Ricapitalizzazione società: come farla?

La ricapitalizzazione della società, operazione nota anche come aumento di capitale, non assume importanza solo per gli azionisti e i risparmiatori, coinvolti nella ricapitalizzazione e che devono scegliere se partecipare oppure no al progetto.

Si tratta, infatti, di uno strumento che è portato all’attenzione di ognuno, compresi i cittadini che possono ricoprire un ruolo molto importante nella veste di stakeholder.

Quando si parla di ricapitalizzazione, infatti, si fa riferimento, innanzitutto, a un’operazione straordinaria che una società decide di effettuare per i fini più disparati.

In genere lo scopo dell’aumento di capitale è quello di reperire con maggiore facilità liquidità sul mercato.

In questo modo, infatti, il capitale sociale, ossia il valore dei beni e delle somme conferiti dai soci, viene a modificarsi.

Naturalmente, ciò determina, come si può facilmente evincere, una variazione dello statuto della società. Proprio per il suo obiettivo, la ricapitalizzazione assume un’importanza notevole.

1. Ricapitalizzazione della società: definizione

L’aumento di capitale, come accennato, è un’operazione straordinaria nella vita di una società che acquista una importanza non indifferente nel caso in cui la società sia anche quotata sui mercati. Se infatti a varare la ricapitalizzazione è una quotata, allora l’operazione diventa chiaramente interessante anche per gli investitori.

Giunti a questo punto potrebbe sorgere spontanea una domanda: cos’è effettivamente l’aumento del capitale sociale? l’aumento di capitale consiste in un incremento del capitale della società che può provenire o da nuova ricchezza conferita direttamente dai soci o da terzi, nei limiti della disciplina legale ai sensi dell’art. 2441 c.c. per le Società per azioni e nei limiti del 2481 bis c.c. per le Società a responsabilità limita. Ancora, l’aumento del capitale può avvenire anche a titolo gratuito, ovvero, con il passaggio di riserve a capitale

Da un punto di vista operativo e fenomenico tale aumento si può concretizzare o con l’emissione di nuovi titoli oppure mediante l’incremento del valore nominale delle azioni già esistenti

Come accennato, si tratta di un atto che va ad impattare su quello che è il capitale sociale indicato nello statuto.

Per questa ragione, l’aumento di capitale deve ottenere il via libera dell’assemblea straordinaria convocata in sessione straordinaria dagli organi all’uopo preposti. 

In realtà, è doveroso precisare che, ai sensi dell’art. 2442 c.c. è possibile che l’assembleadeleghi all’organo amministrativo della società l’operazione di aumento del capitale sociale. 

Più precisamente, lo statuto può attribuire agli amministratori la facoltà di aumentare in una o più volte il capitale sociale fino ad un ammontare predeterminato e per un periodo di tempo massimo di cinque anni dalla data di iscrizione della società nel Registro delle imprese. 

Un punto deve essere subito chiarito.

Le nuove azioni che vengono immesse sul mercato teoricamente non possono andare a variare quello che è il peso dei vari azionisti nel capitale sociale della quotata.

Ciò significa, in altre parole, che quando la società aumenta il capitale sociale, sia onerosamente che gratuitamente, è tenuta ad offrire in sottoscrizione le azioni o le quoteemesse ai soci, nel pieno rispetto del diritto di opzione (per le Società per azioni) e di sottoscrizione (per le Società a responsabilità limitata). 

Lo scopo del legislatore, dunque, è quello di evitare che l’aumento del capitale possa “diluire” la partecipazione dei singoli soci e garantire così il medesimo rapporto di forze che caratterizzava la compagine sociale prima dell’aumento del capitale. 

2. Ricapitalizzazione: l’emissione di nuove azioni

La procedura di emissione di nuove azioni merita qualche approfondimento in più.

Come avviene precisamente?

In seguito alla deliberazione, la società  emette sul mercato nuove azioni che vengono offerte ai soci in maniera proporzionale ai titoli già posseduti attraverso il cosiddetto diritto d’opzione.

Quest’ultimo altro non è che il diritto di chi è già socio di avere una corsia preferenziale nella sottoscrizione dell’aumento di capitale.

2.1. Diritto di opzione

Il diritto d’opzione, per quanto concerne le S.p.a è espressamente disciplinato dall’art. 2441 c.c. il quale stabilisce che le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione ai soci in proporzione al numero delle azioni possedute.

Anche i possessori delle obbligazioni convertibili possono esercitare il seguente diritto attraverso il rapporto di cambio e ai possessori di warrant.

A questo punto la scelta passa nelle mani dell’azionista che può decidere di esercitare il proprio diritto d’opzione (cfr. Stock Option), partecipando all’aumento di capitale, oppure no.

La società può fissare il prezzo delle azioni di nuova emissione agli stessi livelli vigenti in borsa oppure no (in caso di società quotate chiaramente). 

Si è soliti applicare uno sconto sul cosiddetto Terp (“Theoretic ex rights price”), ovvero al prezzo di chiusura registratosi nella seduta immediatamente precedente all’annuncio, decurtato del prezzo del diritto per esercitare l’opzione.

L’obiettivo di tale taglio consiste nell’attirare capitali freschi. Il mercato potrebbe rispondere positivamente o meno alla richiesta di nuove risorse da parte della società.

Se, ad esempio, gli azionisti acquistano le azioni di nuova emissione per intero, la ricapitalizzazione si concluderà con un successo pieno, altrimenti la società registrerà una mancata copertura e potrà decidere o di annullare le azioni rimaste invendute o di riaprire i termini per collocarle sul mercato o ancora di rilevarle, di fatto annullandole dalla circolazione, sempre che non abbia già raggiunto i limiti legali consentiti alla detenzione di azioni proprie.

2.2. È possibile limitare il diritto di opzione?

È sicuramente possibile dare una risposta positiva al quesito, e ciò vale tanto per le S.p.a, tanto per le S.r.l. Con riferimento alla S.p.A. l’art. 2441 c.c. prevede alcune ipotesi in cui è possibile limitare il diritto di opzione dei soci al fine di salvaguardare interessi che il legislatore ha ritenuto più importanti rispetto agli equilibri di forza all’interno della compagine sociale. 

Più precisamente, il comma 4 della norma in esame stabilisce che il diritto di opzione sulle azioni di nuova emissione non spetta se la deliberazione di aumento della società (o dell’organo amministrativo) ha previsto che le azioni in questione debbano essere liberate mediante conferimenti in denaro

In questi casi, dunque, i soci possono sacrificare il diritto di opzione per far si che la società acquisti da un soggetto terzo un bene immobile utile per porre in essere al meglio l’attività d’impresa. Ad esempio, si pensi ad una società che è interessata ad acquistare un determinato immobile dove aprire una sede secondaria, tuttavia, il proprietario non è intenzionato a vendere ma solo a conferirlo nella società per diventare socio. 

Ancora, li comma 5 prevede che è possibile limitare od escludere del tutto il diritto d’opzione quando l’interesse della società lo esige. 

Infine, l’ultimo comma stabilisce che è possibile escludere il diritto di opzione per le azioni di nuova emissione se queste vengono offerte in sottoscrizione ai dipendenti della societàoppure ai dipendenti della società che la controllano o che sono da essa controllate. 

Leggermente diversa è la situazione nella Società a responsabilità limitata, il legislatore parla di diritto di “sottoscrizione” ma in realtà tale diritto è identico al diritto di “opzione” sopra esaminato. L’art. 2481 bis c.c. infatti stabilisce che in caso di aumento del capitale sociale mediante nuovi conferimenti spetta ai soci il diritto di sottoscriverlo in proporzione delle partecipazioni da essi posseduti. 

Tuttavia, l’atto costitutivo (in realtà è lo statuto sociale) può prevedere, salvo l’ipotesi di cui all’art. 2482 ter c.c. (azzeramento del capitale sociale) che l’aumento del capitale possa essere attuato anche mediante offerta di quote a terzi (ovvero con esclusione o riduzione del diritto di sottoscrizione) in tal caso però spetta per legge ai soci che non hanno acconsentito alla decisione il diritto di recesso. 

2.3. Caratteristiche del diritto di opzione

Il diritto di opzione (cfr. Stock Option) non riguarda solo le azioni ma anche i warrants e le obbligazioni convertibili.

Dal punto di vista strettamente matematico il valore del diritto di opzione è dato dalla differenza tra il valore delle vecchie azioni  e il prezzo delle azioni alla luce dell’aumento di capitale.

Tale diritto deve essere esercitato però solo in un arco temporale stabilito dalla stessa società.

In alternativa l’azionista può decidere di vendere i diritti di opzione a lui spettanti a soggetti terzi, che possono quindi aderire al suo posto all’aumento di capitale.

2.3.1. Esercitare o no il diritto di opzione?

La scelta tra la possibilità di sottoscrivere l’aumento di capitale esercitando i diritti di opzione spettanti e quella di vendere tali diritti, dipende, inevitabilmente dal livello di appetibilità dell’investimento, in considerazione dei motivi che hanno portato una società a deliberare l’avvio di un’operazione di questo tipo.

Nel caso in cui l’aumento di capitale abbia come scopo principale la realizzazione di nuovi investimenti destinati a supportare lo sviluppo del business, allora l’investimento potrebbe essere piuttosto conveniente in considerazione della crescita futura del valore delle azioni nel lungo termine.

In questo caso, la ricapitalizzazione costituisce, per così dire, un buon bocconcino per l’azionista che decide di esercitare il diritto di opzione!

Al contrario, invece, se si procede all’aumento di capitale per risollevare una situazione finanziaria negativa, aumenta la rischiosità dell’investimento, pertanto l’azionista potrebbe preferire di gran lunga cedere i diritti di opzione e di non investire altro capitale nella società.

Quest’ultima situazione è stata molto frequente negli ultimi anni e ha riguardato tutta una serie di grandi quotate che hanno fatto ricorso all’aumento di capitale per cercare di tamponare una qualche situazione di difficoltà.

Nei casi più difficili può verificarsi una situazione per la quale le azioni disponibili restino, al termine di una serie complessa di operazioni, invendute.

Uno scenario simile, come si può facilmente evincere, si tradurrebbe inevitabilmente in un fallimento dell’operazione se non intervenisse a coprire tutto il cosiddetto consorzio di garanzia che è formato da un team di banche che ha una sorta di funzione di salvataggio dell’operazione. Risulta chiaro, però, che un intervento del consorzio non è mai positivo in un aumento di capitale.

3. Le varie tipologie di aumento di capitale

Le modalità mediante le quali è possibile deliberare un aumento del capitale sociale sono essenzialmente tre. In genere le società tendono ad optare per una determinata modalità a seconda dell’obiettivo che intende perseguire. 

Senza anticipare ciò che verrà trattato in maniera più diffusa nei prossimi paragrafi, le società possono deliberare i seguenti aumenti di capitale: 

  • Aumento gratuito del capitale sociale;
  • Aumento oneroso del capitale sociale; 
  • Aumento misto del capitale sociale

3.1. Aumento gratuito del capitale sociale 

L’aumento gratuito del capitale è disciplinato dall’art. 2442 c.c. per le S.p.a. e dall’art. 2481 ter c.c. per le S.r.l. Come già accennato, avviene mediante il passaggio di riserve a capitale. Più precisamente, l’assemblea può decidere di imputare una riserva presente nel suo patrimonio (a patto chiaramente che sia una riserva utilizzabile e disponibile) per passarla dal patrimonio netto al capitale sociale. 

In questo modo quella particolare riserva verrà eliminata dal bilancio della società e la somma in essa contenuta confluirà nel capitale sociale, con conseguente emissione di nuove azioni (le quali dovranno avere le medesime caratteristiche delle azioni già in circolazione) oppure con aumento del valore nominale delle azioni in circolazione, oppure, in caso di mancata emissione di azioni con valore nominale espresso, con adeguamento automatico del valore nominale inespresso delle stesse.

Infine, i motivi che posson spingere una società ad effettuare un aumento gratuito del capitale possono essere svariati. Ad esempio, un aumento del genere potrebbe avere lafunzione di superare la crisi di impresa, oppure può essere finalizzato ad accrescere il prestigio ed il credito della società.

3.1.1. Le riserve

Al fine di procedere all’aumento gratuito è necessario utilizzare delle riserve.  Tuttavia, è bene precisare non tutte le riserve sono suscettibili di essere utilizzare per aumentare gratuitamente il capitale sociale. 

Possono essere utilizzate le seguenti riserve:

  • sovrapprezzo azioni, di cui all’art. 2431, c.c.;
  • di rivalutazione (se previsto dalla legge);
  • statutarie prive di una specifica destinazione;
  • statutarie con una specifica destinazione (ad esempio, riserva per rinnovo impianti, per manutenzioni cicliche, ecc.), a condizione che l’assemblea straordinaria provveda preliminarmente a modificare la destinazione prevista nello statuto;
  • facoltative (sono accantonamenti di utili “generici”, e quindi non presentano particolari vincoli all’utilizzo);
  • costituite con versamenti dei soci (versamenti in contro capitale, in conto futuro aumenti del capitale, a fondo perduto, ecc.);
  • legale, di cui all’art. 2430, c.c. per l’importo che eccede il quinto del capitale sociale;
  • utili portati a nuovo.

3.2. Aumento misto 

Diverso dall’aumento gratuito del capitale sociale è l’aumento “misto”. Questo particolare aumento del capitale sociale, in realtà, non è espressamente disciplinato dal Codice civile. Tuttavia, nonostante ciò, è un’operazione straordinaria sul capitale sociale piuttosto frequente. 

 Come il nome stesso suggerisce, questo particolare aumento del capitale sociale è a metà strada tra un aumento gratuito ed un aumento oneroso

Più precisamente, il suddetto aumento si sostanzia in un aumento gratuito ed oneroso. La delibera dell’assemblea straordinaria, infatti, prevede di aumentare il capitale sociale, in parte, utilizzando una determinata riserva, per l’altra parte, invece, l’aumento avviene in modo oneroso, ovvero con la sottoscrizione ed il conferimento dei soci o dei terzi, a seconda della presenza o meno del diritto di opzione. 

Infine, è doveroso precisare che la dottrina e la giurisprudenza maggioritaria hanno più volte precisato che l’aumento in esame deve avvenire con un ordine ben preciso. È fondamentale, infatti, che venga prima deliberato l’aumento gratuito del capitale sociale e solo dopo è possibile deliberare l’aumento oneroso del capitale. 

Il motivo è semplice: se si delibera prima l’aumento gratuito del capitale, a tutti i soci verranno accrescersi la rispettiva partecipazione sociale. Viceversa, se venisse deliberato prima l’aumento oneroso del capitale sociale i soci, per poter ottenere tutti il medesimo aumento gratuito dovranno necessariamente sottoscrivere il precedente aumento oneroso, il che potrebbe causare disagi ai soci che non hanno fondi a sufficienza per poterlo fare. 

3.3. Aumento di capitale a pagamento

L’aumento di capitale a pagamento consiste nella sottoscrizione di nuove azioni tramite il conferimento in denaro oppure in natura a seconda di ciò che è stabilito nello statuto sociale e nella delibera di aumento del capitale. 

Uno dei metodi più comuni che può essere utilizzato, è procedere a rendere nuovi conferimenti da parte dei soci.

In genere, tale operazione si realizza tramite delibera della assemblea straordinaria dei soci. Tuttavia, ai sensi dell’art. 2443 c.c., lo statuto sociale può attribuire tale facoltà anche agli amministratori.

L’operazione permette di emette nuove azioni a pagamento che sono sottoscritte:

  • dai soci attuali, ai quali, per legge, gli è riconosciuto il “diritto di opzione”;
  • dai terzi che diventano soci (in caso di mancata sottoscrizione dei soci).

Il diritto di opzione (o diritto di sottoscrizione per le S.r.l.) è il diritto dei soci attuali di sottoscrivere, in proporzione al numero delle azioni possedute, le azioni emesse in sede di aumento di capitale sociale a pagamento.

3.4. Differenze tra aumento gratuito ed aumento oneroso del capitale

Dopo aver esaminato singolarmente i diversi tipi di aumento del capitale sociale è bene sottolineare quali sono le differenze intercorrono tra di essi. 

Innanzitutto, l’aumento del capitale sociale mediante imputazione di riserve a capitale è comunemente definito come “gratuito”. Il motivo è semplice, la società, in realtà, non aumenta la sua ricchezza. Vi è solo una diversa allocazione delle ricchezze, le quali passano dall’essere utilizzabile/disponibile all’essere indisponibili. 

Una volta imputata a capitale, infatti, la riserva si estingue, ma ciò non significa che la ricchezza complessiva della società sia aumentata.

Un esempio potrebbe rendere più agevole la comprensione del fenomeno: la società alfa S.p.a ha un patrimonio pari ad euro 120.000,00, 100.000,00 euro è il capitale sociale è 20.000,00 è la riserva disponile. La società, in sede di assemblea straordinaria, decide di aumentare il capitale sociale da 100.000,00 a 120.000,00 mediante il passaggio della Riserva disponibile al capitale. 

Al netto dell’operazione la società avrà un capitale sociale pari ad euro 120.000,00 e nessuna riserva (la ricchezza complessiva della società però è la medesima). 

Diverso, invece, è il caso dell’aumento oneroso del capitale sociale. In questo caso, infatti, la ricchezza complessiva della società aumenta in virtù dei nuovi conferimenti posti in essere dai soci o dai terzi, ai sensi dell’art. 2441 c.c.

Anche in questo caso potrebbe tornare utile un esempio pratico. La società alfa S.p.a. ha un capitale sociale pari ad euro 100.000,00 suddiviso in altrettante azioni di un euro cadauno e ripartito in parti uguali tra i soci Primo e Secondo. In sede di assemblea straordinario la società decide di aumentare il capitale sociale da euro 100.000,00 ad euro 200.000,00 in tal caso, le azioni di nova emissione saranno offerte in sottoscrizione, ai sensi dell’art. 2441 c.c. ai soci in proporzione della rispettiva partecipazione sociale, ovvero, 50.000,00 azioni a Primo e 50.000,00 azioni a Secondo. 

I soci, per poter sottoscrivere l’aumento, dovranno apportare nuove ricchezze nella società, rispettivamente 50 mila euro ciascuno, sicché, la ricchezza complessiva della società passerà da 100.000,00 euro a 200.000,00 euro. 

Un’altra differenza importante, è che normalmente l’aumento gratuito del capitale sociale è immediato, infatti, la società ha già in sé la ricchezza da imputare a capitale. Viceversa, nell’aumento oneroso del capitale normalmente passa un determinato lasso di tempo tra deliberazione dell’aumento, sottoscrizione dell’aumento e versamento integrale del conferimento, fermo restando che anche in sede di aumento oneroso del capitale i soci possono sottoscrivere ed integralmente versare l’aumento in seno al verbale dell’assemblea straordinaria. 

4. Ricapitalizzazione della società 

Quando si parla di ricapitalizzazione della società è doveroso fare cenno ad un caso molto particolare, ovvero, all’aumento oneroso del capitale a seguito di azzeramento dello stesso ai sensi dell’art. 2447 c.c. oppure, in caso di perdite che vanno oltre il capitale sociale. 

In tali casi, l’art. sopra citato stabilisce che gli amministratori oppure l’organo di controllo, in caso di inerzia dei primi, devono senza indugio convocare l’assemblea per deliberare la riduzione del capitale sociale ed il contemporaneo aumento dello stesso ad una cifra non inferiore al minimo legale ovvero 50 mila euro per le Società per azioni (10 mila euro per le Società a responsabilità limitata). 

Verificatasi una di queste circostanze, dunque, è necessario fare un’operazione complessa: prima ridurre il capitale sociale e successivamente aumentarlo onerosamente. In realtà, per completezza, la norma in esame prevede tre diverse ipotesi: 

– Perdita di oltre un terzo del capitale che intacca il minimo del capitale sociale; 

– Perdita che erode completamente il capitale sociale

 – Perdita talmente grande che erode completamente il capitale sociale e va oltre lo stesso ovvero il capitale della società va in negativo, sotto lo zero. 

È bene focalizzare l’attenzione sui due casi più estremi, ovvero gli ultimi due citati. In entrambi i casi, infatti, il capitale sociale viene completamente eroso dalle perdite della società. Per poter uscire da questa situazione la società è tenuta a fare un’operazione che si articola in più fasi. 

Nel caso di perdite che azzerano il capitale, l’assemblea straordinaria deve innanzitutto azzerare il capitale sociale, dopodiché occorre deliberare un aumento (oneroso) che sia pari al minimo legale. Solo così la società potrà sopravvivere. 

Il secondo caso, invece, la situazione è più complicata, la società ha dinanzi a sé due possibili alternative, il metodo dell’altalena o quello dell’aumento con sovrapprezzo.

4.1. Tecnica dell’altalena

La società prima delibera l’azzeramentodel capitale sociale, dopodiché delibererà un aumento del capitale (oneroso) pari ad una somma che sia capace di assorbire le rimanenti perdite e a rispettare il minimo legale. 

Ad esempio, la società Alfa S.p.a ha un capitale di 100 mila  ma ha contratto debiti per 120 mila. Sulla scorta di quanto sopra accennato, il metodo dell’altalena funziona come segue: delibera di azzeramento del capitale (quindi la società passa da 100 mila a -20 mila), questo però non basta perché permangono debiti per – 20 mila, pertanto, occorre un aumento oneroso del capitale pari ad una somma che sia capace di assorbire le rimanenti perdite e a rispettare il minimo legale, nel caso di specie 70 mila, così che la società avrà un capitale di 70 mila e perdite per 20 mila . Al netto di tutto ciò occorre nuovamente ridurre il capitale per eliminare le perdite definitivamente, sicché il capitale della società passa da 70 mila a 50 mila (minimo legale). 

4.2. Tecnica dell’aumento con sovrapprezzo

Il secondo metodo è quello della riduzione e dell’aumento con sovrapprezzo. Si tratta, in realtà, di una operazione più semplice che impone alla società di azzerare il capitale socialee dopodiché deliberare un aumento oneroso con sovrapprezzo capace di assorbire le restanti perdite. 

Ad esempio, la società Alfa S.p.a ha un capitale di 100 ma ha contratto debiti per 120 mila. Il metodo dell’aumento con sovrapprezzo funziona come segue: delibera di azzeramento del capitale (quindi la società passa da 100 mila a -20 mila) dopodiché la società emetterà un aumento oneroso del capitale con sovrapprezzo idoneo a coprire le perdite, ovvero un aumento di 50 mila con 20 mila di sovrapprezzo. In questo, dopo aver deliberato, sottoscritto e versato l’aumento, la società avrà un capitale di 50 mila mentre i 20 mila a titolo di sovrapprezzo vengono imputati alle restanti perdite in modo da assorbirle, ed è possibile dunque evitare la seconda riduzione. 

5. Consulenza e assistenza legale per il tuo caso

In sostanza, come avrai potuto notare, l’operazione straordinaria di ricapitalizzazione della società o aumento di capitale è cosa tutt’altro che semplice.

Sono molte le variabili da considerare, in merito ad esempio, all’esercizio del diritto di opzione o se scegliere di intraprendere la strada della ricapitalizzazione della società.

Proprio per questo motivo, al fine di ottenere una migliore e completa consulenza sul tema, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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