Trust: guida pratica
Clelia Tesone
Aggiornato il 14 Giugno 2021
 

Il trust è un negozio giuridico, di origine anglosassone, che assolve alla funzione primaria di tutela del patrimonio del soggetto costituente, per il tramite della costituzione di un patrimonio separato.

Le ragioni che possono indurti alla realizzazione di un trust, sono molteplici, tuttavia è necessario costituire una forma di garanzia. Alla base di tale scelta, in molti casi, vi è volontà di assicurare un sostentamento alla propria famiglia oppure proteggere dei beni della propria impresa dall’azione dei creditori.

Tramite il suddetto istituto potresti allora assolvere sia ad uno scopo specifico o semplicemente predisporre la gestione di una massa patrimoniale a favore di un familiare o di altro soggetto. Il trust, infatti, può assolvere anche ad una funzione assistenziale.

L’istituto giuridico del trust è nato originariamente nei sistemi di common law. Tuttavia è stato progressivamente importato in molti Stati europei continentali. In ultimo è stato legittimato anche in Italia, con la sottoscrizione della Convenzione internazionale de L’Aja nel 1992.

Laddove fossi interessato alla costituzione del trust, ti invitiamo nella prosecuzione della lettura. Con suddetta guida, ci proponiamo di offriti descrizione, il più possibile accurata, dell’istituto in esame.

1. Cos’è il Trust?

Il trust è un negozio giuridico secondo il quale un soggetto, denominato disponentesettlor, dispone di una certa quantità di beni che vuole tutelare. Questi beni, detti anche fondo in trust, vengono assoggettati sotto il controllo di un secondo individuo, che prende il nome di gestoretrustee, per farli gestire ed amministrare da lui nei confronti di un terzo soggetto beneficiario, il beneficiario beneficiary

Il trust può essere disposto al fine di garantire eventuali forme di assistenza al terzo soggetto beneficiario, oltre che per la realizzazione di uno scopo ben determinato.

Il trustee si impegna, di conseguenza, ad amministrare i beni del settlor secondo quanto stabilito dall’atto costitutivo del trust.

Non esistono, invero, specifiche ragioni per cui ricorrere il trust, che assolve a molteplici funzioni. Ad esempio, può essere utilizzato per il passaggio generazionale di un’impresa. Generando una forma di segregazione patrimoniale, consente di prevenire l’aggressione del patrimonio da parte dei creditori in una fase delicata della vita dell’impresa.

Per le medesime ragioni, il trust è particolarmente impiegato all’interno di procedure concorsuali. Tuttavia, come poc’anzi accennato, l’istituto può assolvere a finalità di carattere familiare e personale, come la tutela di un disabile o di un minorenne.

2. Le caratteristiche del negozio giuridico

Una delle principali questioni, che sicuramente hai interesse a valutare, attiene alla costituzione di un trust, in particolare a quali forme ricorrere.

Il negozio tramite il quale dare vita ad un trust può esser sia un atto tra vivi sia a causa di morte. Indipendentemente dalla forma che si predilige, la Convenzione dell’Aja, come recepita nel nostro ordinamento, impone che siano garantite determinate funzioni.

 In primo luogo, i beni del trust devono confluire in una massa distinta dal patrimonio del gestore. Non rileva, a tal proposito, la circostanza che i beni siano stati intestati a quest’ultimo o meno.

Tramite atto costitutivo, devono esser stabilite anche le regole di gestione, a cui il trustee dovrà necessariamente attenersi nell’attività di amministrazione delegatagli. La legge svolge, invero, un ruolo di supplenza, laddove dovessero sussistere delle lacune, al fine di eterointegrare il rapporto.

Il costituente potrebbe, tuttavia, riservarsi alcune specifiche funzioni e prerogative.

2.1. La forma

Il trust è costituito attraverso un atto del costituente. Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, il trust non si realizza tramite un contratto bilaterale, ma si tratta piuttosto di un negozio giuridico unilaterale. Quest’ultimo ha forma scritta, anche al fine di facilitare la fase probatoria.

In genere si ricorre ad un atto pubblico o una scrittura privata, elemento essenziale alla validità dell’atto, insieme a una dichiarazione del settlor con la quale esprima la volontà di costituire un trust. Non è, quindi, sufficiente la mera volontà di trasferire il patrimonio al gestore.

Il documento, benché unico, può allora suddividersi in due componenti, l’atto di trasferimento dei beni, con cui si costituisce una massa indistinta, e l’atto con il quale si regola l’attività di gestione. In esso verranno indicate tutte le regole che dovranno esser rispettate nella successiva amministrazione dei beni.

Il negozio, quindi, produce sia effetti reali, in quanto avviene un trasferimento di diritti reali su determinati beni, ma anche effetti obbligatori, in quanto impone una condotta regolamentata al gestore

2.2. Il costituente o settlor

Abbiamo già accennato a quali sono i principali soggetti coinvolti, ma vediamoli meglio nello specifico.

L’istituto presuppone, quindi, la presenza di tre soggetti: disponente, gestore e beneficiario.

Il primo soggetto del rapporto è il disponente o settlor, ossia il proprietario dei beni che procede al conferimento, al fine di realizzare il fondo in trust. È proprio questo soggetto a dare vita al negozio del trust, a designare il gestore e a stabilire le azioni che deve porre in essere.

Il disponente, quindi, individua le regole della gestione e le finalità da perseguire. Da ciò consegue che, in genere, egli individua anche il beneficiario.

Inoltre, tale figura può coincidere anche con più soggetti, sia persone fisiche o giuridiche, le quali avranno i medesimi poteri e funzioni. E’ tuttavia indispensabile che queste giungano ad un accordo, ad indichino i rapporti tra loro intercorrenti e i poteri, ad ciascuno di esse devolute.

Il disponente potrebbe, eventualmente, mantenere alcuni poteri di controllo sui beni oggetto del patrimonio trasferito. Tuttavia, deve essere garantito che il soggetto del disponente sia distinto del trustee. In particolare deve essere quest’ultimo a perseguire lo scopo definito nell’atto nell’interesse del beneficiario.

2.3. Il gestore o trustee

Come suddetto, la figura del gestore o trustee deve essere tenuta sempre distinta dal costituente, al fine di potere configurare un trust. Grazie al negozio giuridico, cade in capo a lui la gestione e l’amministrazione dei beni in trust. Di questi ne acquisisce la proprietà o altro diritto reale a seconda di quanto stabilito dal settlor.

Va precisato che è la stessa Convenzione internazionale de L’Aja a stabilire quali sono i compiti che il trustee, che devono essere esercitati nei limiti stabiliti dall’atto costitutivo.

La nomina può essere effettuata in uno dei seguenti modi:

  • il disponente procede alla scelta del gestore per il tramite dell’atto costitutivo;
  • oppure può esser scelto in un atto separato. In questo dovrà esser espressamente richiamato il negozio del trust, insieme al relativo lo scopo;
  • mediante atto giudiziale.

Essendo un negozio unilaterale, al gestore è attribuito il diritto di rifiuto. Ne consegue, che il gestore è tenuto accettare espressamente l’incarico per iniziare a gestire i beni in quanto potrebbe anche decidere di non farlo. 

In ogni caso, qualsiasi siano i limiti stabiliti nell’atto costitutivo alla titolarità dei beni in capo al trustee, tutto quello che fa deve essere rivolto ad uno scopo ben mirato senza il quale tutto il negozio giuridico perderebbe efficacia.

2.4. Soggetti eventuali

Il terzo soggetto è del rapporto costituente il trust, è il beneficiario. Invero, questo è uno dei due soggetti eventuali. Con il trust, il settlor può riconoscere un beneficio ad un individuo specifico e sarà proprio lui a trarne i vantaggi economici. Ricordiamo che questi vantaggi non si realizzano in capo al gestore, essendo questo un istituto a titolo gratuito. Tuttavia, non è necessario che il negozio sia disposto a vantaggio di uno specifico soggetto, potendo, invero, esser costituito per adempiere ad uno dato scopo.

Infine, esiste un quarto soggetto che viene definito il guardiano o guardian. Non è obbligatorio che ci sia, ma può essere istituito se si dovesse presentare la necessità. Il suo compito è quello di vigilare sull’attività del trustee, affinché amministri diligentemente i beni che gli sono stati affidati e lo sostituisca, ove dovesse venir meno.

2.5. I beni oggetto di trust

I beni che puoi assoggettare alla disciplina del trust sono i più svariati, non sussistono limiti in tal senso.

Puoi quindi decidere di trasferire alla gestione del trustee:

  • i beni mobili registrati;
  • oppure i beni mobili non registrati; 
  • i beni immobili.

Addirittura, proprio perché non sono state poste limitazioni di nessun tipo, possono essere assoggettati alla disciplina del trust anche il denaro e le partecipazioni societarie.

2.6. Segregazione patrimoniale

Ti starai sicuramente chiedendo, quali sono gli effetti principali prodotti dal trust. Invero, la ragione principale per cui si ricorrere a questo istituto, è proprio l’effetto di segregazione patrimoniale.

Nonostante vengano intestati alla persona del trustee, i beni non entrano a far parte del suo patrimonio personale, ma vanno a costituire una massa distinta.

Tale aspetto acquista particolare rilievo, soprattutto per quanto attiene il rapporto con i creditori. Tramite il trust, si costituisce una forma peculiare garanzia, in quanto questi beni costituiscono un patrimonio vincolato allo scopo dedotto nel negozio.

Ciò implica, che predetta massa patrimoniale non possa essere aggredita da eventuali creditori del trustee, non possono rientrare nella sua successione ereditaria e nemmeno nella comunione legale. Non solo, anche i creditori, che non siano sorti in conseguenza dello scopo perseguito con il trust, non possono, ovviamente, soddisfarsi su predetti beni, che siano creditori del costituente o del gestore.

I beni del trust appartengono solo formalmente al trustee e il primo soggetto che li ha trasferiti. Il settlor, invero, può sempre esercitare un’azione reipersecutoria per recuperare i beni che il trustee abbia gestito in modo da arrecargli un danno, così da punire l’atto illecito e ottenere un risarcimento.

Ricordiamo che le regole per una corretta amministrazione dei beni vengono disposte all’interno dell’atto costitutivo del negozio giuridico.

2.7. Trascrizione del trust

La trascrizione del trust è stata a lungo messa in dubbio. Questa poteva essere giustificata sulla base dell’art. 2645 c.c., il quale dice che sono trascrivibili negozi che hanno ad oggetto gli effetti degli atti indicati nell’articolo precedente.

Invero, la questione della trascrivibilità del trust è stata superata definitivamente dal legislatore. A far data dal 2005, è stato introdotto l’art. 2645 ter del c.c. il quale dispone che la trascrizione degli atti di destinazione, ove non superino i 90 anni.

La norma è stata di particolare importanza. In primo luogo, come è evidente, ha sanato qualsiasi dubbio sulla possibilità di trascrivere il trust. Inoltre, in particolare, ha sancito, indirettamente la legittimità di tale istituto, purché sia rispettato il requisito richiamato dalla norma, ossia se esso sia finalizzato a realizzare interessi meritevoli di tutela. Ciò implica che lo scopo del trust debba essere di utilità sociale, come la difesa di un interesse familiare.

3. Il Trust e diritto successorio

Essendo un atto unilaterale, e non un contratto che necessita dell’accordo di due parti, il trust può essere costituito anche tramite testamento.

A stabilirlo è l’art. 2 della Convenzione internazionale de L’Aja, a patto che i beni non vengano posti sotto trust per escluderli dal patrimonio e ledere i diritti degli eredi. 

Tale eventualità, tuttavia, pone un primo rilevante problema. Tramite il trust potrebbe essere eluso il divieto di sostituzione fedecommissoria.

Invero, gli elementi distintivi tra le due fattispecie sono molteplici.

Nella sostituzione fedecommissaria si ha una doppia vocazione, che fa acquistare automaticamente i beni al secondo istituito.

Mentre, ciò non accade nel trust, dove serve un successivo trasferimento al beneficiario.

Inoltre l’istituito nella sostituzione fedecommissaria ha il diritto di godimento sui beni. Al trustee, invece, sono precluse le facoltà connesse a tali diritti reali, in quanto ha solo l’amministrazione di essi.

4. Il Trust di scopo

Abbiamo detto che i beni possono essere dati in gestione per far ottenere dei vantaggi economici ad un terzo soggetto, il beneficiario. Ciò, invero, non avviene in tutte le ipotesi in cui si ricorre all’istituto del trust..

Esiste anche il caso in cui il negozio venga istituito per raggiungere un fine ben preciso e in questo caso ci troviamo di fronte al caso particolare del trust di scopo.

Secondo queste modalità, non essendoci un soggetto beneficiario, il settlor può ricoprire anche questo ruolo e lasciare la gestione dei beni al trustee per poterne trarre personalmente vantaggio.

5. Il Trust autodichiarato

Un ultimo caso molto particolare di trust è quello autodichiarato. In questa situazione il settlor non prende più il posto del beneficiario, bensì diventa esso stesso il trustee.

In questo modo può gestire una parte dei suoi beni separatamente per poterli finalizzare ad uno scopo ben preciso.

Va specificato che, se il disponente intende ricoprire il ruolo di trustee, non può essere anche beneficiario dei vantaggi. Può ricoprire solamente uno dei due ruoli per volta.

Il trust autodichiarato, in genere, si sostanzia in tre peculiari tipologie:

  • un trust autodichiarato di scopo, un questo caso quindi il trust è posto in essere, non in beneficio di taluno, ma per perseguire una specifica finalità. Spesso viene utilizzato in sostituzione della figura della fondazione, di più complessa costituzione, evitando così notevoli inconvenienti;
  • oppure un trust autodichiarato familiare, costituito dal genitore a beneficio dei figli. In tal modo si evita l’immediato trasferimento dei beni, escludendo le relative conseguenze patrimoniali;
  • trust liquidatorio autodichiarato, tramite il quale si procede al conferimento di un immobile, allo scopo di liquidarlo. La finalità ultima è, quindi, quella di soddisfare, con il ricavato, i creditori del disponente e di attribuire a quest’ultimo l’eventuale residuo. In tal modo, infatti, è possibile vendere il bene al prezzo di mercato. Invece, laddove fosse venduto, in attuazione della procedura di esecuzione, il prezzo sarebbe sicuramente inferiore, in quanto eventualmente oggetto di asta pubblica. Ivi, allora, il trust viene in beneficio sia del debitore che del creditore stesso.

6. Trust liquidatorio

Grazie al suo effetto segregativo, il quale crea un vincolo di destinazione al patrimonio ad esso imputato, il trust è divenuto di ampia diffusione soprattutto nelle procedure di liquidazione delle imprese. L’istituto può, infatti, essere utilizzato come alternativa o supporto alle procedure concorsuali.

Proprio per questo si parla sovente di trust liquidatorio. Quest’ultimo viene costituito in favore dei creditori dell’impresa che assumono la qualità di beneficiari.

A causa dell’evidente interferenza con le norme in tema di liquidazione, è opportuno evidenziare alcuni limiti a cui è sottoposto il ricorso a tale strumento:

  • qualora abbia ad oggetto l’intero complesso aziendale, non può mai costituire una alternativa alla procedura di liquidazione;
  • dovranno essere inserite delle clausole che limitino l’operatività in caso di insolvenza conclamata. Ciò in quanto, in caso di intervenuto fallimento, i beni potranno essere restituiti alla procedura di carattere pubblicistico e, dunque, inderogabile.

Tipologie di trust liquidatorio

Il trust liquidatorio può essere distinto in relazione alla loro tipologia, allo scopo enunciato e, soprattutto, al momento in cui il trust è istituito. Quindi, tra le varie forme appartenenti a questa macro categorie ci sono:

  • trust protettivi:
  • di salvataggio
  • puramente liquidatori;
  • falsamente liquidatori.

Sono definiti  trust protettivi quelli che sono istituiti da un imprenditore allo scopo di prevenire eventuali azioni esecutive. Quindi tramite tale istituto si mettendo a loro disposizione alcuni beni tramite il trust. Questi hanno funzione pre–liquidatoria. In particolare permettono ai creditori di beneficiare del trust. In tal modo si consente un pagamento del debito attraverso la costituzione di una prelazione atipica.

Mentre  i trust di salvataggio sono posti in essere laddove si prospetti una crisi di impresa, sebbene reversibile. L’imprenditore, tramite questo strumento, intende prevenire l’istanza di fallimento. In questo modo si cerca di indurre il ricorso a soluzioni negoziali della crisi. Esso, quindi, potrebbe essere, ad esempio, una delle condizione grazie alla quale i creditori accetteranno la proposta di concordato.

Per quanto riguarda, invece, i trust “puramente liquidatori”, questi costituiscono una modalità alternativa alla liquidazione disciplinata dagli artt. 2487 s.s. c.c.. Il trustee procederà ad eseguire le operazioni di liquidazione.

Infine, i trust “falsamente liquidatori” sono creati da imprenditori già in stato di rilevante insolvenza. Questo ha lo scopo di ostacolare le pretese creditorie, procrastinando il fallimento dell’impresa. Questa tipologia, in quanto posta in essere solo per eludere le norme sul fallimento, è nulla per contrarietà a norma imperativa.

7. Trust immobiliare

Il Trust immobiliare è quella tipologia dell’istituto tramite il quale si trasferisce in trust la proprietà immobiliari. Viene utilizzato con l’intento di concentrare e gestire in maniera ordinata la successione. In tal modo si potrà proteggere i beni dall’aggressione dei creditori. Anche dal punto di vista della fiscalità successoria si ottengono rilevanti vantaggi.

Il trust immobiliare può esser posto in essere tramite tre modalità distinte:

  • trasferimento della piena proprietà al garante:
  • trasferimento della nuda proprietà al garante, il proprietario in questo caso conserva per sé l’usufrutto;
  • o trasferimento della nuda proprietà al garante e il proprietario conserva per sé il diritto di abitazione.

Nella prima ipotesi, la principale peculiarità attiene agli oneri del garante. Questo dovrà dichiarare nella propria dichiarazione dei redditi del trust il bene immobile e pagare le imposte dovute.

Mentre, quando vengono in evidenza la seconda e terza ipotesi, il proprietario continuerà a dichiarare quest’ultime nella propria dichiarazione dei redditi in quanto tali diritti reali restano in capo, ai fini dichiarativi, a chi ne è il titolare.

Il principale beneficio del trust immobiliare è che il trasferimento dell’immobile in un trust permette di scontare le imposte di successione e donazione e quelle ipocatastali.

Tramite questo istituto, gli immobili italiani che sono fatti confluire in un trust non residente, tuttavia, i beni restano soggetti al regime di tassazione italiano. Secondo l’articolo 6 del modello OCSE, inoltre, tutti gli eventuali redditi prodotti da beni situati in Italia a vantaggio di non residenti nel nostro Paese sono in ogni caso imponibili in Italia.

8. Trust nella gestione dei grandi patrimoni

Il trust è uno strumento che viene generalmente utilizzato per la gestione dei grandi patrimoni. Esso, infatti, come abbiamo avuto modo di osservare, si connota per un’ampia flessibilità, che consente di adeguare l’organizzazione e l’amministrazione dei beni patrimoniali alle tue esigenze mutevoli.

A tal proposito, soprattutto in ordinamenti stranieri, sono state elaborate numerose tipologie di trust, funazionalizzati alla gestione dei grandi patrimoni. Ad esempio:

  • Express trust: In questo caso il trust è posto in essere con atto espresso con forma scritta. Deve presentare tre requisiti essenziali: a) I beni oggetto del trust devono essere esistenti; b) I beneficiari del trust devono essere identificati o identificabili; c) Le finalità della costituzione devono risultare in modo espresso.
  • Grantor trust: è una forma di trust revocabile. Laddove il disponente si nomini trustee, la revoca ripristina nel suo patrimonio personale i beni oggetto del trust. Mentre, nel caso in cui il trustee è un terzo, la revoca comporta anche il venire meno degli effetti dei trasferimenti effettuati nei suoi confronti. La revoca, quindi, ripristina della titolarità dei beni oggetto del trust in capo al disponente;
  • Discretionary trust: è una forma di trust dove si prevede l’amministrazione dei beni nei confronti di più beneficiari, secondo le norme disposte, in questo caso, dal trustee.  Quest’ultimo ha la facoltà di decidere come ripartire i profitti derivanti dalla gestione a beneficio di uno solo o di alcuni fra i beneficiari, non anche di soggetti esterni al rapporto. Ha anche la facoltà di scegliere i beneficiari nell’ambito di una categoria di soggetti indicati dal settlor. Il trustee potrebbe però decidere di non conferire i beni e i benefici ad alcuni dei beneficiari. Infine decide anche se distribuire fra i beneficiari l’intero reddito o solo una parte di esso o addirittura nulla a nessuno.
  • Unit trusts: Questi, invero, sono fondi comuni d’investimento mobiliare o immobiliare. Sono costituiti mediante deposito di una somma di denaro da parte dei costituenti. Tale massa patrimoniale viene messa a disposizione del trustee, il quale li utilizzerà per investimenti o sarà depositata per futuri investimenti. Il trustee ha poteri molto ampi ed è responsabile per il tipo di investimento.

9. Trust internazionale e diritto alla riservatezza

L’International Trusts Act del 1987, è una disciplina introdotta al fine di prevedere alcune norme fondamentali in tema di trusts internazionali. In questo contesto, le istituzioni internazionali sono intervenute, in particolare, sugli aspetti fiscali e di riservatezza, piuttosto che su quelli giuridici, affrontati già dalla Convenzione dell’Aja, nonché dal succesivo dibattito scaturito.

Sul tema della riservatezza è stata prevista la disposizione secondo la quale l’atto istitutivo del trust non necessariamente è sottoposto a registrazione. Tale atto è meramente facoltativo, il trust può non menzionare né il nome del disponente né quelli dei beneficiari.

Tuttavia dovranno essere indicati sia la denominazione del trust che il nome del trustee locale. In tal modo, infatti, si attesta che sussistono le condizioni affinché il trust sia considerato internazionale. Mentre per quanto attiene gli altri dati, questi possono essere contenuti in atti separati. La loro divulgazione è penalmente sanzionata.

Inoltre, la riservatezza è ulteriormente preservata tramite le norme sul processo. Infatti ogni procedimento civile riguardante i trust sono svolti in camera di consiglio.

Per il resto, le norme base sono ancora quelle inglesi oggetto di specifica recezione. A tal proposito si fa riferimento alle riforme successive alla prima legislazione di Cook Islands, disciplina che regola principalmente la materia del trusts di scopo.

Tale atto, però, non dispone nulla circa alcuni delicati argomenti. Ad esempio non è introduce nuove norme applicabili, non risolve il nodo circa la legge nazionale del disponente, di azione revocatoria proposta da un creditore del disponente.

10. Profili fiscali del Trust

In tema di trust, potrebbero interessarti quelli che sono i c.d. profili fiscali, in particolare con riferimento al trust costituito all’estero, analizzando gli aspetti connessi alle imposte dirette e indirette.

10.1. Imposte dirette

Da un punto di vista fiscale, il trust è un soggetto passivo IRES, alla stregua di un ente. Più precisamente, viene classificato nelle lettere b), c) o d) dell’articolo 73, comma 1, del TUIR, a seconda dell’attività svolta e della residenza.

Il legislatore, invero, è intervenuto al fine di modificare l’art. 73, comma 1, del TUIR. Questo, nella sua attuale formulazione, prevede che sono considerati fiscalmente residenti in Italia, tra gli altri:

  • i trust, residenti in Italia, che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio dell’attività commerciale;
  • inoltre, i trust, residenti in Italia, che non hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale;
  • i trust residenti all’estero.

Quindi, indipendente dalla residenza, i trust sono soggetti passivi IRES.

Per quanto attiene alla residenza fiscale, essa si individua con la sede legale, amministrativa o dove si trova l’oggetto principale del trust.

I trust esteri, costituiti in Stati a fiscalità privilegiata, sono considerati sostanzialmente residenti in Italia, ai sensi del co 3 dell’art. 73 TUIR se:

  •  i disponenti ed almeno uno dei beneficiari del Trust siano fiscalmente residenti in Italia;
  • “quando, successivamente alla loro costituzione, un soggetto residente nel territorio dello Stato effettui in favore del trust un’attribuzione che importi il trasferimento di proprietà di beni immobili o la costituzione o il trasferimento di diritti reali immobiliari, anche per quote, nonché vincoli di destinazione sugli stessi”.

10.2. Imposte indirette

 Le imposte indirette hanno come presupposto l’utilizzazione della ricchezza. L’imposta indiretta si applica in concomitanza di atti o fatti che fanno desumere la disponibilità di un reddito o di un patrimonio. La condotta del disponente è un indicatore di capacità contributiva del soggetto passivo

In considerazione del trust, quindi, possono essere individuate le imposte, in relazione alla vita stessa dell’istituto.

Tra queste abbiamo:

  • l’imposta di registro;
  • l’imposta sulle donazioni e successioni;
  • le imposte ipocatastali.

In primo luogo analizziamo la c.d. imposta di registro, che è un’imposta d’atto, legata appunto al compimento di uno negozio dal quale si desume la capacità contributiva di un soggetto.

L’atto costitutivo del trust, laddove non si proceda al contestuale trasferimento di beni, se redatto con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, sarà assoggettato all’imposta di registro. In questo caso, infatti, è considerato atto privo di contenuto patrimoniale.

La costituzione di beni in trust rileva anche ai fini dell’applicazione dell’imposta sulle successioni e donazioni. Invero, ciò non dipende dalla tipologia di trust adottata, ma è un principio che opera in via generale. Anche nel caso del trust auto-dichiarato, in cui il settlor assume le funzioni di trustee, deve essere assoggettato all’imposta sulle successioni e donazioni, nonostante non vi sia un formale trasferimento di beni.

Infine, il trust è soggetto ad imposta ipotecaria e catastale, sia che l’attribuzione effetti traslativi di beni immobili o diritti reali immobiliari, si realizzi alla costituzione del vincolo, sia con un trasferimento successivo dei beni medesimi allo scioglimento del vincolo. Questa imposta è dovuta anche per trasferimenti effettuati durante la vigenza del vincolo.

10.3. Cessione di beni in trust

La cessione dei beni durante la vita del trust non presenta particolari problemi applicativi nel settore delle imposte sul reddito. Infatti la disciplina fiscale sarà quella normalmente applicabile per le
specifiche operazioni poste in essere.


In particolare, qualora le cessioni di beni siano poste in essere nell’esercizio dell’impresa, la disciplina fiscale muta a seconda della particolare categoria di beni che viene in evidenza. Quindi la disciplina cambia a seconda che si tratti di: beni merce, beni strumentali, beni patrimoniali.

Potranno, in conseguenza, esser prodotte componenti positive di reddito, come ricavi d’esercizio e plusvalenze, oppure componenti negative, ad esempio le c.d. minusvalenze.


Mentre, ove la cessione di beni non si realizza nell’esercizio dell’impresa, troverà invece applicazione una normativa in parte differente. Infatti potranno realizzarsi le fattispecie reddituali previste dall’art. 81 del TUIR oppure fattispecie non rilevanti dal punto di vista fiscale in quanto non inquadrabili in nessuna delle ipotesi previste dal citato art. 81, come la c.d.
vendita di un quadro.

Per quanto riguarda il calcolo delle plusvalenze, deve ritenersi che per i beni trasferiti al trust, anche successivamente all’istituzione dello stesso, in generale, dovrà farsi riferimento ai valori fiscalmente riconosciuti in capo al disponente.

Invece, nel caso di cessioni di beni acquistati dal trust dovrà farsi riferimento al prezzo pagato.

11. Quanto costa istituire un trust?

Abbiamo parlato dei vari vantaggi del trust, ora veniamo ad individuare quali potrebbero essere i costi che sei chiamato a sostenere al fine di costituire un trust.

Il primo costo è quello legato alla progettazione ed alla redazione dell’atto istitutivo di trust. L’entità di tali costi non è quantificabile in modo preciso a priori. Questo, infatti, non dipende dal valore dei beni segregati, ma è legata alla complessità dell’operazione posta in essere.

Tali costi istitutivi, invero, dipendono principalmente dalle esigenze del disponente, più che dal valore e dalla natura oggetto di trust.

 Tuttavia, possiamo comunque, farci un’idea. Infatti, il disponente può prevedere un ordine di costi che parte da euro 10.000,00/15.000,00 con la possibilità che siano raggiunte cifre superiori. Inoltre, a causa delle ovvie esigenze di pubblicità e data certa. hanno indotto a far sì che la costituzione del trust sia posto in essere mediante atto sottoscritto da un notaio. Ciò ovviamente comporta un costo anche se alquanto contenuto (tra i 1.500,00 ed i 3.000,00 euro).

Un’altra voce importante di costo è quella relativa alla gestione. Questi, in gran parte, dipendono dalle tariffe che richiedono i trustee. In genere questi possono chiedere o una tariffa oraria, sui 250 euro l’ora circa, oppure una percentuale in base alla gestione e ai beni confluiti in trust.

12. Conclusioni

Come avrai notato, la disciplina prevista in relazione alla figura del trust è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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