Ricorso contro un avviso di accertamento: come farlo

Hai ricevuto un avviso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate o altra Pubblica Amministrazione ma ritieni sia illegittimo? Non come agire?

Niente panico! Vediamo innanzitutto di cosa si tratta.

L’avviso di accertamento è parte di una lunga procedura, che ha inizio nel momento in cui viene segnalato una presunta irregolarità nella posizione del contribuente.

Si tratta di un atto impositivo con il quale si conclude l’attività di controllo dell’Amministrazione finanziaria e viene notificata al contribuente la violazione di alcune norme di carattere fiscale.

Ovviamente si parla di una potenziale violazione, quindi sarà il contribuente a dover verificare effettivamente la correttezza e la regolarità della pretesa ed eventualmente decidere se impugnare l’avviso di accertamento.

1. Vizi formali e sostanziali dell’Avviso di accertamento

Per capire se e come difenderti la prima cosa da fare è verificare che l’atto sia corretto, sia sotto un profilo formale che sostanziale. Chiaramente una tale valutazione richiede l’assistenza di un esperto in materia.

Gli elementi da considerare sono i seguenti:

  • regolarità della notifica avvenuta;
  • esattezza dei dati del destinatario nome e indirizzo;
  • oggetto dell’imposizione con dettagliata descrizione, cioè una motivazione sufficiente a chiarire i presupposti di fatto e di diritto alla base della pretesa;
  • eventuale pagamento parziale già avvenuto;
  • termini di prescrizione in ordine al tributo di riferimento;
  • l’atto deve contenere le modalità e i termini per proporre ricorso in CTP, trascrizione modi e termini per la proposizione dell’istanza di Reclamo/Mediazione e in fine il nome del responsabile del procedimento con propria firma digitale.

Un avviso di accertamento viene emesso dopo 60 giorni dalla chiusura delle verifiche (con processo verbale di chiusura). Se risulta una data antecedente è nullo.

Per quanto riguarda il rispetto dei termini di prescrizione, l’Amministrazione finanziaria ha il diritto di agire per il recupero della somma, oggetto del tributo di riferimento, non oltre un certo termine, altrimenti il diritto si riterrà estinto.

A seconda della tipologia di imposte dovute si distinguono diversi termini:

  • Imposte erariali (IRPEF, IRES, IVA, ecc.) si prescrivono in 10 anni.
  • Bollo auto presenta un termine di 3 anni
  • Tributi locali (IMU, TARI, ecc) si prescrivono in 5 anni.

Una volta ricevuto l’avviso di accertamento, il contribuente ha un termine di 60 giorni entro i quali potrà:

  • adempiere
  • opporsi, se ritiene la pretesa illegittima.

Nel caso di inerzia del contribuente l’iter della riscossione continuerà con la notifica della cartella di pagamento, potendo protrarsi con una procedura esecutiva.

2. Strumenti alternativi al ricorso

La contestazione può avvenire con diversi strumenti:

  • Autotutela: Su richiesta del contribuente, o d’ufficio, la stessa Amministrazione che ha emanato l’atto provvede a correggerlo o ad annullarlo, in presenza di errori.
  • Accertamento con Adesione: il contribuente accettando l’accertamento, beneficerà di una riduzione delle sanzioni previste.
  • Reclamo/Mediazione: sono istituti deflativi del contenzioso tributario, finalizzati ad evitare il processo vero e proprio. Consistono in accordi tra l’Ufficio amministrativo e il contribuente.
  • Ricorso: Rappresenta l’atto introduttivo con il quale il contribuente instaura un giudizio di fronte alla Commissione Tributaria.

Ovviamente il ricorso rappresenta la scelta più estrema e rischiosa in termini anche economici, poiché in caso di esito negativo del giudizio si rischia una condanna alle spese.

3. Ricorso contro l’avviso di accertamento

Il contribuente che ritenga l’avviso di accertamento illegittimo o infondato può rivolgersi al Giudice tributario, rappresentato dalla Commissione Tributaria Provinciale.

Il ricorso dovrà essere proposto entro 60 giorni dalla notifica dell’avviso di accertamento (art. 21, D. Lgs. n° 546/92).

Lo scopo è di ottenere l’annullamento totale o parziale dell’atto impositivo.

È importante segnalare che le forme di invalidità di un atto tributario, intese come nullità, non sono mai rilevabili d’ufficio dal Giudice, in quanto è tenuto a pronunciarsi soltanto sulla base di ciò che viene chiesto in sede di ricorso. Più precisamente, in ambito fiscale si può parlare di annullabilità.

Pertanto, un atto che si presume invalido e che non sia impugnato correttamente potrà essere definitivo e produrrà effetti.

Il ricorso viene di solito proposto contestualmente all’Autotutela. Quest’ultimo istituto non sospende il famoso termine di 60 giorni, che in caso di mancata o tardiva risposta da parte dell’Amministrazione coinvolta impedirebbe al contribuente di agire in giudizio.

Di conseguenza, poco prima dello scadere del termine, se l’Amministrazione è rimasta inerte, sarà depositato il ricorso presso la Commissione Tributaria Provinciale.

3.1. Strumenti deflativi prima del ricorso

È importante segnalare, che prima del vero e proprio ricorso, è obbligatorio presentare l’istanza di reclamo/mediazione per tutti gli atti impositivi con debito di importo non superiore a € 50.000 (Art.39, c.9, del DL n 98/2011).

Per le controversie dal valore indeterminabile l’istituto del reclamo/mediazione non si applica.

Il valore della causa è determinato dall’importo del tributo contestato, al netto degli interessi, delle sanzioni e spese accessorie.

La mediazione consente al contribuente di beneficiare di una riduzione delle sanzioni amministrative del 35%.

L’Ente coinvolto potrà, dunque, sottoscrivere un accordo di mediazione o rigettare il reclamo.

In caso di rigetto, il contribuente potrà fare Acquiescenza oppure costituirsi in giudizio decorsi 90 giorni.

3.2. Dalla costituzione in giudizio alla sentenza

Entro 30 giorni dalla notifica del ricorso il contribuente deve costituirsi in giudizio. Se è stato espletato tentativo di mediazione ma non si è conclusa, il termine sarà prolungato a 90 giorni.

La parte resistente potrà costituirsi in giudizio entro 60 giorni dalla notifica del ricorso.

La notifica del ricorso deve avvenire a mezzo PEC, tenuto conto delle disposizioni in ordine al Processo Tributario Telematico (PTT).

Una volta fissata la data dell’udienza sarà possibile procedere con la discussione della causa.

All’esito del processo, il giudice emetterà una sentenza.

3.3. Contenuto della sentenza

La sentenza definisce il ricorso e provvede a fornire indicazioni per quanto riguarda la sua impugnazione, condanna alle spese di lite, pagamento del tributo in pendenza di giudizio e ricorso in ottemperanza.

La parte soccombente potrà essere condannata in tutto o in parte al pagamento delle spese di lite.

Il giudice tributario, in caso di accoglimento del ricorso, pronuncia una sentenza che annulla totalmente o parzialmente l’atto impositivo, a seconda che non sussista l’imponibile accertato oppure viene soltanto ridotta la base imponibile.

Con l’annullamento totale l’atto viene eliminato, cadendo così i suoi effetti.

Se l’annullamento è pronunciato per vizi formali, nulla toglie che l’amministrazione finanziaria potrà riemettere il medesimo atto ovviamente privo delle irregolarità formali.

La decisione emessa dalla Commissione Tributaria Provinciale può essere impugnata dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale entro 60 giorni se la stessa viene notificata. In caso di mancata notificazione, il termine è di 6 mesi dalla data del deposito.

4. Conviene impugnare l’avviso di accertamento?

Agire di fronte al giudice rappresenta sempre una scelta rischiosa e dispendiosa in termini economici.

La legge pone il contribuente nella posizione di poter agire in diversi modi nei confronti dell’Amministrazione finanziaria attraverso gli strumenti elencati precedentemente.

Ovviamente nei casi più gravi e soprattutto quando la pretesa del contribuente sia fondata è giusto opporsi e richiedere l’annullamento dell’atto illegittimo.

La valutazione di un avviso di accertamento o di qualsiasi atto impostivio, in ordine ai vizi formali e sostanziali richiede comunque un certo grado di esperienza e competenza.

Se desideri ricevere assistenza in materia di Fiscalità  e Difesa Tributaria del tuo Patrimonio contatta i professionisti di ObiettivoProfitto.it compilando il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

CHIEDI UNA CONSULENZA
CONTATTACI

per richiedere la nostra assistenza








    Ho letto e accetto la Privacy Policy