Come proteggere i risparmi dai creditori
Clelia Tesone
Aggiornato il 14 Dicembre 2021
 

Se sei un imprenditore o un professionista o, in ogni caso, se hai contratto dei debiti e temi che, a causa della tua esposizione debitoria il tuo patrimonio possa essere aggredito, è importante che tu sappia proteggere tuoi beni e i tuoi risparmi dai creditori.

Fortunatamente sono molti gli strumenti che consentono di blindare letteralmente i propri averi.

In questo modo non correrai il rischio che banche, fisco, Agenzia delle Entrate o Guardia di Finanza possano intaccarli. Questo a patto che tu segua dei metodi legali per raggiungere detti obiettivi, per i quali è sempre raccomandabile essere seguito da professionisti specializzati nella pianificazione e difesa del patrimonio.

E allora, se cerchi dei rimedi validi a tale problematica, continua pure a leggere questa guida.

Saranno illustrati i mezzi più utili per poter proteggere i propri risparmi dai creditori. Gli istituti, che ci accingiamo a descrivere, svolgono proprio la funzione di prevenire aggressioni creditorie. In tal modo si intendono prevenire eventuali atti che potrebbero pregiudicare il soddisfacimento delle necessità fisiologiche tuoi e dei membri della tua famiglia.

La presente guida si propone di offrirti uno strumento di indirizzo, che ti consenta di selezionare la tecnica di tutela del patrimonio che meglio si conforma alle tue esigenze e a quelle del tuo nucleo familiare.

1. Proteggere i risparmi: il fondo patrimoniale

Il fondo patrimoniale è uno strumento particolarmente utile per proteggere i tuoi risparmi. L’istituto è disciplinato all’art. 167 del codice civile con cui i coniugi coniugi possono destinare, tramite atto pubblico o testamento, determinati beni necessari a soddisfare bisogni futuri della famiglia

Su questi ultimi si viene a creare un vincolo di indisponibilità.

In questo modo i beni facenti parte del fondo non rientrano nella generale garanzia patrimoniale, di cui all’ art. 2740 c.c., che, invece, riguarda tutti i beni del debitore.

 L’ istituto giuridico in oggetto, pertanto, se costituito dai coniugi richiede la forma vincolata dell’atto pubblico.

Se perfezionato da parte di un terzo, oltre all’atto pubblico notarile ammette, altresì, la costituzione mediante testamento.

Per l’opposizione ai terzi il fondo patrimoniale richiede l’annotazione a margine dellatto di matrimonio.

Se il fondo patrimoniale ha ad oggetto beni immobili si richiede la trascrizione presso la conservatoria dei registri immobiliari.

La titolarità dei beni che formano il fondo patrimoniale non subisce modifiche, ma i beni vengono assoggettati alla disciplina dell’amministrazione dei beni in comunione legale tra i coniugi.

 Dunque, l’amministrazione di tali beni avverrà nell’interesse della famiglia.

Potranno essere alienati solo in caso di accordo tra i coniugi o, se presenti figli minori, per necessità e dopo l’autorizzazione del Giudice tutelare.

L’art. 170 c.c., nello specifico, disciplina il vincolo nascente sui beni del fondo.

Tale norma vieta al creditore di proporre atti esecutivi sui beni del fondo e sui frutti di essi per debiti che il debitore ha contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Tale regola ha dunque la finalità di tutelare economicamente  il nucleo familiare da imprevisti economici che possono sopravvenire.

2. L’art. 2929 bis del codice civile

Come si può facilmente intuire, i debitori utilizzano il fondo patrimoniale per scampare alla propria responsabilità patrimoniale distraendo beni che i creditori possono aggredire. Dunque, ti potrebbe essere utile conoscere la disciplina dell’art. 2929 bis c.c. per proteggere i tuoi risparmi al meglio.

Dunque, il legislatore, con la L. 83/2015 ha introdotto l’art. 2929 bis c.c.. Il legislatore consente al creditore, se ci sono i presupposti formali e cronologici, di intraprende immediatamente un’azione esecutiva. E’, tuttavia, fatta salva opposizione all’esecuzione con cui si introduce un giudizio di cognizione per l’accertamento negativo dell’esistenza di presupposti per agire in revocatoria o dei presupposti specifici del 2929 bis c.c..

Il creditore, se il fondo è stato costituito dopo la nascita del credito, può procedere direttamente ad esecuzione, con una condizione. L’istituto consente al creditore, pregiudicato da un atto del debitore, di costituzione di un vincolo di indisponibilità o alienazione di beni immobili, ove sia stato compiuto a titolo gratuito.

Il creditore munito di titolo esecutivo può procedere ad esecuzione forzata, ancorché non abbia ancora avuto la sentenza revocatoria, purché trascriva il pignoramento entro un anno dalla data di trascrizione dell’atto. 

Le ragioni dell’istituto di cui all’art. 2929 bis c.c.

Il creditore, al fine di ricorrere all’istituto di cui all’art. 2929 bis c.c., deve essere anteriore. Alla base delle fattispecie in questione, infatti, vi è l’esigenza di tutelare il creditore che ha fatto affidamento su una certa consistenza del patrimonio.

Il creditore anteriore si vede trascrivere un atto che costituisce un vincolo di indisponibilità. All’interno di questa categoria, ossia di atti che creano un vincolo di indisponibilità, rientrano gli atti di destinazione che crea un patrimonio destinato ai sensi del 2645 ter c.c., anche senza un trasferimento di proprietà.

E’ oggetto dell’esecuzione anche l’atto di auto destinazione tramite il quale il debitore destina una parte del suo patrimonio al soddisfacimento di un determinato interesse, limitando la responsabilità patrimoniale generica. In tal modo, infatti, si sottrae quella parte di patrimonio all’aggressione da parte di creditori, il cui credito è sorto per ragioni estranee al perseguimento del vincolo di destinazione.

L’atto con cui si crea il patrimonio destinato è aggredibile con l’istituto di cui all’art. 2929 bis c.c., il vincolo di destinazione non è opponibile al creditore che munito di titolo esecutivo trascrive per l’atto di pignoramento entro un anno dalla trascrizione dell’atto di distinzione.

3. Patto di famiglia

Con il patto di famiglia un imprenditore può trasferire tutta, o in parte, la propria azienda, o le quote che detiene, ad uno o più discendenti da lui prescelti in deroga al divieto dei patti successori.

Può dunque escludere figli che, pur essendo legittimari, non sono ritenuti idonei.

Il patto in questione assolve alla funzione di garantire la continuità aziendale, scegliendo chi fra i suoi discendenti è più idoneo a portare aventi l’azienda e gli consente di sottrarre l’azienda dalla successione, con il fine di trasferirla a favore di uno o più discendenti.

La disciplina delle fattispecie in questione presuppone che il beneficiario dell’azienda debba liquidare ai potenziali legittimari, una somma di denaro che corrisponde ad una quota che avrebbero rispetto alla azienda come legittimari.

La disciplina

Il patto di famiglia è un contratto trilaterale dove c’è il disponente imprenditore, che trasferisce  l’azienda o le partecipazioni al beneficiario, ritenuto idoneo a portare aventi l’azienda. Mentre gli altri potenziali legittimari ricevano al somma di denaro. Nei rapporti tra disponente e beneficiario il trasferimento avviene senza corrispettivo.

Il patto di famiglia deve rivestire la forma dell’atto pubblico.

Davanti al notaio è necessario che siano presenti il titolare e tutti gli eredi legittimatari che sarebbero chiamati all’eredità se si aprisse la successione dell’imprenditore.

Il principale dubbio verte sull’obbligo di partecipazione di tutti i legittimari. La normativa, tuttavia, non evidenzia le conseguenze della mancata partecipazione. Ciò che ci chiediamo è se i legittimari non partecipano c’è nullità?

La norma non specifica tale profilo. Sembrerebbe, dunque, una previsione senza sanzione.
Altra disposizione, invece, afferma che se dei legittimari non hanno partecipato al patto, questi hanno diritto che gli venga liquidata la quota.

Non serve la partecipazione del legittimario perché il patto comunque è efficace.

Una dottrina dice che, per evitare questa conseguenza, il riferimento ai legittimari non partecipanti dovrebbe essere circoscritto ai solo sopravvenuti, ossia quelli che non esistevano al momento del patto, come i figli nati dopo la conclusione del contratto o il coniuge intervenuto successivamente. 

Se accogliamo l’altra interpretazione, più coerente con la funzione dell’istituto, il patto di famiglia serve all’imprenditore a trasferire all’erede più idoneo. Dunque, non è necessario l’avallo dei legittimari, questi vengono tacitati con la liquidazione.

I legittimari, allora, dovrebbero partecipare, ma se non partecipano, il loro diritto comunque viene commutato in una somma di denaro. Se partecipano saranno sicuramente più tutelati, ma se non partecipano l’effetto si produce nonostante la loro assenza. 

Il trasferimento dell’azienda, o delle partecipazioni societarie, ha effetto immediato e definitivo.

Il patto di famiglia, dunque, non può più essere messo in discussione dopo la morte del disponente.

L’azienda o le quote societarie oggetto del patto di famiglia saranno escluse dalla successione.

4. Proteggere i risparmi: il Trust

Un altro mezzo con cui proteggere il patrimonio è il Trust.

Tale istituto ha origini anglosassoni e con tale strumento un soggetto denominato trustee ha la gestione di uno o più beni che gli ha conferito un altro soggetto, il disponente (o settlor), per la realizzazione di uno scopo prestabilito nell’interesse di un altro, o altri soggetti diversi dai primi, chiamati beneficiari.

Mediante il Trust i beni possono uscire dal patrimonio del disponente in favore del trustee.

Tali beni saranno destinati al raggiungimento dello scopo deciso dal disponente e costituiranno beni separati rispetto al patrimonio del disponente.

Ne consegue che tali beni non possono mai essere aggrediti dai creditori del disponente e del trustee.

Il trustee diviene il vero proprietario dei beni e in questo risiede la specialità dello strumento.

I beni appartengono a un soggetto diverso dal disponente, il cui patrimonio è separato dai beni che sono vincolati al trust.

Il disponente decide la fine del Trust, che può essere fissato in una data precisa o può conseguire a un evento.

Potrai, dunque, proteggere i tuoi risparmi mediante anche il Trust, grazie all’effetto di segregazione che l’istituto produce. Nonostante vengano intestati alla persona del trustee, i beni non entrano a far parte del suo patrimonio personale, ma vanno a costituire una massa distinta.

Tale aspetto acquista particolare rilievo, soprattutto per quanto attiene il rapporto con i creditori. Tramite il Trust, si costituisce una forma peculiare garanzia, in quanto questi beni costituiscono un patrimonio vincolato allo scopo dedotto nel negozio.

Ciò implica, che predetta massa patrimoniale non possa essere aggredita da eventuali creditori del trustee, non possono rientrare nella sua successione ereditaria e nemmeno nella comunione legale. Non solo, anche i creditori, che non siano sorti in conseguenza dello scopo perseguito con il Trust, non possono, ovviamente, soddisfarsi su predetti beni, che siano creditori del costituente o del gestore.

5. La polizza assicurativa per proteggere i risparmi

Un altro modo per tutelare i propri beni è istituire una polizza assicurativa.

Infatti le somme dovute dalle assicurazioni a contraenti e beneficiari di polizze vita sono impignorabili. La previsione vale sia per le assicurazioni stipulate a proprio favore che per quelle stipulate a favore di terzi.

Qual è il meccanismo di protezione della polizza assicurativa?

Molto semplice.

I capitali trasferiti alla compagnia assicurativa divengono di proprietà della compagnia assicurativa stessa e, quindi, sono separati dal patrimonio del contraente e del beneficiario.

Occorre fare attenzione.

Infatti, la protezione sussiste se questi contratti assicurativi non pregiudicano i diritti dei creditori.

In questo caso gli stessi creditori potranno promuovere azioni revocatorie sulle somme oggetto di polizza assicurativa.

Natura contratto di polizza assicurativa

Le polizze assicurative costituiscono un ulteriore valido strumento di tutela del patrimonio personale, che altrettanto producono anche esse un effetto di segregazione. In tal modo, questa parte di patrimonio è tendenzialmente protetta, soprattutto nei confronti dei creditori titolari di diritti sorti a seguito della conclusione del contratto.

I contratti con cui si stipulano le polizze assicurative rientrano nella particolare categoria di contratti aleatori. Con tale espressione si richiamano gli atti negoziali connotati, oltre che dalla necessaria alea economica, anche da un’alea giuridica.

I contratti di assicurazione si connotano per un particolare modo di funzionamento dell’assicurazione, perché queste contratto secondo una logica mutualistica, la società di assicurazione paga l’indennizzo con le risorse raccolte con i premi. 

Tramite il contratto, l’assicurazione sia assume il rischio anche se non si realizza l’evento oggetto di alea, che comporta il risarcimento del danno o il pagamento dell’indennizzo. Tuttavia, i premi non sono pagati in vano, in quanto sussiste un rapporto di corrispettività tra copertura del rischio e pagamento del premio.

La prestazione dell’assicurazione non è l’indennizzo, non è la controprestazione, ma l’assunzione del rischio e che implica che se il rischio si verifica paga l’indennizzo. 

6. Proteggere i risparmi: il contratto fiduciario

L’intestazione fiduciaria si attua tramite un contratto di mandato tra un soggetto, il fiduciante, che trasferisce un bene ad un altro soggetto, il fiduciario.

Il fiduciario  agisce  nell’interesse del fiduciante e ha l’obbligo di ritrasferire il bene al fiduciante quando il fiduciario lo richiede.

Come si realizza la protezione del patrimonio dalle pretese dei creditori?

Il fiduciante trasferisce, ad esempio, il suo immobile ad un fiduciario che diventa proprietario a tutti gli effetti dell’immobile conferitogli.   L’unico obbligo del fiduciario, oltre a quello di gestirlo nel miglior modo possibile, è quello di ritrasferire la proprietà al primo quando richiesto.

In questo modo il bene entra nella proprietà del fiduciario e così diventa inaggredibile per tutti i creditori del fiduciante. 

6.1. Come funziona il negozio fiduciario?

Secondo l’orientamento prevalente, il negozio fiduciario è un atto unitario con una propria causa fiduciaria (Corte di Cassazione, sentenza del 19 maggio 1969, n. 1261). Esso produce come principale effetto il trasferimento di un diritto di proprietà su di un bene, al fine di amministrarlo e gestirlo secondo le modalità concordate. L’accordo prevede, inoltre, il ritrasferimento della titolarità del predetto diritto a richiesta, al fiduciante o a un soggetto terzo.

Il negozio fiduciario si struttura, all’apparenza, sulla base di due negozi, uno esterno e l’altro, invece, meramente interno. Il primo è a natura reale, con esso è trasferito un diritto su un determinato bene. Il secondo, invece, ha causa fiduciaria con effetti obbligatori, il quale presuppone l’assunzione di una serie di doveri di gestione.

6.2. La società fiduciaria

Le società fiduciarie sono imprese che amministrano beni conferitegli da un soggetto che può essere una persona fisica o una persona giuridica. Con il D.Lgs. n. 415/1996, le società fiduciarie dinamiche devono inserire nella loro denominazione sociale l’espressione “società di intermediazione mobiliare”. Inoltre, non possono svolgere altra attività se non quella di amministrazione e hanno l’obbligo di iscriversi nell’albo Consob.

Colui che trasferisce la titolarità di beni mobili, immobili, quote di partecipazione in società, eredità, etc. in favore della società fiduciaria, ordina alla società fiduciaria di amministrare i suoi beni.

In questo modo avviene la separazione del patrimonio.

La società non è proprietaria dei beni conferitegli, ma crea una netta separazione all’interno del patrimonio del fiduciante.

In questo modo tali beni vengono di fatto sottratti  alle azioni esecutive e non saranno più aggredibili dai creditori.

Grazie al segreto fiduciario non sarà per nulla agevole, per i creditori del fiduciante, individuare i beni che il soggetto detiene tramite la società fiduciaria. Con segreto fiduciario si intende la circostanza per cui la società fiduciaria si accolla la gestione in totale segretezza, dunque nessuno può risalire al tuo nome come titolare del diritto di proprietà in capo ai beni e ai titoli che la società ha in gestione.

7. Cassetta di sicurezza in banca

La cassetta di sicurezza in banca è un servizio offerto ai propri clienti dalle banche, che può essere utilizzato anche per proteggere i risparmi.

In questi contenitori possono essere custoditi banconote, lingotti, gioielli, oggetti di valore in genere e documenti importanti.

In questo modo si evita il rischio dei furti e metti al sicuro parte del tuo patrimonio.

Per accedere alla propria cassetta di sicurezza, infatti, si  compila un registro dinanzi ad un funzionario bancario.

Per aprire una cassetta di sicurezza è necessario avere il conto corrente presso l’istituto in cui si voglia ottenere la cassetta. Le relative spese, poi, verranno addebitate su tale conto.

Dopo aver aperto il conto sarà necessario fare specifica richiesta per ottenere la cassetta di sicurezza.

Per mantenere attivo tale servizio è necessario pagare un canone annuale di un importo che varia a seconda delle dimensioni della cassetta stessa.

Il contenuto della cassetta rimane anonimo.

Nemmeno gli agenti per la riscossione dei tributi o i creditori possono accedervi tranne in presenza di particolari delibere dei tribunali in merito.

Dunque nella cassetta di sicurezza puoi spostare una parte di patrimonio in contanti che risulterà coperto da una sorta di segreto.

Le banche devono però segnalare i dati anagrafici dei titolari di cassette di sicurezza, i relativi accessi e anche il valore dell’assicurazione posta a tutela delle somme depositate.

Tale assicurazione aumenta con l’aumentare del valore contenuto nella cassetta di sicurezza.

Dunque una cassetta di sicurezza può esserti utile in caso di blocco di conti correnti dell’imprenditore e dei suoi famigliari per diversi mesi.

In ogni caso, la locazione della cassetta di sicurezza risulta da una polizza.

Fallimento e blocco del conto corrente

Dunque in caso di fallimento o blocco del conto corrente, anche la cassetta di sicurezza verrà bloccata.

Questo significa che dovrai agire per tempo e andare a svuotarla prima del blocco per non trovarti paralizzato.

Se l’intestatario fallisce, la banca deve sigillare la cassetta di sicurezza e consente l’apertura solo al curatore, appositamente autorizzato dal giudice.

Ma prima di quel giorno potrai accedervi e portarti a casa quanto custodito al suo interno.

Come noterai, sono molti i modi per proteggere i risparmi dai creditori.

Non è sicuramente semplice capire quale sia il modo migliore per mettere al riparo i propri risparmi.

E, dunque, evitare che i risparmi di una vita possano svanire velocemente a causa di mosse inappropriate.

8. Conclusione

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione alla protezione dei risparmi dai creditori è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

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