Tutela del patrimonio familiare: guida pratica

Numerosi sono gli istituti introdotti dal legislatore al fine di garantire la tutela del patrimonio familiare. La famiglia è, infatti, un’istituzione che trova riconoscimento nella stessa Costituzione all’art. 29, oltre ad essere disciplinata compiutamente e in modo approfondito dal codice civile.

Da ciò si desume l’espressa volontà di introdurre una normativa garantista dell’interesse alla protezione della famiglia. Quest’ultimo, invero, non si estrinseca nella mera previsione di diritti e doveri, in particolare in capo ai coniugi, ma presuppone anche strumenti volti a preservare il patrimonio dei suoi membri.

Anche in questo caso, come con la precedente guida sulla “Tutela del patrimonio personale“, intendiamo illustrare i metodi più diffusi, previsti dall’ordinamento, per assicurare la tutela del patrimonio. Gli istituti, che ci accingiamo a descrivere, svolgono proprio la funzione di prevenire aggressioni creditorie, che potrebbero pregiudicare il soddisfacimento delle necessità fisiologiche dei membri della famiglia.

La presente guida si propone di offrirti uno strumento di indirizzo, che ti consenta di selezionare la tecnica di tutela del patrimonio che meglio si conforma alle tue esigenze e a quelle del tuo nucleo familiare.

1. La tutela del patrimonio familiare: il fondo patrimoniale

Uno degli istituti a cui puoi ricorrere, in quanto introdotto con la finalità di tutela del patrimonio familiare, è il fondo patrimoniale. Infatti, l’art. 167 c.c., stabilisce che si ricorre a tale fattispecie proprio per “far fronte ai bisogni della famiglia“.

La costituzione del fondo, subordinata alla volontà dei coniugi, presuppone l’imposizione di un vincolo di indisponibilità su specifici beni. Non solo questi non potranno essere oggetto di alienazione, ma sono sottratti anche ad eventuali azioni esecutive di creditori, estranei alle ragioni per cui è stato istituito lo stesso fondo.

Quindi, i coniugi avranno in tal modo la facoltà di prevenire eventuali aggressioni su questa parte del patrimonio, salvo che alcuni debiti siano sorti allo scopo soddisfare le necessità della famiglia.

Possiamo poi rintracciare ben due funzioni pratiche del fondo. L’una è di individuare una massa patrimoniale, da utilizzare solo per soddisfare le esigenze personali della famiglia. L’altra di separare il patrimonio personale da quello aziendale, in quanto, di solito, l’istituto è adottato da coniugi titolari di impresa. In questo modo gli eventuali rischi imprenditoriali non potranno pregiudicare il normale svolgimento della vita familiare.

1.1. Come si costituisce un fondo?

Valutate le esigenze che predetto istituto assolve, per te sarà sicuramente interessante capire come costituire un fondo patrimoniale.

Anzitutto, i soggetti che possono esercitare tale facoltà, ai sensi dell’art. 167 c.c., sono i coniugi o le parti dell’unione civile, che sono giuridicamente equiparati ai primi. Questi possono procedere sia congiuntamente che separatamente, tramite l’adozione di un atto pubblico.

Non ci sono limitazioni temporali, i coniugi possono decidere di ricorrere ad esso in ogni momento della vita familiare. Quindi, potrà essere istituito sia prima che dopo il matrimonio, purché questo sia celebrato. La costituzione dovrà anche essere annotata nel relativo atto, presente nei registri di stato civile.

Il fondo patrimoniale, invero, può essere realizzato anche da un soggetto terzo, con testamento o, anche, tramite un atto tra vivi, previa accettazione dei coniugi, con atto pubblico. Nel primo caso, cioè tramite testamento, il defunto può prevedere sia un legato che l’istituzione di erede. Anche in tal contesto è necessaria l’accettazione, che però non sarà contestuale all’istituzione del patrimonio separato, ma successiva.

Ovviamente, se si decide per il ricorso alla costituzione mediante testamento, dovrai tener presente che concorrono nella disciplina anche le norme civilistica in materia successoria. Sarai, allora, tenuto a rispettate le formalità previste per il testamento, garantendo in via prioritaria la tutela dei diritti degli eredi legittimari.

1.2. Quali beni possono entrare a far parte del fondo?

Nella scelta dei beni che possono confluire nel fondo, dovrai, tuttavia, tener conto delle limitazioni previste dall’art. 167 c.c., Quest’ultimo stabilisce che il vincolo può essere costituito su immobili, mobili registrati e titoli nominativi.

Le delimitazioni si spiegano alla luce del sistema di pubblicità, previsto per i predetti beni. Tale disposizione serve a garantire la notorietà presso i terzi. La costituzione del fondo verrà annotata nei relativi registri, dimodoché possa essere conosciuta dai creditori o da chiunque altro ne abbia interesse. Ad esempio, uno dei beni notoriamente esclusi, proprio perché non prevede specifiche forme di pubblicità, è l’azienda.

I beni dovranno essere poi individuati, in modo chiaro e puntuale, all’interno dell’atto costitutivo. Non necessariamente devono esser beni già esistenti. I coniugi possono, infatti, inserire nel fondo anche edifici che hanno intenzione di edificare.

2. La tutela del patrimonio familiare: le fondazioni familiari

Tra le altre figure a cui potrai ricorrere per tutelare il patrimonio del tuo nucleo familiare, vi sono le c.d. fondazioni di famiglia. Con ciò ci riferiamo a organizzazioni di diritto privato, poste in essere da una o più personale legate da vincoli di parentela, al fine di preservare parte del proprio patrimonio e, al contempo, destinarlo a scopi solidaristici.

La fondazione di famiglia, quindi, si distingue dagli altri istituti citati nella presente guida, proprio perché accanto allo scopo privatistico di conservazione del patrimonio, la legge richiede anche il perseguimento di un’ulteriore finalità non lucrativa. Tuttavia, possono essere annoverate tra gli strumenti a tua disposizione, poiché queste perseguono, in molti casi, l’interesse al soddisfacimento delle esigenze quotidiane della famiglia, o comunque obiettivi a ciò connessi.

Potrai approfondire la disciplina della fondazione di famiglia agli artt. 27 e 28 c.c. e, soprattutto, alla Legge n. 6872 del 22 luglio 1980. Tuttavia, cercheremo di analizzare l’istituto in breve, focalizzandoci sui punti che possono esser di tuo maggiore interesse.

2.1. Come si costituisce una fondazione?

Anche per quanto riguarda questo istituto, sicuramente la tua principale necessità è apprendere in che modo si costituisce. Invero, sul punto troverà applicazione la disciplina generale in tema di istituzione delle fondazioni, di cui all’art. 14 c.c..

Il codice civile prevede che le fondazioni siano costituite tramite atto pubblico o testamento.

L’atto pubblico è un atto giuridico unilaterale con il quale il fondatore impone un vincolo di destinazione su di una massa patrimoniale, al fine di perseguire uno scopo, socialmente rilevante.

L’atto, in questione, dovrà contenere:

a) l’atto di dotazione patrimoniale, con il quale i beni del fondatore escono dal suo patrimonio;

b) atto di organizzazione, che stabilisce le modalità di gestione dei predetti beni.

Laddove, poi, il fondatore dovesse perdere interesse alla costituzione della fondazione, potrà esser revocata, fin quando non sia stata riconosciuta dall’autorità giudiziaria. Tale facoltà viene meno con la morte del predetto titolare, perché il potere di revoca non è trasmissibile, e se viene dato inizio all’attività.

L’art. 16 c.c. prevede altre fondamentali formalità che dovrai tenere a mente al momento della redazione dell’atto costitutivo e dello statuto.

Questi atti devono contenere:la denominazione dell’ente; indicazione dello scopo; del patrimonio e della sede. Inoltre, gli stessi potrebbero individuare anche le norme relative all’estinzione o sulla trasformazione dell’ente.

Per quanto riguarda la durata, invece, la fondazione è, in genere, istituita a tempo indeterminato.

2.2. Qual è lo scopo delle fondazioni di famiglia?

Appreso come si costituisce una fondazione, ti chiederai a quale scopo scegliere questo strumento per la tutela del patrimonio di famiglia.

Tramite predetta fattispecie si realizza, in pratica, un patrimonio destinato, come previsto dall’art. 2645 ter c.c.. Ciò comporta peculiari conseguenza in tema di garanzia patrimoniale generica dei creditori generali. Questi ultimi, infatti, non potranno rivalersi su tale massa patrimoniale.

La gestione dei beni vincolati è, poi, destinata a soddisfare le esigenze esclusive di uno specifico nucleo familiare, o anche di più famiglie, come stabilito dall’art. 28 c.c..

La norma, infatti, espressamente afferma “Le disposizioni del primo comma di questo articolo e dell’articolo 26 non si applicano alle fondazioni destinate a vantaggio soltanto di una o più famiglie determinate.” L’importanza di predetta disposizione è proprio quella di riconoscere chiaramente che una fondazione possa essere utilizzata come strumento di tutela del patrimonio familiare.

In sintesi, tramite la costituzione dell’ente, potrai, da un lato, produrre l’effetto di segregazione patrimoniale, dall’altro, stabilire in che modo la massa patrimoniale vincolata dovrà esser gestita, a beneficio della tua famiglia.

3. La tutela del patrimonio familiare: i patti di famiglia

Una figura, in buona parte differente da quelle finora esaminate, è il “patto di famiglia”. Probabilmente, non ti sarà immediatamente chiaro in che modo i patti fungono da tutela per il patrimonio familiare.

Invero, è molto più semplice di ciò che può sembrare. Il patto di famiglia è un contratto, tramite il quale un imprenditore dispone della propria attività imprenditoriale, stabilendo a quale dei suoi discendenti dovrà essere devoluta. Quindi, tramite tale accordo si va a pianificare come in futuro la maggiore fonte di reddito familiare, dovrà essere amministrata. Tramite tali patti si produce un vero e proprio effetto traslativo in capo ai discendenti.

Potrai ricorrere ad esso quando, consapevole delle doti imprenditoriali dei tuoi discendenti, riterrai di dover operare una scelta su chi sarà chiamato a gestire la tua attività aziendale.

Le differenze con i precedenti istituti è evidente. Con i primi costituivi, in pratica, un patrimonio destinato al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Attraverso i patti, invece, potrai preservare la tua impresa, che è parte rilevante del patrimonio.

3.1. Qual è la disciplina dei patti di famiglia?

Stabilità a quale funzione assolvono i patti di famiglia, intendiamo, ora, illustrarti la disciplina normativa di tali accordi. In particolare ti segnaleremo le cautele che dovrai adottare, al fine di non violare le norme imperative che limitano l’autonomia negoziale, in materia successoria.

La disciplina del patto di famiglia è introdotta all’art. 768 bis c.c., il quale lo definisce come “ il contratto con cui (…) l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti“.

La norma, quindi stabilisce che tramite un atto tra vivi, un soggetto può trasferire, con efficacia immediata, la propria impresa o le partecipazioni ad una società a un suo discendente.

Sembra evidente l’analogia che intercorre tra questa figura e i patti successori, vietati dall’art. 458 c.c.. Invero, quest’ultima norma richiama espressamente i patti di famiglia, facendone salvi gli effetti. Tuttavia, al fine di evitare di incorrere nel divieto, stipulando tale accordo, dovranno essere rispettate alcune previsioni di legge, indicate all’art. 768 bis c.c..

In primo luogo, il patto deve essere un atto tra vivi, cioè affinché sia valido dovrà, cioè, essere immediatamente efficace. Gli effetti non possono essere subordinati alla morte del disponente, come, invece, accade con i patti successori.

3.2. Quali sono le modalità di conclusione del patto di famiglia?

Passiamo ora ad analizzare proprio le modalità, tramite le quali procedere alla conclusione del predetto accordo, secondo quanto disposto dall’art. 768 quater c.c..

La disciplina, che ora ci accingiamo a descrivere, è stata proprio introdotta con lo scopo di prevenire l’integrazione del divieto di patto successorio. La norma, infatti, presuppone che all’accordo partecipino tutti i membri della famiglia legittimari, cioè che vantano diritti di successione in base ad una disposizione di legge. Quindi sono chiamati a presenziare all’atto i coniugi, i figli naturali e legittimi, nonché gli ascendenti, ove non dovessero esserci figli.

Altra fondamentale previsione, da tenere necessariamente a mente, è che, effettuata l’assegnazione ad uno dei discendenti con il patto, dovrai poi disporre la liquidazione della partecipazione all’impresa, che legittimamente spettava agli altri membri della famiglia, secondo le norme sulla successione.

Come avrai potuto constatare, i patti di famiglia si differenziano per finalità ed effetti dagli altri strumenti ivi descritti. Tuttavia questo è un ottimo metodo per assicurare la tutela del patrimonio familiare dai rischi di una cattiva gestione dell’impresa o delle partecipazioni azionarie.

Se intendi adottare suddetto istituto, dovrai, però, tener a mente le prescrizioni normative indicate, al fine di non incorrere nel divieto di cui all’art. 458 bis c.c..

4. Conclusioni

Per concludere, proprio per offrirti un quadro completo sugli strumenti di tutela del patrimonio familiare, sembra opportuno richiamare in breve gli istituti già trattati nella precedente guida “Tutela del patrimonio personale“.

Infatti, molti strumenti previsti dal codice civile o dalla legislazione speciale hanno una struttura che ben si adatta anche a far fronte alle esigenze della famiglia.Tra questi ricordiamo tre figure già approfonditamente analizzate e poste all’attenzione del lettore, ossia il trust, gli atti di destinazione e le polizze assicurative.

Il trust e gli atti di destinazione di cui all’art. 2645 ter c.c. realizzano, similmente ad alcuni istituti analizzati nella presente guida, una forma di segregazione patrimoniale. In particolare, le finalità del fondo patrimoniale sono perseguibili anche tramite il trust di scopo. Infatti, il lettore potrebbe ipotizzare di predisporre la gestione di una massa patrimoniale a beneficio di uno dei membri della famiglia.

Altrettanto frequente nella prassi è il ricorso alle polizze assicurative, con funzione previdenziale o assistenziale. Non di rado, le assicurazioni sulla vita possono esser stipulate, prevedendo la devoluzione di una rendita o di un capitale alla morte del contraente, in favore del coniuge o di uno dei figli. In tal modo, in pratica, l’assicurato potrebbe accantonare parte dei propri averi per far fronte alle necessità della famiglia, per il momento in cui il sottoscrivente non sarà più in vita.

Come avrai notato, la disciplina prevista in materia di Tutela del patrimonio familiare è decisamente complessa poiché occorre valutare molti elementi.

Proprio per questo motivo, al fine di proteggere e difendere al meglio il tuo Patrimonio, ti consiglio di completare il Modulo di contatto che trovi in questa pagina.

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