Risarcimento del danno: come ottenerlo?

Il risarcimento danni è uno dei principali strumenti che concorre a garantire l’effettività ed efficacia della tutela giurisdizionale. Può darsi che tu sia incappato nella particolare ipotesi di sinistro stradale, ove sorge una peculiare forma di responsabilità civile extracontrattuale, che costituisce la fonte dell’obbligazione di risarcimento danni.

Tuttavia, le forme di responsabilità sono molteplici e le più disparate. Esse, però, si distinguono in due grandi categorie, cioè la responsabilità extracontrattuale o aquiliana, di cui all’art. 2043 c.c., e la responsabilità contrattuale, ai sensi dell’art. 1218 c.c..

Invero, avrai sentito parlare di frequente anche della c.d. responsabilità precontrattuale. Questa, a differenza delle due tipologie precedenti, non costituisce una terza categoria, ma è riconducibile ad una peculiare figura disciplinata all’art. 1337 c.c., da taluni qualificano come responsabilità aquilina, altri come responsabilità contrattuale.

Un danno può colpire il patrimonio e il soggetto danneggiato ha diritto ad ottenere un risarcimento economico che lo compensi della perdita subita.

Tuttavia, un danno può colpire anche la sfera emotiva o relazionale e, benché sia impossibile ripristinare completamente ciò che la vittima ha perso, è comunque accertabile l’esistenza di una lesione.

Laddove avessi subito un danno, ti invitiamo alla prosecuzione della lettura. Con il presente articolo ci auspichiamo di offrirti un quadro chiaro sulle forme di responsabilità e risarcimento danni contemplate dal nostro ordinamento.

1. Cos’è il risarcimento danni?

Ci sembra, opportuno chiarirti, in partenza, cosa si intende per risarcimento danni e quando è possibile proporre la relativa azione giudiziaria. L’ordinamento conosce due tipologie di responsabilità: la responsabilità contrattuale, ex art. 1218 c.c.: la responsabilità extracontrattuale o aquiliana, ex art. 2043 c.c. Alla prima categoria appartengono tutte le forme di responsabilità che derivano da inadempimento ad un’obbligazione, nascente o meno da contrattato. Si distingue dalla responsabilità aquiliana, dunque, in quanto presuppone un rapporto obbligatorio tra le parti.

La responsabilità aquiliana, invece, è quella posta a carico di colui che pone in essere un illecito civile, arrecando un danno a taluno. Essa è quindi volta a tutelare la pretesa del soggetto danneggiato a non esser leso da qualsiasi consociato. Non presuppone un rapporto pregresso tra le parti, anzi, si ritiene che il primo contatto tra danneggiato e danneggiante sia costitutito proprio dall’illecito.

Tutto ciò che consiste in un danno ingiusto provocato da un comportamento doloso, quindi volontario, o colposo, causato da negligenza, imprudenza o imperizia, fa ricadere in capo al soggetto che l’ha posto in essere l’obbligo di risarcirlo.

Esistono diverse tipologie di danno. Questo può essere un danno patrimoniale o non patrimoniale. E, ancora, può avere un’origine contrattuale o extracontrattuale.

2. Risarcimento danni per responsabilità extracontrattuale

Per analizzare l’istituto del risarcimento del danno, iniziamo scoprendo il caso più comune che si può verificare nella vita di tutti i giorni: la responsabilità extracontrattuale.

A regolare questo caso è l’art2043 del c.c., la norma afferma che:”Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

Molto semplicemente stabilisce che qualunque fatto, sia esso doloso o colposo, che cagioni un danno ingiusto a qualcuno, obbliga colui che lo ha commesso a risarcirlo.

La disposizione in esame introduce una delle clausole generali dell’ordinamento, ossia realizzata la c.d. atipicità dell’illecito civile. Sarà, infatti, l’interprete a selezionare le condotta illecite che causano risarcimento.

La norma introduce il generale dovere a carico di tutti i consociati di astenersi da condotte dannose e lesive della sfera giuridica altrui. Quindi, in virtù della predetta disposizione, differentemente da quanto accade nell’ipotesi di responsabilità contrattuale, non si pone in capo al soggetto un dovere di azione positiva, cioè di agire con una condotta volta a far conseguire un determinato beneficio.

Per poter ottenere il risarcimento sono necessari il danno ingiusto, una condotta antigiuridica (che vada contro qualsiasi normativa) e il nesso di causalità che colleghi la condotta al danno.

2.1. Il danno

Preliminarmente, sembra opportuno chiariti il concetto di danno. Quando avrai una precisa idea di cosa esso identifichi, potrai adottare la strategia giudiziaria, che meglio si conforma alle tue esigenze.

L’art. 2043 c.c. cita ben due volte il concetto di danno, in un caso aggettivandolo con il termine ingiusto, nell’altro, invece, privo di qualificazione.

E’, allora, evidente l’intenzione del legislatore di individuare due concetti ben distinti.

Il primo si riferisce al c.d. danno evento, cioè quello qualificato come ingiusto. Esso indica la lesione dell’interesse giuridicamente rilevante e meritevole di tutela.

Il secondo, invece, si identifica con le conseguenze pregiudizievoli derivanti dall’evento lesivo, che siano a carattere patrimoniale o non patrimoniale, ossia il c.d. danno conseguenza.

La presenza di quest’ultimo ci permette di comprendere la funzione essenziale della responsabilità civile, ossia quella compensativa. Con ciò si suol far riferimento all’esigenza di ricollocare il danneggiato nella stessa situazione in cui si sarebbe trovato, ove non fosse stato posto in essere l’illecito civile.

Il diritto al risarcimento sorge solo laddove sia possibile in concreto individuare le conseguenze pregiudizievole della condotta, le quali saranno risarcite.

E’ ormai pacifico che il danno si considera ingiusto secondo duplice accezione. Infatti, è tale se la condotta non sia autorizzata o tollerata dall’ordinamento e, con essa, il relativo danno.

Quest’ultimo si dice ingiusto, quando è lesivo di una posizione o di un interesse tutelato dall’ordinamento, quindi in contrasto con un norma di legge, in quanto tale antigiuridico.

In breve, queste due caratteristiche sono espressione di quella valutazione “bifasica”, che ha ad oggetto un giudizio sugli interessi della parte lesa e dell’autore del fatto illecito, che conduce alla identificazione di un danno come ingiusto.

2.2. Il nesso di causalità

Come suddetto, l’art. 2043 c.c. introduce due tipologie di danno: danno evento e danno conseguenza. Ad essi corrispondono altrettante due forme di causalità, ossia la materiale, tra condotta e evento, e la giuridica tra danno evento e danno conseguenza. La prima delle due forme di causalità serve a imputare obiettivamente l’evento lesivo all’autore della condotta. La seconda invece serve a selezionare quelle che sono le conseguenze che possono derivare da un fatto illecito, sono suscettibili di essere addossate al danneggiane mediante il risarcimento del danno.

La prima delle due forme di causalità si individua attraverso a teoria condizionalistica, così come elaborata dalla disciplina penalistica, quindi con il correttivo dell’art. 41, comma 2, c.p.. Allora è necessario un giudizio prognostico, attraverso il quale si elimina idealmente la condotta e si verifica, secondo il canone civilistico del più probabile che non, se l’evento si sarebbe comunque prodotto. A differenza del diritto penale, nel diritto civile la cuasalità materiale si ha per accertata con la logicità del “più probabile che non”.

E’ opportuno precisare che secondo la giurisprudenza, più probabile che non significa semplicemente che un evento si pone come antecedente causale con maggiore probabilità rispetto ad altri possibili cause.

Secondo alcune applicazioni giurisprudenziali può anche trattarsi di una maggiore probabilità in senso solo relativo e non assoluto. In presenza di più possibili e diverse concause di un medesimo fatto, nessuna delle quali appaia né del tutto inverosimile, né risulti con evidenza avere avuto efficacia esclusiva rispetto all’evento è compito del giudice valutare quale di esse appaia più probabile che non, rispetto alle altre nella determinazione dell’evento. Non è dunque possibile negare il nesso per il solo fatto che il danno sia teoricamente ascrivibile a carie alternative ipotesi.

La causalità giuridica, invece, serve a stabilire quali sono i danni conseguenza risarcibili. La causalità giuridica serve a stabilire quali danni conseguenza sono risarcibili. Essa trova il fondamento normativo nel 1223 c.c. che prevede la risarcibilità solo dei danni che siano conseguenza diretta e immediata dell’illecito. La giurisprudenza accoglie, tuttavia, un’interpretazione aletterale della norma. E’ ammesso anche il risarcimento dei danni indiretti e mediati, purché riconducibili all’illecito in base al criterio della c.d. regolarità causale. Ad esempio, si è ammessa la risarcibilità del c.d. danno riflesso o da rimbalzo subito non dalla vittima materiale dell’illecito, ma da un terzo collegato alla vittima da un rapporto qualificato, come in caso di uccisione del genitore reclamato dal figlio.

3. Risarcimento danni per responsabilità contrattuale

In questo caso, invece, il danno deriva da inadempimento. Nonostante si definisca come contrattuale, essa è la responsabilità che sorge ogniqualvolta vi è un’obbligazione, anche laddove essa discenda dalla legge, indipendentemente, quindi dalla sua fonte.

La persona interessata potrebbe non aver adempiuto del tutto a ciò che stabiliva il contratto oppure potrebbe averlo fatto tardivamente.

I requisiti indispensabile, al fine di rintracciare una responsabilità contrattuale, quindi l’inadempimento, sono i seguenti:

  • esistenza dell’obbligazione;
  • esigibilità ed attualità della prestazione in essa dedotta;
  • mancata esecuzione della prestazione;
  • nesso causale tra il mancato verificarsi della prestazione ed il comportamento, commissivo od omissivo, tenuto dal debitore.

3.1. La natura della responsabilità contrattuale

Le teorie circa la natura della responsabilità contrattuale sono tre:

  • oggettiva, in virtù della quale il debitore è responsabile per il solo fatto oggettivo dell’inadempimento, indipendentemente dall’elemento soggettivo della colpevolezza. Questo, quindi, potrà essere liberato da responsabilità solo in caso di impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile. Quindi deve offrire la prova di un evento imprevedibile ed inevitabile, non risultando sufficiente dimostrare di aver assunto una condotta conforme al dovere di diligenza, di cui art. 1176 c.c.;
  • soggettiva per colpa, in questo caso la valutazione che dovrà essere effettuata rispetto alla responsabilità presuppone l’esame della colpa del soggetto. Quindi, in caso di inadempimento bisogna verificare se il soggetto si sia comportato con diligenza;
  • soggettiva per colpa presunta, questa terza tesi, che si qualifica come un correttivo della precedente, presuppone che la colpa sia presunta, quindi è il debitore a liberarsi dalla responsabilità fornendo la prova della causa dell’inadempimento, che esclude la colpa.

3.2. Onere della prova

A seguito di molteplici evoluzioni giurisprudenziali (Cass. Sez. Un. n. 13533/2001), si è giunti ad affermare che  il creditore dovesse provare solo ed esclusivamente la fonte del rapporto obbligatorio, come fatto costitutivo del credito, allegando semplicemente l’inadempimento. Mentre, in ossequio al principio di vicinanza della prova, spetta al debitore provare l’adempimento.

Più recentemente, con riferimento alla responsabilità medica (Cass. sez. III, ord. 26/02/2019 n. 5487), è stata tuttavia introdotta la distinzione tra causalità costitutiva ed estintiva. Con la prima, si intende il nesso intercorrente tra il danno e l’inadempimento, che dovrebbe esser provato dal creditore. Mentre, laddove esista tale nesso di causalità, il debitore è chiamato a provare la causalità estintiva, cioè che l’inadempimento non a lui stesso imputabile.

Laddove la responsabilità sia di natura aquiliana, tuttavia, l’onere della prova è posto a carico del danneggiato. Quest’ultimo dovrà provare il danno evento, il danno conseguenza, il rapporto di causalità e l’elemento soggettivo, ossia almeno la colpa del danneggiante.

4. Risarcimento danni Vs indennizzo

Un errore abbastanza comune è quello di confondere il risarcimento danni con l’indennizzo.

Il risarcimento danni è un obbligo imposto dalla legge ad un soggetto che abbia causato un danno ingiusto. 

Diversamente, per aversi indennizzo non è necessario un danno ingiusto, ma basta un semplice pregiudizio che, tuttavia, necessita di una riparazione per ristabilire la situazione iniziale.

Quando sussiste un obbligo di indennizzo, spesso si è soliti parlare di responsabilità per fatto lecito, ma pregiudizievole.

Può, infatti, accadere che al fine di consentire un riequilibrio sostanziale nel rapporto tra due parti, il legislatore predisponga un indennizzo. Questo, in genere, è commisurato ad eventuali spese sostenute inutilmente, o comunque al c.d. interesse negativo.

5. Come si chiede il risarcimento danni?

Il primo tentativo che si può provare è quello di inviare una diffida nei confronti di chi ha commesso il danno ingiusto, indicando l’accaduto e quantificando il risarcimento danni.

Nel caso in cui si tratti di una responsabilità contrattuale, è necessario un atto di costituzione in mora per ottenere l’adempimento da parte del soggetto che ha causato il danno.

Esistono diverse tipologie di danno che rientrano in due macro categorie: il danno patrimoniale e il danno non patrimoniale.

All’interno di queste, si possono identificare diverse voci di danno ingiusto che conferiscono al soggetto leso il diritto di chiedere il risarcimento danni.

5.1. I termini per chiedere il risarcimento

Quando la responsabilità è extracontrattuale il termine, allo scadere del quale il diritto cade in prescrizione, è di 5 anni, che decorre dal fatto illecito.

Diversamente, nel caso di responsabilità contrattuale, la richiesta può essere esperita per 10 anni. La data da cui decorre il termine è differente a seconda della specie del rapporto obbligatorio da cui deriva da risarcimento:

  • laddove si tratti di un’obbligazione di dare o di fare, la domanda potrà essere proposta nel momento in cui si chiede l’adempimento della prestazione;
  • invece, se nell’obbligazione è dedotta una prestazione di fare, il termine decorre dal giorno in cui si verifica l’inadempimento, il quale quindi identifica anche quello da cui potrà chiedersi la riparazione.

Il termine è di 2 anni nel momento in cui la richiesta di risarcimento danni viene presentata ad una compagnia assicurativa.

5.2. Il danno patrimoniale

Questa tipologia di danno va a colpire il patrimonio materiale della vittima ed esistono due criteri necessari affinché un danno possa considerarsi patrimoniale.

Generalmente, tali elementi del danno vengono identificati a seconda che si intende risarcire il c.d. interesse positivo o il c.d. interesse negativo. Ovviamente non ogni tipo di responsabilità comporta il risarcimento dello stesso tipo di interesse.

Ad esempio, la responsabilità precontrattuale, al di là della qualificazione in termini di responsabilità contrattuale o aquiliana, comporta sempre la reintegrazione dell’interesse negativo.

Con interesse negativo, in genere, si intendono le spese e le chance perse, a seguito delle trattativi inutilmente poste in essere. L’interesse positivo, invece, è la pretesa alla conclusione profittevole di un contratto, che sorge con il nascere di una responsabilità contrattuale.

5.2.1 Il danno emergente

Gli elementi che identificano il danno sono, quindi, molteplici il primo è quello del danno emergente. Significa che deve essere presente un’attuale perdita economica all’interno del patrimonio dovuta all’illecito posto in essere dal responsabile o al mancato adempimento di una disposizione contrattuale.

In genere, il danno emergente è la perdita di utilità già presenti nel patrimonio del danneggiato. Con ciò si intendono le possibili spese sostenute in conseguenza della condotta pregiudizievole, oppure il decremento economico provocato dalla mancata, inesatta o ritardata prestazione del debitore.

In questo caso, la vittima non può temporaneamente disporre di questa parte di patrimonio.

5.2.2. Il lucro cessante

Il secondo elemento è il lucro cessante. In questo caso ci troviamo di fronte al mancato guadagno che è stato provocato dall’illecito o dall’inadempimento di un obbligo contrattuale.

Questa ricchezza non si trovava ancora all’interno del patrimonio della vittima nel momento in cui è stata posta in essere la condotta antigiuridica. Tuttavia, quest’ultima ha impedito che si verificasse un guadagno futuro, il lucro cessante appunto.

Il lucro cessante si rintraccia laddove sussistano fattispecie che comportano l’impossibilità di utilizzare un bene, come ad esempio mancata percezione di frutti da un bene fruttifero. Altra ipotesi frequente si individua nella mancata realizzazione di rapporti contrattuali, nei cd. danni futuri. Un’esemplificazione in tal senso possono essere i danni provocati dalla perdita o diminuzione della capacità lavorativa oppure della capacità di versare prestazioni assistenziali.

5.3. Il danno non patrimoniale

Il danno non patrimoniale è costituito da una lesione legata alla persona della vittima e non al suo patrimonio materiale.

In genere, la lesione che causa danno non patrimoniale è di tipo psico-fisica, come angoscia, ansia, stato depressivo, che costituisce una conseguenza dalla commissione di un illecito.

La sua risarcibilità è ammessa soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge, come stabilito dall’art. 2059 c.c., tra i quali quello derivante dalla commissione di un reato. La norma prevede letteralmente che sono risarcibili i danni non patrimoniali “nei casi previsti dalla legge”. In tal modo, essa subordina la risarcibilità alla condizione che sia leso un interesse particolarmente qualificato. Il catalogo delle situazioni giuridiche che hanno una tutela risarcitoria estesa al danno non patrimoniale è un elenco chiuso, circoscritto e limitato.

Invero, la norma è soggetta ad una lettura costituzionalmente orientata, dalla quale sono stati desunti una serie di principi fondamentali:

  • l’art. 2059 c.c. copre l’intera categoria del danno non patrimoniale che è categoria unitaria e onnicomprensiva, all’interno della quale le varie tipologie di pregiudizi non patrimoniali sono soltanto delle sotto voci interne, prive come tali di autonoma dignità normativa;
  • la riserva di legge dell’art. 2059 c.c. deve essere interpretata in un’ottica costituzionalmente orientata, secondo cui, anche in mancanza di una norma legislativa che espressamente riconosca la risarcibilità del danno non patrimoniale, tale risarcibilità deve essere riconosciuta ogni volta che tale danno consegue alla lesione di un diritto fondamentale della persona costituzionalmente rilevante, sempre che il pregiudizio superi la soglia minima di tollerabilità imposta dai doveri di solidarietà sociale;
  • i diritti fondamentali protetti dalla Costituzione non sono, però, un numero chiuso, si tratta di una categoria dinamica, in costante aggiornamento alla luce sia del richiamato dell’art. 2 Cost. fa ai diritti inviolabili della persona, sia dell’apertura che la Costituzione opera verso le fonti sovranazionali che, a loro volta, tutelano diritti fondamentali.

Il danno non patrimoniale si identifica in tre categorie differenti.

5.3.1. Il danno biologico

Proprio con riferimento al diritto alla salute, si individua il concetto di danno biologico, esso quindi è riconducibile al diritto costituzionalmente riconosciuto all’integrità fisica.

Questo consiste in una lesione temporanea o permanente dell’integrità psico-fisica della persona che ha ripercussioni, prima di tutto, sulle attività quotidiane e sulle dinamiche relazionali, ancor prima di rilevare dal punto di vista della sua capacità di produrre reddito.

5.3.2. Il danno esistenziale

Si tratta di un danno che colpisce la sfera personale della vittima, facendola cadere in uno stato che le rende impossibile condurre le abitudini ed uno stile di vita pari a quello avuto prima di subire il danno.

La linea che lo divide dal danno morale è molto sottile e controversa. SI suole, infatti, affermare, che questa voce di danno deriva da mutamento dei rapporti sociali dell’individuo. Esso, quindi, attiene alla sfera esterna del danneggiato e non alla sfera intima.

5.3.4. Il danno morale

Si tratta di un danno alla sfera più intima ed interiore della vittima. Si definisce come un turbamento dell’anima che può essere ricollegato ad una lesione fisica o alla perdita di una persona alla quale il soggetto che ha subito il danno era particolarmente legata.

A differenza del danno esistenziale, esso non si caratterizza per il mutamento delle abitudini e delle capacità relazionali, ma è una sofferenza interiore, per tale ragione difficile da accertare da un punto di vista probatorio.

6. Come viene risarcito il danno?

Possono essere individuate tre modalità con le quali procedere al calcolo del risarcimento danni:

  • In via equitativa: in questo caso, ai sensi dell’art. 1226 c.c., il danno è calcolato secondo il prudente apprezzamento del giudice. In genere il criterio opera rispetto al danno non patrimoniale, non sempre liquidabile nel suo ammontare specifico;
  • In forma specifica: permette la reintegrazione totale del danno, ove possibile, tramite eliminazione degli effetti del pregiudizio oppure facendo conseguire la prestazione oggetto dell’obbligazione inadempiuta, anche parzialmente se dovesse essere troppo oneroso per il debitore;
  • Per equivalente: in tal caso la reintegrazione del patrimonio del danneggiato, si realizza mediante l’attribuzione di una somma di denaro pari al valore della cosa o del servizio oggetto della prestazione non adempiuta.

6.1. Come dimostrare il danno ricevuto?

Infine, ti starai sicuramente chiedendo come dimostrare il danno, al fine di ottenere il risarcimento. Chi ha subito un danno e vuole ottenere un risarcimento deve, prima di tutto, dimostrare che questo sia avvenuto e che il soggetto che lo ha posto in essere sia effettivamente il responsabile

Perciò, la vittima del danno deve riuscire a dimostrare l’esistenza del suo diritto e la conseguente lesione

Inoltre, come abbiamo già accennato prima, deve dimostrare che si è trattato di una conseguenza causata da un comportamento altrui, che sia stato posto in essere da persona fisica o giuridica.

Dopodiché, deve dimostrare il nesso di causalità per collegare quella condotta al danno ingiusto.

Alla fine, verrà poi quantificato il danno per stabilire la somma da risarcire alla vittima, secondo i criteri sopra esposi.

Il danno conseguenza si accerta adottando il c.d. criterio differenziale: differenza tra la situazione che si sarebbe avuta senza l’illecito e la situazione che si ha in presenza e a causa dell’illecito.

Questo implica che, in linea di principio, si dovrebbe tenere conto anche dei vantaggi che sono conseguenza diretta e immediata dell’illecito, ancorché conseguenti a una fattispecie che non si identifica con l’illecito.

Il principio di compensazione del lucro con il danno, stabilisce che nella determinazione del danno risarcibile si devono computare, in negativo, gli effetti vantaggiosi che hanno causa nel fatto dannoso. La formula in questione è richiamata in una pluralità di casi aventi caratteristiche molto diverse tra loro e frequentemente riferibili a contesti eterogenei, così da porre in dubbio se essa abbia effettiva capacità di denotare un fenomeno unitario.

6.2. Quantificazione del danno alla salute

Con le ormai celebri sentenze di San Martino (nn. 28985-28994 del 2019), le Sezioni Unite hanno stilato il seguente decalogo per la liquidazione del danno non patrimoniale.

Il risarcimento deve essere integrale, ma occorre evitare duplicazioni risarcitorie, e dunque ingiustificati automatismi forfettari nella quantificazione del danno. Il danno non patrimoniale, come evidenziato nei paragrafi precedenti, è tendenzialmente considerato unitario. Non hanno quindi autonomia giuridica le categorie del danno biologico, del danno esistenziale e del danno morale. Sono soltanto poste risarcitorie che confluiscono all’interno dell’unica categoria unitaria che l’ordinamento conosce, ossia il danno non patrimoniale.

I danni esistenziali o morali non sono altri danni rispetto a quello bilogico.

La stessa denominazione danno biologico è impropria, perhcé il danno biologico altro non è se non il danno non patrimoniale dervante dalla lesione del diritto alla salute. Ma anche pe ril danno biologico vale il principio dell’onnicomprensività, cioè comprende al suo interno sia il danno morale che esistenziale.

6.2.1. Il sistema tabellare

Il danno biologico viene tradizionalmente risarcito mediante un sistema tabellare di origine giudiziale, alla luce di una importante sentenza della Corte di Cassazione ha per altro assunto una valenza paranormativa, perché la Cassazione ha affermato che liquidare il danno biologico prescindendo dalle c.d. tabelle milanesi significa violare la regola dell’equità e, quindi, incorre in una violazione di legge.

Le tabelle milanesi si fondano sul punto variabile di invalidità permanente. A ogni punto di invalidità viene dato un valore economico, variabile in dipendenza di due fattori, l’età della vittima e l’entità della lesione subita.

Il valore economico del punto di invalidità decresce con l’età e cresce con l’entità della menomazione. Decresce con l’età, perché il danno biologico è il danno alla vita che continua con la salute permanentemente menomata. Cresce con l’aumentare dei punti di invalidità fondata a sua volta sull’esperienza secondo cui il rapporto tra invalidità e sofferenza è geometrico, più che proporzionale, non lineare. Al raddoppiarsi dell’invalidità, la sofferenza aumenta più del doppio.

Il valore economico del punto di invalidità è stimato in base alle tabelle giudiziali, già include tutte le conseguenze normali e tipiche derivanti dalla lesione del diritto alla salute sia sotto il profilo esistenziale, sia sotto il profilo morale soggettivo. Non si può quindi automaticamente aggiungere al danno biologico liquidato in via tabellare, il danno esistenziale e danno morale soggettivo, perché ciò darebbe luogo a una duplicazione risarcitoria.

Le Sezioni Unite hanno, quindi, censurato il metodo di liquidazione del danno morale, come percentuale forfettaria e automatica della somma già liquidata a titolo di danno biologico.

Ciò che secondo le Sezioni Unite può e deve essere fatto è la c.d. personalizzazione del danno. Ciò significa che, se nel caso concreto, le conseguenze che la lesione della salute ha avuto, in termini di pregiudizio alla vita di relazione o di sofferenza soggettiva, sono amplificate rispetto al normale. Le tabelle, infatti, fanno riferimento ad un danneggiamento medio o tipo, si fondano su una presunzione socialmente tipica, ma può accadere che dall’analisi del caso concreto tale presunzione sia smentita, evidenziando un maggior danno.

Recentemente la Corte di Cassazione (Cassazione civile, sez. III, sentenza 17/01/2018, n. 901) ha infranto la c.d. unitarietà del danno biologico, sostenendo che a differenza del danno biologico, il danno morale non ha fondamento medico legale. Esso quindi non può essere valutato mediante il sistema tabellare e deve essere calcolato autonomamente.

7. Come chiedere il risarcimento danni all’assicurazione

Esaminata la disciplina generale in tema di risarcimento del danno, possiamo ora procedere ad illustrarti una delle situazioni più comuni in cui ti troverai a dover procedere a chiedere il risarcimento. In particolare ci riferiamo all’ipotesi in cui tu sia coinvolto in un sinistro stradale. In tal caso, potresti esser in dovere di chiedere il risarcimento del danno all’assicurazione. Ma cosa devi fare?

Dobbiamo, in primo luogo, evidenziare che potrai adottare due procedure.

La prima procedura che puoi attivare è quella del risarcimento diretto (o indennizzo diretto). In questo caso, tu, in qualità di danneggiato, sarai chiamato ad inviare la un’istanza con la quale richiederai il c.d. rimborso del danno alla tua Compagnia assicurativa. Tale procedura è subordinata al ricorrere di alcune specifiche condizioni:

  • il sinistro deve aver coinvolto esclusivamente due veicoli, i quali dovranno essere immatricolati in Italia, oltre che regolarmente assicurati;
  • a causa del sinistro, non devono esser stati arrecati danni gravi ad una persona, ossia siano, al più, arrecati danni che non superiori o pari al 9% di invalidità;
  • il sinistro deve essere avvenuto in territorio italiano;
  • le modalità di realizzazione dello stesso devono implicare un avvenuto impatto.

Laddove una della predette condizioni non sia rispettata, si può agire per il risarcimento ordinario. In questo secondo caso la richiesta di risarcimento dev’essere presentata alla Compagnia della parte autrice del danno, se:

  • ci sono più di due veicoli coinvolti;
  • le lesioni personali dei trasportati sono sopra al 9% di invalidità permanente;
  • ci sono danni fisici a persone che non sono configurabili come terzi trasportati.

7.1. Quali dati devono essere contenuti nella richiesta di risarcimento del danno?

Nella richiesta di risarcimento del danno, sia ove si segua il primo, che il secondo procedimento devono essere indicati specifici dati, essenziali al fine di ottenere il risarcimento. In particolare, dovranno essere indicate le seguenti informazioni:

  • età, attività e reddito indicativo del ferito;
  •  i dati dei veicoli coinvolti;
  • la descrizione dei fatti;
  • i dati degli eventuali testimoni;
  • il luogo in cui le cose danneggiate sono disponibili per le perizie;
  • tipo ed entità delle lesioni;
  • dichiarazione di cui all’art. 142 CdA circa la spettanza o meno di prestazioni da parte di assicurazioni sociali obbligatorie (INPS, INAIL);
  • certificazioni mediche.

Oltre alle parti obbligatorie, potrebbe risultarti conveniente indicare anche gli estremi dell’IBAN. In tal modo, non dovrai eventualmente comunicarlo in un secondo momento, così facilitando e accelerando la procedura di pagamento. Tuttavia, la maggior parte delle assicurazioni, ove tu dovessi inoltrare una domanda incompleta, ti comunicheranno, entro 30 giorni dal ricevimento, l’onere di indicare le informazioni mancanti che dovrai inviare per integrare la richiesta.

7.2. I tempi e l’offerta della compagnia assicuratrice

Quando avrai comunicato tutte le informazioni, che abbiamo individuato nel paragrafo precedente, dovrai attendere i tempi tecnici della compagnia di assicurazione. Questa provvederà ad esaminare la richiesta e poi provvederà a darti una risposta.

Nella risposta, la compagnia provvede a formulare un’offerta al danneggiato. Laddove invece ritiene di non dover accogliere la richiesta, provvederà ad adottare una decisione motivata che comunicherà al soggetto danneggiato. Questa procedura deve essere completata entro un termine che sia certo, che decorre dalla data di ricezione della documentazione indicata:

  • entro 60 giorni se sono contestati solo danni alle cose;
  • entro 90 giorni se vi sono stati danni anche alle persone.

Invero, i termini sono più brevi, ridotti a 30 giorni, laddove le parti decidano di adottare il sistema mediante il modulo blu (o CAI, Constatazione Amichevole di Incidente).

Il danneggiato può poi valutare l’offerta e decidere di accettarla o meno. Laddove l’accetti, la Compagnia ha un termine di 15 giorni di tempo per procedere al pagamento della somma.

Come evidenziato, il danneggiato potrebbe anche ritenere che l’offerta non sia idonea a compensare il danno. In tal caso, invero, l’impresa assicuratrice comunque fa recapitare l’assegno, il quale verrà incassato come acconto. Tuttavia, se il danneggiato ha intenzione di richiedere il maggior danno, in questo caso gli risulterà conveniente procedere ad una perizia, nominando un perito terzo e avvalendosi di un legale per contestare l’offerta risultata non congrua.

Egli, per tutelare la propria posizione, può anche procedere a richiedere l’accesso agli atti ufficiali, in base ai quali è stata formulata l’offerta. All’esito di predetta verifica, egli poi assumerà la decisione definitiva, sull’accettazione dell’offerta presentata dalla compagnia assicuratrice.

Laddove, invece, la Compagnia non risponda entro i termini sopra, oppure laddove non si trovi un accordo con il danneggiato relativamente all’offerta, comunque sarà possibile dare inizio al procedimento giudiziario per il risarcimento del danno nei confronti della stessa Compagnia assicuratrice.

8. Consulenza e assistenza legale per il tuo caso

Come avrai notato, la disciplina prevista in materia di Risarcimento del danno è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio la tua sfera giuridica, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

Un Professionista di ObiettivoProfitto.it saprà aiutarti nel migliore dei modi.

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