Successione ereditaria: tipologie e presupposti

La successione ereditaria è spesso definita come fenomeno necessario, in quanto è volta a garantire che al verificatasi la morte del soggetto sia garantita la continuità nella titolarità e nella gestione del patrimonio. Ciò che è lasciato dal defunto deve essere devoluto ad altro soggetto. Tale devoluzione avviene o per testamento o per legge ai c.d. eredi legittimi.

Laddove manchino sia i successivi legittimi che il testamento,l’eredità si devolve in base all’art. 586 c.c. allo Stato, ciò evidenzia la necessarietà del fenomeno.

L’acquisto a favore dello Stato avviene di diritto, mentre l’eredita normalmente viene acquista con accettazione del chiamato. La previsione si giustifica sull’esigenza di evitare che i beni restino vacanti, a tal fine vengono collocati presso lo Stato.

1. Successione ereditaria: di cosa si tratta?

La successione ereditaria indica quel fenomeno di subingresso di un soggetto ad un altro nella titolarità di uno o più rapporti patrimoniali attivi e passivi, a seguito della morte del titolare. Si ha successione a titolo universale quando l’erede subentra in tutti i rapporti patrimoniali attivi e passivi facenti capo al defunto. E’ un fenomeno che comporta la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’erede. Quest’ultimo risponde, quindi, anche dei debiti del defunto, con il proprio patrimonio, salvo il caso di accettazione con beneficio dell’inventario.

1.1.      La successione a titolo particolare 

Diversa dalla successione universale sopra descritta è la c.d. successione a titolo particolare, la quale avviene, relativamente al settore del diritto successorio, in caso di legato. Con il legato, dunque, il soggetto beneficiato (ovvero il legatario) subentra in singoli diritti/rapporti facenti capo al de cuius il che non determina quel fenomeno di promiscuità patrimoniale che viceversa caratterizza la delazione ereditaria. Infatti, quest’ultimo non è tenuto a pagare i debiti ereditari, salvo la possibilità per il testatore di porre un onere a carico del legatario, onere a cui il legatario è tenuto ente il valore della cosa legata.

Il legatario, inoltre, inizia un nuovo possesso che potrà unire a quello del defunto, secondo la regola dell’accessione nel possesso.

La successione a titolo particolare opera di diritto, nel senso che il legato si consegue automaticamente al momento dell’apertura della successione, salvo la facoltà del legatario di rinunziare al diritto attribuitogli. 

1.2. Unioni civili e conviventi

Alle unioni civili si applicano gran parte delle disposizioni in materia di successione. Sostanzialmente nelle disposizioni del Codice civile relative ai diritti successori, la parte dell’unione civile è equiparata al coniuge. Inoltre, in caso di morte della parte dell’unione, il partner superstite ha diritto all’indennità dovuta dal datore di lavoro, ai sensi dell’art. 2118 c.c. e quella di fine rapporto, ai sensi dell’art. 2120 c.c..

Mentre, al convivente non sono attribuiti i diritti di successione, a parte una limitata tutela riguardo l’abitazione. In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza, il convivente, di fatto superstite, ha diritto di continuare ad abitare nella stessa abitazione per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni.

Ove nella stessa coabitinofigli minori e figli disabilidel convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni, il diritto viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitare stabilmente nella casa di comune residenza o in caso di matrimonio, di unione civile o nuova convivenza di fatto.

1.3. Vocazione e delazione

La successione si apre al momento della morte, nel luogo in cui il defunto aveva l’ultimo domicilio. La vocazione è la chiamata all’eredità, il titolo in base al quale si succede. La vocazione può essere per testamento o per legge.

Mentre la delazione indica il fenomeno dell’offerta del patrimonio ereditario in toto o pro quota ad un soggetto, al quale, spetta il diritto di accettare l’eredità. Essa è logicamente successiva alla vocazione, prima si individua il titolo e poi si effettua la chiamata.

A seconda della fonte, la delazione può esserelegittima o testamentaria.

E’ esclusa la successione per contratto. Infatti, il codice vieta l’accordo con il quale un soggetto dispone della propria eredità per il periodo in cui avrà cessato di vivere, ovvero il patto successorio istitutivo, oppure dispone o rinunzia ai diritti che gli possono spettare su una futura successione, patto successorio dispositivo e rinunziativo, tranne che in caso di patto di famiglia.

In altre parole, all’interno del nostro ordinamento giuridico, la delazione può avere solo una duplice fonte: nella legge o nel testamento

1.4. Diritto di accettazione 

La successione ereditaria, oltre a comportare la vocazione e la delazione, implica anche l’accettazione dell’eredità.

Si tratta, in altre parole, di un negozio accessorio di secondo grado che conclude la fattispecie complessa che ha avuto genesi nel testamento o, in caso di assenza di quest’ultimo, con la morte del de cuius. Si tratta di un diritto dinatura personale con conseguenze patrimoniali, che si prescrive nel termine di dieci anni dal giorno dell’apertura della successione. In caso di accertamento giudiziale della filiazione, detta termine decorre dal passaggio in giudicato della sentenza che accerta la filiazione stessa.

L’accettazione è una dichiarazione di volontà del chiamato diretta all’acquisto dell’eredità. Si ricordi che l’accettazione non può essere subordinata a termine o a condizione, si tratto di un “actus legitimus” e non può essere parziale ed è irrevocabile.

L’art. 459 c.c. dispone, inoltre, che l’effetto dell’accettazione risale al momento in cui si è aperta la successione: in tal modo l’ordinamento impedisce qualsiasi interruzione di continuità nella titolarità dei rapporti giuridici del defunto.

L’accettazione può esser pure e semplice, con la conseguente confusione del patrimonio dell’erede con quello del defunto e la responsabilità dell’erede per i debiti ed i legati ereditari. Può esser con beneficio dell’inventario, con le conseguenze che indicheremo nel prossimo paragrafo.

L’accettazione può essere manifestata in forma espressa, quando, dinanzi a pubblico ufficiale, il chiamato dichiara di accettare l’eredità assumendo la qualità di erede, o tacita, qualora il chiamato, pur non avendo accettato l’eredità, compie atti che siano incompatibili con la volontà di non accettare.

L’accettazione si presume nei soli casi tassativamente indicati dalla legge. L’accettazione dell’eredità relativa ai diritti reali immobiliari o beni mobili registrati deve essere trascritta.

1.5. Accettazione con beneficio dell’inventario

La disciplina della successione ereditaria prevede anche la possibilità di procedere ad accettazione con beneficio dell’inventario. Questa determina l’impedimento della confusione tra il patrimonio dell’erede e quello del defunto. Le conseguenze giuridiche derivanti da questa particolare accettazione sono notevoli. L’erede beneficiato, infatti, risponde delle passività ereditarie solo nei limiti di ciò che ha ricevuto con la successione. In parole povere, la sua posizione è equiparata a quella del legatario perché non espone a pregiudizi il suo patrimonio a causa dell’accettazione dell’eredità. Viceversa, se l’erede accetta semplicemente risponde con il suo patrimonio di tutti i debiti del defunto, mentre se accetta con beneficio d’inventario, come accennato, l’erede risponde delle obbligazioni trasmessegli dal defunto solo nei limiti del valore del patrimonio ereditario e conserva verso l’eredità i diritti e gli obblighi che aveva verso il defunto.

L’accettazione beneficiata è una facoltà per ogni chiamato, nonostante eventuali divieti del testatore. L’accettazione beneficiata costituisce, invece, un obbligo indefettibile per alcuni soggetti determinati dalla legge:

Per l’accettazione con beneficio dell’inventario deve esser effettuata con forma solenne ai sensi dell’art. 484 c.c. Infine, nei casi previsti dalla legge, l’erede decade dal beneficio con conseguenza di divenire puro e semplice.

Quanto ai termini per l’accettazione beneficiata occorre distinguere:

  • se il chiamato è nel possesso dei beni ereditari, è tenuto ad inventariarli entro 3 mesi dall’apertura della successione ereditaria e deve decidere se accettare o rinunciare nei 40 giorni successivi;
  • se il chiamato non è nel possesso dei beni ereditari può accettare con beneficio finché non sia prescritto il diritto di accettazione.

1.6. Separazione dei beni del defunto da quelli dell’erede

Qualora l’erede sia oberato di debiti, la confusione del patrimonio del defunto con il suo patrimonio personale rappresenta un evento pregiudizievole per i creditori del defunto, i quali sono costretti a subire, sui beni ereditari, la concorrenza dei creditori personali dell’erede. Per tutelare le loro ragioni, nonché quelle dei legatari, la legge prevede ilrimedio della separazione del patrimonio del defunto da quello dell’erede.

I soggetti legittimati a chiedere la separazione sono i creditori del defunto ed i legatari, i quali devono agire entro tre mesi dall’apertura della successione.

La separazione ha per effetto l’attribuzione di una ragione di preferenza nel soddisfacimento sui beni ereditari, a favore dei creditori e legatari separatisti, nei confronti del creditore dell’erede e dei creditori e legatari non separatisti. La separazione giova solo a chi l’ha promessa.

2. Capacità di succedere 

La successione ereditaria presuppone anche lacapacità dell’erede di succedere. Questa è l’attitudine a subentrare nella titolarità dei rapporti giuridici di cui era titolare il defunto.

Nella successione legittima sono capacità di succedere tutte le persone fisiche nate o concepite al momento dell’accettazione al momento dell’apertura della successione. La capacità di succedere del concepito è subordinata all’evento della nascita. Quando tale evento si verifica, gli effetti dell’accettazione ereditaria, sempre che questa sia stata debitamente manifestata dal rappresentante legale del neonato, retroagisce al momento di apertura della successione.

Nella successione testamentaria vi è un ampliamento di tale capacità, in quanto possono essere chiamati alla successione anche i figli non ancora concepiti di una determinata persona vivente al momento dell’apertura della successione.

Anche lepersone giuridiche hanno capacità di ricevere per successione la loro accettazione deve però esser sempre fatta conbeneficio di inventario. La stessa regola vale anche perassociazionifondazioni ed enti non riconosciuti. Sono, invece, incapaci di ricevere il tutore o il protutore del testatore ed i soggetti indicati dagli artt. 597 e 598 c.c.. Si tratta di ipotesi di incapacità relativa sanciti dalla legge in considerazione della particolare posizione che tali soggetti assumono nei confronti del defunto.

3. Indegnità

E’ una causa di esclusione della successione che produce i suoi effetti solo se pronunziata dal giudice. Il fondamento dell’istituto risiede nella riprovevolezza morale dell’indegno di conservare l’eredità nel caso in cui questi abbia compiuto atti gravemente pregiudizievoli nei confronti del defunto, attentati alla persona fisica del defunto attentati all’integrità morale o alla libertà di testare dello stesso.

La sentenza che pronuncia l’indegnità ha, pertanto, effetto retroattivo, per cui l’indegno deve essere considerato come se non fosse mai stato erede. Se l’indegnità si accerti in seguito giudizialmente, l’indegno deve restituire l’eredità, nonché i frutti percepiti dopo l’apertura della successione.

L’indegnità può venir meno per effetto della riabilitazione ad opera della persona offesa, la quale pur essendo a conoscenza della causa di indegnità intende attribuire egualmente il suo patrimonio, in tutto o in parte e colui che lo ha offeso.

Alle unioni civili si applicano le disposizioni sull’indegnità, la parte dell’unione civile è equiparata al coniuge.

Mentre l’incapacità a succedere implica l’impossibilità originaria del soggetto ad acquistare l’eredità, l’indegnità si pone comecausa impeditivadella conservazione dei beni ereditari. Infatti, l’indegno può ben venire alla successione ed entrare in possesso dei beni ereditari, ma non potrà poi conservarli e dovrà pertanto restituirli una volta esperito nei suoi confronti azione giudiziale ed accertata l’indegnità.

3.1. La sospensione dalla successione 

Nel 2018 è stata introdotta nel Codice civile una norma piuttosto interessante in tema di indegnità, ovvero l’art. 463 bis c.c. Tale norma prevede che sono sospesi dalla successione il coniuge, anche legalmente separato, nonché la parte dell’unione civile, indagati per omicidio volontario o tentato omicidio nei confronti dell’altro coniuge o dell’altra parte dell’unione civile, fino al decreto di archiviazione o della sentenza definitiva di proscioglimento. 

In tali casi è necessario nominare un curatore speciale ai sensi dell’art. 528 c.c. il quale è tenuto a gestire la quota ereditaria che spetterebbe al soggetto indagato. In caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti (ovvero in caso di patteggiamento) ai sensi dell’art. 444 C.p.p., il responsabile viene escluso dalla successione ai sensi dell’art. 463 c.c. 

La norma in esame si applica anche ai casi di persona sottoposta alle indagini per omicidio volontario o tentato omicidio nei confronti di uno o di entrambi i genitori, del fratello o della sorella (del de cuius). 

Il Pubblico Ministero, compatibilmente con le esigenze di segretezza che caratterizzano la fase delle indagini preliminari, comunica senza ritardo alla cancelleria del Tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, l’avvenuta iscrizione nel Registro delle notizie di reato, ai fini della sospensione dalla successione del soggetto offeso. 

L’introduzione di questa norma ha fatto notevolmente discutere in dottrina perché, in realtà, solleva un dubbio in merito alla “natura” dell’indegnità. Fino all’entrata in vigore dell’art. 463 bis c.c., infatti, era assolutamente dominante la tesi secondo cui l’indegnità, in realtà, non fosse una incapacità a succedere (come anticipato) bensì una causa di esclusione dell’eredità. Viceversa, la norma sopra esaminata pare voler sottolineare, in realtà, che il soggetto indegno non abbia proprio la capacità di succedere. 

3.2. L’esclusione dalla successione del testatore 

L’art. 463 bis c.c. non deve essere confusa con un’altra norma racchiusa nel Codice penale ovvero l’art. 609 novies. La norma citata, infatti, disciplina le c.d. pene accessorie ed altri effetti penali derivanti dalle sentenze di condanna o di patteggiamento. 

Più precisamente, la sentenza di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti per alcuno dei delitti di cui agli artt. 609 bis c.p., 609 ter c.p., 609 quater c.p., 609 quinquies c.p., 609 octies c.p., 609 undecies c.p., comporta, tra le varie pene accessorie, anche la perdita dei diritti agli alimenti e l’esclusione dalla successione della persona offesa. 

Ciò significa, dunque, che la persona che ha posto in essere un fatto sussumibile in una delle norme citate ove venga condannato dal Giudice penale (oppure in caso di patteggiamento) sarà escluso dalla successione del soggetto offeso. L’esclusione rappresenta una pena accessoria rispetto a quella prevista dalla legge per i singoli reati citati e viene disposta direttamente dal Giudice in sede di giudizio penale.

In parole povere, non è necessario che sia il Giudice civile a disporre l’esclusione dalla successione del soggetto condannato in sede penale perché sarà direttamente il Giudice penale a farlo mediante la sentenza di condanna. 

3.3. Diseredazione dell’erede legittimo

In dottrina da tempo si è discusso in ordine alla possibilità per il testatore di diseredare un erede legittimo. In altre parole, era ampiamente discusso se il testatore avesse il potere o meno di escludere dalla sua successione un determinato erede legittimo

Per un tempo è stata nettamente prevalente la dottrina che dava risposta negativa al quesito. Questo perché per tantissimi anni il testamento è stato considerato dalla dottrina maggioritaria e dalla giurisprudenza, come lo strumento mediante il quale il testatore dispone del suo patrimonio per il tempo in cui avrà cessato di vivere. 

In altre parole, si riteneva che il testamento potesse contenere al proprio interno solo disposizioni attributive, ovvero, istituzioni ereditarie e legati. In realtà è doveroso precisare che il secondo comma dell’art. 587 c.c. fa espressamente riferimento a disposizioni di carattere non patrimoniale, come ad esempio il riconoscimento del figlio nato al di fuori del matrimonio. 

Con il passare degli anni, sulla scia di un orientamento dottrinale più permissivo, si è fatta strada l’idea che in realtà il testatore potesse utilizzare il testamento anche per diseredare gli eredi legittimi. Ciò perché la diseredazione, in realtà, altro non è che una disposizione seppur “negativa” del proprio patrimonio. Il testatore, infatti, attraverso la diseredazione del legittimario, dispone che il proprio patrimonio non debba pervenire a quel determinato soggetto. 

Tale tesi è stata accolta anche dalla Suprema Corte di Cassazione con la celebre sentenza n. 8352 del 2012 successivamente ribadita anche nella sent. n. 26062 del 2018. Anzi, la Cassazione si è spinta anche oltre affermando che il testamento, in realtà, potrebbe anche contenere solamente una clausola di diseredazione ed essere parimenti valido ed efficace. 

3.4. Diseredazione del legittimario

Nettamente più complessa è la questione relativa alla possibilità di diseredare non già gli eredi legittimi bensì i legittimari, ovvero le persone più vicine al testatore. È bene precisare fin da subito che le sentenze sopra citate si riferiscono espressamente agli eredi legittimi, sicché non è possibile estenderle anche ai legittimari i quali, diversamente dai primi, hanno una quota di riserva del compendio ereditario che gli spetta per legge ai sensi degli artt. 536 e ss. del c.c.

Sulla scorta di ciò che stabilisce e prevede il Codice civile, la dottrina tradizionale fornisce una risposta negativa al quesito, ovvero, si ritiene comunemente che non sia possibile per il testatore diseredare i legittimari. 

In realtà, all’indomani dell’introduzione dell’art. 448 bis nel c.c. la questione è stata nuovamente attenzionata da una parte della dottrina la quale, viceversa, sostiene che una clausola di diseredazione dell’erede legittimario, in realtà, potrebbe essere legittima e pienamente efficace.

L’art. sopra citato, infatti, stabilisce che “il figlio, anche adottivo, e, in sua mancanza, i discendenti prossimi non sono tenuti all’adempimento dell’obbligo di prestare gli alimenti al genitore nei confronti del quale è stata pronunciata la decadenza dalla responsabilità genitoriale e, per i fati che non integrano i casi di indegnità di cui all’art. 463 c.c., possono escluderlo dalla successione”. 

Dalla lettura della norma, dunque, è chiaro che in realtà in determinati casi il testatore può escludere, dunque diseredare, il proprio genitore (ovvero un legittimario). Inoltre, la dottrina più liberale, sottolinea che una clausola di diseredazione del legittimario, in realtà, non sarebbe comunque lesiva dei diritti di quest’ultimo. Infatti, al di fuori del caso previsto dall’art. 448 bis c.c., il legittimario preterito ben può agire in giudizio mediante l’azione di riduzione e successivamente accettare l’eredità divenendo erede. Visto il contrasto dottrinale e l’assenza di una sentenza univoca da parte della Cassazione sul tema, è consigliabile adottare un atteggiamento prudente sul tema. 

4. Le tipologie di successione ereditaria

Il nostro ordinamento conosce due forme di successione, l’eredità viene devoluta in base alla legge, che individua isuccessori legittimiin base a rapporto di parentela e devolve a ciascuno di essi una quota del patrimonio ereditario. Mentre la successione ereditaria è testamentaria ove il defunto abbia fatto il testamento , il quale individua i successibili e le quote ad essi assegnate.

La successione può, quindi essere sia legittima che testamentaria, o mista, ossia parte del patrimonio è devoluto in base al testamento, sulla parte di patrimonio residuo, ovvero non ricompreso nel testamento, si apre la c.d. successione legittima, pertanto, verrà devoluta agli eredi legittimi come previsto dalla legge. Infatti, nel nostro sistema non è stato riprodotto ilprincipio romanistica secondo cui la successione non può essere testamentaria e legittima insieme.

L’erede non è colui a cui vengono lasciati i singoli beni di regola, a meno che i singoli non siano individuatiper simboleggiare una quota. Questo è il caso della c.d. institutio ex re certa ovvero l’istituzione d’erede attraverso l’attribuzione di beni specifici. 
In altre parole, attraverso l’institutio ex re certa il testatore intende assegnare un determinato bene ad un soggetto non già a titolo di legato bensì a titolo ereditario. Ciò significa che il beneficiario sarà vero e proprio erede con tutte le conseguenze di legge che ne derivano.

È doveroso precisare che il campo d’elezione della institutio ex re certa è nel c.d. testamenti olografi, ovvero i testamenti scritti di pugno direttamente dal testatore. Questo perché normalmente nel testamento pubblico il Notaio è tenuto a suggerire al testatore di esplicitare al meglio la sua volontà, il che spesso induce ad optare per diversi istituti come ad esempio l’art. 734 c.c. in materia di divisione ereditaria posta in essere dal testatore. 

4.1. La successione ereditaria per legge

Con successione legittima si intende successione per volontà di legge. I presupposti della stessa sono:

  • morte del defunto titolare del patrimonio, senza che questo abbia disposto per testamento;
  • esistenza di un testamento che dispone solo parzialmente del patrimonio, quindi dispone per soli alcuni beni. In questo caso vi sarà concorrenza tra successione legittima e testamentaria.

Sono successori legittimi: il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, i collaterali e gli altri parenti fino al sesto grado. Se questi successori mancano l’eredità è devoluta allo Stato.

Ciascun ordine esclude il successivo ed all’interno di ciascun ordine, di regola il grado prossimo esclude quello più lontano. Il coniuge con i primi due ordini ed esclude il terzo.

Il convivente non è incluso tra i successibili. La parte dell’unione civile è sostanzialmente equiparata al coniuge e acquista la qualità di erede nei suoi confronti si applicano le norme sull’indegnità, sui legittimari, sulle successioni legittime, sulla collazione e sul patto di famiglia.

4.2. Successione dello Stato

Il presupposto della successione ereditaria dello Stato è la vacanza dell’eredità, cioè l’assenza di un successibile appartenente alle categorie indicate nel precedente paragrafo che posa acquistare l’eredità di un defunto cittadino italiano.

Il fondamento, invece, risiede nell’interesse generale a che vi sia, in ogni caso, un titolare del patrimonio ereditario, il quale provvede all’amministrazione dei beni del defunto e al pagamento dei debiti ereditari, continuando così i rapporti patrimoniali che facevano capo al defunto.

Le caratteristiche della successione dello Stato sono:

  • l’acquisto dello Stato ha luogo di diritto, senza necessità di accettazione, per il solo fatto della mancanza di altro successibile a decorrere dall’apertura della successione;
  • lo Stato è l’unica figura di erede necessario del diritto successorio italiano e come tale non può rinunciare;
  • lo Stato non risponde mai dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.

4.3. Successione ereditaria per testamento

L’altra forma di successione ereditaria è quella per testamento. Quest’ultimo è l’atto col quale taluno dispone per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse.

E’ atto a causa di morte la cui funzione consiste nella determinazione della sorte dei rapporti patrimoniali in conseguenza della morte del testatore.

Il testamento, tuttavia, può contenere anche disposizioni di carattere non patrimoniale. Ad esempio, la l. n. 219 del 2017 reca la disciplina delle disposizioni anticipate di trattamento, note anche come testamento biologico o biotestamento, riguardanti le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, accertamenti diagnostici e scelte terapeutiche, espresse per l’ipotesi di una futura incapacità di autodeterminarsi. Il termine testamento è improprio, in quanto le DaT non disciplinano gli interessi del soggetto per il tempo in cui avrà cessato di vivere. Al contrario, integrano manifestazione di volontà destinate ad avere efficacia quando l’autore è ancora in vita, riguardando le cure alle quali egli intende sottoporsi.

In particolare, il testamento è un negoziogiuridico unilaterale, unipersonale, non recettizio, gratuito, revocabile e modificabile.

E’, infine, atto personalissimo e formale. La volontà del testatore deve essere spontanea e deve manifestarsi in modo espresso, in una delle forme previste dalla legge.

Chiaramente non ammette nessuna forma di rappresentanza. Il testamento, infatti, come anticipato, è un atto personalissimo, ciò significa che deve redigerlo personalmente il testatore, oppure, quest’ultimo deve recarsi di persona dinanzi al Notaio per redigere il c.d. testamento pubblico

Giunti a questo punto però potrebbe sorgere spontanea una domanda: come fa testamento il beneficiario di amministrazione di sostegno? Quest’ultimo, infatti, è un soggetto che viene o rappresentato o assistito dall’amministratore di sostegno

Innanzitutto, per poter fornire una risposta al quesito, è doveroso accertarsi della capacità di testare del soggetto in questione, la quale dipende da ciò che ha previsto il Giudice Tutelareal momento dell’apertura dell’amministrazione di sostegno. Ove il Giudice non abbia sottratto tale capacità al soggetto beneficiario, allora sarà quest’ultimo a dover redigere il testamento personalmente, senza alcuna assistenza da parte dell’amministratore. In caso contrario, infatti, il testamento sarebbe completamente nullo per violazione del principio di personalità del testamento pubblico.

4.4. Le tipologie di testamento

Il testamento può essere redatto in molteplici forme:

  • olografo, quando è redatto, datato e sottoscritto di proprio pugno dal testatore. E’ necessario che sia assicurata l’autografia, al fine di garantire l’autenticità del documento. La data, inoltre, serve a stabilire se nel momento storico in cui è stato realizzato, il testatore era dotato di capacità di testare. Infine, è essenziale la sottoscrizione, la quale ha la funzione di individuare il testatore, ma serve anche ad attestare che la volontà manifestata nello scritto sia divenuta definitiva;
  • pubblico, quando è posto in essere alla presenza di due testimoni e del notaio, che accerta la provenienza delle dichiarazioni di volontà. La dichiarazione deve essere effettuata oralmente, alla presenza di testimoni e del notaio. Deve esser formato da tutti i presenti e datato.
  • testamento segreto, in tal caso la dichiarazione non viene effettuata alla presenza del notaio, ma è consegnata a quest’ultimo una scheda contenente le ultime volontà alla presenza di due testimoni;
  • testamento internazionale, è un forma di testamento adottata laddove il testatore sia uno straniero nel territorio italiano, o viceversa un italiano nel territorio straniero. Si applica in tutti gli Stati firmatari della Convenzione di Washington, alla quale l’Italia ha aderito con l. 387 del 1990.

5. La successione necessaria 

Nell’ambito della disciplina della successione ereditaria particolari disposizioni sono riservate alla successione necessaria.

Le successioni sono due testamentaria e legittima.La successione necessaria, secondo la dottrina più autorevole, rappresenta, in realtà una sorta di species della successione legitima ed è un limite per tutelare congiunti stretti, coniugi figli e in mancanza di figli gli ascendenti. 

Il legislatore, infatti, ha previsto dei limiti stringenti nei confronti del testatore il quale, nonostante sia il pieno ed esclusivo proprietario dei beni che compongono il suo patrimonio, non può disporne come vuole, se non nei limiti previsti dalla legge.  Il legislatore, proprio attraverso la c.d. successione necessaria, ha inteso garantire una forte tutela della famiglia che prevale sulla scelta della libera disponibilità del patrimonio.

In molti in realtà si chiedono se suddetto limite sia ancora  attuale tenendo conto dell’evoluzione che ha subito la concezione dei rapporti familiari. D’altronde è ormai abbondantemente superato il concetto di  famiglia istituzione, perché la tutela è ammessa anche a scapito delle istanze individuali, con la costituzione emerge e si coglie una nozione di famiglia personalistica.

Non bisogna dimenticare, inoltre, che proprio questa forte tutela che il legislatore ha riconosciuto ai legittimari, pone tutta una serie di problematiche concernenti la circolazione dei beni di provenienza donativa che ostacolano la libera circolazione dei beni. Chi sa che il bene che sta per acquistare ha una provenienza donativa, infatti, ci pensa due volte prima di acquistarlo poiché la donazione potrebbe aver leso i diritti dei legittimari del donante che, attraverso l’azione di riduzione e di restituzione, ben potrebbero aggredire il bene oggetto di compravendita. 

Non a caso, recentemente il legislatore si è nuovamente interessato al tema della problematica della circolazione dei beni di provenienza donativa, tuttavia, pare che l’intento legislativo sia nuovamente naufragato. 

5.1. Le singole categorie di legittimari

L’istituto della successione necessaria opera a favore del nucleo familiare, inteso in senso rigoroso e stretto sono:

  • il coniuge superstite;
  • i figli e i loro discendenti in quanto succedono per rappresentazione;
  • gli ascendenti.

La parte dell’unione civile è equiparata al coniuge, non anche il convivente.

5.2. Il diritto alla quota legittima e il suo contenuto

Quando vi sono dei legittimari,si distinguono nel patrimonio ereditario due parti:

  • la quota disponibile della quale il testatore era libero di disporre;
  • la quota legittimao riserva della quale il testatore non poteva disporre perché spettante per legge ai legittimari.

Il diritto dei legittimari non è un diritto di credito verso gli altri successori, ma un diritto assoluto che si applica sui beni ereditari, pertanto questi ha il diritto di conseguire in natura tutti i beni che costituiscono la legittima.

L’intangibilità della legittima va intesa nel senso che 

  • il defunto o agli altri soggetti non possono attendere alla legittima dell’avente diritto;
  • testatore non può imporre alcun peso sulla legittima, né alcuna condizione sospensiva o risolutiva.

L’intangibilità della legittima va intesa, dunque, sempre in senso quantitativo e non qualitativo. Il legittimario ha quindi diritto ad un valore, non ad una data composizione di una quota.

5.3. La lesione della legittima 

Si halesione della legittimaquando la quota di spettanza di un legittimario resta intaccata per effetto di atti di disposizione tra vivi, come la donazione oppure disposizioni a causa di morte, come il testamento.

Quando la legittima è lesa occorre reintegrarla mediante l’azione di riduzione degli atti che hanno prodotto la lesione e mediante l’azione di restituzione, sia nei confronti del donatario che del terzo avente causa da quest’ultimo.  

Presupposto per esperire la suddetta azione è la c.d. riunione fittizia dei beni successori.

E’ un’operazione contabile diretta a calcolare l’intera entità del patrimonio ereditario all’epoca dell’apertura della successione, per stabilire se siano stati lesi i diritti dei legittimari. Consta di più operazioni:

  • la formazione della massa ereditaria, si calcolano i valori dei beni appartenenti al defunto al momento della successione detraendone i debiti;
  • la riunione fittizia vera e propria alla massa così calcolata si aggiunge il valore dei beni di cui il defunto abbia disposto in vita a titolo di donazione. La formula per calcolare tutto ciò è quella del Relictum – Debiti + Donatum;
  • calcolo della disponibile e della legittima, sulla base degli elementi ottenuti, si calcola la disponibile, cioè il valore di cui il defunto poteva disporre e la legittima tenuto conto degli aventi diritto a quest’ultima.

5.4. L’azione di riduzione

L’azione di riduzione è l’azione che ha per scopo la reintegrazione della legittima, mediante la dichiarazione di inefficacia (nei confronti del soggetto legittimario) delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti la quota di cui il testatore potesse disporre.

I soggetti legittimati ad esercitare l’azione di riduzione sono: il legittimario leso, l’erede del legittimario; l’avente causa del legittimario il legittimario pretermesso dal testatore.

Se la domanda di riduzione è accolta, si procede in tal modo:

  • innanzitutto, vengono ridotte tutte le disposizioni testamentarie proporzionalmente, tranne diversa volontà del testatore;
  • successivamente si riducono le donazioni, cominciando dall’ultima che ha provocato la lesione e risalendo a quelle precedenti.

L’azione è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale, decorrente dall’apertura della successione, mentre è discussa in dottrina e in giurisprudenza l’individuazione del termine di decorrenza della prescrizione dell’azione di riduzione.

La Corte di Cassazione (SS. UU. 20644 del 2004), a riguardo, ha chiarito che il legittimario, fino a quando non accetti l’eredità, rendendo attuale la lesione di legittima, non sarebbe legittimato, per difetto di interesse, ad esperire l’azione di riduzione.

Pertanto, il principio cui attenersi, è quello secondo il quale il termine di prescrizione dell’azione di riduzione decorre dalla data di accettazione dell’eredità del chiamato in base a disposizioni testamentarie lesive della legittima.

5.5. L’azione di restituzione

Conazione di restituzione si intende l’azione reale con la quale il legittimario,esperita con successo l’azione di riduzione, agisce nei confronti del donatario o del beneficiario delle disposizioni testamentarie per ottenere tutto o parte del bene.

Lo scopo della suddetta azione, dunque, è quello di recuperare materialmente il bene oggetto della disposizione lesiva dei diritti del legittimario leso o preterito.  Quest’ultimo,  qualora non siano trascorsi venti anni dalla trascrizione della donazione, può agire anche contro i terzi al quale sia stato allineato il bene, ma ha l’onere di escutere preventivamente i beni del donatario. I terzi acquirenti, in realtà, hanno la possibilità di tutelare il proprio acquisto decidendo di non restituire il bene in natura al legittimario bensì di pagargli l’equivalente in denaro. 

6. Consulenza e assistenza legale per il tuo caso

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione alla successione ereditaria è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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