Trust discrezionale e trust fisso: qual è la differenza?
Eleonora Truzzi - 8 Aprile 2020

Hai già sentito parlare di trust? È quel negozio giuridico a cui molte persone ricorrono nel momento in cui vogliono tutelare i propri beni.

Si tratta di un istituto che deriva dal common law e che è stato introdotto all’interno del nostro ordinamento portando alla nascita di diverse tipologie di trust.

Queste diverse forme di trust che conferiscono più o meno poteri e libertà ai soggetti coinvolti. Tra le tante, due forme sono particolarmente in antitesi: trust discrezionale e trust fisso.

Ma prima di passare all’analisi di questi due istituti diversi tra di loro, rinfreschiamoci la memoria su cos’è il trust in generale.

Cos’è il Trust?

È sempre bene tenere a mente il funzionamento base del trust perché è importante conoscere i soggetti interessati. In generali, giocano un ruolo chiave 3 figure specifiche:

  • Settlor: il soggetto che dà vita al negozio giuridico per la tutela del patrimonio
  • Trustee: colui che gestisce e amministra i beni
  • Beneficiary: il soggetto che godrà dell’amministrazione dei beni

Ora che abbiamo rispolverato l’istituto del trust, vediamo in cosa si differenziano trust discrezionale e trust fisso, come funzionano, quali sono i vantaggi dell’uno e dell’altro.

Cos’è il Trust discrezionale?

Questa particolare forma di trust viene definita discrezionale perché il trustee ha discrezione sulle modalità di distribuzione del capitale e del reddito che è derivato dalla gestione.

Quindi, il settlor può aver dato indicazioni sulla tipologia di beneficiari del trust, ma le distribuzioni ad ognuno di loro vengono stabilite dal trustee stesso. E i beneficiari, dal canto loro, non possono vantare nessun diritto sui beni oggetto del trust finché non avviene la distribuzione. 

I beneficiari devono aspettare la distribuzione anche perché, nel frattempo, il settlor può modificare questi soggetti, aggiungendone o eliminandone anche in un momento successivo alla costituzione del trust. 

Quando si ricorre al trust discrezionale?

In realtà, è difficile trovare una forma di trust completamente discrezionale. Secondo quanto stabilito da questo istituto, il trustee è libero di decidere come distribuire il reddito tra i beneficiari. 

Così può capitare che alcuni ricevano tutto, che ognuno ne riceva un po’ oppure che, addirittura, certi vengano completamente ignorati. Spesso, nel caso del trust discrezionale, i beneficiari non sono identificati come persone individuali, ma come facenti parte di un gruppo. Ecco giustificata la discrezionalità del trustee.

Un esempio può essere quello del charitable trust, dove il trust è stato costituito per scopi benefici e il reddito, o una sua parte, deve essere devoluto in beneficienza. In questo caso è del trustee la responsabilità di decidere a quale ente o associazione devolvere il reddito.

I vantaggi del trust discrezionale

Esistono dei vantaggi fiscali per chi costituisce un trust discrezionale? A comunicarcelo è l’Agenzia delle Entrate tramite diversi documenti:

  • Circolare del 6 agosto 2007 n. 48/E
  • Risoluzione del 5 novembre 2008 n. 425/E
  • Circolare del 27 dicembre 2010 n. 61/E

L’Agenzia delle Entrate si riferisce al trust discrezionale come ad un trust opaco. Anche qui, successivamente, noteremo una grande differenza di trattamento fra trust discrezionale e trust fisso.

Nel trust opaco, appunto, i beneficiari non hanno nessuna pretesa o diritto sul reddito. Se mai, l’unica cosa che hanno è un’aspettativa.

Perciò, l’Agenzia delle Entrate considera il trust discrezionale o opaco come un autonomo soggetto d’imposta. Il reddito che verrà riconosciuto successivamente ai beneficiari non dovrà essere ulteriormente tassato.

La base imponibile è composta dalle categorie reddituali e dall’aliquota IRES al 24%. Una volta pagata l’IRES, poi tutti i frutti successivi non riceveranno una seconda tassazione.

Inoltre, abbiamo detto che il beneficiario non ha altro che una semplice aspettativa sul reddito e, di conseguenza, non può agire in giudizio con l’intento di aggredire il patrimonio oggetto del trust per ottenere una qualche soddisfazione.

Dall’altro lato, nemmeno i creditori dei beneficiari possono aggredire il fondo del trust finché il reddito non viene effettivamente smistato tra i beneficiari.

Ma ora vediamo la differenza fra trust discrezionale e trust fisso.

Cos’è il Trust fisso?

Il trust fisso funziona all’opposto rispetto al trust discrezionale. Il trustee non è più libero di decidere come allocare i frutti del patrimonio, ma ottiene indicazioni ben precise dal settlor.

Dall’altra parte, anche i beneficiari questa volta vantano delle pretese ben definite e questo è fondamentale per capire il funzionamento del trust fisso, ciò che comporta e quali sono i vantaggi del scegliere questa formula.

Cosa dà questo diritto legale ai beneficiari? Il fatto di essere stati scelti in modo specifico già all’interno dell’atto costitutivo.

Quando si ricorre al Trust fisso?

La forma del trust fisso viene utilizzata quando i beneficiari sono individuati e si sa a priori come suddividere i beni tra di loro. In questo caso, per esempio, l’atto costitutivo può stabilire di dividere il reddito in parti uguali tra i beneficiari.

Tuttavia, ricordiamo che non è così semplice trovare delle forme nette di trust discrezionale e trust fisso. Spesso queste due formule si fondono per dare vita ad una forma mista di trust.

I vantaggi del trust fisso

Ancora una volta, per parlare degli aspetti fiscali del trust fisso, torniamo a far riferimento a quanto stabilito dall’Agenzia delle Entrate in materia.

Ricordi che il trust discrezionale veniva definito trust opaco? Ottimo, il trust fisso, invece, viene definito trust trasparente.

Come mai? Semplicemente perché non viene riconosciuta una discrezionalità in capo al trustee ma tutto è già stabilito in modo chiaro, riconoscendo ai beneficiari un diritto legale soggettivo in capo al reddito.

Dal punto di vista fiscale, il trust trasparente è soggetto ad aliquote IRPEF in capo ai beneficiari. La tassazione ricade direttamente in capo a loro i quali, nella propria dichiarazione dei redditi, dovranno indicare anche il codice fiscale del trust.

Tuttavia, esistono dei vantaggi dal punto di vista della pretesa dei beneficiari.

Questa volta vantano un diritto soggettivo e possono agire in giudizio per richiedere ciò che gli spetta. 

Ma se prima il creditore del beneficiario non poteva attaccare in alcun modo il trust, ora può chiedere un pignoramento sul diritto che il beneficiario vanta sui beni, per ottenere esso stesso una soddisfazione a seguito di un debito non saldato.

Ora hai un quadro più chiaro delle differenze fra trust discrezionale e trust fisso. Se vuoi approfondire questi istituti, e chiedere il parere ad un esperto del settore, non devi fare altro che contattarci compilando il Modulo che trovi in questa pagina.


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