Tasso usurario: come identificarlo e difendersi
Clelia Tesone
Aggiornato il 8 Dicembre 2021
 

Si definisce tasso usurario il tasso di interessi legali che supera la soglia legale, ossia che supera il tasso effettivo globale medio stabilito trimestralmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Il tasso usurario è, ormai, una vera e propria minaccia per tutti coloro che hanno intenzione di costituire un rapporto di finanziamento.

Nel linguaggio comune, il termine usura viene spesso collegato a prestiti di denaro illeciti, concessi dagli usurai a persone con gravi difficoltà economiche.

In realtà, in concreto, prevede un’applicazione ben più ampia, grazie anche all’inquadramento legale che il legislatore ha previsto per tale figura. In particolare una delle tipologie di usura, oggetto di ampio dibattito, è l’usura bancaria.

Nel quotidiano, tra le pratiche bancarie più comuni vi sono l’apertura di un conto corrente, la richiesta di una carta di credito, la stipulazione di un mutuo, o un mero prestito concesso istituto bancari, finanziamento ecc.

In tutti questi casi, la stipulazione di un accordo sugli interessi e, in particolare il tasso a cui devono essere resi, è sempre un momento delicato.

In tali ipotesi, infatti, viene applicato un tasso di interesse da pagare a fronte del prestito che viene concesso, ma c’è un limite oltre il quale il tasso non può essere addebitato. Tale limite si chiama tasso soglia, superato il quale l’interesse che viene chiesto non è più un tasso legale ma un tasso usurario.

Per difenderti da un tasso usurario devi sapere, innanzitutto, cos’è il tasso d’interesse, il tasso usurario e l’usura, per poi, successivamente, capire come riconoscere il tasso usurario e tutelarti con i mezzi civili e penali posti a disposizione dal legislatore.

Laddove fossi interessato ti invitiamo nella prosecuzione della lettura. Con il presente articolo intendiamo offrirti un quadro chiaro in termini di tasso usurario, soprattutto come individuarlo e quali strumenti adoperare.

1. Breve introduzione alla disciplina degli interessi

Prima di entrare nel vivo della questione è forse necessario inquadrare brevemente alcuni concetti, tra cui quello di interessi e di tasso di interessi. In tal modo vogliamo offrirti gli strumenti per comprendere, ove dovessi trovarti in una delle situazioni indicate nell’introduzione, se stai eventualmente stipulando accordi che ti si ritorceranno contro, producendo effetti pregiudizievoli.

Vediamo allora alcuni principali concetti, per poi passare ad individuare il c.d tasso usurario.

1.1. Interessi corrispettivi e moratori

E’ preliminarmente opportuno introdurre il concetto di interessi, che ti sarà indispensabile a comprendere il concetto di tasso usurario.

Le obbligazioni pecuniarie sono quella categoria che pone il problema degli interessi.

L’obbligazione  degli interessi è generalmente definita accessoria e periodica. Essa è correlata al valore della obbligazione principale, gli interessi non maturano più quando si estingue la principale. Il diritto credito che ha da oggetto gli interessi è accessorio e a sé stante, il creditore ha, quindi, diritto sia al capitale che agli interessi. Questa è anche detta periodica in quanto gli interessi maturano periodicamente.

Il codice prevede due tipologie di interessi, corrispettivi e moratori.

Che differenza c’è?

Secondo alcuni nessuna, in entrambi i casi si tratta di remunerare l’uso del denaro o l’uso che del denaro fa altro soggetto.
Si definisce corrispettivo l’interesse volontariamente concesso dal debitore, mentre è moratorio quello involontariamente elargito.

In entrambi i casi avrebbero la funzione di remunerare  il mancato godimento del capitale da parte del creditore, per tutto il periodo che precede la restituzione/pagamento.

Il denaro è un bene fecondo, chi lo usa deve remunerare chi glielo concede. Questa è la funzione degli interessi tanto corrispettivi quanto moratori, che sembra una differenza più teorica che reale.

Gli interessi moratori sarebbero, allora, interessi corrispettivi che seguono nella mora

Tuttavia, benché gli interessi corrispettivi e moratori siano caratterizzati da elementi di affinità, essi presentano comunque significative distinzioni. I corrispettivi sono correlati ad uno scambio volontario, quelli moratori presuppongono un momento patologico e hanno anche una funzione risarcitoria e compulsiva, perché spingono ad adempiere.

C’è sicuramente un rapporto di collegamento perché è l legge che la presuppone. Ad esempio l’art. 1224 c.c. stabilisce che se per gli interessi mortori non è pattuito il tasso, si applica il medesimo previsto per i corrispettivi.

1.2. Interessi compensativi

Non sono propriamente interessi che appartengono al regime delle obbligazioni pecuniarie, quelli compensativi. Questi non sono previsti dalla norma generale, ma in maniera saltuaria dal codice.

In genere, ove previsti, servono a compensare il danno da ritardo, dove il danno è che il denaro è ricevuto a distanza di tempo dal sinistro. A causa del tempo intercorrente tra il termine per adempiere e l’effettivo pagamento, il creditore subisce un danno

Questo si sostanzia in un lucro cessante, perché se il creditore l’avesse ricevuto subito, avrebbe potuto reinvestire la somma in beni fruttiferi, che gli avrebbero reso. A causa del ritardo perde questo rendimento. 

Ivi si concordano interessi compensativi che servono a compensare il danno derivante dalla ritardata disponibilità del denaro.

E’ quindi una tecnica di liquidazione del lucro cessante.

L’interesse compensativo nasce in quest’ambito, estraneo alle obbligazioni pecuniarie, quindi non appartengono propriamente allo statuto di queste ultime.

Appartengono allo statuto delle obbligazioni pecuniarie solo gli interessi corrispettivi e moratori.

1.3. Il tasso d’interesse

Partiamo da un esempio. Supponiamo che tu chieda un prestito alla banca, con la quale stipuli un contratto di mutuo, per acquistare una casa.

Il tasso d’interesse è la percentuale su un prestito o, diversamente detto, “il prezzo del noleggio del denaro”. In altre parole, il debitore dovrà restituire alla banca una somma più alta di quella che ha ricevuto in prestito, secondo la percentuale detta tasso di interesse.

Viene generalmente convenuto dalle parti, sia per gli interessi corrispettivi che moratori. Se non diversamente disposto si intendono pattuiti in conformità al tasso legale. Ove non sia pattuito solo per i moratori, questo è equivalente a quello previsto per i corrispettivi.

Si configura, invece, il c.d. tasso usurario quando la percentuale del tasso d’interesse, ossia la differenza tra ciò che ricevi e ciò che restituisci, è superiore al tasso soglia stabiliti ogni tre anni dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

In altre parole, il tasso usurario è un limite che non si può superare nel momento in cui si pattuiscono gli interessi, perché altrimenti si configurerebbe l’usura.

1.4. Usura

Il concetto di tasso usurario presuppone la realizzazione di un reato, previsto dal codice penale, definito di usura.

Con ciò ci si riferisce ad un istituto giuridico espressamente disciplinato, in ambito penalistico, dall’art. 644 c.p. e, in campo civilistico, dall’art. 1815 c.c. in materia di mutuo.

Nella realtà, però, poiché manca una definizione civilistica di usura, occorre fare riferimento a quella penalistica di cui all’art. 644 c.p. dove si distinguono due tipologie di usura.

L’ usura è detta presunta e oggettiva se il tasso usurario supera la soglia prevista dalla legge, il c.d. tasso soglia.

L’usura è concreta e soggettiva, invece, quando il tasso viene considerato usuraio anche se non supera la soglia prevista dalla legge, perché sussiste uno stato di difficoltà economica o di necessità della vittima, di cui il finanziatore approfitta per concedere un finanziamento sproporzionato rispetto alla concessione.

1.5. Tasso usurario

Come mai abbiamo fatto questa premessa? Questa introduzione consente di riconoscere quando un tasso è usuraio dobbiamo assolutamente conoscere, innanzitutto, i presupposti di legge e di calcolo del tasso soglia.

Infatti, è proprio la norma penale sopra citata che ci pone in condizione di calcolare la soglia prevista dalla legge, oltre il quale si configura il tasso usurario.

L’art. 644 c.p. rinvia ad una legge extrapenale n. 108/96 e D.L. 70/2011 per la concreta individuazione del c.d. tasso soglia stabilito dalla legge,oltre il quale si configura il reato di usura.

Nello specifico, il D.L. 70/ 2011 ha stabilito il limite oltre il quale gli interessi sono considerati usurari:  in particolare, il Ministero dell’Economia e delle Finanze per calcolare il tasso soglia fa riferimento ai tassi medi di mercato, raccolti sotto la sigla Tegm, cioè tasso effettivo globale medio, aumentati del 25% e aggiungendo il 4%. 

Il Tegm viene determinato ogni tre mesi dalla Banca d’Italia per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

E’ fondamentale che la differenza tra il tasso soglia e il Tegm non superi l’8%, altrimenti si configurerebbe il tasso usurario.

Fatta questa premessa necessaria, sorge spontaneo l’interrogativo di come verificare se un tasso è usurario.

1.6. Usura sopravvenuta

Un concetto interessante, in tema, è quello dell’usura sopravvenuta.

Ossia, ci si è chiesto se il tasso debba essere usurario sin dalla conclusione del contratto, oppure può diventare tale connotato in un secondo momento.

Con questa terminologia si intende il fenomeno per il quale il tasso convenzionale, originariamente previsto entro i limiti legale, diventa successivamente usurario, a seguito della riduzione del tasso soglia.

Quindi per effetto della riduzione del tasso soglia, gli interessi violano il limite legale, determinando il fenomeno della c.d. usura sopravvenuta.

La questione che investe l’usura sopravvenuta è, in sostanza, di diritto intertemporale, cioè ci si chiede se è applicabile o meno la Legge n. 108 del 1996, che ha introdotto il tasso soglia, ai contratti stipulati in data anteriore. Sebbene, data la natura mobile del tasso soglia, potrebbe a ben ragione accadere che questo scenda sotto il tasso originariamente vigente.

Sull’ammissibilità dell’usura sopravvenuta, invero, sono state formulate dalla giurisprudenza delle tesi contrastanti. Il dibattito si è poi concluso tramite una norma di interpretazione autentica.

Secondo l’orientamento ormai accreditato (Corte di Cassazione, sentenza n. 24675/2017 del 19 ottobre 2017), non è possibile definire l’usurarietà del tasso in un momento distinto dalla conclusione del contratto stesso.

Predetta tesi, pur ammettendo possibili modifiche del tasso soglia, che potrebbe subire variazioni verso il basso, ritiene che la pattuizione all’interno del contratto consenta di cristallizzare la valutazione stessa del tasso di interessi. Quindi essi non si intendono usurari anche se è sopravvenuta una norma imperativa distinta, che ha modificato il tasso soglia o se esso subisca modifiche, causate dalla naturale oscillazione dello stesso.

2. Come riconoscere un tasso usuraio?

Al giorno d’oggi, che tu sia un comune consumatore, o un professionista o un imprenditore di successo ha poca importanza, poiché la minaccia usuraria è costantemente dietro l’angolo.

Una delle questioni maggiormente controverse è su come si individuano in concreto i tassi di interesse usurari (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza n. 16303/2018).

E’ ampiamente dibattuto se al fine del calcolo del tasso soglia si debba ricorrere agli stessi criteri utilizzati in sede giudiziaria dal giudice, per calcolare il tasso reale, effettivamente pagato dal debitore.

Prima di esaminare il punto, vediamo come si verifica se il tasso di interessi

2.1.Tasso annuo effettivo globale medio

La verifica del tasso usurario passa attraverso il tasso annuo effettivo. E’, infatti, necessario procedere ad un confronto tra il tasso effettivo e questa grandezza.

Per impedire di essere vittima del tasso usurario è fondamentale prestare attenzione al Taeg ossia al Tasso annuo effettivo globale. Si tratta della somma del interessi accordati con il finanziatore e di tutte le spese collegate all’operazione di mutuo accollate al finanziamento e cioè:

  • le spese finalizzate all’istruttoria della banca per capire se può concedere il credito ad un soggetto, il quale deve essere in grado di restituire la somma concessa;
  • quelle per l’assicurazione, utili in caso di mancato pagamento delle rate;
  • quelle per la perizia svolta da un istituto di credito;
  • spese per estinzione anticipata del finanziamento o interessi di mora;
  • quelle del notaio.

Tutto questo rappresenta il Taeg, il quale rivelerà se viene superato il tasso soglia fissato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, cioè se si è entro i limiti di legge oppure se ci si trova di fronte ad un tasso usurario.

L’usura è il confronto di due panieri, quello che il cliente paga e quello delle voci, succitate, valutate in media, più uno spread. Ciò significa che sia il tasso effettivo applicato che quello medio legale, devono essere determinati con la medesime voci di costo.

Tale principio viene definito di simmetria.

Per fare la media si considerano le voci più ricorrenti, poi si aggiunge uno spread che consente alla banca di praticare anche voci ulteriori dei costi anomali che non ci sono nella media, senza problema.

Tuttavia, una conseguenza negativa del principio di simmetria è che rendere omogenee le due grandezza, significa determinare un innalzamento del costo medio.

Una volta riconosciuto il tasso usurario devi sapere che esistono dei mezzi di tutela predisposti dal legislatore per difendere al meglio i tuoi interessi.

2.2. Nel Taeg medio vengono calcolati anche gli interessi mortori?

La impostazione fedele al principio di simmetria viene usata anche per risolvere il problema di compatibilità tra mora usura, cioè se vanno computati gli interessi moratori al fine dell’usura. 

Secondo una prima tesi, non vanno computati gli interessi moratori nel paniere di voci rilevanti al fine del Tegm. Le argomentazioni sono le seguenti:

  • Gli interessi moratori non hanno funzione corrispettiva;
  • essi sono dovuti solo in caso di inadempimento, quindi sono un costo solo eventuale;
  • a volte il tasso di mora è più alto di quello dei corrispettivi, proprio perché hanno una funzione sanzionatoria;
  • principio di simmetria, la Banca d’Italia non calcola il tasso medio degli interessi moratori al fine del Tegm, cioè come voce del tasso medio legale.

Se iniqui gli interessi moratori potrebbero esser ridotti come la penale, quindi se iniqui sono soggetti a riduzione. 

Secondo altra tesi, invece, al fine di verificare l’usurarietà del tasso, devono essere computati anche gli interessi moratori. Questa tesi si fonda sulle seguenti argomentazioni:

  • l’art. 1 co 1 del d.l. 394 del 2000, quando parla di usura sostiene che vanno computati al fine del superamento del tasso soglia, tutti gli interessi dovuti a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del pagamento;
  • non vi è una reale differenza tra la funzione, in entrambi i casi si va a remunerare il capitale;
  • escludere dal calcolo gli interessi moratori, consentirebbe di alzare enormemente il tasso di questi, a discapito del debitore che risulterebbe leso;
  • la Banca di Italia calcola a latere la media degli interessi moratori, che può essere aggiunta al TAEG medio, per procedere al confronto.

Quest’ultima, invero, è la tesi allo stato preferita dalla giurisprudenza più recente ( Cassazione civile, sentenza 17 ottobre 2019, n. 26286).

3. Come difendersi da un tasso usuraio?

Invero, il legislatore ha previsto molteplici strumenti giudiziali e stragiudiziali a cui puoi ricorrere per difenderti da un danno ingiusto come quello che produce il tasso usurario.

In particolare lo scopo che si intende perseguire con questi rimedi è quello di favorire il recupero di quanto pagato in eccedenza ed ingiustamente, dall’altro compensare il danno patito.

Inizialmente, per esigenze di economia processuale, sarebbe conveniente procedere per via stragiudiziale:

  • il debitore può presentare un reclamo all’Istituto di credito finanziario;
  • in mancanza di riscontro, si può presentare un ricorso all’Arbitro bancario e finanziario.

Se anche quest’ultimo strumento dovesse dare un giudizio negativo non manca che procedere per via giudiziale rivolgendosi all’Autorità competente.

L’azione legale contro l’Istituto di credito, che ha sottoscritto il contratto di finanziamento, va presentata non oltre dieci anni dal rimborso del mutuo o dalla chiusura del conto corrente.

Il ricorrente, quale vittima del tasso usurario, ha l’onere di dimostrare la prova del torto subito. In altre parole, dovrà mostrare al giudice il contratto di finanziamento e relativa perizia, che dimostri che il contratto contiene un tasso usurario.

In caso di esito positivo del giudizio, il tasso usurario comporta l’applicazione di sanzioni di natura civile e penale.

4. Quali sono le sanzioni applicabili al tasso usurario?

L’applicazione del tasso usurario da parte di un Istituto di credito viene sanzionato dal giudicante con sanzioni civili e penali.

Una delle conseguenze più rilevanti è la nullità, che consente di eliminare la fonte principale del danno. Ovviamente ciò non comporta il venir meno della responsabilità penale.

4.1. Le sanzioni civili

In materia civile vengono applicate misura molto severe in conseguenza della pattuizione di un tasso usurario.

Come abbiamo poc’anzi affermato, uno dei principali rimedi è la nullità della clausola riguardante il tasso di interessi. L’art. 1815 c.c. espressamente prevede la nullità della clausola che prevede il tasso usurario, per quanto riguarda gli interessi corrispettivi.

Mentre per quanto riguarda gli interessi moratori la giurisprudenza prevede che trovi applicazione l’art. 1224 c.c., il quale, invece, stabilisce che se non pattuito un tasso, si applica quello previsto per i corrispettivi. Quindi si equivale la nullità della clausola alla mancanza originaria.

La nullità della clausola sugli interessi usurari determina il diritto del debitore, leso dall’usura, alla ripetizione di quelli illegittimamente versati. L’azione di ripetizione di cui all’art. 2033 c.c. degli interessi usurari si prescrive in dieci anni.

Rispetto ai corrispettivi,  alla luce dell’art. 1284 c.c. il debitore avrà l’obbligo di restituire solo il capitale ottenuto in prestito e non più gli interessi.

La rescissione del contratto usurario per lesione, a meno che si tratti di un mutuo, dove resta l’obbligo previsto di cui all’art. 1284 c.c.. Questa ipotesi si verifica solo in presenza di determinati presupposti:

  • le prestazioni sono proporzionate tra loro;
  • la sproporzione è nata da uno stato di necessità di una delle parti e
  • l’altra parte abbia approfittato di questo stato di necessità.

Il risarcimento del danno, perché applicando il tasso usurario, l’Istituto di credito viola gli obblighi di correttezza e di buona fede previsti per qualsiasi contratto.

4.2. Le sanzioni penali

L’usura, costituendo un reato, comporta anche importanti e piuttosto rilevanti conseguenze in termine di responsabilità penale. Le sanzioni previste per la fattispecie di cui all’art. 644 c.p. sono:

  1. la reclusione da 2 a 10 anni e la multa da 5.000 a 30.000 euro;
               
  2. la pena può essere aumentata da un terzo alla metà nel caso in cui:
  • l’illecito venga commesso nell’esercizio di un’attività professionale, bancaria o di   intermediazione finanziaria mobiliare;
  • quando vengono richieste a garanzia del finanziamento partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;
  • se il tasso usurario è applicato nei confronti di persone in stato di bisogno o esercenti attività artigianali, imprenditoriali o commerciali;
  • quando il reato è stato commesso da chi è sottoposto a condanna definitiva di misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il provvedimento e per i tre anni successivi alla fine dell’esecuzione.

5. Conclusioni

In conclusione, pur trattandosi di una disciplina che presuppone uno studio tecnico-economico, se il consumatore o chiunque altro presta attenzione agli indici e agli accorgimenti indicati nella trattazione, o comunque avvalendosi di un professionista del settore, può evitare di essere vittima di usura e tutelarsi adeguatamente.

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione al tasso usurario è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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