Pignoramento presso terzi: cos’è e come funziona

I creditori difficilmente si dimenticano di un debito non pagato. Il pignoramento è l’atto esecutivo con il quale recuperano il loro credito presso il debitore.

Questo è esattamente quello che fa anche il pignoramento presso terzi.

Sembra una procedura molto complicata, dato il nome, ma in realtà indica anch’esso un atto esecutivo sui beni del debitore. 

Qual è la differenza con un normale pignoramento? Che questi beni sono nella disponibilità di un terzo soggetto.

Vediamo subito in cosa consiste il pignoramento presso terzi, quali beni interessa e come funziona.

Cos’è il pignoramento verso terzi?

Il pignoramento verso terzi è una procedura regolata dall’art. 543 del codice di procedura civile. Attraverso questo atto il creditore procede per recuperare i crediti presso il debitore, i quali si trovano in possesso di un altro soggetto.

Si tratta quindi di un titolo esecutivo, ossia di un atto scritto che attesta il diritto del creditore ad ottenere il pagamento di determinate somme.

Il creditore può sostanzialmente pignorare due cose diverse. Da una parte i beni del debitore e dall’altra parte i crediti, entrambi nella disponibilità di un terzo.

Generalmente, sono i crediti quelli ad essere pignorati, come lo stipendio, il conto in banca, la pensione, ecc.

Sui crediti va fatta una precisazione: non tutti sono pignorabili. Vedremo successivamente quali sono quelli considerati impignorabili dalla legge e quali, invece, quelli sui quali il creditore può rivalersi.

I requisiti dell’atto di pignoramento

Facendo riferimento a quanto citato nella norma dedicata, l’atto relativo al pignoramento presso terzi deve contenere degli elementi ben precisi:

  • Prima di tutto, deve essere indicato il credito in esecuzione del quale si intende procedere. Insieme a questo devono essere indicati anche il titolo esecutivo, ossia il documento scritto che va ad attestare il diritto in capo al creditore, e il precetto, cioè l’atto che il creditore utilizza per intimare al debitore l’adempimento del suo obbligo derivante dal titolo esecutivo;
  • Secondariamente devono essere indicate, anche in modo generico, le cose o le somme che sono dovute e, soprattutto, viene imposto al soggetto terzo che ha questi beni in disponibilità di non utilizzarli senza prima essere autorizzato dal giudice;
  • Deve contenere la dichiarazione di residenza o l’elezione a domicilio nel comune dove si trova la sede del Tribunale competente e deve anche essere indicata la PEC del creditore che intende procedere;
  • In ultimo, l’atto deve contenere la citazione del debitore a comparire davanti al giudice e un invito al terzo a comunicare entro 10 giorno al creditore la dichiarazione contenuta nell’art. 547 c.p.c.. In sostanza, deve indicare quali cose o somme del debitore si trovano in suo possesso e che, di conseguenza, dovrà consegnare o pagare al creditore. Se non adempie questo obbligo, il terzo dovrà rendere la dichiarazione direttamente in udienza davanti al giudice. 

Cosa deve fare il terzo pignorato?

Il suo obbligo principale è quello contenuto all’interno dell’art.547 c.p.c., ossia la dichiarazione che attesta di quali somme o beni del debitore è in possesso. 

Oltre a questo, deve indicare anche la data in cui intende effettuare la consegna o il pagamento.

Infine, deve specificare se ci sono già stati dei precedenti sequestri presso la sua persona che gli siano già stati notificati o che abbia già accettato.

Se non procede spontaneamente a questa dichiarazione, sarà il giudice ad ordinarla.

Dopodiché, quando l’atto di pignoramento viene notificato, il terzo deve rispettare gli obblighi di custodia delle cose o delle somme dichiarate.

L’iscrizione a ruolo dell’atto di pignoramento verso terzi

L’ufficiale giudiziario consegna senza ritardo al creditore l’atto di citazione originale.

Dopodiché, il creditore deve depositare presso la cancelleria del Tribunale competente la nota di iscrizione a ruolo, con copie conformi dell’atto di citazione, del titolo esecutivo e del precetto, entro 30 giorni dal momento in cui gli sono stati consegnati.

Nel caso in cui questo termine di 30 giorni non venga rispettato, il pignoramento perde di efficacia.

È l’avvocato del creditore a dover attestare che tutte le copie siano conformi. Il passaggio successivo al deposito vede il cancelliere che forma il fascicolo dell’esecuzione.

Quali sono i crediti pignorabili?

Nel pignoramento verso terzi abbiamo detto che, generalmente, vengono attaccati crediti del debitore che siano nella disponibilità di un altro soggetto.

Tralasciando per un momento le complicate disposizioni di legge, cosa significa nella pratica? Quali sono i crediti che il tuo creditore può attaccare quando ti trovi in questa situazione?

Il caso più conosciuto è quello del pignoramento del quinto dello stipendio, ossia delle retribuzioni mensili dovute dall’azienda al dipendente debitore. Insieme al pignoramento del TFR.

Come il quinto dello stipendio, è pignorabile anche il quinto della pensione. Significa che il creditore può attaccare la pensione del debitore nel limite di un quinto della stessa.

Altre somme che possono essere pignorate sono quelle in banca e si passa quindi al pignoramento del conto corrente, dei libretti o dei titoli del debitore.

Possono essere pignorati addirittura anche dei crediti che siano dovuti da altri debitori al debitore principale.

Infine, possono essere pignorati affitti e pigioni, ossia il canone di locazione che l’affittuario deve al locatore debitore.

I crediti impignorabili

Non sono pignorabili tutti i beni previsti dall’art. 514 c.p.c., ossia quelli legati alla sfera affettiva. Sono, inoltre, impignorabili alcuni beni della vita domestica come la fede, il crocifisso, i mobili e gli elettrodomestici di uso quotidiano, ecc.

Secondo l’art. 545 c.p.c. anche i crediti alimentari non sono pignorabili, tranne che per le cause di alimenti e con autorizzazione del presidente del tribunale.

Proseguendo, ci sono alcune somme che non possono essere intaccate dalle pretese del creditore, come i sussidi di grazia o di sostentamento a persone povere o a donne in maternità, nonché le somme dovute dalle assicurazioni in caso di malattia o di morte e quelle dovute da enti di assistenza o istituti di beneficenza.

Come si evita il pignoramento verso terzi?

Per evitare il pignoramento verso terzi, devi pagare all’Ufficiale Giudiziario le somme iscritte a ruolo, aggiungendo gli interessi e le spese.

Se tu debitore decidi di versare costantemente delle somme per pagare il tuo debito, il giudice può liberare i beni e i crediti nella disponibilità del terzo.

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