Residenza fiscale all’estero: come spostarla?
Eleonora Truzzi - 15 Febbraio 2020

Sei affascinato dalla vita dei nomadi digitali? La società per la quale lavori ti ha assegnato ad una sede estera? Oppure, più semplicemente, vuoi provare a vivere per un periodo di tempo in un Paese diverso dall’Italia?

Tutte queste situazioni hanno un elemento in comune: il problema di dover spostare la residenza fiscale all’estero.

La residenza fiscale di una persona fisica è la caratteristica che permette ad un determinato Stato di tassare i redditi percepiti dalla stessa.

Una delle prime situazioni in cui ti puoi trovare di fronte al problema della residenza fiscale all’estero è quando desideri aprire un conto corrente. Dinamiche più complesse, invece, sono quelle che riguardano il pagamento delle tasse.

Nel momento in cui trovi un nuovo Paese in cui stabilirti, devi preoccuparti anche di trasferire la residenza fiscale all’estero, eliminando la posizione precedente in Italia.

Questo procedimento segue delle dinamiche ben precise e ci sono altrettante problematiche da considerare. Tuttavia, con le giuste informazioni, puoi dare vita ad una nuova avventura senza particolari stress.

Come si perde la residenza fiscale italiana?

Lo spostamento della residenza fiscale all’estero avviene in presenza di 3 requisiti che ti consentono di chiudere la tua posizione italiana per poterne aprire una nuova in un altro Paese.

1. Iscrizione all’AIRE 

L’AIRE è l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero e, nel momento in cui desideri trasferirti in un Paese straniero, devi provvedere alla registrazione.

Cosa significa?

Il primo passo consiste nel cancellarti dal registro della popolazione residente in territorio italiano per iscriverti poi all’AIRE.

Questo adempimento burocratico non ti consente di trasferire automaticamente la residenza all’estero perché, per completare la procedura, devi osservare altri due requisiti indispensabili.

2. Domicilio civile all’estero

Se intendi trasferire la tua residenza fiscale all’estero si presume che là si trovi anche il centro dei tuoi affari, non solo una tassazione più conveniente rispetto a quella del tuo Paese natale.

Quindi ecco il secondo requisito: è necessario che anche il tuo domicilio civilistico sia nello stesso Stato.

Si tratta del luogo nel quale stabilisci la sede principale dei tuoi affari ed interessi.

Attenzione! In questo frangente ci stiamo occupando solamente del centro della tua attività indipendentemente da dove decidi di risiedere, aspetto del quale parleremo tra pochissimo. 

Il secondo requisito è necessario perché, alla luce della residenza fiscale italiana, hanno importanza sia i rapporti patrimoniali ma anche quelli familiari e sociali. Nel momento in cui desideri spostare la residenza fiscale all’estero, anche questi devono trovare una nuova collocazione.

3. Residenza civile all’estero

Per evitare che la residenza fiscale sia fissata in un luogo per il semplice fatto di rappresentare il cosiddetto “paradiso fiscale”, l’ultimo requisito che devi rispettare è quello della residenza, ossia dove decidi di risiedere abitualmente.

Si presume che, se vuoi perdere la residenza italiana, tu intenda trasferirti in un nuovo Paese per un considerevole periodo di tempo.

Sarà poi l’Agenzia delle Entrate a verificare quanto effettivamente rimarrai all’interno dello Stato.

Per quanto tempo vanno rispettati i requisiti per trasferire la residenza fiscale all’estero?

Affinché il trasferimento della residenza fiscale all’estero vada a buon fine, devi rispettare i requisiti per un arco temporale ben definito, che coincide con la maggior parte del periodo d’imposta.

Devi osservarli per un totale di 183 giorni all’anno, che diventano 184 negli anni bisestili.

Si possono avere due residenze?

Abbiamo detto che per poter trasferire la tua residenza fiscale all’estero devi prima perdere quella italiana.

È sempre vero?

Assolutamente no. Esistono persone che possiedono due residenze fiscali in due diversi Stati.

Ma in questo modo sorge un problema non indifferente: la doppia tassazione.

In gergo si parla infatti di “doppia imposizione fiscale” per indicare la situazione nella quale gli stessi redditi vengono tassati due volte.

Per fortuna, le Convenzioni hanno stabilito delle regole secondo le quali solo uno dei due Stati interessati può accaparrarsi il diritto di tassare i redditi di un individuo.

Quindi cosa rimane all’altro Stato?

La facoltà di tassare i redditi prodotti al suo interno.

Lo strano caso dei nomadi digitali e della residenza fiscale all’estero

Se decidi di svolgere un lavoro stabile in un altro Paese, i problemi che devi affrontare non sono molti, se non rispettare i requisiti che ti abbiamo elencato poco fa.

Ultimamente si sta diffondendo sempre di più un caso che dà del filo da torcere alla tematica della residenza fiscale. Si tratta dei nomadi digitali.

Queste persone sono caratterizzate da uno stile di vita in continuo movimento. Nomade, appunto. Possono essere lavoratori autonomi o dipendenti con una professione che gli consente di sfruttare tecnologie digitali mobili oppure di usufruire momentaneamente delle strutture che trovano in loco.

Il problema dal punto di vista della residenza fiscale è il fatto che i nomadi digitali, generalmente, non si fermano per molto tempo in uno stesso Paese, bensì cambiano in continuazione.

Secondo il principio di tassazione dei redditi su base mondiale, lo Stato in cui è dichiarata la propria residenza fiscale ha il potere di tassare i redditi prodotti ovunque.

Questo spesso porta al problema della doppia residenza fiscale, che viene poi risolta dalle apposite Convenzioni. 

Uno Stato può, infatti, invocare il principio di tassazione alla fonte e andare a colpire i redditi che sono stati prodotti al suo interno.

Che controlli opera l’Agenzia delle Entrate?

In tutti questi casi, il Fisco deve in qualche modo verificare il rispetto dei requisiti sopra citati e, in particolare, quello della residenza fiscale.

Come contrasto ai fenomeni di evasione ed elusione fiscale, è stata emessa la circolare n. 1/2018 che contiene il “Manuale operativo in materia di contrasto alle evasioni e alle frodi fiscali”.

Questi controlli riguardano sia il caso di trasferimento della residenza fiscale all’estero da parte di persone fisiche sia da società.

L’iscrizione all’AIRE non è di per sé una prova che una persona si sia effettivamente trasferita in uno Stato estero. Perciò, il Fisco deve ottenere la conferma da altri fattori come la disponibilità di un’abitazione permanente, la presenza della famiglia, la titolarità di cariche sociali ecc.

Per quanto riguarda le società, viene presa in considerazione la residenza degli amministratori di fatto, il luogo in cui vengono gestiti i conti finanziari o dove si svolge l’attività dirigenziale. Viene anche esaminato l’oggetto principale d’impresa, per capire dove si svolgono le attività.

Il tema della residenza fiscale è delicato ma, osservando i giusti adempimenti, non si incontrano particolari ostacoli.

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