fine avere una definizione della pretesa azione avviata dal creditore, sarà necessario attendere una pronuncia dell’organo competente.

È possibile l’opposizione tardiva?

Ulteriore interrogativo su cui soffermarsi è relativo all’eventuale opposizione tardiva, o per meglio dire, se è ammissibile l’opposizione tardiva.

Al riguardo si può agevolmente affermare che l’opposizione, dopo il termine di 40 giorni, è ammessa.

Precisamente, infatti, l’ordinamento italiano ha previsto un’eccezione al termine ordinario, nel caso in cui il debitore riesca a dimostrare di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o di forza maggiore.

Questo significa che il soggetto debitore che è venuto a coscienza della procedura esecutiva tardivamente (ad esempio per notifica in diverso indirizzo) può comunque opporsi al decreto nelle modalità su indicate, anche se fuori termine.

Nel rispetto del principio del giusto processo e del diritto di contraddittorio del presunto debitore che, in tale situazione, rischierebbe di vedere minata la propria posizione.

Ovviamente l’ordinamento, che ha voluto così tutelare l’ingiunto, ha previsto un termine massimo di 10 giorni dal primo atto esecutivo, ossia dall’inizio del pignoramento. Ciò per dare seguito alla procedura per il recupero coattivo e non dilungare troppo i tempi, considerando che con il primo atto si determina la conoscenza legale del decreto.

In altre parole, il termine ordinario di 40 giorni può essere dilungato in caso di opposizione tardiva.

A sua volta, però, quest’ultima non può avvenire oltre il termine di 10 giorni dal momento dell’inizio del pignoramento.

Esecuzione provvisoria a seguito di opposizione: posso ricorrere in Cassazione?

Una domanda che spesso ci si pone è la possibilità di impugnare il provvedimento, a seguito di opposizione, con il quale è stata concessa l’esecuzione provvisoria.

Al riguardo, è agevole rispondere all’interrogativo riprendendo la giurisprudenza del caso, ad oggi consolidata, secondo la quale, se viene concessa o negata l’esecuzione provvisoria del provvedimento monitorio, sul quale pende l’opposizione al decreto ingiuntivo, non è possibile ricorrere per Cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione.

Tale principio è stata recentemente confermato dalla VI sezione Civile della Corte di Cassazione, con ordinanza n.24658 del 03.10.2019, con la quale è stato precisato che il provvedimento non presenta il carattere della definitività motivo per cui appare preclusa la possibilità di ricorrere alla Suprema Corte.

Al riguardo, infatti, l’ordinanza con la quale si dispone l’esecuzione provvisoria del decreto ingiuntivo appare priva del carattere della definitività, anche nell’eventuale caso in cui il Giudice sia chiamato a valutare questioni di merito circa il fumus del credito. Ciò perché gli effetti di tale provvedimento sono destinati ad esauristi con la successiva e definitiva pronuncia sull’opposizione.

Quali sono le caratteristiche del giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo?

Come si è potuto comprendere, l’opposizione al decreto ingiuntivo determina l’instaurazione di un giudizio ordinario.

Quest’ultimo presenta diverse caratteristiche le quali possono essere sintetizzate nei punti che seguono:

  • nel giudizio di opposizione l’opponente è l’attore e l’opposto, ricorrente, è il convenuto;
  • nonostante ciò, da un punto di vista sostanziale, l’onere della prova risulta in capo al ricorrente opposto, che dovrà dimostrare di avere diritto al credito vantato;
  • se l’opposizione non risulta fondata su prova scritta o dovesse necessariamente richiedere una lunga fase istruttoria, il Giudice può provvedere, in prima udienza, l’esecuzione provvisoria del decreto, con ordinanza non impugnabile.

Chi è il giudice competente in caso di opposizione?

Ultima caratteristica su cui doverci soffermare è la competenza.

Al riguardo, si prevede che l’opposizione venga azionata davanti al medesimo Giudice che ha emesso il decreto anche in caso di domanda riconvenzionale dal valore eccedente la sua competenza, al quale spetterà poi devolvere il giudizio sulla riconvenzionale all’organo competente.

In conclusione, dunque, l’opposizione al decreto ingiuntivo, che instaura un giudizio a cognizione piena, può avere impulso dall’ingiunto ogni qualvolta sussistano fondati motivi e, ove vi fossero vizi di notificazione, lo stesso potrà ammettersi anche tardivamente.

Detto ciò, se vuoi approfondire tutti gli aspetti di cui hai appena letto insieme ad un professionista, è preferibile comunque avere un contato senza impegno di un professionista del settore, attraverso il Modulo che trovi sulla pagina. Saremo felici di aiutarti nella valutazione dal caso di specie.

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