Filantropia: definizione e funzione

ArrayAntonella Buonaiuto - 3 Giugno 2019


La filantropia (dal greco: φιλία, «amicizia» e ἄνθρωπος, «uomo») è un sentimento che può essere identificato con l’amore nei confronti del prossimo, con l’estrema generosità verso gli altri, ed è per questo che molto spesso quando si parla di filantropia si fa riferimento alle attività di beneficenza o di volontariato.

La storia del termine Filantropia

  • Il termine nasce in Grecia, dove viene originariamente usato come sinonimo di “affabilità”, “cortesia”.
  • Nell’ antica Roma, il Circolo degli Scipioni utilizza il termine con il significato di “cultura letteraria e filosofica”.
  • Cicerone contribuisce a rafforzarlo attraverso le sue opere teoriche e alcune orazioni.Egli promuove il concetto di filantropia, il sentimento di benevolenza verso gli uomini, che comporta il dovere di fare del bene agli altri. Cicerone sostiene la necessità di una cultura ampia e ricca, che valorizzi la letteratura, la poesia, la filosofia, la storia, e la preparazione retorica. La filantropia, nella sua visione, è fondamentale sia nell’ attività pubblica, sia in quella dedicata agli studi e agli interessi personali.
  • Il termine trova poi nuovo slancio nel Settecento, trovando vasta applicazione pratica con la fondazione di ospedali, l’apertura di scuole, la promozione di iniziative culturali : le cosiddette “opere di filantropia”.
  • La filantropia moderna : secondo i dati raccolti da “Donors and Foundations Networks in Europe” (DAFNE) e da “European Foundation Centre” (EFC) tra il 2012 e il 2019 ci sono più di 129.000 “Fondazioni di pubblica utilità” in Europa, con erogazioni annuali complessive di oltre 53 miliardi di euro. Queste cifre rappresentano le prime stime coordinate mai prodotte sul settore delle Fondazioni benefiche in Europa, attraverso 19 Paesi europei. Le 19 nazioni includono 15 Stati dell’Unione Europea, insieme a Liechtenstein, Svizzera, Turchia e Ucraina. Sette nazioni : Germania, Polonia, Ungheria, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito, rappresentano più di tre quarti (79 %) delle Fondazioni di pubblica utilità sul totale. La Germania ha circa 19.150 fondazioni di beneficenza, seguita da Polonia (15.778), Ungheria (14.907), Spagna (14.196), Svezia (13.700), Svizzera (12.909) e Regno Unito (12.400).Le stime non includono le organizzazioni che perseguono scopi privati, ma solo quelle che investono i propri fondi per scopi educativi, culturali, religiosi, sociali o di altro.

Le donne e la filantropia

Il rapporto tra donne e filantropia è sempre stato forte ma non necessariamente visibile, oggi le cose sono cambiate.

Uno dei luoghi comuni più diffusi legati alla filantropia è che sia dominata da potenti uomini bianchi anziani che impegnano le proprie fortune in beneficenza con misteriose ricadute nelle politiche dei governi.

Ma negli ultimi anni un numero crescente di donne filantrope professioniste indipendenti e imprenditrici di successo è emerso come un movimento distinto. Il potere economico femminile è in costante crescita. La percentuale di donne imprenditrici è cresciuta del doppio rispetto a quella dei colleghi maschi.

Se le donne controllano più ricchezza, cambia anche il volto della filantropia. Sempre più donne leader raggiungono l’apice nel mondo delle fondazioni multimilionarie, facendosi protagoniste di importanti  attività di finanziamento a favore di cause globali con un risvolto psicologico inedito. Secondo i ricercatori del Women’s philantropy institute,le motivazioni che spingono le donne a dedicarsi alla filantropia sarebbero più altruistiche rispetto a quelle degli uomini.

Con «un’inclinazione femminile distintiva verso i servizi sociali», gli studi dimostrano che le donne donano di più e in modo diverso rispetto alla controparte maschile.  Uno studio di Barclay’s Wealth  rivela che le donne negli Stati Uniti danno in media il 3,5% della loro ricchezza in beneficenza, mentre gli uomini danno una media dell’1,8%.

Le donne sarebbero inoltre più propense a dare per promuovere il cambiamento sociale o aiutare i meno fortunati piuttosto che come un segno di status.

Un’altra possibile ragione per cui le donne danno più degli uomini è legata ai diversi atteggiamenti nei confronti del denaro.

Per gli uomini, i soldi rappresentano potere, successo, prestigio, mentre le donne tendono a vedere il denaro in termini di sicurezza personale, libertà, un mezzo per raggiungere gli obiettivi di una vita.

Proprio come molti filantropi maschi, le nuove givers sono strategiche e impegnate. Ma, rispetto agli uomini, spesso cercano un livello più profondo di coinvolgimento e connessione con le cause che sostengono.

La filantropia in America

Zuckerberg lascia il 99 per cento di Facebook a una fondazione filantropica. La fortuna di Cook, ceo di Apple, andrà tutta in beneficenza. Immaginateli seduti a un tavolo da gioco, come se fossero impegnati in una partita a poker.

L’ultimo rilancio lo ha fatto Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, che ha festeggiato la nascita della sua figlia Maxima con un annuncio: il 99 per cento del valore delle sue azioni, 45 miliardi di dollari, finiranno in una Fondazione filantropica intestata a lui e alla moglie Priscilla Chan.

Prima di Zuckerberg la puntata stellare l’aveva fatta Tim Cook, amministratore delegato della Apple: i suoi soldi andranno tutti in beneficenza, salvo la liquidità necessaria per dare una buona educazione al nipote.

E prima ancora, era toccato a Bill Gates, l’inventore di Microsoft, mettere una montagna di soldi, finora 28 miliardi di dollari, per dare risorse alla Fondazione di famiglia, condivisa con la moglie Melinda, impegnata in progetti umanitari nel Sud del mondo, specie in Africa.

Dunque, negli Stati Uniti i «signori della nuova economia» non duellano più per scalare la classifica degli uomini più ricchi del mondo, ma si sfidano, reciprocamente, al tavolo della filantropia che in America, appena entri nel club dei benestanti, diventa quasi un obbligo, un dovere prima che una scelta di vita. 

Musei, ospedali, ricerca, assistenza sanitaria, povertà: non esiste un settore, tra quelli che di solito sono coperti dall’ intervento della mano pubblica, dove i miliardari americani non abbiano messo i loro quattrini

La filantropia in Italia

E in Italia? I numeri non ci fanno onore, se pensiamo che il settore della nostra filantropia vale circa 3,5 miliardi di dollari, 66 volte in meno rispetto al valore negli Stati Uniti e 30 volte inferiore a quello della Germania. La generosità non manca, è molto trasversale e diffusa sul territorio, con interventi di prossimità, talvolta anonimi, per singole iniziative di beneficienza, ma non si vede chi davvero ha la forza e la visione di pensare in grande.

Ma, se vogliamo dirlo con un minimo di onestà intellettuale, non è il tema delle tasse, o della solita burocrazia che rema contro anche quando si tratta di soldi ricevuti in dono, che ci distanzia dalla filantropia in stile americano. 

C’è innanzitutto una differenza legata a un verbo: restituirePer il ricco anglosassone, la filantropia, a cavallo tra etica e religione, è un modo concreto per restituire agli altri ciò che la fortuna, prima delle proprie capacità, ti ha donato.

Chuck Feeney è un imprenditore di origine irlandese, diventato miliardario grazie al suo gruppo Duty free shoppers, che controlla diversi punti vendita negli aeroporti. Da anni Feeney ha liquidato la sua quota per investirla nella Fondazione Atlantic philantropies che si occupa di istruzione, sanità e diritti civili innanzitutto in Irlanda. «Dovevo restituire qualcosa al mio Paese che mi ha dato tanto…» ha detto Feeney, che oggi vive con un patrimonio di soli 2 milioni di dollari. Ma in compenso a Dublino tutti riconoscono i suoi meriti, e lo definiscono l’uomo che ha fatto di più per l’Irlanda dai tempi di San Patrizio.

Infine, nella nostra freddezza con la filantropia conta anche una certa riluttanza a mostrare in pubblico la propria ricchezza. Quasi come se avessimo qualcosa da nascondere, laddove invece il successo di un vita, la genialità di un’intuizione e la passione per un lavoro, in America si misura soprattutto con il gonfiore del portafoglio.