Turnaround investment: come funziona?

Sei titolare di un’impresa in difficoltà? Hai mai sentito parlare dei Turnaround investment? Potrebbero essere la soluzione ideale per il recupero della tua società. Ti invito a proseguire la lettura di quest’articolo per avere maggiori informazioni circa le strategie che puoi impiegare per recuperare la tua impresa in crisi.

I turnaround investment si inseriscono tra le operazioni di Private Equity che, attraverso l’impiego di strumenti di pianificazione strategica, consentono il recupero di imprese in crisi.

In particolare, sono diverse le problematiche che un’impresa può avere e ad ognuna di queste corrisponde una soluzione differente.

I turnaround investment tengono conto dei bisogni di ogni impresa, tant’è che esistono diverse strategie a cui si può ricorrere per garantirne il recupero.

Per esempio, laddove vi sia una crisi di liquidità si ricorrerà al c.d. turnaround finanziario, mentre si interverrà sulla governance interna laddove il problema siano i soggetti che ne realizzano il controllo.

A questi sono da aggiungersi le c.d. special situations che si verificano quando vi siano delle conseguenze negative dettate da un eccessivo indebitamento, nelle quali è necessario garantire una profonda ristrutturazione economico-finanziaria della società.

Ad ogni genere di operazione finanziaria, consegue poi anche una specifica strategia di investimento.

Scopriamo insieme di cosa si tratta.

1. Tipologie di turnaround investment

Come accennato, i c.d. turnaround investment si diversificano a seconda del genere di intervento di cui si ha bisogno, nello specifico caso concreto. In particolare, si possono distinguere:

  • turnaround finanziari: definiti anche come finanziamenti in turnaround, spesso consentono alle imprese che hanno difficoltà a reperire liquidità di risolvere definitivamente la propria situazione;
  • turnaround operativi: vi si ricorre quando ad essere problematico è il modello strategico sottostante l’impresa in crisi; in particolare si modificherà l’operatività strategica dell’azienda, ad esempio modificando il business plan;
  • special situations: sono le situazioni più gravi in cui è necessario ricorrere ad una profonda modifica di tutta la situazione economico-finanziaria, riportando la società in una situazione di profittabilità. In queste situazioni possono essere particolarmente utili gli strumenti quali cluster venture poiché consentono di conseguire dei vantaggi che sarebbero difficilmente conseguibili da una singola impresa; così come il ricorso alle SPAC e agli investitori di secondary.

E’ proprio quest’ultima categoria a necessitare di maggiori approfondimenti, soprattutto in riferimento agli approcci impiegabili per recuperare la situazione d’insolvenza.

2. Le operazioni di corporate turnaround (o restructuring)

Con il termine restructuring si indicano le attività volte a creare e strutturare un piano di risanamento di un’impresa in crisi.

Diversi sono gli approcci impiegabili nel corso di queste operazioni, che possiamo identificare in:

  • Recupero dell’efficienza raggiungibile grazie ad una consistente riduzione dei costi;
  • Crescita dei ricavi con l’ottimizzazione della presenza sul territorio della società;
  • Riposizionamento competitivo in business già esistenti o in nuovi business;
  • Interventi appositi a seconda delle caratteristiche dell’impresa in crisi.

2.1. Gli approcci di ristrutturazione aziendale

Anzitutto, è necessario individuare tutte le problematiche che affliggono l’impresa per comprendere se il tentativo di un risanamento sia efficiente o meno.

In secondo luogo, è fondamentale individuare il responsabile del risanamento oltre che la strategia da seguire.

Come accennato, a volte è sufficiente modificare la compagine sociale, alterandone la struttura organizzativa.

Il primo passo è quello della stesura di un piano di risanamento che sia finalizzato ad individuare la strategia di recupero aziendale, per il raggiungimento dell’equilibrio finanziario.

Nello specifico è necessario scegliere tra le strategie impiegabili, quali:

  • Ristrutturazione: compiuta con operazioni volte a migliorare l’efficienza produttiva e commerciale dell’impresa, senza modificare la struttura aziendale;
  • Riorganizzazione: volta all’efficienza degli aspetti operativi, organizzativi e decisionali dell’azienda;
  • Riconversione: mira a cercare una nuova combinazione di prodotti e mercati che sostituisca gli affari in crisi, dopo aver analizzato l’attuale portafoglio di prodotti e mercati;
  • Ridimensionamento: impiegata laddove la crisi sia determinata da errori di pianificazione a cui sia seguita un’eccessiva capacità produttiva.

Scelta la strategia, si proseguirà alla stesura del relativo business plan. Gli interventi da compiere, ai fini di un’ottimizzazione, riguardano sia l’attivo che il passivo.

Quanto al passivo l’obiettivo è quello di garantire necessarie fonti di finanziamento evitando l’insolvenza della società. In riferimento all’attivo, invece, si proseguirà a compiere interventi di razionalizzazione degli investimenti.

3. Gli investitori in turnaround

Nello svolgimento delle operazioni di recupero di imprese in crisi, è fondamentale la presenza di investitori che siano disposti a partecipare a quest’operazione.

Pur essendo riscontrata anche la presenza di persone fisiche e imprese, gli investitori più frequenti nella realizzazione di quest’operazione di Private Equity sono i fondi di investimento.

Questi, in particolare, finanziano e guidano il processo di ristrutturazione aziendale volto alla sua profittabilità ed efficienza.

A differenza di quanto accade nelle altre operazioni di Private Equity, in questo caso il fondo si trasforma attivamente in imprenditore.

In buona sostanza, non si limita più a guidare passivamente l’investimento ma è coinvolto in prima persona nella gestione della società, sia finanziaria che strategica.

4. Le strategie dei turnaround financing

Laddove il problema alla base della crisi aziendale sia legato alla liquidità dell’impresa, è possibile ricorrere a diverse strategie per recuperare le proprie insolvenze.

In particolare le strategie di finanziamento in operazioni di turnaround, si dividono in 2 macro gruppi:

  • le strategie passive che implicano l’acquisto da parte di un fondo di una quota del debito aziendale;
  • le strategie attive che variano a seconda della loro incidenza (o meno) sul controllo sociale.

A seconda delle proprie esigenze e delle competenze che sono necessarie per ricorrere ad una strategia piuttosto che ad un’altra, si ricorrerà ai passivi o agli attivi.

4.1. Le strategie passive

Si basano sull’acquisto da parte del fondo di una quota del debito della società in crisi.

Il fondo acquisterà obbligazioni o prestiti a prezzi molto inferiori rispetto al loro valore nominale, poiché convinti che il prezzo corrente sottovaluti il loro futuro recupero.

L’acquisto di debito aziendale da parte del fondo in genere è molto limitato, poiché il suo obiettivo non è quello di raggiungere il controllo e, quindi, evita di esporsi a rischi eccessivi.

Tra queste strategie troviamo il ricorso alle obbligazioni convertibili. In buona sostanza, l’investitore acquista obbligazioni convertibili che hanno un prezzo molto basso rispetto al loro valore, tale da rendere nulli i costi dell’operazione. La ratio sta nel fatto che il fondo si aspetta un improvviso aumento di valore dell’obbligazione, potendola poi convertire a prezzo zero.

4.2. Le strategie attive

Queste si distinguono in base al fatto che sia necessario o meno procedere all’acquisto del controllo nella società in crisi.

In particolare:

  • senza acquisto del controllo: a differenza delle passive, prevedono che l’investitore assuma una posizione influente all’interno della società. Infatti, avrà la possibilità di accedere al comitato dei creditori e di influenzare la ristrutturazione. Le caratteristiche tipiche di questi investimenti sono l’acquisto di debiti senior con disinvestimento concesso sia sul mercato azionario che del debito.
  • con acquisto del controllo: l’obiettivo è quello di assumere il controllo nell’impresa, per renderla efficiente. Pur sembrando simile alle operazioni di buy-out, in realtà se ne discosta poiché il controllo è ottenuto con l’acquisto di obbligazioni o prestiti bancari. Queste possono realizzarsi attraverso alcune tecniche di investimento che implicano l’acquisto di:
  1. nuovi titoli di debito già emessi;
  2. nuove azioni;
  3. parte degli asset dell’impresa;
  4. Loan to own o aumento di capitale dell’impresa in crisi;
  5. DIP financing, quale forma di finanziamento privilegiata concessa ad un’impresa nel corso della procedura fallimentare, che consente un rafforzamento della ristrutturazione e viene concessa dal giudice.

5. Conclusioni

Con il ricorso al Private Equity e ai suoi strumenti, non solo è possibile realizzare degli investimenti profittevoli, ma è possibile anche recuperare integralmente (o in parte) la propria insolvenza.

Pur non esistendo un’unica strategia di recupero aziendale che sia valida per ogni situazione, il meccanismo dei turnaround investment offre diverse strade che possono essere impiegate per la risoluzione di molteplici problematiche.

Fondamentale, per riuscire a superare una situazione di crisi, è anzitutto capire quale siano i problemi della propria impresa e individuare le conseguenti strategie ottimali.

E’ sempre consigliabile rivolgersi ad un Professionista che sappia aiutarti sia ad individuare le criticità della tua impresa che a comprendere le strategie ideali per recuperarne l’insolvenza.

Ti invito a chiedere una consulenza ai Professionisti di ObiettivoProfitto.it per avere maggiori informazioni soprattutto in riferimento alla tua personale situazione.

Ricorda che non esistono due situazioni di insolvenza identiche e che è necessario ricorrere a dei piani personalizzati di recupero sia strutturale che finanziario.

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