Trust autodichiarato: come funziona e vantaggi

Tantissime persone che intendono tutelare i propri beni ricorrono al cosiddetto trust.

Il trust è un istituto giuridico nato nel common law e che è stato successivamente legittimato anche in Italia grazie alla Convenzione internazionale de L’Aja del 1992.

Si tratta di uno strumento molto sicuro perché consente a chiunque sia interessato di proteggere i propri beni, e contestualmente, di continuare a gestirli affinché ne possano godere i beneficiari.

Tuttavia, esistono diverse forme di trust ed è bene conoscerle nello specifico per scegliere quella più adatta alla tua esigenza.

Oggi affrontiamo il trust autodichiarato per capirne il funzionamento e i vantaggi.

Cos’è il trust autodichiarato?

Prima di parlare nello specifico di trust autodichiarato, facciamo un breve ripasso sul trust in generale.

Nella classica forma del trust vediamo 3 soggetti principali che giocano un ruolo fondamentale.

Colui che costituisce il trust viene definito disponente o settlor. I beni del disponente, che assumeranno successivamente il nome di fondo in trust, vengono affidati ad un secondo soggetto per la gestione, chiamato trustee. Infine, a godere dei frutti che scaturiscono dal trust sono uno o più beneficiari.

Come mai abbiamo fatto questa premessa? Perché, per capire il funzionamento del trust autodichiarato, devi assolutamente conoscere i soggetti che ruotano attorno all’istituto.

Generalmente, tutti gli incarichi che abbiamo appena visto sono ricoperti da persone diverse.

Nel trust autodichiarato, invece, il disponente svolge sia il ruolo di settlor che quello di trustee, nominando se stesso come persona incaricata del controllo dei beni.

Quindi, per semplificare il concetto, possiamo dire che il trust viene costituito ma non c’è nessun trasferimento di beni in capo ad un altro soggetto diverso dal disponente.

Come funziona il trust autodichiarato?

Abbiamo detto che il settlor e il trustee sono la stessa persona all’interno del trust autodichiarato. 

Ora la domanda che ti sorgerà spontanea è: perché il disponente ha deciso di creare un trust se all’interno del suo patrimonio, apparentemente, non accade nulla?

È presto detto. Fisicamente non avviene nessun trasferimento di beni tuttavia, quelli che il disponente ha assoggettato al trust, vengono sostanzialmente separati dal resto del patrimonio per essere protetti.

In questo modo il disponente dà a questa fetta di beni un vincolo di destinazione che lui stesso ha dichiarato. Ecco da dove deriva il nome dell’istituto “trust autodichiarato”.

Come mai i beni che costituiscono il fondo in trust sono più protetti?

Perché, pur rimanendo nella disponibilità del settlor-trustee, quest’ultimo deve gestirli secondo quanto stabilisce l’atto costitutivo del trust.

In questo caso, ancora più che nel caso di trust generico, è consigliabile la nomina di un quarto soggetto del trust: il guardiano.

Questa figura ha il compito molto importante di vigilare sulla condotta del trustee per far sì che si attenga a quanto stabilito all’interno dell’atto costitutivo, compilando anche il libro degli eventi. In caso di trust autodichiarato, il guardiano vigilerebbe direttamente sull’attività svolta dal disponente.

Il disponente non potrà, di conseguenza, gestire i beni come meglio crede ma deve sempre amministrarli tenendo ben presente l’interesse dei beneficiari finali.

In Italia sono già state diverse le pronunce positive dei giudici a favore del trust autodichiarato. Tuttavia, come avrai potuto notare, è molto labile il confine che separa la forma del trust legale da un’attività fraudolenta volta a sottrarre i beni a possibili creditori del disponente.

Una particolare applicazione: il trust autodichiarato familiare

Tra le svariate applicazioni del trust autodichiataro, una in particolare è stata molto utilizzata. Quella a livello familiare.

Il trust autodichiarato familiare consente ad un genitore di dare vita al trust per beneficiare uno o più figli.

In questo caso, il trust ha il preciso scopo di favorire e creare un fondo per i figli del disponente.

Quali sono le motivazioni che possono spingere verso questa forma di trust? Le più disparate. Magari i figli sono ancora piccoli, oppure non particolarmente affidabili dal punto di vista della gestione patrimoniale, o potrebbero avere accanto persone che in questo momento sperperano eccessivamente.

Il trust autodichiarato, in effetti, garantisce molti vantaggi interessanti a chi decide di avviarlo. Vediamo insieme i principali.

I vantaggi del trust autodichiarato

Il trust desta ancora parecchi dubbi nel nostro Paese, tuttavia tanti simpatizzano per questo istituto perché prevede innumerevoli benefici per i diretti interessati, sia di carattere patrimoniale che finanziario.

1. La creazione di un patrimonio separato

Una delle prime cose che abbiamo detto sul trust autodichiarato è il fatto che il disponente lo costituisce per la protezione dei propri beni

Questi vengono isolati dal resto del suo patrimonio al fine di essere meglio amministrati e protetti rispetto a tutti gli altri beni che non sono stati compresi all’interno del trust.

Il fatto di dar vita ad una sorta di patrimonio separato protegge i beni sotto diversi punti di vista.

Prima di tutto, se il disponente dovesse morire, il fondo in trust non finirebbe all’interno del patrimonio ereditario da dividere fra successori testamentari e/o legittimi.

Inoltre, questi beni sono protetti anche dall’aggressione da parte dei creditori che hanno maturato il proprio diritto indipendentemente dall’istituto del trust.

Come vedi, il confine di legalità del trust è molto sottile.

2. Il disponente continua a gestire i propri beni

Un beneficio particolare del trust autodichiarato è il fatto che il disponente può godere della protezione del patrimonio offerta dall’istituto del trust ma senza affidare la gestione dei suoi beni ad un soggetto terzo.

Quindi, rispetto alla normale applicazione dell’istituto, questa forma presenta ancora più benefici.

3. L’ambito fiscale agevolato

L’Agenzia delle Entrate fa rientrare il trust autodichiarato all’interno del trust opaco e la sua tassazione avviene con pagamento dell’IRES al 24%.

Un altro aspetto interessante a proposito del trust autodichiarato è quello dell’imposta di donazione che non si applica nel caso in cui il trust realizzi una liberalità. Un esempio lampante è il trust familiare di cui abbiamo parlato prima.

Infine, il trust non vede il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale se ha ad oggetto dei beni immobili, caso che si verifica abbastanza spesso.

Tuttavia, le pronunce giudiziarie e le disposizioni dell’Agenzia delle Entrate forniscono diversi punti di vista che necessitano di essere analizzati in base al caso specifico che ci si trova ad affrontare di volta in volta.

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