Trust: cos’è e quando può essere utilizzato
Eleonora Truzzi - 7 Febbraio 2020

Il trust è un negozio giuridico che viene istituito nel momento in cui un soggetto intende tutelare i propri beni.

Possono essere tantissimi i motivi che spingono una persona a cercare una garanzia in più per il proprio patrimonio, come il voler assicurare un sostentamento alla propria famiglia oppure proteggere dei beni dall’azione dei creditori.

L’istituto giuridico del trust è nato originariamente nei sistemi di common law. È stato successivamente legittimato in Italia dalla Convenzione internazionale de L’Aja nel 1992.

Vediamo subito cos’è il trust, quali sono le particolarità di questo istituto e come funziona.

Cos’è il Trust?

Il trust è un negozio giuridico secondo il quale un soggetto, denominato settlor, dispone di una certa quantità di beni che vuole tutelare. Questi beni, detti anche fondo in trust, vengono assoggettati sotto il controllo di un secondo individuo, che prende il nome di trustee, per farli gestire ed amministrare da lui nei confronti di un terzo soggetto beneficiario, il beneficiary

Il trust può essere disposto sia affiche questo terzo soggetto benefici dei beni, ma anche per la realizzazione di uno scopo ben determinato.

Il trustee si impegna, di conseguenza, ad amministrare i beni del settlor secondo quanto stabilito dall’atto costitutivo del trust.

Come mai si ricorre al Trust?

Non esistono dei casi specifici per cui sceglie il trust, può essere utilizzato per il passaggio generazionale di un’impresa, all’interno di una procedura concorsuale oppure per la tutela di un disabile o di un minorenne.

L’importante è che esista un soggetto beneficiario dei beni o uno scopo specifico per il quale costituirlo.

Le caratteristiche del negozio giuridico

Il trust è un istituto che necessita della forma scritta per essere valido. Viene realizzato a titolo gratuito, ossia la parte che si obbliga non svolge la propria prestazione in cambio di un compenso economico o finanziario. E, infine, è un istituto a effetti reali, cioè avviene un trasferimento di diritti reali su determinati beni.

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il trust non si realizza tramite un contratto bilaterale, ma si tratta piuttosto di un negozio giuridico unilaterale.

Chi sono i soggetti coinvolti?

Abbiamo già accennato quali sono i principali soggetti coinvolti, ma vediamoli meglio nello specifico.

Il primo soggetto fondamentale è il settlor, ossia il proprietario dei beni che costituiscono il fondo in trust. È proprio questo soggetto a dare vita al negozio del trust, a designare il trustee e a stabilire le azioni che deve porre in essere.

Passiamo così al secondo soggetto importante, il trustee. Grazie al negozio giuridico cade in capo a lui la gestione e l’amministrazione dei beni in trust. Di questi ne acquisisce la proprietà o un’altra tipologia di diritto reale a seconda di quanto stabilito dal settlor.

Va precisato che è la stessa Convenzione internazionale de L’Aja a stabilire quali sono i compiti che il trustee deve esercitare nei limiti stabiliti dall’atto costitutivo.

Essendo un negozio unilaterale, questo è soggetto anche a rifiuto. Di conseguenza, il trustee deve espressamente accettare l’incarico per iniziare a gestire i beni in quanto potrebbe anche decidere di non farlo. 

In ogni caso, qualsiasi siano i limiti stabiliti nell’atto costitutivo alla titolarità dei beni in capo al trustee, tutto quello che fa deve essere rivolto ad uno scopo ben mirato senza il quale tutto il negozio giuridico perderebbe efficacia.

Il terzo soggetto è il beneficiario. Con il trust, il settlor vuole riconoscere un beneficio ad un individuo specifico e sarà proprio lui a trarne i vantaggi economici. Ricordiamo che questi vantaggi non si realizzano in capo al trustee, essendo questo un istituto a titolo gratuito.

Infine, esiste un quarto soggetto che viene definito il guardiano. Non è obbligatorio che ci sia ma può essere istituito se si dovesse presentare la necessità. Il suo compito è quello di vigilare sull’attività del trustee affinché amministri diligentemente i beni che gli sono stati affidati.

Quali beni riguarda il Trust?

I beni che puoi assoggettare alla disciplina del trust sono i più svariati, non vengono posti limiti.

Puoi quindi decidere di trasferire alla gestione del trustee beni mobili registratibeni mobili non registratibeni immobili.

Addirittura, proprio perché non sono state poste limitazioni di nessun tipo, possono essere assoggettati alla disciplina del trust anche il denaro e le partecipazioni societarie.

Cosa succede ai beni trasferiti?

Questa domanda sorge subito spontanea: cosa succede ai beni?

Nonostante vengano intestati alla persona del trustee, i beni non entrano a far parte del suo patrimonio personale ma vanno a costituire una massa distinta.

Questo aspetto è molto importante perché costituisce una garanzia in più su questi beni che non possono così essere aggrediti da eventuali creditori del trustee, non possono rientrare nella sua successione ereditaria e nemmeno nella comunione legale.

I beni del trust appartengono solo formalmente al trustee e il primo soggetto che li ha trasferiti, il settlor, può sempre esercitare un’azione reipersecutoria per recuperare i beni che il trustee abbia gestito in modo da arrecargli un danno, così da punire l’atto illecito e ottenere un risarcimento.

Ricordiamo che le regole per una corretta amministrazione dei beni vengono disposte all’interno dell’atto costitutivo del negozio giuridico.

Costituire il Trust con testamento

Essendo un atto unilaterale, e non un contratto che necessita dell’accordo di due parti, il trust può essere costituito anche tramite testamento.

A stabilirlo è l’art. 2 della Convenzione internazionale de L’Aja, a patto che i beni non vengano posti sotto trust per escluderli dal patrimonio e ledere i diritti degli eredi. 

Il Trust di scopo

Abbiamo detto che i beni possono essere dati in gestione per far ottenere dei vantaggi economici ad un terzo soggetto, il beneficiario. Ma questo non avviene in tutte le situazioni.

Esiste anche il caso in cui il negozio venga istituito per raggiungere un fine ben preciso e in questo caso ci troviamo di fronte al caso particolare del trust di scopo.

Secondo queste modalità, non essendoci un soggetto beneficiario, il settlor può ricoprire anche questo ruolo e lasciare la gestione dei beni al trustee per poterne trarre personalmente vantaggio.

Il Trust autodichiarato

Un ultimo caso molto particolare di trust è quello autodichiarato. In questa situazione il settlor non prende più il posto del beneficiario, bensì diventa esso stesso il trustee.

In questo modo può gestire una parte dei suoi beni separatamente per poterli finalizzare ad uno scopo ben preciso.

Va specificato che, se il disponente intende ricoprire il ruolo di trustee, non può essere anche beneficiario dei vantaggi. Può ricoprire solamente uno dei due ruoli per volta.

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