Welfare manager: una nuova figura professionale
Federica Marcucci
Aggiornato il 21 Marzo 2021
 

Da qualche anno a questa parte le imprese – spinte dall’esempio delle grandi multinazionali, hanno iniziato a investire moltissimo nel welfare aziendale. Questo ha contribuito a dare vita a una serie di politiche interne virtuose in cui la soddisfazione del dipendente è strettamente connessa alla produttività e al successo dell’azienda stessa

Gli investimenti nel welfare aziendale hanno portato al delinearsi di una nuova figura, quella del welfare manager

Chi è il welfare manager?

Il welfare manager si pone come punto d’incontro privilegiato tra gli interessi dei lavoratori e dell’azienda; il suo compito è ideare strategie volte a migliorare la qualità della vita delle persone che lavorano all’interno di quell’azienda: sia durante l’orario lavorativo che fuori.

Il welfare manager non è un sindacalista

La figura del welfare manager non è da confondere con quella del sindacalista. Infatti a differenza di quest’ultimo, il cui compito è quello di rappresentare i diritti dei lavoratori di fronte alla legge, il welfare manager si inserisce in un contesto del tutto diverso. 

Rispondendo ai dettami e alle politiche dell’azienda di riferimento, il welfare manager agisce infatti in un contesto “ristretto”; questo gli permette di realizzare interventi mirati e efficaci, volti alla creazione di un ambiente lavorativo più soddisfacente e virtuoso possibile. 

I compiti del welfare manager  

All’interno di ogni singola realtà aziendale il welfare manager avrà perciò dei compiti, concordati con i CEO, il cui scopo sarà proprio quello di fornire servizi ai lavori. 

Possiamo riassumerli così: 

  1. Coordinare la politica del welfare aziendale in accordo con le risorse umane e i CEO;
  2. Occuparsi dei sondaggi per comprendere realmente le necessità dei lavoratori; 
  3. Organizzare eventuali iniziative e gestirne i fondi;
  4. Gestire rapporti con eventuali partner esterni (clienti, fornitori).
welfare manager

Come si diventa welfare manager?

È chiaro dunque che quella del welfare manager è una figura piuttosto duttile ma che, dovendosi interfacciare in determinati contesti aziendali – dai più grandi ai più piccoli, necessita di una formazione specifica. 

Per affacciarsi a questo tipo di professione è auspicabile aver conseguito una laurea specialistica in discipline umanistiche (come Comunicazione), ma anche di tipo tecnico-scientifico (come Economia o Marketing). 

Se si ha la possibilità di effettuare una formazione post laurea, magari con Master specifici, si parte sicuramente avvantaggiati. Sebbene la prova reale sia sul campo, come in tutte le professioni, un bagaglio di conoscenze solido e valido dà agli aspiranti welfare manager strumenti adeguati per costruire all’atto pratico la propria figura professionale.

Al welfare manager sono infatti richieste competenze che non possono prescindere dallo studio – come nozioni legate al marketing, alla comunicazione aziendale e conoscenze manageriali, ma anche capacità di organizzazione e di espressione. 

È necessario dunque che il welfare manager apprenda nozioni e capacità per diventare un buon leader.

Il welfare manager è un leader

All’interno di ogni realtà lavorativa si incontrano diverse figure di leader, con varie competenze e responsabilità. Il welfare manager è sicuramente uno di queste

Suo compito è infatti pensare a una politica per il benessere dei lavoratori, qualcosa che all’atto pratico si traduce con la realizzazione di servizi, agevolazioni volti a rendere soddisfacente la vita dei dipendenti di quell’azienda. 

Per questo motivo il welfare manager si troverà presente in importanti fasi di contrattazione – come ad esempio la stipula di contratti, andandosi a occupare, ad esempio, non solo degli interessi dei lavori dipendenti ma in alcuni casi anche di quelli che svolgono lavoro autonomo come i freelance. 

Come abbiamo già accennato la sua figura è assai diversa da quella del sindacalista, con cui però potrebbe trovarsi spesso a interagire proprio in materia di contrattazione sindacale e diritti del lavoro.

Grazie alla sua formazione e alla sua capacità di leadership, questa figura professionale dovrebbe perciò essere in prima linea per eventuali programmi di formazione aziendale, counseling e training. 

Dove lavora il welfare manager

È chiaro che la figura del welfare manager sia non solo estremamente duttile, ma capace di mettere a disposizione le sue capacità in base alla realtà di riferimento. Questo non significa che il professionista non possa scegliere di specializzarsi in un determinato ambito – lavorare in banca piuttosto che in un’azienda che eroga servizi. 

Tuttavia la forza di questa professione risiede proprio nella sua capacità di inventare e reinventarsi continuamente. Una caratteristica che rende il welfare manager particolarmente ambito in tanti contesti lavorativi d’eccellenza e di alto livello. 

Ecco alcuni esempi:

  1. Banche;
  2. Assicurazioni;
  3. Multinazionali e case farmaceutiche;
  4. Aziende legate alla comunicazione e alla tecnologia.

Il welfare manager deve aggiornarsi periodicamente

Tutti i professionisti hanno la necessità di aggiornarsi, ma per questo professionista è un imperativo categorico. Essendo infatti una figura che necessita di far riferimento a un quadro di norme in continuo cambiamento ed evoluzione, ma soprattutto a una modificazione sempre più rapida delle modalità di comunicazione e connessione, un bravo professionista deve ritagliare del tempo da dedicare alla propria formazione. 

È possibile scegliere tra workshop, seminari e convegni anche in base alla propria area di interesse e riferimento. Un buon modo per restare sul pezzo è fare network con altri colleghi creando gruppi di discussione, magari sui social sugli argomenti caldi del momento. 

welfare manager

Il welfare manager può essere un libero professionista?

Fino a ora abbiamo parlato di questa figura come di un professionista a sua volta inquadrato all’interno di una realtà aziendale. Molti aspiranti wf, ma anche coloro che già praticano questa professione, potrebbero domandarsi se è possibile svolgere lo stesso lavoro da liberi professionisti. 

Ovviamente la risposta è sì e come in ogni caso si tratta di un salto importante, in cui è necessario considerare rischi e benefici. Sicuramente è bene avere prima un certo bagaglio di esperienza e un “nome” nel settore che attesti le nostre capacità. 

Il passo successivo è promuoversi e prestare i propri servizi ai clienti che vi contatteranno. Il lato positivo di svolgere questo lavoro da libero professionista è che vi metterà in contatto con molte realtà diverse, dandovi la possibilità di imparare moltissimo. 

In questo modo avrete anche la possibilità, se vi piace l’ambito della formazione, di mettervi al servizio delle imprese per organizzare seminari, corsi di formazione o aggiornamento. Al giorno d’oggi questi servizi sono molto richiesti e remunerativi. 

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