Rinuncia all’eredità: a cosa serve?

Nel momento in cui una persona fisica muore, si lascia alle spalle il cosiddetto patrimonio ereditario costituito da tutti i suoi beni, i quali passano nella disponibilità di altri soggetti per successione a causa di morte.

Secondo la legge italiana, dopo la morte del de cuius, il suo patrimonio si trasferisce ai successori per testamento o per legge.

Tuttavia, i soggetti chiamati a concorrere all’eredità non sono obbligati ad accettarla.

Più precisamente, non sussiste nessun obbligo per i c.d. delati (ovvero coloro ai quali tecnicamente è offerta l’altrui eredità) di accettare. Essi hanno la piena facoltà di accettarlaoppure di rinunziare all’eredità a loro offerta.

Diversamente dall’accettazione dell’eredità, la quale può avvenire espressamente oppure tacitamente, la rinuncia all’eredità non può che essere effettuata nei modi e nelle forme previste dalla legge. 

In altre parole, la rinuncia all’eredità è necessariamente espressa. 

1. Cos’è la rinuncia all’eredità?

La rinuncia all’eredità è la chiara manifestazione di un erede di non voler accettare la quota ereditaria che gli spetterebbe in base alla successione. Deve essere fatta mediante una dichiarazione ricevuta dal Notaio o dal Tribunale competente (ovvero il Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione ai sensi dell’art. 456 c.c. in base al domicilio del soggetto venuto a mancare.) Per poter rinunciare all’eredità, quindi, l’erede deve effettuare una dichiarazione formale.

2. La rinuncia al legato 

Quando si parla di rinuncia è bene considerare non solo la rinuncia all’eredità ma anche la rinuncia al legato. Infatti, la successione testamentaria può avere per oggetto non solo istituzioni ereditarie a favore di determinati soggetti ma anche dei legati, ovvero, disposizioni a titolo particolare a favore di un determinato soggetto, il legatario appunto. 

Diversamente dall’eredità, il legato non deve essere accettato. Infatti, l’art. 649 c.c.stabilisce il c.d. acquisto automatico dei legati (a differenza dell’eredità che necessita di un atto espresso o tacito di accettazione). 

Nonostante sia una disposizione favorevole, e che non espone il legatario a possibili rischi, visto che, diversamente dall’erede, il legatario risponde solo entro i limiti del valore della cosa legata, anche il legatario può rinunciare al legato. 

Anche la rinuncia del legato impone una dichiarazione espressa dinanzi al Notaio al fine di dismettere l’acquisto. 

2.1. La natura giuridica della rinuncia all’eredità e al legato

Oggetto di ampia discussione dottrinale è la natura giuridica dell’atto di rinuncia del legato oppure dell’eredità. Si tratta di una vera e propria rinuncia oppure di un rifiuto? E se così fosse, si tratterebbe di un rifiuto impeditivo? O eliminativo? 

Ancora oggi non sembra esservi unanimità di vedute sul tema, infatti, una parte della dottrina ritiene che si tratti di un rifiuto impeditivo, in caso di rinuncia all’eredità, mentre in caso di legato si dovrebbe parlare di rifiuto eliminativo

Il motivo, per questa parte della dottrina, è che la rinuncia è abdicativa, ovvero, estingue definitivamente il diritto, mentre nella rinuncia all’eredità (che sarebbe dunque un rifiuto) non si elimina alcunché. Nel caso di rifiuto dell’eredità, il diritto di accettare “ritorna” nella sfera giuridica di un altro soggetto che potrà accettare l’eredità. Nel caso di legato, invece, il diritto è entrato nel patrimonio del legatario (visto che si acquista immediatamente) ma il rifiuto elimina il suo consolidamento nello stesso. 

Pare essere però prevalente la dottrina secondo cui la rinuncia all’eredità e al legato sono vere e proprie rinunce che non ha per oggetto i diritti che derivano dalla massa ereditaria (per l’eredità) ma il semplice diritto di accettare. 

In parole povere, il rinuniciante non estingue il diritto che avrebbe acquistato dalla massa ereditaria ma solo il diritto che ha di accettare l’eredità stessa. In caso di legato, invece, visto che il diritto entra subito nel patrimonio del legatario, il soggetto rinuncia al suo diritto acquistato. Pertanto, in tal ottica, sarebbe anche necessario trascrivere detta rinuncia nel caso in cui il legato abbia per oggetto un bene immobile, ad esempio una casa. 

3. Perché rinunciare all’eredità?

Alla morte, il de cuius lascia dietro di sé il suo patrimonio costituito da crediti ma anche da debiti.

Infatti, il patrimonio relitto lasciato dal de cuius è una universitas composta da attività e da passività e quando si accetta l’eredità si acquista non solo ciò che c’è di buono all’interno di tale universitas ma anche i debiti. Eccezion fatta per il caso in cui si voglia accettare l’eredità con beneficio di inventario. 

In tal caso, infatti, gli eredi rispondono dei debiti ereditari solo nel limite del valore di ciò che hanno acquistato con l’accettazione dell’eredità, ergo, al massimo non si arricchirannocon l’eredità ma non potranno indebitarsi a causa della stessa. 

Alla luce di ciò, appare chiaro il motivo per il quale un soggetto chiamato all’eredità potrebbe non volerla accettare. Da un lato, tale volontà potrebbe anche essere sorretta da motivi morali, ad esempio perché il chiamato non aveva buoni rapporti con il de cuius, oppure, come spesso accade, da motivi economici

Nel momento in cui i debiti risultano maggiori rispetto ai crediti, per i successori non sarebbe per nulla conveniente accettare l’eredità, per arrivare a perdere più di quello che guadagnerebbero.

In questo caso, quindi, è più vantaggioso operare una rinuncia all’eredità.

4. Qual è la procedura di rinuncia all’eredità?

Si è già accennato al fatto che la rinuncia all’eredità dev’essere espressa dal soggetto interessato mediante una formale dichiarazione che può essere resa ad un Notaio oppure al cancelliere del Tribunale competente.

Ci sono tre elementi fondamentali che la dichiarazione non deve contenere per poter essere valida:

  • Non devono essere previste condizioni relative all’asse ereditario o al comportamento degli altri eredi;
  • Inoltre, non devono essere previsti termini, ossia non si può rinunciare all’eredità per un periodo per poi accettarla (a meno che non si segua una procedura specifica che vedremo a breve);
  • Non devono essere presenti limitazioni, nel senso che la rinuncia non può essere parziale, deve essere totale.

Inserendo uno di questi elementi, la dichiarazione è considerata automaticamente nulla. Se, diversamente, viene riconosciuta come valida, sarà inserita all’interno del Registro delle successioni presso il Tribunale competente.

Attenzione! La rinuncia deve essere necessariamente gratuita perché, se dovesse avvenire dietro corrispettivo, sarebbe subito commutata nel suo contrario, ossia in un’accettazione della stessa.

4.1. I documenti necessari 

Nella pratica, per poter rinunciare all’eredità servono i seguenti documenti:

  • Il certificato di morte;
  • Una copia del testamento (se esistente);
  • Un documento di riconoscimento;
  • Il codice fiscale sia del defunto che del rinunciante;
  • La nota di iscrizione a ruolo;
  • 1 marca da bollo di € 16;
  • Il versamento di € 200 per la registrazione da versare una volta che l’atto sia stato redatto.

I maggiorenni possono presentarsi direttamente presso l’autorità scelta, mentre i minori devono essere accompagnati da entrambi i genitori. Per gli interdetti, inabilitati o per i soggetti sottoposti ad amministrazione di sostegno serve una copia dell’autorizzazione emessa dal Giudice Tutelare.

4.2. I termini per la rinuncia

Per la rinuncia all’eredità va rispettato lo stesso termine vigente per la sua accettazione, ossia 10 anni dal giorno in cui è morto il de cuius.

Tuttavia, questo termine può anche essere accorciato facendone richiesta al Tribunale competente. Viene esperita un’azione interrogatoria al termine della quale, se non è stata formalizzata una dichiarazione, il chiamato perde definitivamente il diritto di accettare. 

Occorre altresì sottolineare che i termini per poter rinunciare all’eredità si restringonovertiginosamente per determinati soggetti. Il riferimento è a coloro che si ritrovano nel possesso dei beni del de cuius. 

Si pensi, ad esempio, ad una famiglia composta da padre, madre e figlio che vivono tutti nella stessa casa di proprietà della famiglia stessa, nel caso in cui dovesse morire uno dei genitori (senza aver fatto testamento) i chiamati all’eredità, ai sensi dell’art. 485 c.c., sono tenuti a redigere l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione, o della notizia della devoluta eredità. Se entro tale termine hanno cominciato ma non sono stati in grado di completarlo, possono ottenere dal Tribunale una proroga di altri tre mesi. Trascorso tale termine senza che l’inventario sia stato redatto, i chiamati all’eredità saranno eredi puri e semplici.

 Dalla lettura della norma, dunque, appare chiaro che se i due eredi del sopra citato esempio vogliano rinunciare all’eredità devono sbrigarsi, perché dovranno farlo nei tre mesi, se no saranno eredi puri e semplici. 

Ma in questo caso, per poter rinunciare all’eredità, è necessario fare anche l’inventario? 

Secondo una recente ordinanza della Suprema Corte di Cassazione (Ordinanza n. 36080 del 2021) pare che il chiamato all’eredità che si trovi nel possesso dei beni ereditari è tenuto a redigere l’inventario nei termini di legge anche se intende rinunciare all’eredità.

4.3. L’effetto della rinuncia all’eredità

Dopo aver espresso la propria rinuncia tramite dichiarazione, questa assume valore retroattivo al momento in cui è stata aperta la successione.

In definitiva, è come se l’erede non fosse mai stato tale.

Nonostante questo, rimangono attivi 2 diritti in capo al soggetto che ha rinunciato:

  • Può tenere ciò che ha ricevuto per mezzo di donazione;
  • Se nei suoi confronti è stato disposto un legato può domandarlo fino a coprire la porzione massima.  

5. La decadenza dal diritto di rinuncia

Nel caso in cui l’erede che intende rinunciare abbia preventivamente sottratto o nascosto dei beni facenti parte dell’asse ereditario, automaticamente decadrebbe il suo diritto alla rinuncia.

5.1. La revoca della rinuncia

Nonostante abbia rinunciato, il soggetto interessato può comunque revocare la sua decisione entro il termine di 10 anni.

Questo è possibile solo se, nel frattempo, nessun’altro soggetto si sia appropriato dell’eredità lasciata.

La revoca della rinuncia, diversamente da quanto accade per la rinuncia stessa, non richiede un atto formale ma sono sufficienti delle manifestazioni di accettazione tacita.

6. Cosa succede all’eredità?

L’erede che ha ufficialmente rinunciato alla sua parte di eredità la libera in favore degli altri successori.

A questo punto è necessario fare una divisione sulla base della tipologia di successione:

  • Nella successione ereditaria operano alcuni meccanismi previsti dalla legge oppure dal testatore stesso. Più precisamente, opererà la sostituzione (nel caso in cui l’abbia prevista il testatore) oppure la rappresentazione ai sensi dell’art. 467 c.c. oppure l’accrescimento, oppure ancora, verrà devoluta agli eredi legittimi. 
  • Anche nella successione legittima, l’art. 522 c.c. stabilisce che la parte di colui che rinunzia si accresce a coloro che avrebbero concorso col rinunziante, salvo il diritto di rappresentazione e salvo il disposto dell’ultimo comma dell’articolo 571 c.c.. Se il rinunziante è solo, l’eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe nel caso che egli mancasse
  • L’impugnazione della rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità, in alcuni casi, può anche essere impugnata sia dal soggetto stesso che ha dichiarato la sua volontà a rinunciare, sia dai suoi creditori:

  • Colui che ha rinunciato può impugnare la rinuncia se questa gli è stata imposta con violenza o dolo e deve essere fatta entro 5 anni dal momento in cui è stata scoperta;
  • creditori del rinunciante possono impugnare la dichiarazione per potersi soddisfare sui beni ereditari facendo una richiesta al Tribunale competente il quale può autorizzarli ad accettare l’eredità in nome e per conto del debitore, sempre entro 5 anni dalla dichiarazione di rinuncia.

7. Consuleza e assistenza legale per il tuo caso

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione alla disciplina della rinuncia all’eredità è decisamente articolata poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di Proteggere e Difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

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Tags articolo:patrimonio affari eredità

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