Risoluzione per impossibilità sopravvenuta della prestazione

L’impossibilità sopravvenuta della prestazione, come l’eccessiva onerosità della prestazione, causa la risoluzione del contratto che, in questo caso, opera di diritto.

Se, infatti, si firma un contratto e per causa non imputabile a una delle parti non si riesce ad adempiere alla prestazione pattuita, l’ordinamento italiano detta delle norme a tale fine.

Ovviamente, la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta della prestazione è possibile solo a determinate condizioni.

In questa guida si analizzerà la disciplina di questa particolare causa di scioglimento del contratto, dunque quando si può verificare.

“Ad impossibilia nemo tenetur”, e se, allora, nessuno è tenuto a prestazioni impossibili occorre soltanto capire meglio come il diritto italiano si pone in relazione a questa evenienza.

1. Dell’impossibilità sopravvenuta nel Codice Civile

Per trattare tale argomento, occorre innanzitutto prendere in considerazione il Codice Civile il quale tratta dell’impossibilità sopravvenuta in due parti distinte.

L’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore è disciplinata a partire dagli artt. 1256 e seguenti del codice civile.

In un secondo momento, poi, il Codice civile tratta dell’impossibilità sopravvenuta in merito alla risoluzione del contratto dagli artt. 1463 e seguenti.

Su questa summa divisio, dunque, avendo presente tale ripartizione, ci accingiamo a capire l’argomento.

Dell’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore

L’art. 1256 del codice civile recita così.

“L’obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile.

Se l’impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è responsabile del ritardo nell’adempimento. Tuttavia l’obbligazione si estingue se l’impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell’obbligazione o alla natura dell’oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla.”

Dunque, in caso di impossibilità della prestazione, il debitore è liberato dall’obbligo di adempirvi e l’obbligazione si estingue.

Diverso il caso di impossibilità temporanea poiché in questo caso il debitore non è responsabile del ritardo dell’adempimento.

L’obbligazione, però, si estingue se il creditore non ha più interesse a conseguirla o il debitore non è tenuto a eseguire la prestazione.

Dunque, occorre meglio capire cosa s’intende per causa non imputabile al debitore e per impossibilità sopravvenuta.

Nozione di impossibilità sopravvenuta

Prestazione impossibile significa che non può essere eseguita, ma la questione non è così semplice.

La Dottrina e la giurisprudenza hanno elaborato due tesi, una oggettiva e una soggettiva di impossibilità sopravvenuta.

Secondo la teoria oggettiva la prestazione non può essere adempiuta né dal debitore né da nessun altro soggetto, dunque l’impossibilità non può essere superata in alcun modo.

In base alla teoria soggettiva, invece, l’impossibilità della prestazione deve essere misurata utilizzando il criterio dell’ordinaria diligenza.

Se la prestazione può essere ancora adempiuta impiegando l’ordinaria diligenza, allora la prestazione deve considerarsi possibile; se invece si richiede al debitore uno sforzo superiore a quello richiesto dall’ordinaria diligenza allora la prestazione è impossibile.

Nozione di causa non imputabile

Richiamiamo, innanzitutto, un’importante sentenza della Corte di Cassazione (sentenza n. 4372/2012) secondo cui l’impossibilità è non imputabile se determinata da un evento esterno ed estraneo al debitore, imprevedibile ed inevitabile.

Secondo la teoria soggettiva, invece, si parla di causa non imputabile se l’impossibilità non dipende da un comportamento colposo del debitore.

In ogni caso, la decisione ultima sulla valutazione dell’impossibilità della prestazione e della causa non imputabile al debitore va lasciata al giudice.

Smarrimento di cosa determinata

L’art. 1257 del Codice Civile disciplina lo smarrimento di cosa determinata.

La prestazione che ha per oggetto una cosa determinata si considera divenuta impossibile anche quando la cosa è smarrita senza che possa esserne provato il perimento.”

Lo smarrimento di una cosa, dunque, è equiparato all’impossibilità poiché anche lo smarrimento potrebbe non consentire l’esecuzione di una prestazione.

Anche se non si prova che la cosa è perita, la regola opera comunque.

2. Impossibilità parziale e totale

L’impossibilità parziale è determinata dall’art. 1258 del codice civile.

“Se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte, il debitore si libera dall’obbligazione eseguendo la prestazione per la parte che è rimasta possibile.

La stessa disposizione si applica quando, essendo dovuta una cosa determinata, questa ha subito un deterioramento, o quando residua alcunché dal perimento totale della cosa.

La norma è chiara: il creditore può soddisfarsi sul residuo possibile della prestazione e in ragione di ciò la legge non libera il debitore dall’adempimento della sua prestazione.

L’impossibilità è, infatti, soltanto parziale e produce solo parzialmente l’estinzione dell’obbligazione, relativamente alla parte colpita da impossibilità.

Occorre prestare attenzione.

La possibilità di adempiere parzialmente alla prestazione per impossibilità parziale non ha nulla a che vedere con la norma di cui all’art. 1181 del Codice Civile secondo cui il creditore può rifiutare un adempimento parziale anche se la prestazione è divisibile.

Altresì, l’art. 1464 stabilisce che quando la prestazione di una parte è divenuta solo parzialmente impossibile, l’altra parte ha diritto a una corrispondente riduzione della prestazione da essa dovuta.

Può inoltre recedere dal contratto se non ha un interesse apprezzabile all’adempimento parziale.

L’art. 1463 del codice civile, invece, disciplina l’impossibilità totale.

Nei contratti con prestazioni corrispettive la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione.

Deve inoltre restituire la prestazione ricevuta secondo le norme della ripetizione dell’indebito, ai sensi dell’art. 2033 del codice civile.

In caso di impossibilità sopravvenuta della prestazione il creditore subentra nei diritti spettanti al debitore e può esigere dal debitore la prestazione di quanto questi abbia conseguito a titolo di risarcimento.

3. Contratto con effetti traslativi o costitutivi e contratto plurilaterale

In questi contratti il perimento della cosa per una causa non imputabile all’alienante non libera l’acquirente dall’obbligo di eseguire la controprestazione anche se l’effetto traslativo o costitutivo è differito fino allo scadere di un termine.

Se l’oggetto del trasferimento è una cosa determinata nel genere, l’acquirente non è liberato dall’obbligo di eseguire la controprestazione se l’alienante ha fatto la consegna o se la cosa è stata individuata.

L’acquirente è liberato dalla sua obbligazione se il trasferimento era sottoposto a condizione sospensiva e l’impossibilità è sopravvenuta prima del verificarsi della condizione stessa.

Nei contratti plurilaterali, l’impossibilità della prestazione di una delle parti non importa scioglimento del contratto rispetto alle altre, salvo che la prestazione mancata si consideri essenziale.

In conclusione

Dunque, la disciplina dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione è ricca di cavilli e particolari e con questa guida mi auguro di aver chiarito ogni tuo dubbio.

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