Scissione societaria: quali effetti

Nel Codice civile, diversamente da altri istituti, non esiste una nozione di scissione. L’art. 2506 c.c., infatti, prevede solo gli effetti di questa particolare operazione, ovvero: “Con la scissione una società assegna l’intero suo patrimonio a più società, preesistenti o di nuova costituzione, o parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o quote ai suoi soci”. 

Nonostante la norma appare essere chiara nel suo contenuto, è ancora oggi discusso in dottrina quale sia la natura giuridica di questa particolare operazione societaria e quali siano gli effetti che da essa derivano. 

1. Cosa si intende per scissione societaria?

Come anticipato, la scissione è l’operazione mediante il quale una società assegna la totalità del suo patrimonio a più società, già esistenti o di nuova costituzione, o una parte del suo patrimonio, in tal caso anche ad una sola società, e le relative azioni o quote ai suoi soci. 

È molto discusso il significato del termine “assegna”, il quale sostituisce un altro verbo precedentemente utilizzato dal legislatore nella precedente formulazione dell’articolo, ovvero, “trasferisce”. Tale cambiamento terminologico pare abbia ormai sancito la prevalenza della tesi che considera la fusione non già come un trasferimento, bensì come una modificazione dell’assetto organizzativo delle società coinvolte. 

Pertanto, la scissione può essere oggi definita come il frazionamento di una società in più parti destinate ad essere inglobate da una o più società beneficiarie e, come conseguenza della suddetta assegnazione, ai soci della società scissa, i quali vedono diminuire o annullare (a seconda della tipologia di scissione) il valore delle azioni o quote della scissa, vengono attribuite azioni o quote della beneficiaria. 

Questo “corrispettivo” non deve indurre in errore, tale operazione, infatti, non è un vero e proprio trasferimento patrimoniale (tant’è che non si applicano agli atti di scissione tutta una serie di norme che viceversa trovano piena applicazione negli atti traslativi, come ad esempio le menzioni urbanistiche, la conformità catastale etc). 

I caratteri essenziali della scissione sono, dunque: l’assegnazione di una parte o della totalità del patrimonio di una società (scissa) ad un’altra società (beneficiaria); l’assegnazione di quote o di azioni della società beneficiaria ai soci della scissa, che divengono dunque soci della società beneficiaria. 

In realtà, quest’ultimo carattere essenziale della scissione ha subito di recente una sorta di deroga con l’introduzione nell’ordinamento giuridico dell’art. 2506. 1 c.c. il quale disciplina la c.d. scissione con scorporo.

Senza anticipare ciò che verrà analizzato in prosieguo, occorre precisare che la scissione nasce al fine di poter realizzare un miglioramento dell’organizzazione societaria, sia da un punto di vista oggettivo sia soggettivo.

Al riguardo, tramite tale operazione è possibile riorganizzare e razionalizzare le risorse produttive, decentrando l’attività (scissione oggettiva). Contestualmente, la stessa operazione consente di riassettare l’azienda anche da un punto di vista sociale, con la realizzazione di diverse nuove compagini sociali (scissione soggettiva).

1.1. Quali sono le sue finalità economiche?

Da un punto di vista economico, molto brevemente è possibile precisare che tale operazione consente il raggiungimento di diversi obiettivi, quali:

  • suddivisione della compagine sociale originaria, tramite cui avviene una nuova definizione dell’assetto patrimoniale dell’impresa, con un’attribuzione delle quote o azioni delle società beneficiare, in capo ai soci della scissa, non proporzionali (come si vedrà inseguito);
  • riorganizzazione dell’impresa con attribuzione proporzionale delle azioni o quote delle società beneficiare;
  • cessione dell’azienda tramite una scissione totale e la nascita di una nuova beneficiaria, con vendita delle azioni ad un distinto gruppo.

2. Le diverse tipologie di scissione societaria

Dalla lettura dell’articolo 2506 c.c. è agevole desumere che esistono diverse forme di scissione societaria, ognuna con le proprie caratteristiche. Nonostante ciò, la normativa in materia di scissione è piuttosto snella, la ragione va individuata nel fatto che il legislatore, in realtà, fa un rinvio costante alle norme dettate in materia di  fusione.

D’altronde, la scissione ricalca molto gli effetti della fusione, basti pensare ad una scissione parziale (ovvero una scissione con la quale la scissa assegna una parte del suo patrimonioad una società), agli occhi della beneficiaria, infatti, l’operazione è molto simile ad una vera e propria fusione (fermo restando che nella scissione parziale la scissa non si estingue). 

Ciò premesso, occorre ora analizzare quali sono le diverse tipologie di scissioniQuando le società beneficiarie della scissione appartengono alla medesima categoria della società scissa si può parlare di scissione omogenea.

Viceversa, si parla di scissione eterogenea in tutti i casi in cui, a seguito di tale operazione, le società beneficiarie si presentano di diversa categoria rispetto alla società scissa.

La scissione può altresì distinguersi in totale o parziale, come sancito dall’art. 2506 c.c.

2.1. Quando si ha una scissione totale?

Parliamo di scissione totale ogni qualvolta una società assegna (una volta scissa) tutto il proprio patrimonio a più società andando a cessare la propria esistenza.

Con tale operazione la società “scissa” si estingue dal mondo giuridico. Il legislatore, a ben vedere, ha precisato che la scissione totale può avere come beneficiarie solo due o più società. Il motivo è chiaro, ove il legislatore avesse previsto una scissione totale in favore di una sola società, l’operazione non sarebbe stata più distinguibile dalla fusione.

2.2. Cosa si intende per scissione parziale?

A differenza della totale, in caso di scissione societaria parziale, la società scissa non assegna interamente il proprio patrimonio a due o più società beneficiare bensì mantiene una parte dello stesso.

Così facendo la scissa continuerà a esistere, così come i suoi soci.

Questi, oltre a conservare parte del proprio patrimonio, saranno legittimati a ricevere un complesso di azioni delle società beneficiarie, nel rispetto del rapporto di cambio.

Pertanto, rispetto alla scissione totale, nella parziale, la società scissa si mantiene in vita ma vede ridursi il proprio patrimonio, ripartito tra le diverse società beneficiarie.

2.3. Cosa si intende per scissione in senso stretto e per incorporazione?

È possibile parlare di scissione in senso stretto quando dalla scissione vengono in vita due o più nuove società. In poche parole, dal patrimonio della società scissa (la quale si estingue o continua a vivere a seconda della tipologia di scissione) si costituiscono più società. 

Viceversa, si ha scissione per incorporazione quando la scissione vede come beneficiarie società già esistenti. Ad esempio, è una scissione per incorporazione la scissione totale con assegnazione del patrimonio in favore delle società Alfa S.p.A. e Beta S.p.A già costituite prima della scissione. 

3. La scissione mediante scorporo 

Quest’anno il legislatore ha deciso di intervenite anche in sede di scissione e di prevedere una interessante novità. L’art. 2506. 1 c.c. disciplina la c.d. scissione mediante scorporo, ovvero, un’ulteriore forma di scissione. 

Più precisamente, con la scissione mediante scorporo una società assegna parte del suo patrimonio ad una o più società di nuova costituzione e a se stessa le azioni o quote (delle società beneficiarie), continuando la propria attività economica

Al secondo comma è precisato, inoltre, che la partecipazione alla scissione non è consentita alle società in liquidazione che abbiano già iniziato la distribuzione dell’attivo.  

Si tratta sicuramente di una novità piuttosto interessante per gli operatori del diritto, i quali devono fare i conti con una operazione che ha la natura di scissione ma che ha dei punti di contatto con lo scorporo, operazione piuttosto diffusa nel mondo societario e che fino a poco tempo fa veniva citato come esempio proprio per distinguere lo scorporo dalla scissione.

La differenza più importante rispetto alla classica scissione è che le azioni o le quote della società (o delle società) beneficiaria a fronte del patrimonio assegnato, non vengono distribuite ai soci della scissa, bensì direttamente alla società scissa. 

In parole povere, sarà la società scissa (e non i soci di quest’ultima) che diventerà socia della società beneficiaria. Un’altra novità tecnica piuttosto interessante è che il nuovo modello di scissione in esame non realizza una riduzione del patrimonio netto contabile della scissa (cosa che viceversa avviene nella scissione tradizionale). 

La scissa, infatti, per effetto dello scorporo riceve delle partecipazioni della beneficiaria che vanno a sostituire i beni oggetto dell’assegnazione, con la conseguenza ovvia che il patrimonio netto contabile della scissa rimane invariato.  

3.1. Differenza tra scissione e scorporo

Giunti a questo punto è doveroso fare una breve disamina delle differenze che intercorrono tra scissione (compresa quella mediante scorporo) e lo scorporo vero e proprio. Tale distinzione, infatti, nonostante sia stata varata nel nostro ordinamento giuridico la sopra esaminata scissione con scorporo, la distinzione tra le due operazioni ha ragion d’essere. 

Prima della introduzione dell’art. 2506. 1 c.c. la distinzione tra scissione e scorporo si basava essenzialmente sull’assegnazione delle azioni. Nella scissione, infatti, le azioni venivano assegnate esclusivamente ai soci della scissa (come corrispettivo del patrimonio assegnato alla beneficiaria o alle beneficiarie). 

Con lo scorporo, invece, le azioni/quote della beneficiaria venivano (come tutt’oggi vengono) assegnate direttamente alla società conferente e non già ai soci di quest’ultima. In estrema sintesi, lo scorporo è quell’operazione negoziale mediante la quale una società attribuisce tutto o una parte del suo patrimonio ad una società ricevendo, in cambio, dalla società beneficiaria azioni o quote di questa.

All’indomani dell’introduzione della scissione con scorporo i confini che dividevano le due figure si sono fatti più labili, almeno in astratto. Da un punto di vista concreto, invece, le distinzioni sono ancora notevoli. 

La scissione, infatti, è un’operazione tipica (anche se effettuata con scorporo) nell’ambito del quale è possibile ottenere un risultato molto simile al conferimento (fine ultimo dello scorporo). Tuttavia, diversamente dallo scorporo, la scissione non ha un effetto traslativo, non trasferisce tutto o parte del suo patrimonio alla beneficiaria. Si tratta, come accennato, di una operazione modificativa ed evolutiva dell’assetto organizzativo, sicché la beneficiaria, in realtà, non “acquista” ma subentra nella posizione giuridica della scissa, relativamente a quanto assegnato ovviamente. 

Con lo scorporo, invece, la società effettua un conferimento vero e proprio in una diversa società, ovvero, trasferisce una parte del suo patrimonio al fine di ottenere azioni o quote della beneficiaria. Inoltre, diversamente dalla scissione, lo scorporo è meno articolato (in quanto si sostanzia solamente nella delibera assembleare della società conferitaria che ne dispone l’aumento del capitale e nel conseguente atto di conferimento). Inoltre, visto l’obbligo per le società di capitali, per lo scorporo è prevista l’acquisizione di idonea valutazione peritale dei beni in natura o crediti che formano oggetto del conferimento

Infine, un’ulteriore differenza tra scissione e scorporo riguarda l’oggetto. La scissione, infatti, (anche con scorporo) consente il trasferimento di attività o di passività. Viceversa, con il conferimento (ovvero con lo scorporo) non è possibile conferire mere passività, a meno che non rientrino all’interno del bene oggetto del conferimento o siano allo stesso tempo strettamente inerenti, si pensi ad esempio al conferimento del ramo d’azienda.

4. Le ulteriori classificazioni della scissione

Oltre alle tipologie descritte, per completezza, è possibile riportare brevemente di seguito le altre differenti forme di scissione (o per meglio dire classificazioni), tra le quali si ricordano:

  • proporzionale: in essa le quote assegnate ai soci della società scissa, da parte delle società beneficiarie, appaiono proporzionali a quelle precedentemente possedute;
  • non proporzionale: ai soci della società scissa vengono assegnate quote in proporzione differente rispetto quelle detenute originariamente;
  • asimmetrica: in essa si rinviene l’ipotesi, previo consenso unanime, in cui alcuni dei soci della scissa non vedano attribuirsi quote della società beneficiaria ma solamente della stessa scissa.

5. Il procedimento di scissione societaria

Come già precisato, il procedimento di scissione ricalca quello previsto dalla legge per la fusione, ed è attualmente disciplinato dagli artt.  2506 – 2506-quater c.c., le cui principali fasi risultano essere le seguenti:

  • fase preparatoria;
  • pubblicitaria;
  • deliberativa;
  • eventuale opposizione di creditori;
  • fase conclusiva attuativa.

Le stesse rappresentano l’iter necessario per eseguire una scissione societaria, che meglio andremo a vedere qui di seguito.

5.1. Fase preparatoria

La prima fase si definisce preparatoria in quanto rappresentativa di quel momento in cui avviene la raccolta della documentazione necessaria per la scissione, nonché l’elaborazione e redazione del progetto di scissione.

Il progetto di scissione contiene in sé tutte le caratteristiche della scissione, compreso un aspetto di cruciale importanza ovvero il rapporto di cambio delle azioni/quote

Al riguardo, possiamo brevemente definire tale progetto quale vero e proprio documento informativo essenziale per la procedura di scissione, la cui redazione, spettante agli organi amministrativi delle società che sono coinvolte nell’operazione di scissione. 

Analogamente a quanto previsto dal progetto di fusione, anche il progetto di scissione deve contenere i seguenti documenti:

  • Denominazione e ragione sociale e sede delle società partecipanti alla scissione;
  • Eventuale atto costitutivo della nuova società;
  • Esatta descrizione degli elementi patrimoniali da assegnare a ciascuna delle società beneficiarie;
  • Rapporto di cambio delle azioni o quote e l’eventuale conguaglio in denaro per i soci della società scissa;
  • Modalità di assegnazione delle predette azioni o quote delle società beneficiarie.

Ciò posto, oltre al progetto di scissione, l’organo amministrativo deve altresì redigere una relazione accompagnatoria ai sensi dell’art. 2506-ter c.c.

La medesima norma, inoltre, prevede, come per la fusione, che venga fornita una relazione degli esperti circa la congruità e fattibilità del rapporto individuato dall’organo amministrativo e riportato all’interno del progetto di fusione.

5.2. Fase pubblicitaria

Una volta raccolta e redatta tutta la documentazione prevista, è possibile procedere alla fase successiva, ossia la fase pubblicitaria.

Tale fase si caratterizza per il deposito degli atti relativi all’operazione di scissione.

Al riguardo, si prevede, ad esempio, il deposito presso il Registro Imprese del progetto di scissione, nonché un suo deposito (in corredo con gli ultimi bilanci, la situazione patrimoniale, nonché le relazioni dell’organo amministrativo e degli esperi) presso la sede legale della società.

A questo punto, una volta data pubblicità dell’operazione di scissione, sarà necessario fissare una data per la decisione in merito, per la quale è previsto un termine di 30 giorni a decorrere dalla data di iscrizione del progetto nel Registro Imprese.

5.3. Fase deliberativa

La terza fase è detta deliberativa e prevede che si decida sulla scissione.

In tale fase occorre tenere presente che la decisione vede coinvolgere l’assemblea dei soci di ciascuna società partecipante alla scissione e l’organo amministrativo, in luogo dell’assemblea dei soci.

Una volta deliberata la decisione, essa deve depositarsi presso il registro delle imprese competente ai fini dell’iscrizione.

Al riguardo è importante ricordare l’obbligatorietà del deposito della delibera di scissione, nonché i documenti di cui all’art. 2501-septies c.c.

5.4. Eventuale opposizione dei creditori

A questo punto, proprio come per la fusione, è doveroso sottolineare che anche per la scissione esiste il diritto di  opposizione da parte dei creditori sociali delle società partecipanti alla scissione.

Precisamente, appaiono legittimati ad opporsi i creditori sociali esistenti prima della data di iscrizione nel registro delle imprese del progetto di scissione. Il motivo è piuttosto semplice, attraverso la scissione la società scissa va a depauperare il suo patrimonio, ovvero, a ridurre le garanzie che i creditori avevano. Pertanto, il legislatore ha previsto la possibilità per questi di opporsi all’operazione.

Cosa succede in caso di opposizione dei creditori? Diversamente da come si potrebbe pensare, l’opposizione, in realtà, non è detto che blocchi l’operazione di scissione. La società scissa, infatti, potrebbe prestare “idonea garanzia” in favore dei creditori, oppure, potrebbe procedere direttamente al soddisfacimento del loro credito in modo da poter procedere liberamente alla scissione, ai sensi dell’art. 2503 c.c.

Agli stessi si affiancano inoltre i possessori di titoli obbligazionari emessi dalle società partecipanti. Anche gli obbligazionisti, infatti, hanno il diritto di opporsi alla procedura di scissione in quanto veri e propri creditori. 
Particolare è il caso in cui la società scissa abbia emesso un prestito obbligazionario convertibile. In tal caso, infatti, potrebbe sorgere spontanea una domanda: è possibile procedere alla scissione? Alla domanda occorre dare risposta positiva, ai sensi dell’art. 2503 bis c.c. (norma dettata in materia di fusione) ai possessori di obbligazioni convertibili possono non solo fare opposizione (salvo che l’operazione sia approvata dall’assemblea degli obbligazionisti) ma deve essere data a loro anche la facoltà, mediante avviso pubblicato in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana almeno 90 giorni prima dell’iscrizione del progetto di scissione, di esercitare il diritto di conversione nei termini di legge. 

Ma cosa succede se gli obbligazionisti non esercitano il loro diritto di conversione?L’ultimo comma della norma sopra citata stabilisce che a tali soggetti debbano essere garantiti diritti equivalenti a quelli loro spettanti prima della scissione. 

5.5. Fase conclusiva attuativa

La fase successiva è quella conclusiva, con la quale viene a formalizzarsi l’atto di scissione, una volta trascorsi 60 giorni dalla data dell’ultima iscrizione effettuata.

L’atto di scissione deve necessariamente risultare da atto pubblico e deve iscriversi presso il registro delle imprese competente, in ragione della sede di ciascuna società partecipante alla procedura di scissione.

Fondamentalmente il procedimento viene a concludersi con la stipula dell’atto di scissione.

Da ultimo, nel rispetto di quanto previsto dal comma 1 dell’art. 2506-quater c.c., la scissione produce i propri effetti una volta eseguita l’ultima iscrizione delle società partecipanti.

6. Quali sono gli effetti della scissione societaria?

L’art. 2506-quater c.c precisa che la scissione ha effetto dal momento in cui avviene l’ultima iscrizione, dell’atto di fusione, presso il registro delle imprese.

A partire da quel momento, le società beneficiare della scissione acquisiscono tutti i diritti e i doveri in capo alla scissa, proseguendo nei rapporti da quest’ultima antecedentemente instaurati.

Ove le società beneficiarie risultano essere già esistenti, al fine di tutelare i propri assetti organizzativi (anche da un punto di vista patrimoniale), è prevista la possibilità di postdatare l’efficacia della scissione.

Affinché ciò sia possibile è, però, necessario prevederlo all’interno dello stesso progetto di scissione.

Ciò posto, la citata norma prevede che ciascuna società beneficiaria sia solidalmente responsabile dei rapporti della società scissa, nei limiti del patrimonio netto assegnatogli, per tutti quei debiti non soddisfatti nei confronti di terzi creditori.

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