Come proteggere l’eredità dai creditori

Se l’erede teme azioni dei creditori, una sua grande preoccupazione potrebbe essere proteggere l’eredità da questi.

Proteggere l’eredità significa prestare attenzione su due fronti: difendersi dai creditori del de cuius prima di accettare l’eredità e difendere il compendio ereditario una volta ricevuto.

Nel primo caso, per introdurre l’argomento, vi è un modo per difendere la propria eredità, ossia rinunciando ad essa.

La rinuncia all’eredità è perfettamente legale ed è possibile mediante un atto denominato rinuncia di eredità o rinuncia all’eredità. Il rifiuto è solitamente consigliato dal Notaio o dall’Avvocato quando i debiti del defunto sono superiori ai crediti, in alternativa all’accettazione con beneficio di inventario.  

Infatti, come accennato, l’erede può rinunciare anche per non avvantaggiare i propri creditori che potrebbero pignorare i beni ereditati. Rinunciando all’eredità, non si producono gli effetti dell’apertura della successione. Sotto il profilo legale, quindi, i creditori del defunto non potranno rivolgersi contro l’erede rinunciatario. E neppure i creditori dell’erede potranno automaticamente soddisfarsi sui beni ereditari, proprio perché mai ricevuti dal proprio debitore. 

Se vuoi sapere come fare per proteggere l’eredità dai creditori, ti consiglio di andare avanti con la lettura.

Ti spiegherò come rinunciare all’eredità per difendere il tuo patrimonio.

1. Proteggere l’eredità prima di accettarla: la rinuncia

Il chiamato all’eredità, che abbia ad essa rinunciato, non risponde dei debiti del “de cuius”, in quanto la rinuncia ha effetto retroattivo ai sensi dell’art. 521 del Codice Civile, senza che, in ragione di ciò, assuma rilevanza l’omessa impugnazione dell’avviso di accertamento notificato al medesimo dopo l’apertura della successione (sentenza Cassazione n.13639/2018).

La rinunzia all’eredità consiste in una dichiarazione, ricevuta da un notaio o dal cancelliere del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione e da inserirsi nel registro delle successioni.

Con questa, l’erede manifesta la volontà di non subentrare al defunto nei suoi diritti e rapporti, indipendentemente dalla sussistenza o meno di un testamento.

Come accennato, infatti, il chiamato può operare legittimamente una scelta di opportunità.

Può rinunciare al patrimonio ereditario, per evitare di dover soddisfare con i propri beni i possibili creditori del defunto o propri.

In tal caso la rinuncia potrebbe sottintendere accordi con gli altri eredi, finalizzati ad eludere le ragioni creditorie e proteggere magari l’integrità di un bene familiare.

Più propriamente essa deve essere libera dall’apposizione di qualsiasi termine o condizione.

La rinuncia non può essere parziale e deve essere fatta gratuitamente a favore di tutti gli altri chiamati all’eredità.

Dunque la rinunzia è un negozio giuridico non recettizio, da compiersi, a pena di nullità, secondo le forme richieste dalla legge.

Le conseguenze di una rinuncia invalida ripristinano la qualifica di chiamato per il rinunciante fino ad eventuale sua accettazione tacita o espressa.

La forma solenne prevista costituisce un elemento tassativo e non può nemmeno essere sostituita dalla scrittura privata autenticata.

Un’eventuale rinuncia fatta prima dell’apertura della successione è altrettanto invalida, perché elusiva del divieto dei patti successori.

Perfezione dell’atto di rinuncia per proteggere l’eredità

L’atto di rinunzia è dunque perfezionato nel momento in cui viene formalizzata la relativa dichiarazione davanti al notaio o al cancelliere dell’ufficio della volontaria giurisdizione del tribunale competente.

La sua mancata iscrizione nel registro delle successioni determina solo la non opponibilità ai terzi.

Qualsiasi atto a titolo oneroso o gratuito (una vendita, una cessione, una donazione), effettuato dal chiamato all’eredità a favore degli altri chiamati, presuppone l’accettazione della stessa.

Difatti, se la rinuncia è effettuata dietro un corrispettivo da parte di un altro chiamato o anche di un terzo, la rinunzia produce l’effetto contrario, equivalendo ad accettazione. Questo perché nel diritto successorio, di fronte all’opzione “accetto” o rinuncio”, cedere un bene di cui ancora non si è titolari, ne presuppone l’avvenuta acquisizione.

Com’è noto, il chiamato può scegliere se accettare o rinunciare all’eredità entro l’ampio lasso di tempo di dieci anni.

Chiunque vi abbia interesse può chiedere al Tribunale del luogo di apertura della successione la fissazione di un termine entro il quale debba essere manifestata una volontà nell’uno o nell’altro senso.

Trascorso il termine fissato, il chiamato che comunque non si è espresso, perde irreversibilmente ogni diritto di accettare o rinunciare e in particolare nel caso di rinuncia non espressa diventa erede a tutti gli effetti.

La Giurisprudenza

La rinuncia all’eredità (sentenza Cassazione n. 6275/2017), posta in essere dopo la scadenza del termine di cui all’art. 485 del Codice Civile dal chiamato all’eredità che si trovi nel possesso dei beni ereditari, non è in alcun caso configurabile come rinuncia ad effetti traslativi.

Dopo la scadenza del termine per l’effettuazione dell’inventario, il chiamato all’eredità è considerato erede puro e semplice, con la conseguente inefficacia della rinuncia.

Pertanto, nel giudizio promosso o proseguito nei confronti dell’erede del de cuius debitore, in possesso dei beni ereditari, che abbia eccepito l’avvenuta rinuncia all’eredità, il creditore non deve proporre alcuna domanda volta all’accertamento dell’inefficacia di detta rinuncia.

Inventario

Può verificarsi tuttavia l’ipotesi particolare dell’erede che si trova già, al momento della morte del de cuius, nel possesso dei beni ereditari.

In questo caso, la previsione di un termine lungo o di un termine fissato dall’autorità giudiziaria per rinunciare all’eredità appare sicuramente inadeguata.

Si richiama in proposito l’art. 485 del Codice Civile.

Il chiamato all’eredità, a qualsiasi titolo in possesso dei beni ereditari, deve fare l’inventario entro tre mesi dal giorno di apertura della successione o dalla notizia della devoluta eredità.

Se questo circoscritto lasso di tempo si dimostra insufficiente, è possibile ottenere una proroga.

Salvo gravi circostanze, tale proroga non può eccedere altri tre mesi, trascorsi i quali senza che l’inventario sia stato ultimato, il chiamato all’eredità diventa erede puro e semplice.

Allo stesso modo erede puro e semplice diventa il chiamato all’eredità che ha compiuto l’inventario nei termini concessi o di legge, ma nei quaranta giorni successivi non ha manifestato alcuna volontà, né diretta ad accettare, né diretta a rinunciare.

2. Proteggere l’eredità: gli effetti della rinunzia

Per l’effetto retroattivo della dichiarazione di rinunzia, risalente al momento di apertura della successione, il suo autore è considerato come se non fosse mai stato chiamato all’eredità.

Ciò tuttavia gli consente di ritenere quanto eventualmente ricevuto in donazione e, se è stato disposto a suo favore un legato, può domandarne l’assegnazione sino alla concorrenza della porzione disponibile.

Vi è da aggiungere che il coniuge superstite del defunto, oltre ad avere diritto alla pensione di reversibilità o a rendite derivanti da polizze vita dallo stesso stipulate quando era in vita, mantiene il diritto di abitazione o uso della casa familiare, nonostante l’eventuale rinuncia all’eredità.

Infine, pur in presenza dei caratteri di retroattività della rinuncia, rimangono efficaci gli atti di conservazione e amministrazione dei beni compiuti dal chiamato prima della rinuncia.

Rimane incluso il rimborso per le spese sostenute da parte di chi ha accettato l’eredità.

L’atto di rinuncia è revocabile se l’eredità non è stata nel frattempo acquisita da altri dei soggetti chiamati, fatti salvi i diritti dei terzi.

Allo stesso modo i chiamati all’eredità che hanno sottratto o nascosto beni spettanti all’eredità stessa, decadono dalla facoltà di rinunziarvi e si considerano eredi puri e semplici, sussistendo nel caso l’accettazione legale o presunta dei beni.

3. La devoluzione dell’eredità non accettata

In merito occorre distinguere tra successioni legittime e successioni testamentarie.

Un altro effetto della rinunzia è nelle successioni legittime il conseguente accrescimento delle singole parti spettanti a coloro che avrebbero con lui concorso in caso di accettazione (coeredi legittimi).

Rimane salva l’eventuale applicazione del diritto di rappresentazione e la devoluzione agli ascendenti ulteriori, nel caso di concorso tra genitori o ascendenti e fratelli o sorelle, se entrambi i genitori non possono o non vogliono succedere.

L’accettazione dell’eredità effettuata dal coerede determina in via automatica l’accettazione anche della quota pervenutagli per accrescimento. Naturalmente se il rinunziante è l’unico chiamato, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso egli mancasse.

Riassumendo e dovendo distinguere tra successioni legittime e testamentarie, per le prime funzionerà in questo modo.

  • Se vi sono discendenti, essi potranno accettare la quota rinunciata dal proprio ascendente per rappresentazione;
  • Se non vi sono discendenti, la quota rinunciata si devolve agli ascendenti;
  • In assenza di discendenti e ascendenti la devoluzione interesserà gli altri coeredi (se vi sono).

La mancanza di parenti in linea retta e coeredi comporta una devoluzione a favore di coloro ai quali spetterebbe come se quel chiamato non ci fosse.

Nelle successioni testamentarie

Nelle successioni testamentarie, se non è stata disposta una sostituzione e non può avere luogo la rappresentazione, la parte del rinunziante si accresce ai coeredi in chiamata solidale.

Oppure si devolve agli eredi legittimi.

  • Può operare la sostituzione, se disposta dal testatore in previsione della rinuncia dell’erede.
  • Si considera la rappresentazione se vi sono i presupposti.
  • Può operare l’accrescimento tra coeredi, se istituiti con uno stesso testamento nell’universalità di beni, per cui la parte del rinunciante si accresce agli altri.
  • Infine può operare la devoluzione agli eredi legittimi. Si attua in sostanza prima la sostituzione, se è stato indicato dal testatore un sostituto, la rappresentazione, infine l’accrescimento o la successione legittima.

4. Proteggere il proprio compendio ereditario

Come accennato, proteggere l’eredità significa anche difendere il proprio patrimonio una volta accettato il compendio ereditario.

Anche in questo caso sussistono degli strumenti efficaci in grado di porre al riparo il proprio patrimonio sia dai debitori del de cuius sia dell’erede stesso.

In via preventiva. richiamiamo quegli strumenti spesso utilizzati al fine di difendere il proprio patrimonio immobiliare, quale la costituzione di un fondo patrimoniale, il trust, la vendita a un estraneo dell’immobile, il vincolo di destinazione, la separazione coniugale.

In via contenziosa, invece, dunque percorrendo le vie legali, si può contestare il pignoramento attraverso gli strumenti dell’opposizione all’esecuzione e agli atti esecutivi.

Indubbiamente, si tratta di strade molto lunghe e difficili che richiedono di sopportare costi notevoli.

Sono noti, infatti, i tempi biblici dei processi e della giustizia civile.

Il consiglio migliore, prima di concludere, è sicuramente quello di studiare attentamente la soluzione ottimale e agire in via preventiva senza correre il rischio di trovarsi con le mani legate e l’eredità in fumo.

Proteggere l’eredità dai creditori: in conclusione

In sostanza, come avrai potuto capire, difendere l’eredità dai creditori non è cosa semplice.

Sono molte le implicazioni e i dettagli da considerare.

Proprio per questo motivo, al fine di ottenere una migliore e completa assistenza in merito, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina. Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

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